Elmore Lonard.
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Out of Sight.
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Titolo originale: Out of Sight.
Traduzione di: Luca Conti.
2010 Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un auto in fuga. Un rapinatore di banche e una poliziotta bellissima chiusi nel bagagliaio.
Elmore Lonard, torna con uno dei suoi noir pi intensi. 
E un Jack Foley in forma smagliante, davvero indimenticabile.
Jack Foley rapina banche. Famoso quasi quanto Dillinger, ne ha svuotate a centinaia. Sta evadendo dal carcere di Glades, Florida, dove sconta trent'anni. Karen Sisco  un federal marshal, una donna splendida e molto decisa. Sta aspettando di scortare un detenuto. Il loro incontro non potrebbe essere pi impensato.
Lei gli punta la pistola in faccia. Lui la spinge nel baule dell'auto di Buddy, suo amico e complice di sempre, e vi si chiude. Nel buio del bagagliaio, pelle contro pelle, il criminale e lo sceriffo scoprono di essere irresistibilmente attratti. Da qui, un serrato vortice di incontri, scontri, fughe, ricerche che li porter dalle strade di Miami al gelo di Detroit, tra piccoli delinquenti e spietati assassini. Finch i ruoli di cacciatore e preda si confondono, e i protagonisti si perdono nel passaggio stretto e arduo che divide ragione e sentimento, amore e dovere. Elmore Lonard torna con un'avventura drammatica e sensuale, in bilico tra ironia e tragedia.
E due protagonisti da cui non vorrete pi separarvi.
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Puzzavo come una fogna, ma ti sei accorta subito che ero un gentiluomo.
Pare che anche John Dillinger fosse un tipo simpatico.
Ha ucciso un poliziotto.
Non credo che l'abbia fatto apposta.
Mirava alla gamba, ma quello  caduto e cos l'ha colpito al cuore.
E tu ci credi?
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L'AUTORE.
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ELMORE LONARD, nato a New Orleans nel 1925,  l'ultimo grande maestro del crime novel. La sua opera, pi di trenta romanzi e moltissimi racconti,  in corso  di pubblicazione per Einaudi Stile Libero.
Tra i suoi titoli ricordiamo Tishomingo Blues, Il grande salto, Mr Paradise, Cat Chaser, Quando le donne aprono le danze, Hot Kid, Freaky Deaky, Killshot, Su nella stanza di Honey, Road Dogs e la raccolta Tutti i racconti western.
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Out of Sight.
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Capitolo 1.
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Mai visto, un carcere dove si poteva arrivare fino alla recinzione senza farsi prendere a fucilate.
Foley ne accenn - tanto per fare due chiacchiere
- alla guardia che tutti chiamavano Pup: detenuto
e secondino in piedi su una striscia d'ombra tra
la cappella e una torretta, strutture in mattoni rossi
all'interno di una prigione in mattoni rossi, entrambi
gli uomini a fissare il campo sportivo. Addossati
alla recinzione, galeotti a centinaia che
guardavano l'incontro di football giocato senza imbottiture
da due squadre con gli stessi colori, ovvero
gli indumenti blu forniti dal carcere, e che a
ogni azione tentavano di calpestarsi a vicenda.
- Lo sai cosa fanno, no? - disse Foley. - A parte
sfogare l'aggressivit.
- 'zzo dici? - rispose Foley.
Foley non aveva mai conosciuto un secondino
pi idiota, nei suoi tre soggiorni in galera (due penitenziari
di Stato e uno federale) pi una mezza
dozzina di transiti in varie gattabuie di contea.
- Si sfidano per il Super Bowl, - disse, - fingendo
di essere gi domenica prossima al Sun Devil
Stadium. Convinti, tutti quanti, di essere i Dallas
Cowboys.
- Ce ne fosse uno che non vale meno di un cazzo, -
disse Pup.
Foley si volt quanto bastava per dare un'occhiata
al profilo della guardia e alla tesa del cappellino
piegata attorno agli occhiali da sole. Camicia
marrone chiaro con spalline in tonalit pi scura
che facevano pendant coi calzoni, trasmittente
e torcia elettrica agganciate al cinturone, niente
armi. Poi ne valut la stazza. Erano alti uguali, un
metro e ottantacinque, ma lui sfoggiava un fisico
longilineo anche nell'uniforme del carcere, mentre
Pup si portava sul groppone almeno una ventina
di chili in pi e quasi tutti concentrati sul girovita,
tanto che la camicia gli aderiva al corpo come
la pelle a una salsiccia.
Foley torn a guardare la partita.
Vide un tipo di colore dall'aria losca scattare in
avanti per ricevere un passaggio e beccarsi un braccio
teso in piena faccia proprio mentre stava per
agguantare il pallone, il tutto a opera di un avversario
altrettanto nero e losco. I pochi bianchi, per
lo pi bikers dotati di stazza e coraggio, giocavano
tutti in difesa e si scazzottavano a ogni touchdown.
Ispanici in gara? Zero. Erano tutti tra il pubblico,
lungo la recinzione, esclusi due che - affiancati -
facevano giri di corsa attorno al campo: in senso
antiorario, com'era abitudine di qualunque detenuto,
durante l'ora d'aria, in quella e in tutte le altre
carceri. Per quanto ne sapeva Foley.
E quei due, sempre gli stessi, si sparavano dieci
miglia di corsa ogni santo giorno della settimana.
Adesso stavano venendo dalla sua parte, sempre pi
vicini, e rallentavano per poi mettersi al passo.
Jos Chirino e Luis Linares, Chino e Lulu, marito
e moglie, entrambi di piccola statura, entrambi
con venticinque anni di galera sul groppone per
omicidio. Al passo. Non avevano fatto le loro solite
dieci miglia, neanche c'erano andati vicini. E
nel compiere il giro attorno al campo per poi risalire
dalla parte opposta, davanti ai galeotti che assistevano
alla partita, avevano ormai catturato la
totale attenzione di Foley.
Pass circa un minuto, prima che Foley si decidesse
ad aprire bocca. - Un po' di gente sta per filarsela.
Metti che ti dico dove e quando.
Adesso Pup si era messo a guardarlo, gli occhi
ridotti a fessure dietro le lenti scure, come faceva
sempre per valutare se un detenuto stava dicendo
la verit o era solo un cumulo di stronzate.
- Di chi parliamo?
- Niente viene gratis, Pup, - disse Foley senza
ancora restituirgli lo sguardo.
- Ma se ti procuro sempre da bere.
- E ci tiri su dei bei quattrini. No, - disse Foley,
voltandosi infine a guardarlo, - quel che mi serve 
un po' di tranquillit. Mai stato in una galera cos
del cazzo, credi a me. Media sicurezza, eppure sono
quasi tutti dentro per reati violenti.
- Te compreso, - ribatt Pup.
- Se  cos, mi sono dato una calmata. Guardali
un po', quei ragazzi, che branco di pezzi di
merda. Io con la violenza non c'entro niente.
Piuttosto sono un delinquente abituale, che quando
esce rischia di riprendere pari pari da dove si
era fermato. Per questo vogliono farmi invecchiare
qua dentro.
Pup continuava a rifilargli il suo sguardo-fessura.
- E cos ti metti a fare il soffia?
- Se torna comodo per garantirsi il futuro, - rispose
Foley, - non vedo il problema. Ti do la possibilit
di bloccare un'evasione, tu ci fai una bella
figura e anche una certa carriera come secondino.
Io mi procuro la serenit. E mi aspetto anche che
ti prendi cura di me, finch resti qui. Che mi lasci
mandare avanti i miei giri, mi tieni lontano dai turni
di lavoro...
Pup, ancora con gli occhi serrati.
- Quanti sono?
- Sei, ho sentito.
- Quando?
- Stanotte, pare.
- E chi sono lo sai gi?
- S, ma ancora non te lo dico. Vediamoci nella
cappella verso le cinque e mezza, poco prima dell'appello
serale.
Foley attese una risposta, fissando a sua volta le
fessure che tentavano di leggergli nel pensiero.
- Andiamo, Pup, vuoi diventare un eroe o no?
All'ora di pranzo, Foley si mosse lungo il corridoio
di mezzo - maiale e patate dolci sul vassoio
- alla ricerca di Chino tra tutte quelle T-shirt bianche
e quei capelli neri. Eccolo l, a un tavolo di suoi
conterranei piccoletti come lui, che mangiava maccheroni
al formaggio, pietanza che Foley aveva appena
rifiutato. E quanti ne sbafava, cristo. Col tipo
di fronte a lui che gliene dava ancora di pi, che
li travasava dal suo vassoio in quello di Chino. Lo
sguardo dell'uomo si lev verso Foley. Occhi scuri
dietro grumi di vecchie cicatrici, tutto quel che
poteva sfoggiare a giustificazione della propria carriera
di peso welter prima che l'et e l'aver ammazzato
un tale lo mettessero fuori combattimento.
Chino stava per toccare i cinquanta ma era ancora
in forma; Foley l'aveva visto issarsi con le braccia
su una sbarra per trenta volte senza mai scalciare,
come se volesse arrampicarsi in aria. Chino
gli offr un cenno d'assenso ma senza fargli spazio
n ordinare di alzarsi a uno o all'altro dei suoi amici
gi seduti. Accanto a lui era piazzato Lulu, con
un vassoio ben ordinato di maccheroni e gelatine
di frutta Jell-O pi la tazza di latte che davano ai
detenuti con meno di ventun anni, per forgiare
corpi sani e robusti.
Foley consum il pasto di mezzogiorno a un tavolo di veri delinquenti, biker cui vendeva bottigliette
di rum da un quarto di litro a tre volte la cifra che
pagava a Pup per introdurlo di soppiatto in carcere.
E rimase ad ascoltare quei farabutti che se la spassavano
alla grande, che paragonavano il suo rum al
piscio, divertendosi a usare quella parola e a immaginare
che tipo di piscio fosse, piscio di cane o piscio
di gatto, che ne dite di piscio d'alligatore? Questa
ultima definizione riscosse un certo successo, e
Foley cap di doversene inventare una altrettanto strana.
- Piscio di pollo, pu andare? - e l'intero tavolo mise in mostra denti guasti e cibo mezzo masticato,
oltre a sorrisi e grugniti di approvazione. Foley
arriv in fondo al suo pasto, poi usc a fumarsi una
sigaretta in attesa di Chino.
Che sopraggiunse tallonato da Lulu, carinissimo
con quelle ciglia da ragazzina e lo sguardo imbronciato.
Ne aveva dovuta pestare di gente, Chino,
per tenere Lulu tutto per s. Aveva detto a Foley
che prima di cominciare a fare quella vita Lulu mica
era un omosessuale, ma da quando lo era diventato
se la cavava a meraviglia. Confidenze del genere
si era messo a fargliele solo dopo che Foley
gli aveva detto che non gli era mai capitato di vedere
un welter pi aggressivo di lui. Era tra il pubblico,
Foley, quando Chino ne aveva buscate da
Mauricio Bravo a L.A., dato che stava giusto ripulendo
banche da quelle parti. L'aveva visto perdere
con quel ragazzino messicano, Palomino, al
Grand di Las Vegas, che sfiga, in quel sesto round,
quando a Chino gli s'era chiuso l'occhio destro e
avevano dichiarato il KO tecnico. - Mai visto un
pugile prenderne tante quanto te e continuare a farsi
sotto, - gli aveva detto Foley. - A parte Rocky
Balboa -. Lo score di Chino era di ventidue vittorie
e diciassette sconfitte, mica buono dal punto di
vista del pugile ma nient'affatto male per chi ammirava
la sua tenacia. Foley era l'unico anglo da cui
il cubano si lasciava avvicinare.
Ma era proprio Chino ad avvicinarsi, adesso, col
braccio attorno alle spalle di Lulu, facendoglielo
poi scivolare lungo la schiena fino a infilargli il pollice
nella cintura, quasi per tenerlo al guinzaglio.
Foley: -  oggi il gran giorno, eh? Gasato?
Quel tipo era cool, privo d'espressione. - Te
l'ho gi detto, amico,  per la domenica del Super
Bowl.
- S, ma ho visto che hai anticipato.
Fu qui che gli apparve una luce negli occhi. - E
perch pensi che  oggi?
- Stamattina sei uscito a correre come fai di solito,
semmai qualcuno ci faceva caso. Ma sarai arrivato
al massimo a tre chilometri, per risparmiarti
per la grande occasione. Poi ti vedo ingurgitare,
che so, cinque chili di maccheroni. I carboidrati
danno resistenza.
- Se vuoi, - rispose Chino, - puoi venire anche
tu, te l'ho gi detto.
- Mi piacerebbe, ma mi d fastidio sporcarmi.
- Ormai  fatta, ci resta solo da uscire.
- Sicuro che siete gi oltre la recinzione?
- Quindici metri e mezzo, uno pi uno meno.
Dall'intercapedine sotto la cappella della prigione
fino all'erba appena oltre la recinzione di filo
spinato. Era da prima di Natale che scavavano a
mani nude e con una pala mezza rotta, rinforzando
le pareti del tunnel con pezzi di legno recuperati
dal cantiere della nuova ala della cappella. E
proprio il giorno di Natale Foley aveva visto, per
puro caso, Chino e Lulu sbucare dalla macchia di
ficus di fronte alla cappella, i volti sporchi di terriccio
e sudiciume d'ogni tipo ma con gli abiti puliti.
Che cavolo stavano combinando, in quella
macchia? Ci avevano dato dentro? Non era certo
il modo di fare di Chino, cos Foley il fan del pugilato
gli aveva chiesto: - Dimmelo solo se ti va -.
E in quell'occasione Chino aveva detto al suo amico
anglo: - Vuoi venire con noi?
Lui non voleva averci niente a che fare, aveva
risposto Foley: un'intercapedine alta solo un metro
che passava sotto la cappella, in cui non si vedeva
un accidente e si rischiava di ritrovarsi faccia
a faccia con qualche talpa gigante. No, grazie.
- Non lo sai che state scavando nella melma delle
Everglades? - aveva detto a Chino. - Ho parlato
con un po' di gente. Dicono che  tutto fradicio,
l sotto, che finir per crollarvi in testa -. S, certo,
aveva detto Chino, lo pensano tutti quanti, ma
 crollata una volta sola. Bastava starci attenti e
fare le cose con calma, aspettare che il fango seccasse
e non c'erano pi problemi. E aveva detto a
Foley che il tunnel scendeva dapprima di oltre un
metro per poi sterzare parallelo al suolo verso la
recinzione, largo un metro e alto uguale. Scavava
solo una persona alla volta, e il fango estratto veniva
passato all'indietro e sparso nell'intercapedine
sotto la cappella, cos nessuno poteva accorgersi
di niente. Lavoravano sempre in due con indosso
divise sporche nascoste l sotto, e prima di
uscire si infilavano quelle pulite.
In quel giorno di Natale, Foley aveva detto a
Chino: - Se me ne sono accorto io, com' che le
guardie non ci hanno fatto caso?
Chino: - Perch mi sa che la pensano come te,
che nessuno pu scavare un tunnel nel fango. Oppure
non vogliono strisciare l dentro per scoprire
come stanno le cose. Se ci vedono sporchi si convincono
che stiamo lavorando nel cantiere.
Era stato allora che Chino aveva annunciato la
fuga per la domenica del Super Bowl alle sei del pomeriggio,
quando tutti erano di fronte alla partita.
Ma adesso stavano per scappare con cinque giorni
d'anticipo.
- Cos', avete finito prima?
Chino si mise a guardare verso la recinzione,
lungo la parte anteriore del cortile, tra il palazzotto
degli uffici amministrativi e la torretta di guardia
in prossimit della cappella. - Lo vedi cosa
stanno facendo, laggi, con quei pali? Tirano su
un'altra recinzione, a cinque metri di distanza da
quella che gi c'. Se aspettiamo fino al Super
Bowl si rischia che l'abbiano gi finita, e in quel
caso ci tocca scavare per altri nove o dieci giorni.
Quindi appena fa buio ce la filiamo.
- Durante l'appello.
- Sicuro, e quando scoprono che non torna, sono
costretti a cominciare da capo, - rispose Chino.
- Questo ci lascia un po' di tempo per uscire
da l sotto. Se vuoi, e faccio sul serio, sei ancora
in tempo.
- Non ho scavato neanche un centimetro.
- Se lo dico io, che puoi venire, significa che
 vero.
- Grazie dell'offerta, - disse Foley, guardando
verso la recinzione e, appena dietro, il parcheggio
dei visitatori, con alcune macchine nella prima fila
rivolte proprio dalla sua parte, a meno di venti
metri dalla rete metallica. - La cosa mi tenta, sai.
Ma per raggiungere la civilt c' un mucchio di strada
da fare, amico. Quanto sar, da qui a Miami,
centocinquanta chilometri? Sono troppo vecchio
per cominciare con le cazzate, saltarmene fuori con
un colpo di testa del genere.
- Mica sei pi vecchio di me.
- Vero, ma voi siete in forma, tu e il piccolo Lulu -.
Foley fece l'occhiolino alla giovane checca e
si becc uno sguardo di fuoco del tutto ingiustificato.
- Se mai riesco a filarmela non sar certo con
queste uniformi o senza sapere dove andare. Cazzo,
in fin dei conti sono relativamente nuovo, qua
dentro, sto ancora cercando di prendere le misure
al sistema.
Chino: - Te la cavi benissimo, amico. Non mi
d pensiero, lasciarti qui.
Foley pos la mano sulla spalla dell'ometto. - Buona
fortuna, socio. Se te la cavi, mandami una cartolina.
Alcuni degli ultimi arrivati, bianchi che erano
finiti dentro per droga, chiamavano casa ogni giorno
dopo pranzo. Infatti erano gi tutti quanti in
coda davanti al telefono fuori dall'ufficio del capitano.
Foley entr a mettere il proprio nome sulla
lista, usc e si diresse subito in cima alla fila dicendo:
- Ragazzi, devo fare una chiamata d'emergenza.
Non  un problema per nessuno, giusto?
Si becc una serie di occhiatacce ma neanche
un'obiezione. Quei tipi erano pesci piccoli, mentre
lui era un veterano incallito che aveva rapinato
pi banche di quante avessero mai visitato loro
per cambiare un assegno. Teneva fervorini sull'amor
proprio alle riunioni degli Alcolisti Anonimi,
su come sopravvivere in galera senza dover ingollare
troppa merda. Vale a dire, se vedi che stai per
buscarne, attacca prima tu con qualcosa di massiccio.
Foley consigliava sempre trenta centimetri di
tubo di piombo e mai una lama o un punteruolo.
Quella era roba volgare e subdola, che ti abbassava
al livello dei teppisti da strada e degli sbirri. No,
la cosa migliore era fracassargli la mascella, al tuo
aggressore, con quel pezzo di tubo, e se ti avanzava
tempo spaccargli anche le mani. Se quello riusciva
a saltarti addosso di soppiatto l'avevi presa
nel culo, quindi tanto valeva tenere gli occhi aperti.
Pi di cos, a quei pesci piccoli, non si poteva
dire.
Una voce femminile accett la chiamata a carico:
la moglie di Foley, che adesso viveva a Miami
Beach. - Ehi, Adele, come te la passi? - disse lui.
- E ora che c'? - rispose lei. Senza un atteggiamento
specifico: era solo una domanda.
Adele aveva chiesto e ottenuto il divorzio mentre
Foley si stava facendo sette anni a Lompoc, California,
e si era trasferita in Florida. Mai una volta
lui le aveva serbato rancore. Si erano conosciuti
a Las Vegas, dove lei lavorava in un bar servendo
cocktail ai tavoli con un vestitino di paillettes, assai
scollato sul davanti e corto sulle cosce, poi si
erano sposati una notte che entrambi si sentivano
parecchio su di giri, e neanche un anno pi tardi
lui era finito a Lompoc. Non avevano nemmeno
messo su casa, in un certo senso. Qualche mese dopo
il rilascio, Foley era andato in Florida e la loro
storia era parsa riprendere esattamente da dove
l'avevano lasciata, tra il bere insieme, l'andare a
letto... Con Adele che gli diceva di amarlo ancora,
quello s, ma che la piantasse con tutti quei discorsi
su un nuovo matrimonio, okay? A lui erano
venuti i sensi di colpa per non essere riuscito a mantenerla
mentre era dentro, ed era stato per questo
che si era fatto beccare una seconda volta. Aveva
svaligiato una banca a Lake Worth, una filiale della
Barnett, con l'idea di consegnare tutto il bottino
ad Adele, per farle vedere che aveva il cuore al posto
giusto, ma era stato arrestato e sbattuto a Giades
con minimo trent'anni sul groppone. Ovverosia,
per come funzionavano adesso le sentenze, prima
di averne scontati ventiquattro neanche poteva
fare domanda di rilascio sulla parola. E tutto questo
solo perch aveva voluto fare il bravo ragazzo.
- Hai presente quella festicciola del Super
Bowl? - disse ad Adele. - Hanno cambiato data.
 per stasera, alle sei in punto.
Lei non rispose subito. - Sbaglio, o una volta mi
avevi detto che non ascoltano le telefonate?
- Non sempre, ti avevo detto.
- E allora perch non la smetti, con tutti questi
giri di parole?
- Senti, senti, come se la spassa la nostra simpaticona,
- disse Foley.
- Spassarmela? Io? Ma se sto cercando lavoro.
- E cos' successo a Mandrake il Mago?
- Emil l'incredibile. Quel figlio di puttana di un
crucco mi ha sbattuto fuori e si  preso una bionda.
- Dev'essere proprio rimbecillito, per fare una
cosa del genere.
- Dice che sono troppo vecchia.
- E per cosa, guardare i piccioni che volano via
da un cappello? Col tuo completino da assistente
di prestigiatore hai uno sguardo cos stupito e tenero...
Vedrai che te ne trovi un altro senza neanche
sforzarti. Metti un annuncio. Comunque, non
per cambiare discorso, - disse Foley, - ma ti ho
chiamato perch...
- Ti ascolto.
- ...  oggi e non domenica. Verso le sei, cio
tra poche ore. Quindi ti tocca rintracciare Buddy,
dovunque sia andato a finire...
-  quello che guida l'altra macchina, - disse
Adele.
- Ma di che parli?
- Buddy vuole usare due auto.
- Avevi detto che era un'ipotesi.
- Be', ormai ha deciso, e si  anche messo d'accordo
con quel tizio che gi conoscevi a Lompoc.
Glenn Michaels, pu essere?
Foley neanche rispose, impegnato a richiamare
alla memoria un giovanotto che non si toglieva mai
gli occhiali da sole, neanche per guardare un film.
- Carino ma sciatto, - continu Adele. - Ha certi
capelli lunghi...
Ma per il resto era completamente glabro. Passava
le giornate ad abbronzarsi nel cortile del
carcere, quello, Foley lo ricordava benissimo.
Glenn Michaels. Di mestiere rubava macchine
di lusso su commissione e le consegnava dappertutto,
perfino in Messico. Faceva sempre il figo
e raccontava di essere assediato dalle donne, anche
dive del cinema, malgrado Foley e Buddy
non ne avessero sentita nominare nemmeno una.
Si faceva chiamare Studs, Stallone, per via
della sua fama.
- L'hai conosciuto?
- Per Buddy era una cosa utile, non si pu mai
sapere.
- Mai sapere cosa?
- Ma che ne so. Chiedilo a lui. Comunque, secondo
Glenn, tu eri proprio un tipo cool.
- Ma guarda. Di' a Buddy che se lo vedo con gli
occhiali da sole, quel tipo, glieli schiaccio sotto i
piedi. E forse senza neanche sfilarglieli dal naso.
- Certo che sei sempre strano, - comment
Adele.
- Non pi tardi delle sei meno un quarto. Ed
evita di chiamarlo col tuo telefono.
- Me lo dici ogni volta, - rispose Adele. - Tu,
piuttosto, cerca di stare attento. E di non farti
sparare.
Alle cinque e venti Foley entr nella cappella
trovandoci dentro, tutto solo e a luci spente, un
pedofilo ribattezzato l'Elfo: un ragazzotto bianco,
pelle e ossa, seduto a spalle curve vicino alle finestre
e con una pila di opuscoli in grembo. Foley accese
le luci e il ragazzotto si volt a guardarlo, gi
sulla difensiva e timoroso di beccarsi l'ennesima
ripassata, il tipico destino dei molestatori di bambini
costretti in mezzo a una popolazione carceraria
che si sentiva superiore.
- Finirai per sciuparti gli occhi, - disse Foley,
- a cercare di leggere al buio quelle stronzate sull'autostima.
Fila via, capito? Devo parlare al mio
redentore in privato.
Non appena l'Elfo ebbe imboccato la porta,
Foley spense di nuovo le luci e costeggi la teoria di
finestre per abbassarne fino a circa met i vecchi
avvolgibili pieni di macchie brune, quel tanto che
bastava a distinguere i contorni delle panche. Poi
gir sull'altro lato della cappella e, tramite un varco,
s'infil nell'ala in costruzione, una struttura gi
montata e che sapeva di legno nuovo, con grandi
spazi aperti destinati all'installazione delle finestre.
Si guard attorno. C'era una gran quantit di
legname di scarto, abbandonato dai carpentieri
della prigione, tutta gente cui non fregava un cazzo.
Gli cadde l'occhio su un'assicella di circa quattro
per dieci. Aveva pensato a un pezzo di tubo,
per quel che doveva fare - e ce n'era in quantit,
da quelle parti - ma gli piaceva il modo in cui un'estremit
di quello scarto andava ad assottigliarsi
come una mazza da baseball.
La raccolse e simul una battuta, gi figurandosi
un tiro poderoso capace di arrivare sibilante fino
al campo di atletica su cui una buona met dei
detenuti - che vedeva, peraltro, dalle aperture delle
imminenti finestre - chiss quanti, cinque o seicento,
cazzeggiava tutt'attorno senza un accidente
da fare, incapace di riempire le giornate. Si stava
facendo buio, adesso, col cielo che sfoggiava le
ultime chiazze rossastre, e proprio in quell'istante
arriv il fischio: tutti in dormitorio per l'appello della sera. Ci avrebbero messo una mezz'oretta,
pi altri quindici minuti per un secondo conteggio,
prima di accorgersi che erano spariti sei
prigionieri. E, all'entrata in azione dei cani, Chino
e i suoi ragazzi sarebbero gi stati impegnati a
sfrecciare tra le canne da zucchero.
Lunghe file di detenuti stavano risalendo dal
campo di atletica e varcavano il cancello che dava
accesso al recinto del carcere. Foley rimase a guardarli
pensando Adesso sei in ballo, caro mio.
Tornato nella cappella, pos la sua mazza da baseball
su una delle panche e la copr col giubbotto
di jeans che si era appena sfilato. A quell'ora Chino
doveva gi essere in mezzo al fango a dire ai
suoi ragazzi di portare pazienza, di aspettare che
fosse completamente buio prima di uscire.
Nell'udire la porta che si apriva, Foley si volt.
Scorse Pup che entrava e si guardava attorno, prima
di richiuderla. Non era armato, aveva solo la
trasmittente e la torcia elettrica, la visiera del berretto
calata sugli occhi e un fare ansioso. La mano
della guardia si mosse verso l'interruttore della luce,
accanto allo stipite, e Foley disse: - Non accendere -.
Pup lo guard mentre si portava il dito
alle labbra. Era proprio in ballo, Foley, e decise
di prendersela comoda.
- Sono giusto sotto di te, Pup. Hanno scavato
una galleria.
Adesso la guardia stava sganciando la trasmittente
dalla cintura.
- Aspetta, - disse Foley. - Non ancora.
...
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Capitolo 2.
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...
Karen lasci West Palm alle cinque, guidando
nel tramonto per miglia e miglia di strada costeggiata
da canne da zucchero, e quando s'infil nel
parcheggio antistante la prigione - per poi fermarsi
ad aspettare - aveva ormai dovuto accendere i
fari. La luce di questi ultimi illuminava i dintorni:
una striscia d'erba, un marciapiede, un'altra striscia
d'erba, la recinzione costellata di rivelatori sonori
e sormontata da filo spinato, sagome scure in
T-shirt bianca, dormitori in mattoni che sembravano
baraccamenti militari, tavoli da picnic e qualche
gazebo che usavano nei giorni di visite. Anche
l si stavano accendendo le luci, alti fanali che mostravano
il recinto del carcere coi suoi vialetti e i
suoi prati. Di sera l'impressione non era poi cos
brutta. Karen accese una sigaretta e compose un
numero sul telefono della macchina.
- Salve. Sono ancora Karen Sisco. E mica rientrato,
Ray? Vabb, io ci ho provato. Se si fa vivo,
ditegli che non riuscir a vederlo prima delle sette.
Okay?
Poi osserv i detenuti che, dal campo di atletica,
si ammassavano davanti al cancello per varcarlo,
pochi per volta, e sparpagliarsi appena entrati
nel recinto, avviandosi sotto la luce dei fanali verso
i rispettivi dormitori. Riprese il telefono e compose un altro numero.
- Pap? Sono Karen. Me lo faresti un grosso piacere?
- Cos', mi devo alzare? Guarda che mi sono appena versato da bere.
- Adesso sono a Glades. Ho appuntamento con
Ray Nicolet alle sei e non riesco a trovarlo.
- E chi sarebbe? Il federale, quello dell'ATF? (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives, agenzia governativa
che indaga sui reati federali relativi all'uso, alla fabbricazione e al possesso di armi da fuoco ed esplosivi nonch su incendi dolosi, attentati dinamitardi e traffico illegale di alcolici e tabacchi).
- Non pi. Adesso lavora per lo Stato, per il Florida Department of Law Enforcement. Ha cambiato casacca.
- Per  ancora sposato, giusto?
- Sulla carta.  separato.
- Ah, se n' andato di casa?
- Sta per.
- Allora non  proprio separato, no?
- Potresti provare a chiamarlo, per cortesia? 
fuori. Digli che faccio tardi -. Poi lesse al padre il numero del cercapersone di Ray.
- Cosa ci fai, a Glades?
- Notifica ordinanze. Una citazione. Mi sono
fatta tutta questa strada... - Dei fari colpirono lo
specchietto di Karen e un'auto si immise nella fila
dietro la sua. I fari si spensero per poi accendersi
di nuovo, e Karen regol lo specchietto per ripararsi
dal riflesso. - Insomma, m' toccato venire
fin qui perch a un certo ergastolano non piacciono
i maccheroni al formaggio. Cos ha intentato
causa: visto che non gli fanno scegliere cosa mangiare
si ritrova violati i suoi diritti civili, dice.
Suo padre: - Che ti avevo detto? Passerai le
giornate a notificare ordinanze o a montare la
guardia davanti alle aule di tribunale, a portare i
detenuti alle udienze...
- Vuoi sentirti dare ragione?
- Male non ti farebbe.
- Gli do ancora un anno di tempo, a quelli di
West Palm. Se non mi riportano alla squadra ricerca
latitanti, me ne vado.
- Sei proprio dura, figlia mia. Guarda che puoi
sempre tornare qui a lavorare con me a tempo pieno.
Ho per le mani un caso che ti farebbe impazzire,
violazione dei diritti della vittima...
- Pap!
- Un tizio commette violazione di domicilio,
riempie di botte una vecchia e le frega i risparmi
di una vita intera, ottantasettemila dollari in contanti
nascosti in casa. Poi lo beccano e il suo avvocato
raggiunge un accordo con la Procura, dai due
ai cinque anni e restituzione totale dei soldi al rilascio.
Insomma, il tipo si fa quindici mesi, poi lo
buttano fuori e svanisce nel nulla. Cos il figlio della
vecchia mi ha assunto per ritrovarlo.
Karen: - Lo trovi, e poi? Il tizio si mette a fare
rapine a mano armata per ripagare il debito?
- Vedi? Gi ti piace, gi ci stai rimuginando sopra.
In realt al figlio della vecchia basterebbe vederlo
riempito di botte, quello.
- Devo andare, - disse Karen.
- Quand' che ti fai vedere?
- Vengo da te domenica a guardare la partita,
se chiami Ray.
- E ti sei anche vestita bene, per lui?
- Ho il completo di Chanel, non quello nuovo,
ma quello che mi hai regalato tu l'anno scorso per
Natale. E una coincidenza.
- Con la gonna corta. Cos', vuoi fargli mollare
casa proprio domattina, eh?
- Ci vediamo, - disse Karen e riattacc.
Suo padre, settant'anni e una sorta di mezzo
pensionato dopo quarant'anni nel giro, mandava
avanti la Marshall Sisco Investigations, Inc.
a Coral Gables. Karen Sisco, anni ventinove, era
un vice marshal degli Stati Uniti, fino a non molto
tempo prima in servizio a Miami, ma da poco
trasferita alla sezione di West Palm Beach. Gi
mentre frequentava il college - l'universit di
Miami - aveva svolto lavoretti di sorveglianza
per suo padre per poi decidere che lavorare coi
federali non le sarebbe dispiaciuto, cos si era
iscritta ai corsi di criminologia e diritto penale
della Florida Atlantic di Boca Raton. Capitava
spesso che agenti di diversi enti federali - FBI,
DEA - venissero a tenere lezioni agli allievi della
Atlantic, ma all'epoca Karen era una regolare
fumatrice di canne e la lotta alla droga non le pareva
certo una missione da sposare. Cos aveva
pensato ai servizi segreti, ma per l'appunto tutti
gli agenti che le erano capitati sottomano erano
cos fissati con la riservatezza che a ogni sua
domanda le rispondevano: Dovrebbe parlare
con Washington. Poi aveva conosciuto un paio
di marshal, tipi a posto che non si prendevano
cos tanto sul serio come quelli dell'FBI. E alla
fine si era decisa per il Marshals Service, con suo
padre che le diceva che era matta, che gliel'avrebbero
fatta passare loro la voglia, con tutta
quella burocrazia del cazzo.
Coi tacchi che metteva di solito assieme al completo
di Chanel, Karen era alta un metro e settantacinque.
La stella da marshal e il tesserino di identificazione
li teneva nella borsetta, adesso posata
sul sedile accanto agli atti giudiziari. La pistola,
una Sig Sauer calibro 38, stava invece nel baule
della macchina in compagnia del giubbotto antiproiettile,
di quello di servizio, di svariate paia di
manette, ceppi e catene, di uno sfollagente telescopico,
una bomboletta di gas lacrimogeno Mace
e un fucile a pompa Remington. L'aveva chiusa a
chiave nel baule, la pistola, per evitare di doverla
dichiarare all'ingresso del carcere. La Sig Sauer era
la sua preferita, quella che si portava dietro quando
andava fuori la sera, e voleva evitare che qualche
secondino ci si gingillasse in sua assenza.
Okay, era pronta. Karen tir un'ultima boccata
dalla sigaretta, che lasci poi cadere dal finestrino.
Raddrizz lo specchietto per darsi ancora
un'occhiata, ma il riverbero la costrinse subito a
guardare altrove. La macchina alle sue spalle aveva ancora gli abbaglianti accesi.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Alla luce dei fari, Buddy vide il riverbero sullo
specchietto e una testa di capelli biondi, una donna
a bordo della Chevrolet Caprice azzurra ferma
proprio davanti a lui, con targa della Florida.
Le altre macchine della prima fila gli sembravano
vuote. Bene. Dal campo di atletica stavano
rientrando i detenuti, ma non si scorgevano guardie
impegnate a correre tutt'attorno come matte
n si udivano fischi o sirene. Ancora meglio. Lui
era arrivato puntuale. Dopo la corsa che aveva fatto
per essere li in tempo non gli sarebbe dispiaciuto
rilassarsi qualche minuto. Ancora non riusciva
a credere alla sua buona sorte, per come era stato
capace di beccare Glenn con quelle poche ore di
preavviso e dirgli che era il momento. Non pi domenica,
ma oggi, subito. Con Glenn che voleva sapere
il perch e il percome. Buddy: - Non c' tempo
per le chiacchiere, capito? Raccatta una macchina
e va' ad aspettarmi nel posto che gi conosci.
Poco dopo le sei. Ah, Glenn? Che sia bianca, quella macchina.
E Glenn che non capiva perch.
- Almeno siamo sicuri che sei tu, in linea di massima, -
aveva risposto Buddy, - non qualche sbirro
su un'auto senza contrassegni e con una pistola
laser. E niente occhiali da sole, capito?
Glenn si era messo a discutere anche su questo.
- Figliolo, - gli aveva risposto Buddy, - fa' come
ti dico io e vedrai che te la cavi.
Poi anche Buddy aveva dovuto sbrigarsi a trovare
una macchina, bianca pure quella, cos che
Foley l'avrebbe vista senza doverle passare in rassegna
tutte quante, nel parcheggio; e, ciliegina sulla
torta, quasi tre ore di strada per arrivare fin l
dai dintorni di Miami.
Col passare dei minuti inizi a chiedersi se la tipa
sulla Chevrolet non stesse per caso aspettando
che certi cubani strisciassero fuori da qualche buco.
Sapeva che agli ispanici piacevano, le Chevy,
e magari anche quella era una latina che si era fatta
bionda. Gir la testa qua e l, nel dubbio che
potessero esserci altre auto in attesa di recuperare
qualche evaso. Come il piazzale di una stazione di
pendolari, pieno di mogli venute a prendere i mariti.
La bionda era nel punto giusto. Foley aveva detto
ad Adele che quelli sarebbero usciti vicino al secondo
palo della recinzione, il secondo partendo
dalla torretta accanto alla cappella.
Se c'era una cosa che Buddy non sopportava erano
le torrette di guardia, anche viste dall'esterno
di un carcere, e l'idea che l sopra ci fosse appostato
qualcuno con un fucile di grosso calibro che
non ti perdeva un attimo d'occhio mentre te ne
stavi in cortile. Foley alzava sempre lo sguardo verso
le torrette e diceva: - Renditi un po' conto. Chi
sta lass spera solo di vedere qualcuno che si
arrampica sulla recinzione, cos lo pu riempire di
piombo. Non vede l'ora. Che razza di gente  questa?
- E Buddy: - Ma figurati. Tutte quante le
guardie sono cos. Stronze e stupide.
Si erano conosciuti da poco, all'epoca di queste
conversazioni; avevano scoperto di fare lo stesso
lavoro ed erano diventati amici per la pelle, laggi
nel carcere federale di Lompoc, California: cinque
miglia dall'oceano Pacifico e pieno zeppo di delinquenti
incalliti. Tossici, truffatori, farabutti... Diceva
Foley: - Buddy, ma cosa ci fanno due professionisti
come noi, in questo letamaio, assieme a
tutti questi disadattati, questi soffia, questi coglioni
fuori di testa?
Erano stati rilasciati a tre mesi di distanza.
Buddy, il primo a uscire, era rimasto a L.A. assieme
alla sorella maggiore, Regina Mary, un'ex
suora che campava col sussidio, beveva sherry e
andava alla messa ogni santo giorno a pregare per
il fratello delinquente e per le povere anime del
purgatorio. Quando lui era in giro a rapinare banche
le telefonava una volta la settimana e le mandava
anche dei soldi. In galera, invece, era costretto
a scriverle, perch Regina non accettava chiamate
a carico.
Poi era uscito anche Foley, coi regolamentari
cinquanta dollari di viatico, e aveva preso un autobus
per L.A., dove Buddy lo aspettava con una
macchina fregata per l'occasione. Quello stesso pomeriggio
avevano sistemato una banca a Pomona
- la prima volta che ai due era capitato di lavorare
in coppia - rastrellando in contemporanea un
totale di cinquemilaseicento dollari da due differenti
cassieri. Dopo di che se l'erano filata a Las
Vegas, concedendosi qualche bella scopata e lasciando
ai tavoli da gioco il resto del bottino.
Cos erano tornati a L.A. e, per qualche mese, avevano
rapinato in coppia le banche della California
del sud: due cassieri in contemporanea, gareggiando
a chi riusciva a rubare pi dell'altro senza far
scattare un allarme. Certo che gli mancava proprio,
il suo socio.
E quando Foley l'aveva chiamato per dirgli di
quest'ultima faccenda, Buddy viveva ancora dalla
sorella in California. - Cristo, ma com' che sei finito
di nuovo in galera?
- Sto cercando di filarmela, - aveva risposto
Foley. - Un giudice con le piattole su per il culo
mi ha mollato trent'anni, e non mi merito certo
un posto del genere. E pieno di coglioni e disadattati,
ma  un carcere di media sicurezza, non so
se mi spiego -. Era andato in Florida, aveva poi
detto, solo a trovare Adele.
- Ricordi che non faceva altro che scrivermi,
quando eravamo a Lompoc?
- Dopo che aveva ottenuto il divorzio.
- Be', come marito non sono mai stato un gran
che. Mai contribuito alle spese, mai pagato gli alimenti.
- E come facevi? Ci davano venti centesimi
l'ora.
- Lo so, ma sentivo di doverle qualcosa.
Buddy: - Cos ti sei fatto una banca in Florida.
- E m' tornata in mente quella volta a Pasadena,
quando sono uscito con le tasche piene e non
mi  partita la macchina.
Buddy: - Sette anni, sei stato a parlare di questa
cosa. Del perch non avevi lasciato il motore
acceso. Non dirmi che anche in Florida  andata
cos.
- No, ma quasi. Insomma, due arresti seri e in
tutti e due c'era di mezzo una macchina, cristo.
- Hai avuto un incidente?
Foley: - Te lo racconto quando ci vediamo.
Da l in avanti era stata sempre Adele a chiamare
Buddy, e sempre da un telefono pubblico, per
aggiornarlo su questo inghippo coi cubani.
Quando infine era saltata fuori una data, Buddy
aveva mollato la California per affittare un bilocale
nel complesso Shalamar di Hallandale. Sull'oceano,
poco a nord di Miami.
Poi Adele si era fatta viva per dirgli che era tutto
fissato per quella sera e, cristo, lui aveva dovuto
darsi una bella mossa. Intanto far muovere il
culo a Glenn, poi mettersi alla ricerca della macchina
giusta per la fuga, che aveva trovato in un
centro commerciale di Dania: una Cadillac bianca,
una berlina DeVille Concours. Stava giusto per
forzare la portiera quando aveva visto una donna
che usciva dal Winn-Dixie, una tipa di mezza et
che in pieno pomeriggio se ne andava in giro con
tanto di perle e tacchi alti ma che spingeva da sola
un carrello della spesa pieno zeppo, pur di non
dover allungare la mancia a qualche inserviente del
supermercato, magari un povero haitiano arrivato
fin l su una barchetta a remi. Buddy si era infilato
il grimaldello nella cintura dei calzoni, proprio
sulle reni. Prima di farsi avanti, aveva aspettato
che la tipa aprisse il baule della macchina. - Signora,
la aiuto io, dia pure a me Lei non era parsa
molto convinta, ma l'aveva comunque lasciato riporre
le provviste nel baule e sfilare la chiave dalla
serratura. - Io non le ho chiesto di darmi una
mano, quindi non si aspetti una mancia.
Buddy aveva scartato l'idea con un gesto della
mano. - Bene cos, signora. Mi accontento della
macchina Poi era saltato a bordo e se l'era filata.
Magari la donna si era pure messa a strillare,
ma tanto lui aveva i finestrini chiusi e l'aria condizionata
al massimo, quindi non aveva sentito un
accidente. Era la prima volta che gli capitava di
fregare una macchina in questo modo, una sorta
di scippo d'auto, o almeno cos lo chiamavano.
Le sei meno un quarto. Se le cose andavano come
aveva detto Foley, ogni istante era quello buono.
Quasi tutti i detenuti erano rientrati dal campo
di atletica, solo qualche ritardatario sopraggiungeva
senza fretta sotto la luce dei fanali.
Buddy aveva ripreso a tener d'occhio la donna
sulla Chevrolet. Ne vide la mano che spuntava dal
finestrino per gettare una sigaretta, e bast quel
gesto a convincerlo che la tipa doveva sapere dell'evasione
e che si stava tenendo pronta. Vide anche
l'altra mano che saliva allo specchietto e vide
il riverbero improvviso dei propri fari, proprio come
era capitato al suo arrivo. Tempo un attimo, e
i fari della Chevrolet furono spenti. Buddy era
quasi certo che la donna stava per scendere dalla macchina.
Lui, invece, non si mosse. Era ansioso di scoprire com'era fatta.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Foley guardava Pup avanzare pian piano lungo il
corridoio verso la parte anteriore della cappella, gli
occhi bassi, senza dubbio l'orecchio teso a cogliere
eventuali rumori da sotto il pavimento. - Non sento
nulla, - disse poi, come previsto.
- Guarda che non stanno pi scavando, Pup,
hanno gi finito. Sono in sei, l dentro, adesso, e
pronti a filarsela -. A quel punto gli venne in mente
che forse poteva tornargli utile sapere qualcosa.
- Cosa dite, quando c' un'evasione?
-  un allarme giallo, - rispose Pup.
- Sicuro che sono qua sotto?
- Li ho visti strisciare nell'intercapedine.
- Dove sbuca, il tunnel?
- Al secondo palo della recinzione, partendo
dalla torretta. Forza, va' a dare un'occhiata.
Pup si volt e ripercorse il corridoio, passando
infine davanti alle panche per accostarsi a una finestra.
Le luci del recinto del carcere si riflettevano
sul vetro, dando agli avvolgibili un colore giallastro.
- Laggi non c' niente, - disse.
Foley raccolse il giubbotto che copriva l'assicella-mazza
da baseball e raggiunse Pup sotto la finestra.
- Sta' tranquillo. Continua a guardare.
Pup: - A quest'ora la torretta numero sei  sempre
vuota... ammesso che quelli escono davvero.
Foley: - E tu credi che non lo sanno? - disse,
portandosi alle spalle di Pup e vedendo la camicia
della guardia ben tesa sulla schiena. Sovrappeso,
il tipo. Foley lasci scivolare il giubbotto a terra:
adesso stringeva in mano l'assicella, ben aderente
alla gamba.
Pup: - Ehi, ecco dei fari... - Stava gi staccando
la trasmittente dalla cintura. - Cristo! - Poi,
nella radio: - Uomo oltre la recinzione! Alla torretta
sei! - Ma niente allarmi gialli, o quel che era.
Foley si avvicin ancora per scorgere i fari d'auto
che dal parcheggio erano puntati sulla recinzione:
una macchina blu scuro e, alle sue spalle, una bianca
che doveva per forza essere quella di Buddy, dio
lo benedica. Foley in punta di piedi, adesso, che
vedeva ormai la libert, che poteva quasi toccarla
- eccola, cristo - mentre Pup declinava le proprie
generalit, qui l'agente Pupko, diceva, e forniva la
sua posizione, spargeva la voce troppo presto, con
Foley che non era ancora pronto. Ecco una sagoma
accanto alla recinzione, coi fari che la coloravano
di blu, ecco Pup che berciava nella trasmittente
Lo vedo coi miei occhi, e che cazzo!
Foley si concesse un attimo per imporsi di andarci
gi pesante. Avere la mano leggera significava
combinare un gran casino. Trov l'angolazione
che voleva, fece un passo in avanti come per prepararsi
a una battuta alta e tesa e sbatacchi l'assicella
su un lato della capoccia di Pup. Un colpo
bello pulito, uno solo, sufficiente a sistemarlo alla
grande. La guardia rimbalz contro il telaio della
finestra e fin a terra senza un lamento. Foley dette
un'altra occhiata all'esterno. Erano due, ora, le
sagome addossate alla recinzione. Poi si chin a
svestire Pup. A sbottonargli la camicia, a rotolarlo
a faccia in gi. Vivo, era vivo, ma un bel peso
morto. Una vera sfacchinata, sfilargli la camicia,
senza la minima collaborazione. Comunque riusc
a infilarsela sopra la T-shirt. Ud un clacson, qualcuno
che lo premeva con forza, magari lo stesso
Buddy che cercava di dirgli qualcosa. Tipo Andiamo,
datti una mossa. Dei pantaloni di Pup doveva
fare a meno, ormai era in ritardo; sperava solo che
il blu dell'uniforme carceraria si confondesse nell'oscurit.
Gli toccava correre il rischio. Si calc
sugli occhi il berretto di Pup, troppo piccolo per
lui, raccolse la torcia e sgusci dalla porta principale
per infilarsi tra i ficus.
Karen aveva in mano gli atti giudiziari, pronta
a scendere dalla macchina. C'erano ancora dei detenuti
che rientravano dalla pista di atletica, transitando
da sinistra a destra nel suo campo visivo,
e tutti a una certa distanza dalla recinzione. Apr la portiera...
Un attimo.
Accanto alla recinzione, invece, c'era qualcuno.
Un recluso di cui non si era accorta fino a quel momento.
Cos vicino da poterlo quasi toccare. Lo vide
accucciarsi... O si era messo a quattro zampe?
Karen torn ad accendere i fari e lo vide alla perfezione.
Macch accucciato.
Quel tizio stava sbucando dal terreno.
Da questa parte della recinzione.
E adesso allungava una mano verso il basso, allo
spuntare di una testa e di un paio di spalle, ovvero
un secondo individuo che spuntava dal terreno.
Proprio davanti a lei. A meno di venti metri dalla
macchina. Due detenuti appena evasi, e non una
sirena n un pi banale fischio, mentre gli altri prigionieri
attraversavano ancora il recinto del carcere
senza essersi accorti di niente...
Karen si attacc al clacson senza pi mollarlo e
vide i due evasi, entrambi ispanici, guardare dritto
verso i fari, fermandosi un solo istante prima di
darsela a gambe nel buio, lungo la recinzione che
costeggiava il campo di atletica. E quando dalla
buca apparve anche il terzo, seguito a breve distanza
da un quarto detenuto, lei era gi scesa.
Buddy non li vide subito, perch la donna si era
messa a suonare il clacson e la cosa l'aveva distratto.
E cap che l'evasione era scattata solo quando
si accorse che la tipa era scesa dalla macchina e
guardava a sinistra, lungo la recinzione. Quando
infine riusc a individuare i due fuggitivi quelli se
la stavano gi filando, lasciandosi alle spalle la recinzione
per attraversare di corsa la bretella della
superstrada. Poi d'un tratto furono investiti dal
raggio di un faro posto all'altro capo del campo di
atletica, che continu a seguirli senza mollarli un
secondo. E gi si udivano i primi colpi di fucile,
sparati dalla guardia sulla torretta pi distante con
l'intenzione di buttare gi i due evasi prima che
potessero infrattarsi nell'aranceto al di l della
strada e sparire alla vista. Quando Buddy torn a
guardare la donna se la ritrov proprio davanti agli
occhi - capelli biondi alla luce dei fari, gambe lunghe
e sottili, una ragazza - intenta ad aprire il baule
della propria macchina.
Primo pensiero di Buddy: Vuole farci saltare
un evaso, l dentro, aiutarlo a scappare.
La vide ficcare la testa dentro il baule e rialzarsi
con una pistola nella fondina. Aveva tutta l'aria
di un'automatica.
Cristo,  anche pronta a sparare, per parargli
il culo.
Ma la ragazza gett la pistola nel baule, s'immerse
di nuovo e ne spunt con un fucile a pompa.
Buddy la vide spostarsi in fretta sul davanti
della macchina e sollevare il fucile per poi guardare
in lontananza. Dei due evasi non c'era pi traccia.
Adesso, da dentro il recinto del carcere, giungeva
un fischio.
Buddy vide i detenuti che si radunavano, che
guardavano dalla sua parte, centinaia e centinaia
in piccoli gruppi, ma nessun secondino. Si disse
che avrebbe fatto meglio a scendere dalla macchina,
a tenersi pronto. Non aveva scelta.
Appena uscito si rese conto che la ragazza, ancora
sul davanti della sua auto, puntava il fucile a
pompa su due altri detenuti, entrambi sudici come
fogne e in piedi accanto alla buca da cui dovevano
essere per forza usciti. La ragazza intimava
mani in alto. No, col cazzo che stava aiutando
qualcuno a evadere. Chi era, quindi? I due evasi,
una coppia di ispanici, stavano rimuginando il da
farsi e arretravano pian piano. Cristo, dopo tutta
quella fatica. Poi li vide guardare il faro che ruotava,
spazzando l'oscurit, e guardare dall'altra
parte, lungo la recinzione e verso l'entrata principale,
da dove arrivava di corsa un nugolo di guardie
armate. Fu quello che li spinse a decidersi, a
tentare la fuga per raggiungere la strada. Buddy
vide la donna, quella bella figliola in gonna corta,
prenderli di mira col fucile a pompa e cap che non
beccarli in pieno era impossibile. Ma lei non apr
il fuoco. No, perch le guardie uscite dal cancello,
erano cinque e armate di fucili e canne mozze, la
batterono sul tempo e spararono all'impazzata e
Buddy vide i due evasi falciati in piena corsa.
Adesso gli sbirri guardavano dalla sua parte: altrettanto
impossibile che non vedessero la ragazza l
in piedi e illuminata dai suoi stessi fari, ma non ci
fecero particolare caso. Evidentemente, concluse
Buddy, sapevano benissimo chi era. Quel che li incuriosiva
era la buca da cui erano spuntati i detenuti.
C'erano gi attorno, vi sbirciavano dentro,
si avvicinavano sempre pi e con le armi spianate:
poi li vide arretrare come un sol uomo, cozzando
gli uni contro gli altri.
Apparve una testa sormontata da un cappellino
da baseball, di quelli che usavano le guardie, una
testa e due spalle che adesso uscivano dalla buca,
col loro proprietario che stava dicendo qualcosa
agli uomini l attorno, il viso impiastricciato di
melma e nascosto dalla visiera, il tizio che adesso
scrollava il capo, su di giri. Uno dei secondini si
era messo a parlare nella trasmittente. Un altro allungava
il fucile al tizio nella buca per fargli afferrare
la canna e aiutarlo a uscire. Ma il tizio nella
buca continuava a strillare, a indicare un punto nel
buio, verso l'aranceto. Alla fine, quando le guardie
si decisero a muoversi, fu per dare un'occhiata
ai due che avevano falciato, per allungargli qualche
pedata cos da capire se fossero ancora vivi.
Poi tirarono dritto, e il tizio nella buca emerse per
intero.
Buddy sapeva che era Foley, Foley che adesso
se la prendeva comoda per fare un po' di scena,
che se ne stava con le mani sui fianchi come una
guardia fatta e finita, con quel cappellino autentico
e calcato sugli occhi. Buddy si spost davanti ai
suoi fari, alzando il braccio per incitare Foley a
darsi una mossa, e vide la ragazza girarsi quel tanto
che bastava per tenerlo sotto tiro. Buddy le rivolse
il palmo della mano e disse: - Tutto a posto,
tesoro, anche noi siamo i buoni, - sforzandosi di
sembrare calmo, tentando di convincersi che si,
poteva cavarsela, con quella bella bionda che magari
si occupava di affidamento dei detenuti, anche
se dubitava che funzionari del genere girassero
armati.
Lei disse: - Cosa ci fa qui? - E non era una domanda,
perch aveva lo stesso tono di quando gli
sbirri ti chiedono qualcosa ma hanno gi capito benissimo
quel che stai combinando. Poi si guard
attorno per includere anche Foley nel discorso. Si,
chiaro, aveva capito tutto, ma ormai le toccava tenere
d'occhio due persone senza poter pi prendere
l'iniziativa. La ragazza vide Foley che le veniva
incontro, coperto di fanghiglia come qualche
orrido essere uscito dalle paludi, che con quel gesto
dava a Buddy l'opportunit di passarle un braccio
attorno al collo. Lei reag con forza, ficcandogli
nel basso ventre il calcio del fucile a pompa, un
attimo prima che Foley le fosse addosso per strapparle
l'arma dalle mani. Poi la trascinarono sul retro
della Chevrolet, col baule ancora aperto, e si
accucciarono subito per non farsi vedere da altre
guardie che correvano lungo la recinzione, superando
la torretta buia, per poi attraversare la strada
dirette all'aranceto. Quasi subito udirono scariche
di arma da fuoco, poi silenzio.
Foley: - Scommetto che non fanno pi uscire
nessuno. Altrimenti chi ci resta, a presidiare il
fortino?
Buddy: - Perch non ne parliamo dopo?
E volt la testa per scorgere Foley e la donna che
si fissavano a vicenda alla luce dei fari, nessuno dei
due che sembrava incazzato o spaventato, e Foley
che le diceva: - Ehi, ma sei una ragazzina. Che lavoro
fai, che puoi girare con un fucile a pompa?
Lei a lui: - Sono un federal marshal, e voi siete
in stato d'arresto, ragazzi.
Foley continu a fissarla con l'aria di chi sta
prendendo il tutto in seria considerazione, cercando
di decidere che diamine farne, di questa tipa,
cristo, un federal marshal. Eppure rispose: - Devo
puzzare un bel po', vero? - E poi: - Senti, vedi di
zompare in quel baule, che ci togliamo da qui.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Karen era convinta che l'avrebbero chiusa dentro
per poi filarsela, e tast rapida tutt'attorno alla
ricerca della sua pistola, la Sig Sauer, prima che
quelli sbattessero gi il cofano e fosse costretta ad
attaccare con calci e strilli per farsi tirare fuori. Ecco,
aveva trovato la fondina. Ne estrasse la pistola
e serr la mano attorno al calcio, pronta a passare
all'azione, sei proiettili a punta cava nel caricatore
e uno in canna, dispostissima ad aprire il
fuoco senza tanti problemi. Ma adesso il tipo dall'uniforme
lercia le aveva appena dato uno spintone
per entrare anche lui - roba da non credere - e
si muoveva strisciando cos da bloccarla contro la
parete del baule, lui che le premeva sulla schiena
come se fossero rannicchiati a letto, lui che muoveva
il braccio per stringerla a s, lei che non aveva
spazio sufficiente per voltarsi e spianargli la pistola in faccia.
Il cofano del baule si abbass lasciandoli nel
buio assoluto, senza la minima striscia di luce, e in
un silenzio altrettanto totale, rotto dopo un po'
solo dal motore che si avviava, e la macchina che
infine usciva dal parcheggio per immettersi sulla
bretella della superstrada. Tutto questo, Karen lo
vide con l'immaginazione, grazie al ricordo dell'aranceto
e di una sorta di deposito attrezzi, e pi
avanti di una serie di casette di legno con tanto di
giardino abitate dal personale del carcere.
La voce di lui, nel buio, respirandole addosso: Comoda?
Faceva lo smargiasso, quel galeotto. Non aveva
niente da perdere. Karen stringeva la Sig Sauer tra
le cosce, per tenerla al sicuro, la gonna tirata sui
fianchi. - Mi basterebbe un po' pi di spazio... disse.
- Non ce n'.
Magari riesco a puntare i piedi contro la parete
anteriore, si disse lei, a spingere con forza e voltarmi
allo stesso tempo, cos da piantargli la pistola
nelle trippe.
S, forse. E poi?
- Se nessuno sa che sono qui, - disse, - non servo
a nulla, come ostaggio.
Poi sent la mano di lui scorrergli dalla spalla gi
per il braccio.
- Mica sei un ostaggio. Sei il mio zoo-zoo, la mia
ricompensa dopo cinque mesi di schiavit. Finalmente
una persona piacevole e che sa di buono. Spiacente
di puzzare come una fogna, ma m' toccato
strisciare in tutta quella melma, quel marciume.
Lei lo sent muoversi, dimenarsi per trovare una
posizione comoda.
- Certo che ne hai, di stronzate, qua dentro. Cos'
tutta questa roba? Manette, ceppi... E la bomboletta?
- Per l'alito, - rispose Karen. - Usala pure.
Spruzzatene un po' in bocca.
- Che diavolo di donna.  Mace, vero? E questo
cos'? Un manganello? Poveretti quelli che se lo beccano
in testa... Dove ce l'hai la pistola?
- In macchina, nella borsetta -. Karen sent la
mano di lui passarle dal braccio all'anca e fermarsi
l. Cos disse: - Non hai la minima possibilit di
farcela, lo sai? Le guardie sono gi schierate, e fermeranno
questa macchina.
- Sono tutte nel canneto a rincorrere cubani.
Con tono calmo, rilassato. Questo la sorprese.
- Ho calcolato tutto per passare inosservato, si
pu dire. Ero anche pronto a mettermi a fischiare
io, se proprio dovevo, a dare l'allarme giallo, a
confondergli le idee e farli correre da ogni parte,
mentre spuntavo da quella buca. Cristo, ma che
puzza.
- Ci credo, - disse Karen. - Mi hai rovinato un
abito da tremilacinquecento dollari. Regalo di mio
padre.
Sent la mano di lui che le correva sulla coscia,
i polpastrelli a sfregarle i collant, per come le si era
sollevata la gonna.
- E scommetto che ci fai un figurone. Vuoi spiegarmi
perch sei diventata un marshal, cristo santo?
Per l'esperienza che ne ho io sono tutti dei
tripponi, proprio come gli sbirri di citt.
- Mi piaceva l'idea di dare la caccia a gente come
te, - rispose Karen.
- Per dimostrare qualcosa? E cosa sei, una di
quelle che si danno da fare per i diritti delle donne,
pronte a schiacciare un po' di coglioni maschili? Erano mesi e mesi che non stavo cos vicino a
una donna come te, bella e sveglia... Insomma, mi
sono detto, questa  la ricompensa per averne fatto
a meno, delle donne, per aver condotto una vita
sana e casta, l dentro, e adesso mi ritrovo tra le mani
una scassaminchia? Dimmi che non  vero.
- E come fai a sapere se sono sveglia?
- Vedi? Gi mi rimetti al mio posto. Pari pari
come rompere le palle. Dovevo capirlo che eri una
femminista militante. Per forza. Una che va in giro
armata, che si porta dietro tutto quest'armamentario...
Comunque, ascolta, sar anche stato
senza donne, in questo periodo, ma non vuol dire
che ti debba saltare addosso. Mai fatta una cosa
del genere, in vita mia.
Lei rimase a bocca aperta. Cercava anche di fare
una bella impressione, il tipo. - Non avresti
neanche il tempo, - replic. - Se becchiamo un posto
di blocco ci mettono cinque secondi a scoprire
a chi appartiene la macchina.
La voce di lui, respirandole addosso: - Se si organizzano
in tempo, e ne dubito. Ma anche se ci
riescono, sta' sicura che sono i cubani che si mettono
a cercare, piccoletti coi capelli neri, mica un
grosso buzzurro al volante di una Chevrolet. Ho
messo questo viaggio nelle mani del mio signore
nonch salvatore Ges Cristo e del mio vecchio
compare Buddy. Buzzurro al cento per cento, lui.
Lo sai da cosa si capisce? Perch non si toglie mai
la camicia.
Ha pure voglia di chiacchierare, pens Karen,
e non rispose.
- Al sole, intendo, tipo durante l'ora d'aria. In
galera, al sole della California, poche miglia dall'oceano,
mai una volta che s' tolto la camicia. Ha
una di quelle abbronzature da contadino. Lo vedi
sotto la doccia, viso e braccia hanno preso un bel
colore, ma addosso  bianco come il latte. Per 
una brava persona, scriveva a sua sorella tutte le
settimane senza mancarne una. E le raccontava di
com'era il tempo, da noi. Lei gli rispondeva per
dirgli che tempo faceva da lei, che pi o meno era
uguale. Sua sorella era stata una di quelle suore che
non parlano mai. Dice Buddy che anche adesso
non  che parla tanto, solo che si  messa a bere.
Dentro il baule di una macchina in compagnia
di un evaso, un sacco di chiacchiere per ingannare
il tempo, la macchina che sobbalzava su strade
vicinali, il pavimento del baule duro come un sasso.
Alla fine presero velocit, iniziando a procedere
in linea retta. Karen era ragionevolmente sicura
che fossero entrati sulla 441, in direzione West
Palm e forse della Interstate. Non l'autostrada vera
e propria, quella non si raggiungeva dalla 441.
Sent la mano di lui batterle sulla coscia, a pochi
centimetri dalla sua che stringeva la Sig Sauer.
- Buddy, - disse. - E davvero il suo nome?
- Quello che gli ho dato io, si.
- Be', e il tuo qual ? Tanto sar su tutti i giornali,
domattina.
Lui: - Jack Foley. Forse mi hai gi sentito nominare.
- Come mai? Sei famoso?
- Quando ero dentro, in California, ricordi? mi
sono sentito dire: Perch non ci racconti un po'
delle altre banche che hai rapinato? Era l'FBI. E
mi hanno concesso l'immunit, proprio perch con
le mie informazioni volevano chiudere una serie di
casi ancora aperti. Cos mi sono messo a elencare
quelle che mi ricordavo. Alla fine hanno controllato,
ed  venuto fuori che avevo rapinato pi banche
di tutti quelli che riportava il loro computer.
- E quante sono?
- A dir la verit, non lo so.
- Pi o meno.
- Be', bisogna tornare indietro di trent'anni e
toglierne nove che ho passato tra prigioni di Stato
e federali, a cominciare da Angola. Lo sai
dov'? Louisiana. Ho iniziato a diciott'anni che
guidavo la macchina per conto di mio zio Cully,
avevo appena finito il liceo. Cully e un tizio che
lavorava con lui erano andati in una banca di
Sidell, hai presente? Appena oltre il confine del
Mississippi. Il compare di Cully scavalca il bancone
per raggiungere le casse e si spacca una gamba.
Ci hanno beccato tutti e tre. Io mi sono fatto ventidue
mesi, e ho imparato come muovermi per salvarmi
la vita. In galera, intendo. Cully se n' sparati
ventisette, e poco dopo che  uscito ha tirato
le cuoia al Charity Hospital, a forza di rimettersi
in pari con tutta la baldoria che non aveva pi fatto.
Secondo me, beninteso. La seconda volta mi
hanno messo dentro per sette anni, e questo a
Lompoc. Non sto parlando del Lompoc dove sono
finiti quegli scagnozzi di Nixon, tipo Haldeman o
quella gente! Quello era il Lompoc FPC, il carcere
federale, quello che chiamavano Club Fed. Niente
recinzioni n galeotti con punteruoli o lame di
rasoio ficcate nei manici degli spazzolini da denti.
Il peggio che ti poteva capitare, l dentro, era beccarti
una Tacchettata da tennis sulla capoccia.
- La so anch'io, la differenza, - disse Karen.
- Sei finito al Lompoc USP, il penitenziario federale.
Ci ho scortato un po' di gente.
- Ammanettata a qualche coglione?
- Abbiamo un aereo apposito. E non  uno spasso
neanche cos.
- C'era la nebbia che saliva dall'oceano, - disse
Foley, - e andava a piazzarsi proprio in cortile,
certe volte gi dopo mezzogiorno. Insomma, nove
anni, tra Angola e Lompoc. Poi mettici il tempo
passato nelle prigioni di contea in attesa delle
udienze, pi la fogna che ci siamo appena lasciati
alle spalle, e vedrai che fa pi di dieci anni di vita
nelle patrie galere. Io ne ho quarantasette e tutta
l'intenzione di non starci pi neanche un minuto.
- Proprio sicuro? - disse Karen.
- Se torno l dentro mi becco trent'anni tutti
interi, senza riduzioni di pena. Ti rendi conto, che
razza di situazione?
- Non vedo come, - rispose Karen. - Mica rapino
banche, io.
- Se proprio devo finire sparato come un cane,
meglio in mezzo a una strada che arrampicato su
una recinzione del cazzo.
- Certo che devi proprio vederti come una sorta
di desperado.
- Mah, - fece Foley, e tacque per un po'. - Non
ci avevo mai pensato -. Tacque di nuovo. - O forse
non me ne sono mai reso conto. Tipo certi personaggi
dei tempi andati, che so, Clyde Barrow...
Mai vista, una sua foto? Hai presente come portava
il cappello? Si capiva subito che aveva un atteggiamento
da a-me-non-me-ne-frega-un-beato-cazzo.
- Il cappello non me lo ricordo, - disse Karen,
- ma foto di lui da morto ne ho viste, scattate dai
Texas Rangers. Lo sapevi che era senza scarpe?
- Davvero?
- Centottantasette pallottole, gli hanno piantato
in corpo, a Clyde e a Bonnie Parker, e anche alla
loro macchina. Bonnie stava mangiando un
sandwich.
- Certo che ne sai, di cose interessanti.
-  successo nel maggio del 1934, dalle parti di
Gibsland, Louisiana.
-  nel nord dello Stato, quel posto, - disse
Foley, - parecchio lontano da New Orleans, dove
sono nato e cresciuto io. Ti basta uscire dalla
Big Easy che sembra di essere in Arkansas, da dove
viene Buddy. Una volta era andato a Detroit
a lavorare in una fabbrica di automobili, ma non
gli piaceva granch, allora s' trasferito in California.
L'ho visto, il film, me lo ricordo, quando
sono uscito da Angola e ho cominciato a farmi
un po' di banche da solo. Hai presente quando
li ammazzano? Warren Beatty e... com' che
si chiama?
- Faye Dunaway. Quanto m' piaciuta, in Quinto
potere.
- Gi, proprio brava. A me piaceva quello che
era incazzato nero e tutto questo non lo accettava
pi.
- Peter Finch, - disse Karen.
- Vero. Comunque, hai presente la scena dove
gli sparano, a Warren Beatty e Faye Dunaway?
Quando l'ho vista, allora, ho pensato che se proprio
doveva finire cos c'erano modi peggiori.
- Che morire dissanguati su una strada di campagna? -
disse Karen.
- Non che dopo sia stato meglio, - disse Foley,
- certo che no, ma a ritrovarsi in quella macchina
mentre ti fai un sandwich, neanche te ne accorgevi
di cosa ti stava succedendo.
- Come ti sei procurato quella divisa?
- L'ho fregata a un secondino.
- L'hai ammazzato?
- No, solo una botta in testa. Mai conosciuto
in vita mia, uno cos ignorante -. Tacque, riprese:
- Certo che farei meglio a stare zitto, dopo il
casino che ho combinato questa volta per farmi
sbattere dentro. Avevo appena rapinato una filiale
della Barnett a Lake Worth. Insomma, sto
su una stradina laterale e aspetto di girare a sinistra
sulla Dixie Highway... E una storia lunga.
L'unico motivo per cui mi trovavo in Florida
era perch stavo andando a trovare una persona -.
Tacque, riprese: - S, meglio che me ne
sto zitto.
- E hai rapinato quella banca con la tua macchina? -
disse Karen.
- Mica ero cos scemo. No, per mi sono ficcato
in un guaio, per via di quella macchina... Mai
fatta, prima, una cazzata del genere.
Karen sent sulla coscia, pigri, i polpastrelli di
lui, e la voce, bassa e ravvicinata, che diceva: - Certo
che con te si parla proprio bene. Chiss se... Insomma,
metti che ti conoscevo in un'altra situazione
e ci mettevamo a parlare. Chiss cosa poteva
succedere.
- Niente, - disse lei.
- Se non sapevi chi ero, intendo.
- Me l'avresti detto tu, vero?
- Vedi che con te si parla proprio bene? Niente
stronzate, dici quel che ti passa per la testa, insomma,
te ne stai rinchiusa qua dentro con un tizio
lurido e fetente come una fogna a cielo aperto,
e per giunta appena scappato di galera, e neanche
sembri spaventata. Dico bene?
- Lo sono s, invece.
- Per come ti comporti, non pare proprio.
- E che dovrei fare? Strillare come un'aquila?
Secondo te servirebbe a qualcosa?
Foley sbuff. Karen sent il suo fiato sul collo,
quasi un sospiro. - Eppure sono convinto che se
ci fossimo incontrati in altre circostanze, tipo in
un bar...
- Vorrai scherzare, - disse lei.
Dopo di che, nessuno apr bocca per qualche miglio.
Fu infine Foley a dire: - Un altro che mi piaceva,
con Faye Dunaway,  I tre giorni del Condor.
- Con Robert Redford, - disse Karen, - quand'era
ancora giovane. A me faceva impazzire, quel
film, c'erano certe battute... Tipo quando Faye
Dunaway gli dice E mattina, e la notte prima
l'hanno passata assieme anche se lei lo conosceva
appena, insomma c' lui che le chiede se lei pu
fargli un favore, hai presente? E lei gli fa: Ti ho
mai negato qualcosa?
- Gi... - disse Foley, e Karen rimase in attesa
del resto, ma adesso la macchina stava rallentando,
andava avanti per inerzia, poi sobbalz sul bordo
della strada e si ferm.
Karen si tenne pronta.
Foley: - Se tu non sai dove siamo, io lo so meno
di te.
Ancora nelle campagne, Karen ne era certa. Forse
a met strada da West Palm, o poco pi in l.
Ud l'altro tipo, Buddy, che da fuori diceva: - Ancora
vivi, l dentro?
Si apr il cofano del baule.
Karen si sent addosso le mani di Foley, poi non
pi, e infine la voce di lui che diceva, adesso all'esterno:
- Ma dove cazzo siamo?
E ud Buddy rispondere: - Quella lass  l'autostrada.
C' Glenn che ci aspetta con una macchina.
Glenn.
Karen si ripet quel nome per mandarlo a memoria.
Mentre Foley proseguiva: - E come ci arriviamo?
- Passando da quella macchia -. La voce di
Buddy. - Devi arrampicarti sul terrapieno.
E adesso Foley, questa volta pi vicino: - Esci
da l.
Karen si dette una spinta e rotol dal fianco destro
a quello sinistro, alzando la Sig Sauer con entrambe
le mani per puntarla addosso a quei due,
entrambi in piedi davanti al baule aperto, immersi
nel buio ma comunque vicini, proprio a un passo.
- Alzate le mani e voltatevi. Subito.
Si stavano gi muovendo, quando ud Foley dire:
- Merda, - e vide il cofano del baule piombarle
addosso proprio mentre col dito premeva il grilletto
della .38 e sparava a bruciapelo. Poi un secondo
colpo e anche un terzo passarono da parte
a parte il cofano che piombando gi con un tonfo
la chiudeva di nuovo nel baule assieme a quel rumore
assordante, di nuovo nel buio pi completo.
Erano schizzati in direzioni opposte e con tale
rapidit, quei due, che era certa di non averne beccato
neanche uno. Tese l'orecchio, ma non sent
pi un accidente, sicura che stessero gi prendendo
dalla macchina il suo fucile a pompa per sistemare
la faccenda una volta per tutte.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Con tutto quel casino Buddy si era scordato, disse
lui, che la tipa aveva un fucile in macchina. Addirittura
l'aveva vista toglierlo dal baule e gettarcelo
di nuovo dentro. Disse a Foley che gi che c'erano
potevano mollare tutto quanto l, la tipa e la
macchina. Un posto valeva l'altro.
Foley, invece, aveva gi deciso di portarsela dietro,
la donna. Doveva ancora finire di parlare con
lei. Voleva conversarci come due persone normali,
seduti in qualche bel posticino. Cominciare tutto
da capo, farsi vedere in condizioni decenti. Ma
non sarebbe stato in grado di spiegarle, neanche
ad averci tempo, perch fosse tanto desideroso di
continuare quel dialogo. Non l'aveva ancora ben
capito. Quindi si limit a dire: - Lei viene con noi.
Buddy gli dette un'occhiata strana, ombrosa.
- Cristo santo, - disse, - ma che ci stavate facendo,
l dentro? Capisco che hai bisogno di una sana
scopata, ma c' pur sempre Adele. O no?
- Prendi il fucile, - disse Foley, - e la borsetta.
Voglio sapere chi .
- Gi guardato io, - disse Buddy. - Si chiama
Karen Sisco, come il Cisco Kid ma scritto differente,
S-i-s-c-o.
- Karen Sisco, - disse Foley con un paio di cenni
d'assenso. - Chiss se l'hanno mai chiamata in
quel modo, Sisco Kid.
Dalla direzione di West Palm continuava a venir
loro incontro tutta una serie di fari, e furono
costretti a restare nell'angusto spazio tra la macchina
e la spalletta di cemento del sovrappasso.
Sfrecci ululante un'autopattuglia bianca e verde
dell'ufficio dello sceriffo, in un turbinio di lampeggianti,
seguita ben presto da un'altra e un'altra
ancora, una lunga teoria di auto bianche e verdi
nell'arco di un minuto che si lanciavano alla caccia
di un gruppetto di evasi e non avevano certo
tempo di controllare una vettura ferma a luci spente
sotto un cavalcavia.
Passata la cagnara, Foley si accost al baule della
Chevrolet, restando sempre sulla fiancata della
macchina, e moll un cazzotto sul cofano.
- Karen? Fa' la brava ragazza, adesso, capito?
Ti lascio uscire.
Poi zomp via all'udire un colpo di pistola esploso
dall'interno del baule, uno sparo attutito ma pur
sempre autentico, un proiettile che trapassava il
metallo.
- Ma ti stai sforacchiando la macchina! - grid,
alzando gli occhi per vedere Buddy che lo fissava
a sua volta, in mano il canne mozze e una borsetta
di pelle nera.
Si concesse un istante per darsi una calmata e
riprese: - Non  che ti lasciamo qui. Adesso sollevo
un po' il cofano, cos puoi gettare fuori la pistola.
Okay? Se ti rimetti a sparare, c' qui Buddy
col tuo fucile e mi ha appena detto che ha tutte le
intenzioni di rispondere al fuoco, anche se io non
voglio. Decidi tu -. Foley tese la mano e Buddy,
che ancora lo fissava con quello sguardo strano, gli
pass le chiavi.
Udirono un grido. - Ehi! - Non dal baule, ma
dall'alto, da un punto indefinito. Una voce chiara
e distinta.
- Sono io, Glenn.
Foley usc allo scoperto, tallonato da Buddy. Alzarono
gli occhi e videro una sagoma appoggiata
al parapetto del cavalcavia, testa e spalle che si stagliavano
contro il cielo della sera.
- Ehi, Jack, sono proprio contento di vederti.
A chi cazzo  che sparate?
Buddy alz la voce. - Arriviamo tra un istante.
- Non per lagnarmi, - disse Glenn, - ma lo sapete
da quant' che sto qui? Basta che passa la
Stradale e ce l'ho nel culo.
Foley guard Buddy. - Ci serve proprio, 'sto
tipo?
- Ci hanno gi visto tre bianche-e-verdi, - disse
Buddy. - Se solo uno sbirro comincia a pensare:
Com' che  l, quella macchina? gli ci vuole
un minuto per collegare tutto quanto all'evasione.
Poi fa inversione di marcia e... Insomma,
dobbiamo filarcela.
Foley, tornando a guardare il cavalcavia: - Ehi,
Studs, - con aria sorpresa. - Mi sa che ti abbiamo
preso per qualcun altro.
Glenn si tir su, togliendosi i capelli dalla faccia.
- Ragazzi, non sentivo questi discorsi dai tempi
di Lompoc.
Foley gi aspettava il resto.
Glenn: - Insomma, voi mi... - e scuoteva la testa.
- Mi sto giocando il culo, per darvi una mano,
e neanche so il perch.
- Altroch se lo sai, - disse Foley, sforzandosi
di apparire garbato. - Siamo i tuoi eroi.
Poi torn alla Chevrolet e moll un altro cazzotto
sul cofano del baule.
- Esci o no?
Inser la chiave nella serratura, tenendosi adesso
di fronte al baule, e si gir verso Buddy, che
lo raggiunse e fece scorrere la pompa del fucile.
Foley, la bocca a un palmo dalla carrozzeria: -
Sentito?
Gir la chiave e alz il cofano.
Karen, ancora rannicchiata, tese il braccio e la
mano che reggeva la Sig Sauer per la canna. - Hai
vinto, Jack, - disse.
Buddy moll a Foley l'ennesima occhiata strana.
Sporgendosi dal parapetto, Glenn riusciva a vedere
una parte del baule spalancato, con Foley che
ficcava una mano all'interno per aiutare qualcuno a
uscire. Una ragazza, cristo. In piedi accanto alla
macchina, adesso, che si lisciava la gonna e sistemava
i capelli. Cio, uno evade di galera e per prima
cosa raccatta una tipa? Ecco, ora stavano attraversando
la cunetta per infilarsi tra le erbacce e qualche
cespuglio; impossibile vederli di nuovo finch
non attaccavano il pendio. Oppure, chiss, magari
quella lavorava nel carcere e Foley l'aveva presa come
ostaggio, per pararsi il culo durante l'evasione.
A questo pensava, Glenn, nel tornare alla macchina
che aveva lasciato sul ciglio erboso della strada,
con le luci d'emergenza accese perch non si
sa mai: una berlina nera - un'Audi - che era riuscito
a spingere a duecentoventi all'ora appena imboccata
l'autostrada a Palm Beach Gardens.
Altrimenti, poteva avergliela portata Buddy, a
Foley, che da quanto gli bruciava l'uccello neanche
era riuscito ad aspettare e le era zompato addosso
gi dentro il baule. Mica sul sedile posteriore,
no, sotto gli occhi di Buddy. Era una possibilit.
Solo che quei due non perdevano mai la calma
e neanche facevano cazzate.
Glenn aveva imparato a conoscerli bene al penitenziario
di Lompoc, pesce piccolo com'era all'epoca:
appena ventiquattrenne e occupato a guardarsi
attorno in cerca di qualcuno dotato di un minimo
d'intelligenza, capace di leggere un libro o,
quantomeno, di non comportarsi da idiota assoluto.
Buddy gli aveva chiesto cos'era che stava facendo.
Metto su una rete, era stata la sua risposta,
cerco di capire chi  bene conoscere e da chi  meglio
tenersi alla larga. Intendevo quant' che hai
da scontare, aveva detto Buddy. Ah (di nuovo
Glenn), dai due ai cinque per furto aggravato d'auto,
e con l'aria che tirava adesso se li sarebbe sparati
tutti quanti. Questo, per, l'aveva spiegato solo in seguito. L per l si era limitato a dire che rubava
su commissione Porsche e Mercedes di fascia
alta, poi le consegnava di persona in tutto il territorio
degli Stati Uniti con tanto di documenti in
regola. Una volta individuata la macchina richiesta
dal cliente, la forzava con un piede di porco o
un grimaldello, usava una mazza battente per aggirare
l'accensione, un attrezzo per sbloccare la
colonna dello sterzo e, di solito, azoto liquido per
escludere l'impianto d'allarme.
Cos, per far colpo su quella gente.
Foley aveva risposto che tra lui e Buddy erano
riusciti a fregarne tre o quattrocento, di macchine,
in tempi migliori, ma senza venderne mai una
n tenerla per pi di un paio d'ore.
Per essere dei buzzurri avevano una certa aria
cool, quelli, belli alti e magri, Buddy coi capelli neri
e ricci e sempre tirati all'indietro - teneva un
pettine nel taschino - con tanto di effetto bagnato.
Quelli di Foley, castano chiaro, erano corti e
abbastanza folti da poterseli ravviare con le dita.
Foley fumava sigarette, Buddy masticava Skoal;
ne aveva sempre una presa alloggiata tra gengiva
e labbro inferiore. Non sembravano in gran forma
- erano pi propensi a guardare che a far fatica -
ma gli era rimasto un certo aspetto ruvido, neanche
avessero lavorato tutta la vita in qualche cantiere
o campo petrolifero, invece di rapinare banche.
Cordiali e disinvolti, ma sempre a guardarti
dritto negli occhi, cazzo, quando gli rivolgevi la
parola o erano loro ad aver qualcosa da dire.
Glenn era rimasto vicino a quei due tipi, in galera,
e nessun pervertito o frocio si era mai azzardato
a farsi sotto. - Stanne alla larga, se proprio
non sei sicuro che ti piaccia, - gli aveva consigliato
Foley, mentre Buddy: - Di norma, prima
gli dici di no, poi lo ammazzi -. Si guardavano
le spalle a vicenda, e non c'era mai stato problema
che non fossero riusciti a risolvere a forza di
occhiatacce, di sguardi gelidi che dicevano chiaro
e tondo a quei coglioni dal brutto carattere:
Se ci rompi il cazzo, amico,  a tuo rischio e pericolo.
Secondo Glenn, il motivo per cui se l'erano tenuto
attorno era perch veniva da L.A., West
Hollywood, la sapeva lunga su come andavano le
cose del mondo e aveva addirittura passato un paio
d'anni a Berkeley, senza peraltro mettere su un solo grammo di spocchia. Cos lui gli raccontava di
quando era impiegato nel giro degli autolavaggi di
alto livello e riusciva a farsi delle scopate da leggenda,
come quando gli capitava di andare a lustrare
macchine di lusso in certe case multimiliardarie
di Beverly Hills e aspettava sempre che la padrona
di casa facesse la prima mossa. Per esempio,
gli offriva una bibita ghiacciata o un tuffo in piscina.
E gli era capitato, ragazzi, pi spesso del previsto,
un paio di volte persino con delle dive del
cinema. Per questo avevano iniziato a chiamarlo
Studs.
Un giorno, durante l'ora d'aria, Glenn aveva
detto: - Adesso vi racconto una cosa che sa solo
un'altra persona, qua dentro. All'inizio ero all'FPC,
avete presente quel campo di lavoro che sta laggi?
Ecco, e poi mi hanno trasferito qui con un altro
tizio, per tentata evasione.
Cos, per vedere un po' cosa pensavano.
- E ce l'avete presente Maurice Miller in quel
programma di boxe, lo chiamano Snoopy? Peso
leggero. Era dentro all'FPC per frode, roba di carte
di credito, mi sa. Insomma, una sera ce la siamo
filata via di corsa, tipo che Snoopy fa il suo allenamento
su strada e io faccio l'allenatore. E siamo
quasi riusciti ad arrivare a Vanderberg, la base
aerea, dove ci ha beccato la polizia militare. Presi
per reclute sgattaiolate via senza permesso.
- Ma sei scemo? - gli aveva detto Buddy. - Potevi
farti due anni belli tranquilli, o anche meno,
in quella specie di country club, tra tv via cavo,
mensa con tanto di banco degli stuzzichini, e poi
fuori. Adesso ti tocca sorbirteli tutti e cinque.
Glenn: - In tutta un'altra situazione di merda.
Gi sapevo che se non ce la facevamo a scappare,
me e Snoopy ci spedivano qui o in un altro
carcere di massima sicurezza. Puoi finire in certi
posti dove c' da cagarsi addosso, tipo Marion
o Lewisburg... Forse ero un po' troppo su di giri,
sovreccitato, ma all'epoca di farmi beccare non me
ne fregava un accidente. Sai cosa mi  successo?
Che all'FPC ero finito assieme a un tipo che si stava
facendo tre anni per non so che razza di associazione
a delinquere, roba da colletti bianchi. Tre
anni, s'era preso, e una multa - sentite un po' questa
- di cinquanta milioni di dollari. Insomma, il
tipo non aveva fatto tante storie, aveva preso una
penna e riempito un assegno. Dico sul serio, cinquanta
milioni, con tanto di firma.
Foley: - Uno di quei truffatori di Wall Street,
- e ci aveva azzeccato. - S, devo averlo letto da
qualche parte. Finito dentro per insider trading. Allungava
bustarelle a certi agenti di borsa per avere
informazioni riservate sugli scambi di titoli poco
prima che succedesse qualcosa. Tipo quando
scattano quelle OPA, hai presente come le chiamano?
- Questa era per Buddy, che non sapeva un
beato cazzo. - Quando una compagnia ne compra
un'altra e i titoli di quella comprata schizzano in
su. Cos, se queste faccende te le raccontano in via
riservata, capisci che sta per succedere qualcosa e
compri un attimo prima che le azioni vadano alle
stelle e le rivendi quando sono al massimo.
Cazzo, e neanche c'era andato, al college, Foley.
Glenn: - E cos aveva fatto lui, a tirare su una
fortuna.
Foley: - L'avevano preso tutti per un genio, e
poi  saltato fuori che invece era un delinquente
vecchio stile, un banalissimo ladro.
Glenn: - Comunque sia, eccoti questo multimiliardario
che tirava su undici centesimi l'ora a lavare
i pavimenti e a sistemare i campi da tennis...
Uno che a sentir lui era abituato a stare al telefono
diciotto ore al giorno, che in ufficio aveva pi
di cento numeri interni, e invece l dentro gli toccava
mettersi in fila per farne una, di telefonata.
Ma quel che volevo dire  che il tipo aveva la lingua
lunga.
Foley: - Gi, col procuratore distrettuale. Ha
sputtanato tutti quei doppiogiochisti che teneva a
libro paga e ha messo nei guai pure loro. Solo che
non mi ricordo com' che si chiamava.
Glenn silenzioso, in attesa del resto.
Foley: - Ripley. Richard Ripley. Soprannominato
Dick lo Squartatore, per come aveva ridotto
il mercato azionario. Grande e grosso, un bel tipo,
ma mi sa che portava il parrucchino.
Glenn: - Non all'FPC. Comunque s, era vanitoso.
A parte la Borsa, il pi delle volte parlava di
se stesso, e io lo stavo a sentire. Cazzo, uno che
pu permettersi di riempire un assegno da cinquanta
milioni pu dire quel che vuole e io sono
tutt'orecchie. Sai, dormivo proprio sopra di lui, in
cella. Facevo la personcina educata, gli leccavo un
po' il culo - fino a un certo punto, eh - gli tenevo
il posto in coda per il telefono, quando ci mandavano
fuori a fare giardinaggio ero io a chinarmi sulle
aiuole e a lui gli lasciavo il rastrello... E lui continuava
a blaterare di che razza di pezzo grosso che
era, e io sentivo tutto quanto. Cos ho saputo che
aveva un fracco di soldi all'estero, in questa e quella
banca, pi cinque milioni in contanti, pi diamanti
e monete d'oro, una carrettata di monete
che valevano minimo quattro dollari l'una. E me
l'ha detto sul serio, quello, che aveva cinque milioni
in contanti. Aperte virgolette: in un posto
che posso metterci le mani se e quando mi va, chiuse
virgolette. Niente di che.
Foley: - Li tiene in casa?
Buddy: - Gi, e dov' che abita, il tizio?
Glenn esit, e Foley: - Mi sa che deve uscire tra
non molto.
-  gi fuori. L'ho letto sul giornale.
- Voglio dire, quando tu e Snoopy ve la siete filata
dall'FPC. Eri ansioso, dicevi. Cos', volevi intrufolarti
in casa di Ripley prima che uscisse lui di
galera? Non potevi pi aspettare, eh?
Glenn: - Diciamo che un motivo solido ce l'avevo.
Con cinque milioni l fermi ad aspettare. E
mi bastava filarmela zitto zitto. Niente recinzione,
niente torrette. L'unica cosa che ti dice di non
scappare  un cartello con su scritto Off Limits.
Cristo, ero cos su di giri, che l'unico modo per tenermi
l dentro sarebbe stato incatenarmi a un cazzo
di muro.
Foley: - E intanto non ce l'avete fatta. Tu e
Snoopy. Lo sai come lo chiamavano, Maurice
Miller, da professionista? Mad Dog. Cane pazzo.
Adesso basta fargli una carezza che si mette a
cuccia.
Glenn: - Mica me lo stavo portando dietro per
farmi da guardaspalle. Il fatto  che Maurice abita
a Detroit, lo stesso posto dove vive Ripley. No,
come gorilla lo Snoop non serve a un bel niente, 
solo che conosce la Motor City.
Foley: - La conosce anche Buddy, se non ti serve
altro che una guida.
Nessuno dei tre aveva mostrato poi un grande
interesse, quella volta nel cortile del penitenziario
di Lompoc, cinque anni prima.
Dopo il rilascio, Glenn si era trasferito in Florida,
seconda solo alla California per numero di
auto rubate ma con una notevole differenza: i ladri
di macchine finivano di rado in galera, passando
spesso tra le maglie del sistema. Cos, se mai
avesse voluto rientrare nel giro...
Aveva tentato di restare in contatto coi due rapinatori
di banche, ancora a Lompoc, scrivendo
un paio di volte ma senza ricevere risposta, neanche
una parola. Cos la telefonata di Buddy, qualche
settimana addietro, era giunta come una clamorosa
sorpresa.
Buddy gli aveva detto che era stata una buona
idea conservare quelle lettere e guarda un po'
com' piccolo il mondo: lui era appena arrivato in
Florida e da cinque mesi Foley era dietro le sbarre
a Glades. - Per non gli piace mica, - cos
l'aveva messa Buddy, - e sta cercando il modo di svignarsela.
Se non hai niente da fare, ti andrebbe di
guidare una delle macchine? Roba di poche ore,
niente di pi.
Se non aveva niente da fare.
Era appena stato a Detroit per una faccenduola,
aveva risposto Glenn, ma al momento niente
impegni. - Si, mi sa che posso -. Meglio essere cool
come quei tipi.
Buddy: - De-troit, eh? Ci ho passato tre anni,
lass, alla catena di montaggio della Chrysler sulla
Jefferson, ma a un certo punto ho dato fuori di
testa e m' toccato smettere. Ma non  che ti sei
ficcato in qualche casino con le tue consegne speciali?
Glenn: - Non lavoro pi in quel giro. No, sono
andato a cercare un amico. Ricordi quando si parlava
di quel Dick lo Squartatore, l'imbroglione di
Wall Street?
Buddy: - Lui e il suo assegno da cinquanta milioni.
Me lo ricordo s.
- Insomma, vado su e mi metto a cercare Snoopy.
Maurice Miller, il peso leggero, su a Lompoc, hai
presente?
- Non ha ancora il cervello in pappa?
- Adesso fa il manager di certi pugili locali. Gli
ho mollato un centone dicendogli di scoprire un
po' dove abita Ripley, eccetera. Sai, mica gliel'ho
mai raccontata tutta, a Snoop, la storia, neanche
a Lompoc, cos almeno non si metteva in testa di
provarci da solo. La prossima volta che torno su,
lo Snoop mi fa vedere la casa di Ripley e magari
anche il suo ufficio.
Buddy: - E come fa una mezza sega di nero, rintronato
dai cazzotti com', a scoprire tutte queste
cose?
Glenn, sorpreso dalla domanda: - Guarda che
 in un bel giro di truffe, lui. Carte di credito, assegni
falsi rifilati alle banche. Lo Snoop  uno che
si sa muovere.
Buddy: - Interessante, certo, ma quel che volevo
sapere  se tu sei pulito. Stai dentro altri giri?
Glenn, esitante: - Dentro qualcosa? No, non
proprio.
- E quindi?
Glenn, ancora esitante.
Buddy: - Prenditela comoda.
- Okay. Insomma,  successo che la DEA ha fatto
irruzione in una casa di Lake Worth. Non c'era
nessuno. Si guardano in giro, trovano dieci chili
di crack nel garage, anzi a dirla tutta dentro una
Mercedes che guarda caso ha le mie impronte sul
volante e un po' anche sulla maniglia della portiera.
Mi pizzicano, io gli dico che non c' proprio
verso, cazzo, che ci siano le mie impronte su quella
macchina e che voglio un avvocato. Ma dopo un
po' mi rendo conto che quelle impronte potrebbero
pure essere proprio le mie, e lo sai come ci sono
finite? A forza di parcheggiare le macchine.
Due volte la settimana lavoravo come addetto al
parcheggio di un locale, il Charlie's Crab, e quella
Mercedes l'avr sistemata giusto qualche giorno
prima, nel fine settimana. Cos lo dico a quelli della
DEA e loro mi mollano le solite facce scoglionate.
Mi tengono dentro dieci giorni, mi tocca andare
due volte davanti a una corte federale. La prima
udienza  per fissare la cauzione, una barzelletta,
come se potessi mollargli un centomila come
niente fosse. La seconda pare una specie di udienza
di convalida. Va be', comunque a questo punto
l'avvocato d'ufficio ha gi controllato e ha scoperto
che la sera prima dell'irruzione la Mercedes
era nel parcheggio del Charlie's Crab. Al locale hanno
ancora il tagliando con tanto di numero di targa.
Cos il giudice, un tesoro di donna e pure intelligente,
ha rigettato l'accusa e fatto un culo cos
al sostituto procuratore per eccesso di zelo.
Buddy: - Altri carichi pendenti?
- Niente. Che ne dici, se vado a trovare Foley?
- Io eviterei di far finire il tuo nome sui registri
del carcere, anche come visitatore. Stattene buono,
mi faccio vivo io.
Glenn: - Se ci parli, vedi un po' se se lo ricorda,
Dick lo Squartatore. Ancora non mi dispiacerebbe
farlo con voi due, il lavoretto. Che ne dici,
v'interessa?
L per l Buddy non aveva fatto commenti.
Dopo quella telefonata, Glenn l'aveva visto altre
tre volte. In un bar di West Palm, dalle parti
di casa sua. In un hotel di Miami Beach, una topaia,
dove abitava la ex moglie di Foley. Adele.
Sulla quarantina, ma non male. Glenn si era fermato
a farle visita in un'altra occasione, niente a
che vedere con la grande fuga, ma solo per capire
se c'era modo di portarsela a letto senza troppe
manfrine o addirittura doverle offrire la cena. La
terza volta era stata quando Buddy l'aveva accompagnato
al penitenziario di Glades per fargli vedere
la strada che avrebbe preso non appena Foley
gli fosse zompato in macchina, nonch il punto in
cui Glenn avrebbe aspettato con la seconda auto.
Vale a dire l dov'era adesso.
Venti minuti con l'Audi parcheggiata sulla banchina
dell'autostrada in direzione sud, le quattro
frecce accese, un biglietto ficcato nel finestrino del
conducente con la scritta sono a far benzina,
Glenn si era piazzato a una buona quindicina di
metri dalla macchina, in attesa tra pini nani e palme
altrettanto nane. Se i fari di qualche auto in arrivo
si rivelavano quelli di una pattuglia della stradale,
poteva cos filarsela all'istante tra gli alberi
e gi per il pendio, che era pi o meno lo stesso da
cui avrebbero dovuto spuntare proprio in quel momento,
con la ragazza usata da Foley come ostaggio.
Comunque, a che diamine gli serviva quella
tipa, adesso? Meglio se la lasciava chiusa dentro il baule.
Gli ci volle qualche altro minuto, prima di sentirli arrivare.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Risalivano il pendio al buio, e Karen disse a
Foley che sarebbe stato molto pi semplice se avesse
smesso di starle aggrappata. Lui le moll il braccio
e si tenne indietro di qualche passo, dicendo che
stava solo cercando di aiutarla a non cadere tra le erbacce.
- E rovinarmi il vestito buono? - fece lei. Era
tutto sporco della fanghiglia di Foley, sul dietro e
sulle maniche, la gonna che s'impigliava nella sterpaglia.
Non voleva che si facesse male, disse lui. Gi
sarebbe tanto poterla raccontare, questa storia, pens
Karen. Aver fatto conversazione dentro il baule
di una macchina, pieno di manette e armamentario
tattico, con un rapinatore di banche appena evaso
che si chiedeva se a incontrarsi in un bar sarebbe stato
diverso. Tipo un primo appuntamento, tanto per
iniziare a conoscersi. Suo padre ne sarebbe stato entusiasta.
- E poi cos' successo?
Bella domanda.
Cos Foley le rimase dietro guardandone la figura
sottile, le gambe che aveva ad altezza occhi,
con quella gonna corta che continuava a salire, che
le fasciava il sedere mentre lei s'inerpicava. Pi
avanti, pi in alto, c'era Buddy. - Mandali in
lavanderia, i vestiti, - disse Foley, - e fammi avere
il conto Tanto per dirle qualcosa, per sdrammatizzare,
ma il fatto era che con lei si sentiva teso,
nervoso.
- A Glades, te lo faccio avere, - disse lei.
Ancora non sembrava spaventata.
Raggiunsero la sommit del pendio, avanzarono
tra gli sterpi e a un certo punto Foley vide la
macchina, i lampeggianti accesi. Di Glenn, invece,
si accorse solo quando lo sent parlare.
- Cristo, ma siete strisciati dentro una fogna?
In piedi sul limitare degli alberi, con Buddy
che adesso gli diceva: - E quella  una macchina
bianca?
- Che differenza fa? C' soltanto questa, qui.
Glenn indossava gli occhiali da sole e un impermeabile
floscio e lungo, dall'aria decrepita, aperto
su una T-shirt e un paio di jeans tagliati alle ginocchia.
- Togliti gli occhiali, - disse Foley con garbo,
Karen Sisco a forse un metro di distanza.
- Ci vedo meglio, con questi, - rispose Glenn.
- Fossi in te me li toglierei, - disse Foley, -
prima di farmeli calpestare Aveva capito che
Karen si era girata verso di lui, ma non stacc lo
sguardo da Glenn che fece spallucce, si tolse gli
occhiali e se li ficc nei jeans.
- Aspetta in macchina, - disse Foley.
Glenn non si mosse. - Sei tornato alla civilt,
amico, - fece. - Rilassati.
- Per cortesia, va' ad aspettare in macchina, -
ripet Foley. - Cos va meglio? Porta con te la ragazza
e mettila dietro.
Glenn: - Nel baule?
- Falla sedere dietro.
- E a che ti serve?
Foley lo guard fisso, senza rispondere.
Glenn: - A trovarsi fuori di galera possono saltare
i nervi, eh? Lo so, ci sono gi passato. Ma adesso
mi sto giocando il culo per te, amico. Aspetta in
macchina? Non mi servono 'ste stronzate. Sono
qui, certo, ma mica  un obbligo, cazzo.
Buddy: - Datti una calmata, Studs. Ti sei calmato?
Andiamo, vedi di darci un taglio.
- Studs, - gli fece eco Glenn. - Adesso siamo
tornati vecchi amici, eh? Come gi in cortile a
Lompoc. Chiss perch mi sembra passata un'eternit -.
Poi fece segno a Karen: - Forza, devo
ubbidire agli ordini.
Lei pass davanti a Foley senza neanche guardarlo.
- Un attimo, - disse lui a Glenn. - Dammi
un po' l'impermeabile. Qualcuno si  scordato di
portarmi degli abiti puliti, - e guard Buddy con
aria impassibile.
Buddy non colse. - Si che li ho portati, - ribatt.
- Sono a Glades, sulla Cadillac. L'hai voluta
prendere tu, la macchina di questa tipa...
E Karen: - Date pure la colpa a me, se volete.
Non m'importa.
Quel che voleva Foley era dire a tutti quanti che
stava scherzando, cristo, che non dava la colpa a
nessuno, che lo faceva solo per sdrammatizzare,
per togliersi quella strana sensazione che aveva addosso.
Ma, visto che non ci riusciva, tenne la bocca
chiusa e guard Karen che si accostava a Glenn
gi con l'impermeabile in mano.
Glenn diceva: - Il signore  servito, - lo piegava
una sola volta e poi lo arrotolava, quindi lo gettava
a terra tra le erbacce, ai piedi di Foley. Poi
Glenn si toglieva gli occhiali dai jeans, li inforcava
di nuovo, prendeva Karen per un braccio e la
portava verso la macchina.
Foley li guardava.
Al suo fianco, Buddy: - Ma che ti  preso?
Foley non rispose e continu a guardare Glenn
e Karen ormai vicini alla macchina, Glenn le diceva
qualcosa e Karen gli stava di fronte e lo ascoltava,
alta quanto lui, Glenn si voltava verso Foley
prima di aprire la portiera. Poi Karen guardava a
sua volta, abbassava la testa e s'infilava sul sedile
posteriore.
Karen tenne d'occhio Glenn che girava davanti
alla macchina per spostarsi sull'altro lato, apriva
la portiera del guidatore e scivolava dietro il volante.
La luce interna accesa le consent di dargli
una buona occhiata prima che lui richiudesse la
portiera. Glenn adesso era voltato per met e stendeva
il braccio sulla sommit dei sedili. Si ingobbiva
appena, per guardare dal finestrino, passandosi
la mano tra i capelli.
- Come dicevo, anch'io una volta me la sono filata
da un carcere, in California, quindi so bene
come ti riduce i nervi, una cosa del genere, diventare
un ricercato, intendo. Ma se Foley pensa di
potermi parlare in quel modo... Cazzo, sono stato
qui pi di mezz'ora a guardare i fari delle macchine
che venivano da questa parte, e me la facevo
addosso dalla paura che magari prima o poi se ne
fermava una della Stradale. Ti sembra uno spasso?
Mi sono fatto anche una canna mentre cercavo
di vederci qualcosa, in quei cespugli di merda.
E un'altra mica mi farebbe schifo, ora. A te? -
Gir la testa quanto bastava per guardare Karen,
senza smettere di passarsi le dita tra i capelli. - Di
sicuro te la fai addosso, in una situazione del genere.
Hai sentito quando gli ho chiesto cosa se ne
fa, di te? Neanche mi ha risposto. E lo sai perch?
Perch non lo sa neanche lui. Dietro le sbarre,  il
massimo del cool, Foley, ma quando lo tiri fuori
di l, un tipo del genere, adesso che  un evaso, ha
i nervi troppo a fior di pelle per ragionare con calma.
Insomma, ti lascia andare via oppure ti spara?
Una bella sfiga, certo, ma secondo me ti sei trovata
nel posto sbagliato al momento sbagliato. Cos',
eri appena uscita dal lavoro? - E torn a guardare
dal finestrino.
Karen si sporse in avanti a dare un'occhiata.
Li vide stagliarsi contro la massa scura del fogliame,
l'uno che reggeva la sua doppietta, l'altro -
Foley - che pareva impegnatissimo a sbottonarsi
la camicia, a capo chino. E sembravano far conversazione.
- Voglio dire che in galera puoi anche essere un
pezzo grosso, - riprese Glenn, senza staccare gli
occhi da quei due, - ma quando sei fuori devi avere
le idee chiare, altrimenti ce l'hai nel culo. Io,
appena uscito, me la sono filata al nord e ho messo
su un piano niente male. Roba grossa, di quella
che ti basta un colpo per sistemarti per sempre.
Potrei anche farlo adesso, il colpo, solo che lass
si schianta dal freddo, a gennaio -. Tacque per
qualche istante. - Lo sai che sta facendo? Si toglie
quel lerciume di uniforme. Poi si infila il mio impermeabile
e me lo rovina. L'ho comprato a un
mercato delle pulci a West Broward, dieci dollari.
Vecchio  vecchio, ma  sempre un modello originale,
cazzo. Adesso mi tocca mandarlo a lavare.
Certo, a Detroit m' servito a poco, mi sono congelato
le chiappe, da quelle parti, ed era novembre.
In California, invece, tutto il tempo che sono
stato l neanche ce l'avevo, un impermeabile. Vieni,
vieni in Florida, che c' sempre il sole... La volta
dell'uragano Andrew non ero ancora arrivato,
no, ma non si parlava d'altro che di lui, e poi alla
fine dell'estate scorsa si  messo a piovere che non
ti dico, iniziava la stagione degli uragani, cos mi
sono comprato un impermeabile. Quel mercato
delle pulci, puoi andarci quando vuoi ed  sempre
pieno di haitiani a caccia di stronzate, radio che
non funzionano, vestiti, anche cibo in scatola. Mica
scherzo, sai.
- Glenn? - disse Karen.
Lui volt il capo, cos da farle vedere gli occhiali da sole, roba di marca, piccole lenti ovali con
montatura dorata.
- Non ti ricordi di me, vero?
Lo guard esitare, incerto.
Glenn: - Non pu essere successo a Glades, se
 questo che pensi. Mai stato, laggi.
Karen scosse la testa.
Lui alz una mano per scostarsi i capelli dal viso.
- Ma sei sicura che ci siamo gi incontrati, eh?
- Un paio di volte.
- Sul serio? E dove?
- L'autunno scorso, - disse lei. - Ti ho portato
dalla prigione di contea, quella di Palm Beach,
al tribunale federale. Due volte. Ti chiami Glenn
Michaels. Se ho messo ceppi e manette a qualcuno,
non me lo scordo pi.
Glenn non si mosse n apr bocca, adesso fissandola
neanche fosse diventato di pietra.
Karen: - Pensiamoci su un minuto, Glenn, vediamo
di risolvere questa faccenda. C' per caso
un'arma, qui in macchina?
Foley era a testa bassa, mento sul petto e dita su
un bottone incrostato di fanghiglia. Buddy lo guardava:
- Tirare non ti serve a niente. Se proprio
vuoi, ecco -. Pos il fucile sull'erba, si rialz per
abbrancare il camiciotto da guardia carceraria e lo
strapp facendo saltare i bottoni. Poi si asciug le
mani sui calzoni kaki, mentre Foley gettava il camiciotto
tra i cespugli e s'infilava l'impermeabile.
Foley: - Non capir mai perch hai portato
Glenn.
- Visto tutti gli amici che ho da queste parti, -
rispose Buddy. -  venuto a dare una mano e l'hai
trattato di merda.
-  perch vuole qualcosa. Altrimenti mica veniva.
Se lo beccano con una delle sue macchine,
si mette d'accordo con gli sbirri e ci vende senza
problemi.
- Ha la lingua troppo lunga, ecco tutto.
- E io cosa ho detto?
- Forza, togliti quel berretto.
- Non so perch, ma ogni volta che apre bocca
mi viene voglia di mollargli un cazzotto.
- Non  lui il problema, Jack.
- Senti, mica potevo lasciarla dentro il baule.
Altro non intendo dire.
- E neanche  il caso di lasciarla qui.
-  dentro la macchina, adesso, giusto? Vuoi
andare, o dobbiamo restarcene qui a discuterne?
Buddy: - Posso scegliere? Okay, smetti di far
finta di niente e dimmi perch hai voluto portarla
con te -. Rest in attesa di una risposta.
- Me lo dici o no?
Foley: - Difficile da spiegare.
Lei gli tocc il braccio, andandogli vicina come
se avesse in mente chiss cosa, e Glenn si volt
dall'altra parte, guardando dritto avanti a s, cristo,
per non averla davanti agli occhi, per cercare
di riflettere. Moriva dalla voglia di sapere cosa stavano
facendo Foley e Buddy, se erano in arrivo,
ma proprio non gli andava di guardare per scoprirlo.Si era ripromesso di dire, appena fossero saliti
in macchina, che per spingere l'Audi a duecentoventi
non ci aveva messo neanche ottocento metri.
Metallo tedesco, quello, ragazzi; altro che, se
filava... Karen lo chiam per nome.
- Glenn, smettila di pensare, okay? - Quella
donna aveva gi capito quel che lui aveva in testa.
- Stammi a sentire. Sei messo male, ma forse riesco
a darti una mano.
- Ehi, un attimo, - disse lui, senza per sapere
come proseguire. Karen gli chiese di nuovo se c'era
un'arma, in macchina. Anzi, questa volta: - Ce
l'abbiamo un'arma, in macchina? - Noi. Come
se la stessero gestendo assieme, la faccenda. Adesso
s che ricordava di averla gi sentita, la sua voce,
a bordo del furgone GMC. Ed era una voce gradevole,
che non saliva mai di tono, neanche quando
la donna ribatteva colpo su colpo a qualche deficiente
che le stava rompendo i coglioni. Si
ricordava anche che con quella tipa, pi o meno
sua coetanea, si poteva cazzeggiare di un sacco di
cose. Karen ripet il suo nome.
- Glenn, - disse, - Foley non ha la minima possibilit
di farcela. L'hai detto anche tu che  troppo
stressato per ragionare con calma. E se lo beccano...
Glenn, finisci dentro anche tu -. Gli sfior
la spalla, e lui ebbe un sobbalzo. Karen: - Avessi
dei capelli come i tuoi, che stanno a posto da soli,
non dovrei certo raccoglierli -. E dopo: - Posso
capirlo, se tu e Foley siete cos tanto amici...
- Nient'affatto. Lo sto aiutando, certo...
Lei lo ferm. - Un attimo. L'hai gi aiutato,
Glenn? A rigor di logica, in questo preciso istante,
non credo che ti possano accusare di favoreggiamento.
Quindi puoi ancora scegliere -. E seguit:
- Puoi dargli una mano e rischiare di tornare
in galera, tra ceppi e manette, sperando solo che
ti tocchi un giudice ragionevole e non qualche testa
di cazzo. Oppure, se vuoi giocartela in un altro
modo...
Lasci la frase a mezz'aria. Glenn: - Come?
- Tutto il tempo che siamo stati nel baule, - disse
Foley, - non abbiamo fatto che parlare. Ce la
intendevamo, per cos dire.
- Cristo santo, - disse Buddy voltando la testa,
come a non voler neanche sentire.
- Ascoltami bene, okay? Lo sai cosa continuavo
a chiedermi? Se ci fossimo incontrati, che so, in circostanze
normali, tipo in un locale di classe... - Si
ferm, a corto di parole, con Buddy che era tornato
a guardarlo.
- Cos', vuoi portarla a casa mia, - disse Buddy,
- e darti una ripulita? Cos puoi uscire dal bagno,
fresco di dopobarba, e lei ti fa Ma guarda, ti avevo
giudicato proprio male.
- Voglio parlarle di nuovo, ecco tutto.
Buddy continuava a fissarlo.
- Troppo tardi, Jack. Ormai sei quel che sei, pulito
o sporco. Pi che guardarle, le ragazze carine,
e pensare Ah, fossimo stati diversi non possiamo
fare, io e te.
Foley fece per dire... Be', qualcosa, anche se non
sapeva bene cosa; ripetere le stesse parole, pur di
non mollare la presa? Poi ud Glenn che metteva
in moto e guard da quella parte proprio mentre
si accendevano i fari.
- Vuole togliersi di qui, - disse Buddy, - e non
posso certo dargli torto.
Si avviarono verso la macchina.
Poi si fermarono e la videro partire con grande
stridio di gomme. Restarono a fissarne le luci posteriori
finch non sparirono in fondo all'autostrada.
Nessuno dei due apr bocca.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Al Good Samaritan dissero a Karen che le era
andata bene, soltanto una lieve commozione cerebrale,
ma che l'avrebbero tenuta in osservazione
fino all'indomani, per ulteriori accertamenti.
Suo padre arriv con giornali e riviste, pronto ad
accamparsi sul posto per tenere d'occhio la sua bambina.
Milt Dancey, il suo supervisore, arriv da Miami
e le rimase accanto al letto per due ore. Arrivarono
fiori. Arriv Ray Nicolet, le dette un bacio sulla
guancia e le sfior i capelli ma pot trattenersi solo
un paio di minuti: come membro della task force Crimini
Violenti doveva mettersi sulle tracce degli evasi.
Arrivarono altri fiori. E quando arriv Daniel
Burdon, agente speciale dell'FBI, chiese al padre di
Karen di aspettare un attimo fuori, per cortesia, che
dovevano sbrigare qualche faccenda di lavoro. Teneva
in mano una copia della dichiarazione che Karen
aveva rilasciato in mattinata a uno stenografo
del tribunale. Adesso era met pomeriggio, fuori c'era
il sole e la camera privata era ragionevolmente piacevole,
con le composizioni floreali radunate sul davanzale della finestra.
- Cosa c' nella flebo? - le chiese Burdon.
- Glucosio e basta, credo.
- Sei gi dolce abbastanza, Karen. Dimmi come
ti sei fatta quel bozzo in testa.
- Non  il mio rapporto, quello?
- Tu leggilo, - disse Milt. - Per questo ne hai una copia.
- L'ho gi letto. Voglio solo sentirmelo raccontare
da Karen, com' andata, se non le crea problemi,
- disse Burdon. - Non me ne frega un beato
cazzo se a te va bene o no, Milt. Neanche ci dovresti
essere, in questa stanza. L'indagine  mia.
Lo sguardo di Karen si spost dall'agente speciale,
nero e con l'aria da avvocato, al non pi giovane
marshal in sovrappeso che era sbirro dalla testa
ai piedi. - Non mettergli le mani addosso, Milt, -
disse lei. - Daniel gioca solo a fare la persona importante.
Per me non ci sono problemi.
Burdon le sorrise. - Mi piace un sacco come parli,Karen, sembri uno dei ragazzi. Dimmi com'
andata, allora. Hai cercato di afferrare il volante,
no? E dov' che eravate?
- Quasi all'uscita di Okeechobee. Volevo trovare
un telefono e m' venuto in mente il gabbiotto
del casellante. Siamo usciti fuori strada, e filando
gi per la discesa mi sa che ho preso in pieno
uno dei pilastri della rampa.
- Forse non avevi la cintura, allora.
Milt: - Per l'amor del cielo...
- No, ma ci ho pensato, sai, - rispose Karen,
- quando mi sono piazzata sul sedile anteriore -.
Aveva scavalcato lo schienale, con quella gonna
stretta, dicendo a Glenn di non guardare. Testuali parole, Non guardare. E al ricordo sorrise
per un istante. Burdon la guardava di brutto. -
Glenn stava filando a centonovanta, - disse, - e
sorpassava tutti quanti... Non quando siamo usciti
di strada, intendo. Appena ho visto l'uscita e
afferrato il volante, lui ha frenato di colpo. Una
volta fuori strada, eravamo sugli ottanta.
- Ma dov' che andava, sparato in quel modo? -
domand Burdon.
- Non lo sapeva neanche lui. Stava solo scappando
il pi in fretta possibile. Ho cercato di farlo ragionare. Guarda, gli ho detto, se ti consegni
a me andr tutto bene. A norma di legge, non
hai commesso alcun reato.
- Ma vuoi scherzare? - disse Burdon. - Favoreggiamento
nei confronti di un evaso, oltre che
guida di un veicolo rubato.
- Gli ho detto di non preoccuparsi della macchina,
visto che devono beccarti almeno tre volte,
per furto d'auto, prima di spedirti in galera, e anche
cos non  sicuro. Quarantamila, ne hanno rubate
l'anno scorso, nella Dade County; tremila
persone arrestate, e met di queste neanche  arrivata
davanti a un giudice.
- A spiattellargli tutte queste statistiche, - disse
Burdon, - ci fai la figura della sua complice.
- Volevo spingerlo a costituirsi.
- E dopo quel capitombolo, l'hai pi visto?
- Quando ho ricominciato a capirci qualcosa, i paramedici
mi stavano tirando fuori dalla macchina.
- E a quanto pare  svanito nel nulla, - disse
Burdon. - Nessuno ne sa un accidente.
Milt s'intromise di nuovo. - Basta cos. Lasciala
in pace, adesso.
Burdon alz una mano in direzione del marshal
senza neanche guardarlo. - Ci sono ancora un paio
di punti che mi ronzano in testa, su quei due tizi
che ti hanno rapita. Uno si chiamava Buddy, dico
bene? E questo Jack Foley. Ho dato un'occhiata
ai suoi precedenti. Cristo, avr svaligiato almeno
duecento banche.
- Davvero? - fece Karen. Colpita, ma strascicando
la voce. - Gliel'ho chiesto anch'io, quante
erano, ma mi ha detto che non lo sapeva. Che fa
questo mestiere da quando aveva diciott'anni.
- Vi siete parlati, eh?
- Dentro il baule, certo.
- E di cosa?
- Be', argomenti vari. Carcere, cinema...
- Quel tizio ti prende in ostaggio e tu gli parli
di cinema?
- Era una situazione insolita, - disse lei, guardando
dritto Burdon, quel figo agente del Bureau
in abito grigio di buon taglio, camicia azzurrina e
cravatta. - Ma non ero un ostaggio.
- E cos'eri, allora?
- La sua meritata ricompensa dopo cinque mesi
di schiavit.
Burdon s'incup. - Ti  saltato addosso? Roba
di sesso, quindi?
- Non sto parlando di questo tipo di ricompensa.
Adesso Burton la scrutava ben bene, sdraiata
nel camice dell'ospedale, il lenzuolo tirato fino al
petto, una sostanza ignota che dalla flebo le sgocciolava
nel braccio. Magari lui non sapeva pi come
andare avanti, e Karen non aveva il minimo
desiderio di aiutarlo.
- Voleva stare vicino a una donna, cos  entrato
nel baule assieme a te.
- E chi lo sa, - rispose Karen alzando gli occhi
su Burdon, che in piedi accanto al letto sembrava
alto tre metri.
- Foley mi ha fatto tornare in mente quel tale,
- disse lui. - Carl Tillman, quello con cui ti vedevi
e che poi  saltato fuori che continuava a rapinare
banche. Te lo ricordi? All'epoca fui io a dire
che si trattava di una situazione parecchio insolita,
scoprire un marshal che si scopa un rapinatore -.
Sorrise, ma appena. - Cos, quando scopro che hai
lasciato scappare questo Foley, per forza mi frullano
in testa delle domande, non so se mi spiego.
- Vale a dire?
- Se i rapinatori di banche ti mandano su di giri.
- Ma parli sul serio?
- Chi lo sa. Non l'ho ancora capito bene.
- Quando mi vedevo con Carl Tillman, non sapevo
che rapinava banche.
- Vero, ma io avevo ottimi motivi per pensare
che lui le rapinava eccome, e te l'ho pure detto.
Quindi dovevi almeno sospettare di lui.
- E cosa gli  successo, a Carl? - disse Karen.
Burdon sorrise di nuovo. - Che a un certo punto
tu gli hai sparato, cosa che non hai fatto n con
Foley n col suo compare. Insomma, 'sti due sono
disarmati, tu hai un fucile e ti lasci gettare nel baule.
Okay, adesso hai in mano la Sig. Nel rapporto
hai detto che non sei riuscita a voltarti, che lui ti
teneva inchiodata al fondo del baule. Ma quando
si  aperto il cofano, com' che non li hai beccati?
- Tu avresti fatto cos? - disse Karen.
- Sempre nel rapporto, hai detto che Glenn non
era armato. Per l'hai lasciato andare.
- Daniel, tu non giri armato, vero? - disse Karen.
Lui esit. - Come fai a saperlo?
- Di cosa ti occupi, in linea di massima? Truffe?
Stai alle calcagna di contabili disonesti?
- Karen, sto nel Bureau da quindici anni e mi
sono occupato di ogni tipo d'indagini.
- Hai mai sparato a qualcuno? Quante volte sei
stato il primo a fare irruzione da qualche parte?
- Non sono qualificato,  questo che intendi
dire?
-  che bisogna parlare a ragion veduta.
Poi lo vide fare spallucce e iniziare a voltarsi,
lisciandosi il davanti del doppiopetto grigio. - Ne
parliamo un'altra volta, - riprese dopo un po'
Burdon. - Va bene? M'interessa sapere perch
Foley ti ha fatto salire sulla seconda macchina,
una volta che non gli servivi pi.
- Chiedilo a lui, - disse Karen.
- L'impressione che mi sono fatto  che gli piaceva
averti attorno. Ci vediamo, Karen -. Burdon
si gir e usc.
Qualche istante pi tardi entr il padre di Karen,
proprio mentre Milt Dancer stava dicendo: - Il fardello dell'uomo bianco. Ecco come lo chiamiamo, gi a Miami.
(Nota: Il gioco di parole  intraducibile, e legato al titolo della famosa poesia di Kipling The White Man's Burden. Ovviamente perch Daniel Burdon  nero. Fine nota.)
Il padre: - Non soltanto a Miami, ma anche a Miami Beach e in tutti i distretti della contea. Come
sa far incazzare tutti quanti, lui, non ce n'.
- S, ma con un certo stile, - disse Karen. - Hai fatto caso a com'era vestito?
- Mi ha fatto tornare in mente Fred Astaire, -
disse suo padre. - Camicia e cravatta sempre in
tinta, anche lui. Se c'era uno dotato di stile era
proprio Astaire -. Poi: - Come ti senti? Hai fame,
vuoi mangiare qualcosa? Oppure ti va una birra?
Posso andarci io, a prenderla.
- Domani, - rispose Karen. - Tanto non dovr
muovere un dito per almeno una settimana. Anzi,
pensavo che forse  meglio se mi trasferisco da te
per qualche giorno. Almeno possiamo parlare un po'.
- E di cosa? - Suo padre si mise a guardarla,
piegando la testa di lato. - Di quei tipi che ti hanno
lasciato andare? Vuoi servirti di me, vero? Farmi
lavorare gratis.
- Guarda che sei mio padre.
- E allora?
Foley teneva in mano un opuscolo di richiesta
prestiti, sulla cui copertina era scritto, a grossi caratteri:
AVETE BISOGNO DI SOLDI? ECCO IL POSTO CHE FA PER VOI!
All'interno, i vari paragrafi trattavano di finanziamenti
relativi all'acquisto di autovetture, di case,
di beni superflui; niente, per, che spiegasse
come si faceva a chiedere quattrini allo scopo di
tagliare la corda. Foley pieg l'opuscolo e se lo mise
in tasca. Poi continu a esaminare la disposizione
interna della banca, in piedi accanto al bancone
col piano di vetro proprio al centro del salone,
che serviva a ospitare la modulistica. Tre dei cinque
sportelli erano aperti, e alle spalle dei cassieri
- bene in alto - agivano alcune telecamere; nessuna
guardia giurata in vista, e il cliente che usciva
dalla banca era rimpiazzato da un altro che stava
giusto entrando, giacca, cravatta e valigetta in mano.
Foley lo guard superare il cancelletto che dava
accesso all'area riservata ai servizi per le aziende,
proprio sul davanti della banca. Uno dei funzionari
si alz dalla scrivania, strinse la mano al
nuovo arrivato e lo invit a sedersi. Mentre il tizio
apriva la valigetta, Foley (occhiali da sole e berrettino
da baseball dei Marlins) attravers il salone
per dirigersi allo sportello la cui targhetta indicava
che la giovane donna con tutti quei capelli
scuri e impegnata a sorridergli si chiamava per l'appunto
Loretta.
Che disse: - Posso esserle utile, signore?
Foley: - Loretta, vede quell'uomo che sta parlando
al suo direttore, quello con la valigetta
aperta?
Loretta: - Quello  mister Guindon, uno dei nostri
vicedirettori. Il direttore  mister Schoen, ma
oggi non  al lavoro.
Foley: - Comunque lo vede, no, il tipo con la
valigetta?
Loretta dette un'occhiata. - S, e allora?
- Quello  il mio socio. Ha una pistola, l dentro.
E se lei non esegue parola per parola i miei ordini,
o se mi crea anche il minimo problema, mi
basta guardare il mio socio che lui sparer a mister
Guindon proprio in mezzo agli occhi. Adesso prenda
una di quelle grosse buste e la riempia il pi
possibile di pezzi da cento, da cinquanta e da venti.
Niente elastici o fascette della banca, niente mazzette
esplosive, niente banconote segnate. Cominci
dal secondo cassetto e poi passi a quello laggi,
sotto il computer. Forza, Loretta, si dia una mossa.
Non s'innervosisca, la chiave ce l'ha proprio l
accanto. Niente banconote prese dal fondo del cassetto.
Ecco, proprio cos, sta andando alla grande.
I pezzi da venti, ce li metta solo se c' posto. Sorrida,
non dia l'impressione che  in corso una rapina.
Ecco, li dia a me, quelli da venti. Me li metto
in tasca. Okay, nessun bisogno di dare un segnale
al mio socio. Meglio cos. Adesso lui aspetter
trenta secondi, dopo avermi visto uscire dalla porta,
per essere sicuro che lei non mi ha rifilato una
mazzetta esplosiva o fatto scattare l'allarme. Altrimenti
gli sparer dritto in fronte, a mister Guindon.
Okay? S, cos pu bastare. Tante grazie, Loretta,
e buona giornata.
Foley usc dalla porta principale a testa bassa e
ginocchia piegate. Certe banche hanno l'indicazione
del metro e ottanta sullo stipite della porta, cos
il cassiere pu valutare l'altezza dell'eventuale
rapinatore in fuga.
Buddy lo stava aspettando dall'altra parte di
Collins Avenue, a bordo di una Honda nera.
Foley sal in macchina. Una volta partiti, Buddy disse:
- Sei pi in gamba tu di me, Gunga Din!(Nota: Seconda citazione da Kipling. Fine nota.). Non ti basta scappare di prigione, ma il giorno dopo eccoti gi al lavoro.
- Quando sei venuto a prendermi che ero scappato
da Lompoc, - rispose Foley, - abbiamo fatto
un colpo a Pomona quello stesso giorno Poi
rimase in silenzio, guardando dal finestrino tutta
una serie di alberghi, alcuni rosa, alcuni bianchi e
altri gialli, tutti dall'aspetto un po' sfiorito ma ancora
in piena attivit. - A cose fatte, mi sento sempre un po' deluso.
- Quando ricominci a respirare, - disse Buddy.
Foley gli porse l'opuscolo che aveva preso in banca
e Buddy sorrise. - Avete bisogno di soldi? Ecco
il posto che fa per voi. Ci hanno azzeccato.
Proprio come andarsela a cercare. Non capisco
com' che li beccano sempre, nove rapinatori su dieci.
- Perch hanno la lingua lunga, - rispose Foley,
- o fanno qualche cazzata, attirano l'attenzione.
Hai presente la volta che ho rapinato la banca di
Lake Worth per mandare i soldi ad Adele e mi sono
ritrovato a Glades? Sono andato via in macchina
e sono passato da tutta una serie di strade secondarie
per arrivare alla Dixie Highway. Insomma,
sono l che aspetto di poter girare a sinistra,
da quanto traffico c', e a un certo punto sento un
motore che mi romba alle spalle, un tizio su una
macchina rossa, una Firebird Trans Am. Uno di
quelli che hanno sempre fretta, che non possono
aspettare. A un certo punto fa retromarcia, non
pi di qualche metro, riparte in avanti a tavoletta
e mi taglia la strada lasciando met pneumatici sull'asfalto.
Chiss, magari mi ha preso per uno di
quei pensionati che per svoltare a un incrocio ci
mettono una vita. Avevo appena rapinato una banca,
cazzo, e questo tipo della Firebird  l che mi fa vedere quant' figo lui.
- Cos gli sei andato dietro, - disse Buddy.
- Ho svoltato a sinistra e l'ho rincorso, altro
che. L'ho beccato dopo neanche un paio di chilometri
e l'ho affiancato, proprio a un centimetro,
per vedere quanto mi potevo accostare per guardarlo
nelle palle degli occhi. Lui  schizzato in
avanti, io l'ho raggiunto di nuovo e gli ho mollato
una spintarella, fianco a fianco. Guidavo una Honda, pi o meno come questa, mi sa.
- A quanto ho letto,  quella che preferiscono i
ladri di macchine, - disse Buddy. - La tua Honda.
- Vero, l'ho letto anch'io. Fatto sta che quando
ho strisciato contro la fiancata di quel tipo m'
scoppiata una gomma e ho mandato a puttane lo
sterzo. La mia macchina continuava a piegare
verso destra, cos m' toccato fermarmi. Il tizio
della Firebird, invece, se l' filata. Secondo me
mica aveva capito la situazione. Tempo neanche
due minuti ed eccoti arrivare un'autopattuglia
dell'ufficio dello sceriffo. Ha qualche problema,
signore? No di certo, ho appena rapinato una
banca e spaccato questa macchina del cazzo. A
parte questo... E lo sbirro  l che mi controlla la
patente quando riceve una chiamata a proposito
della rapina in banca - qualcuno aveva visto la
Honda - e dopo una frazione di secondo mi ritrovo
con un pistolone Smith & Wesson, tutto
cromato, puntato in faccia. L'unica volta in vita
mia che ho perso il controllo, non me ne ricordo
altre, e mi ritrovo un minimo di trent'anni sul groppone.
- Col passar del tempo ti ci farai su quattro risate,
- disse Buddy.
- Ammesso di essere ancora a piede libero.
- La racconto a mia sorella, - disse Buddy, - e
vediamo se fa ridere lei. Devo pensare bene a cosa
dirle, prima della mia telefonata settimanale, altrimenti
 tutto un gran silenzio.
- A parte i rispettivi bollettini meteorologici, -
disse Foley.
Nel percorrere l'argine di Haulover Cut, Foley
gett dal finestrino il berrettino nuovo, quello dei
Marlins. Qualche minuto pi tardi mollarono la
Honda davanti a un centro commerciale e saltarono
su una Olds Cutlass Supreme modello '89 di un
marrone sbiadito che Buddy aveva acquistato in
contanti a Los Angeles e, a suo dire, gli era costata
quanto un colpo in banca pi spiccioli.
Foley sedeva proprio al centro di un divano imitazione
danese, in una stanza dalle pareti bianche
e spoglie, un televisore e delle piante d'arredamento
appena acquistate da Buddy. I soldi della banca,
adesso contati, stavano sul tavolinetto in un'unica
mazzetta facilmente comprimibile in non pi
di cinque centimetri di spessore. Foley alz la voce
per dire a Buddy, che era sul terrazzo di cemento
a leggere il giornale: - Tremilasettecentottanta.
In gamba, quella Loretta Poi si alz per uscire
al sole. - Buttasse gi qualche chilo, magari, o
si sistemasse i capelli.
- La vedi la tua foto? - disse Buddy. - Se la fanno
girare, sta' sicuro che nessuno ti riconosce e
puoi andare dove vuoi.
- Non ero al massimo, il giorno di quella foto segnaletica.
Sembro una specie di terrorista. Quella
di Chino, lui doveva avere addosso almeno quindici
chili in pi -. Foley stava guardando dall'alto in
basso il giornale che Buddy gli teneva aperto, le sette
fototessera allineate in prima pagina, sotto quella
a colori della prigione di mattoni rossi. - Chirino,
quello  Chino. Dev'essere ingrassato dopo che
ha smesso di combattere, poi  tornato in forma in
vista della fuga. Linares, quello cos carino, lui 
Lulu, l'amichetta di Chino.
- Gli unici due che ce l'hanno fatta, - disse
Buddy. - Quattro sono stati abbattuti da una raffica
appena oltre la recinzione, dice il giornale. E
tutti scontavano una pena per omicidio, dai venticinque
all'ergastolo. Il tuo compare Chino, qui
dice che aveva fatto a pezzi un tale con un machete.
- Era con le spalle al muro, - spieg Foley. - Doveva
un sacco di soldi a un sacco di gente ed era
stato costretto a truccare un incontro. Solo che non
 andato al tappeto al quarto round, come invece
doveva - proprio non ce l'ha fatta, il suo avversario
era un ragazzotto bianco - e ha aspettato il sesto.
Non solo l'organizzatore s' rifiutato di pagarlo,
m'ha detto Chino, ma l'andare al tappeto in maniera
cos fasulla gli ha segato tutte le possibilit di
competere per il titolo. Tempo qualche anno, e si
 ritrovato fottuto. Cos si  procurato un machete,
 andato alla Fifth Street Gym, Miami Beach,
e ha sistemato quell'organizzatore.
Buddy: - Linares...
- Sarebbe Lulu.
- Gi. Qui dice che ha litigato col suo coinquilino
per via di una bustina di marijuana e gli ha sparato
nove colpi in testa con un Mac-10. Cristo.
- Mentre quello dormiva, - disse Foley. - Secondo
me c'era ben altro che l'erba. Che so, gelosia.
Dice Chino che Lulu mica era gay, prima di
conoscere lui, ma io non ci credo. A fare la donna
era fin troppo bravo.
- Dice anche che le ricerche di lui e Chirino si
stanno concentrando su Little Havana, a Miami.
- E a me, dove mi stanno cercando?
- Non ci sono ancora arrivato.
Foley inforc gli occhiali da sole. Poi si accost
al parapetto di cemento per guardare l'oceano e la
spiaggia e, proprio sotto, il patio e la piscina del
palazzo, a sette piani di distanza, tutto quanto in
bianco e rosa.
- E di Pupko, ne parlano? La guardia che mi ha
dato la camicia.
Buddy alz gli occhi dal giornale. - Scusa, non
l'avevi letto?
- Quella parte l'ho saltata. Il grafico della galleria
che hanno scavato dalla cappella  molto
preciso.
- Ah, eccolo qui, Pupko. Dice che  stato sopraffatto
dai fuggitivi. Insospettito al vederli entrare
nella cappella, Pupko ha affrontato i detenuti...
Voleva sapere perch non erano davanti alle
celle per l'appello serale. Immobilizzato dai
rivoltosi, Pupko  stato colpito pi volte da uno di
loro, John Michael Foley - eccoti qua - con un
pezzo di legno usato come materiale da costruzione.
In seguito, Foley  evaso indossando l'uniforme di Pupko.
Dice che stavi scontando trent'anni per rapina a mano armata.
- Non ero armato, quella volta. E non l'ho colpita
pi volte, la guardia. E andata gi alla prima.
Se lo legge Chino, si mette in testa chiss che idea
sbagliata.
- FBI, ufficio dello sceriffo, tutte le forze dell'ordine
della Florida sono sulle tue tracce, ma non
dice in quale direzione saresti andato. Secondo loro
potresti essere gi scappato a gambe levate dal
Paese.
- Per fuggire, sono gi fuggito non poche volte, -
disse Foley, - ma non mi ricordo di essere mai
scappato a gambe levate. Tu si?
- Una volta ho letto che ero scappato a gambe
levate dopo una rapina, quello s. Non vedo niente
su Glenn.
Foley attese il resto, osservando Buddy.
- Hanno trovato la Chevrolet della ragazza all'Holiday Inn sulla Southern, proprio dove l'avevamo
lasciata noi. Niente sulla macchina che abbiamo
preso l. Dice che la Chevrolet  stata portata
via dal parcheggio del carcere di Glades...
- E niente su Karen?
- Ci sto arrivando. La macchina, di propriet
dello U.S. Marshals Service... Ci siamo. Il vice
marshal Karen Sisco, di servizio a West Palm Beach,
si era recata a Glades per consegnare un atto
giudiziario, una citazione che riguardava una causa
intentata da uno dei detenuti. Non dice niente
di... Ah, no, eccolo. Le autorit sono convinte
che Foley abbia usato la macchina per garantirsi la
fuga e l'abbia poi lasciata allo Holiday Inn.
- Dove si  fatto una doccia calda per poi andarsene
a letto, - disse Foley. - Perch non sanno che
abbiamo portato Karen con noi? O magari lo sanno,
ma per qualche motivo non lo vogliono dire.
- Su di me non c' niente, - disse Buddy. - Non
c' traccia di complici nell'evasione. Come mai?
Insomma, se lei fosse riuscita a scappare gli sbirri
lo saprebbero, di me, giusto?
- Da noi  scappata, non c' alcun dubbio.
Ma cos'era successo, dopo che era andata via
con Glenn?
Foley ci aveva pensato, a Karen, quella notte,
tentando di prendere sonno su quel divano cos
duro, e non aveva smesso di pensarci per l'intera
giornata. Adesso si era rimesso a pensare a lei e
guardava l'oceano.
Buddy: - Carino, qui, vero? Se ti piacciono i
panorami. Secondo me non dovresti pi uscire.
Per un paio di settimane, almeno. Devi toglierti
il vizio di rapinare banche. Tipo uno che  caduto
da cavallo e ci risale subito. Pensavo che potevamo
noleggiare una barca e farci portare alle
Bahamas per qualche tempo. Alla marina di
Haulover ce ne sono in abbondanza, che so, una da
pesca. Solo andata, diciamo allo skipper, non un
centesimo di pi. Che te ne sembra?
- Vorrei sapere dov' finito Glenn, - disse Foley,
- e cosa  successo a Karen.
- Secondo me, a un certo punto, lui l'ha fatta
volare gi dalla macchina e ha tirato dritto. Quel
che avrei fatto io.
- Tu non credi che sia riuscita a portarlo dentro?
- E come?
-  il suo mestiere. C' mai stato, qui, Glenn?
- Non gli ho mai detto dove abitavo, e neanche
ha il mio numero di telefono.
- Adele?
- Lei ce l'ha, il numero, s, ma non mi ha mai
chiamato dal suo telefono.
- Se hanno beccato Glenn, la volta che attacca
a parlare non si ferma pi. Tempo un minuto e ha
gi sputtanato Adele.
Buddy: - Guarda che a quelli gli basta fare qualche
controllo su di te, per vedere che eravate sposati
e che avete divorziato. E gli basta avere il nome
di Adele, il suo e quello da sposata, pi la data
di nascita, per arrivare a lei. Puoi metterci la
mano sul fuoco. Gliel'ho gi detto io, sai, che se
tu riuscivi a tagliare la corda gli sbirri andavano
subito a cercarla. Cosa vuoi che ne sappia? Mi
ha risposto lei. Ci puoi scommettere, su di me.
- Pensavo, - disse Foley, - che potresti dargli
un colpo di telefono, a Glenn. Se  riuscito a scappare
e si sente al sicuro...
- E se invece non  scappato e gli hanno messo
il telefono sotto controllo...
- Potremmo chiamare l'ufficio dei marshal di
West Palm.
- Per cosa?
- Vedere se c' Karen.
- E se c', cosa abbiamo scoperto?
- Che sta bene, che lui non... Insomma, hai capito,
che non le ha fatto niente.
- E se quelli hanno uno di quei congegni...
Quelli che ti fanno apparire il nome di chi sta
chiamando?
- Usa un telefono pubblico.
- Tu stai ancora pensando a lei.
- Voglio sapere cos' successo.
Buddy pieg il giornale e si alz. - Vediamo cosa
riesco a fare, - disse, e usc di casa.
Quando erano entrati, la sera prima, un'anziana
signora gli aveva chiesto se erano venuti a consegnarle
l'ossigeno. Ma siamo finiti in una casa
di riposo? si era domandato Foley, con tutte
quelle vecchiette e qualche omino decrepito seduti
qua e l nell'atrio. - Non fanno che fermarmi, -
aveva detto Buddy in ascensore, - perch
vogliono sapere se sono quello della lavanderia,
del lavasecco, del negozio di alimentari. Li trovi
fuori nel patio, li trovi nell'atrio, sono come uccelli
appollaiati su un filo del telefono a guardare
tutto quel che succede. Renditi conto di cosa
poteva essere farle attraversare quell'atrio, alla
tua amica marshal, portarla su per sette piani e illudersi
di non dare nell'occhio. Tu no, tu non sei
un problema. Un tizio in impermeabile ci pu stare
benissimo, per loro. Gli basta vedere una nuvola,
a quelle, che corrono a infilarsi l'impermeabile.
Sui loro maglioncini a perline. Mai visti cos
tanti tutti insieme, di quei maglioncini, in tutta
la mia vita.
E, sempre la sera prima, Foley aveva detto a
Buddy: - Eppure me l'avresti lasciata portare,
Karen, se solo avessi insistito. Mi spiace di essermi
comportato da deficiente. Adesso m' passata.
Buddy: - Magari avrei fatto altrettanto, chi lo
sa. La prima donna in carne e ossa che vedevi in
cinque mesi, e poi, cristo, certo che aveva proprio
un buon profumo.
Per tutta la notte e l'intera giornata Foley aveva
continuato a vederla in centomila modi diversi:
alla luce dei fari, prima di farla saltare nel baule,
il suo viso a pochi centimetri di distanza, quando
era uscita dal baule con le gambe in bella vista
e quando si era piazzata in mezzo alla strada, di
profilo, quel bel culetto in quella gonna aderente...
Poi se l'era trovata a un passo, lei che apriva
la strada, mentre risalivano il pendio. Tutte quelle
immagini di Karen continuavano a ronzargli in
testa, e lui non faceva che rimirarle con la massima
calma. Non che pensasse a lei sotto l'aspetto sessuale,
tipo vedersela nuda o chiedersi come portava
il pelo sulla passera. Invece si ricordava di averla
toccata, della sua mano sul braccio di lei, sulla
coscia con la gonna sollevata. E ne sentiva ancora
la voce: - Cos', sei famoso? - Oppure: - Stai
scherzando? - E, quando era uscita dal baule:
- Hai vinto, Jack -. La sua preferita. - Hai vinto,
Jack -. Questa, continuava a ripetersela all'infinito.
- Buddy. E cos che si chiama? - Perch a
Foley era scappato detto che c'era Buddy, al volante.
Stava parlando troppo. Poi aveva tentato di nascondere
l'errore dicendole che si trattava del
soprannome che gli aveva dato lui. Che altro le
aveva detto, che invece non avrebbe dovuto? Karen
stava a orecchie tese, assorbiva la minima parola.
Sempre all'erta. Pi sveglia di lui. Pi sveglia
di Glenn, con tutto il suo college. Foley era sicuro
che l'avesse convinto ad arrendersi. Glenn era
rimasto ad aspettarli chiss quanto, tutto solo e
spaventato a morte. Ma Karen non poteva essere
ancora con Glenn. Oppure si? Si fosse costituito,
la notizia sarebbe uscita sul giornale. E se non gli
aveva fatto gettare la spugna, cos'era successo?
Buddy non rimase via a lungo. Torn sul balcone,
dove Foley stava prendendo il sole, e si piazz
su una delle sedie di plastica.
- Ho chiamato Glenn ed  scattata la segreteria
telefonica. Lui  fuori, dice, lasciate pure un messaggio.
Non l'ho fatto.
- Non l'avrei fatto neanch'io, - disse Foley. -
Sentirsi parlare da soli, e dall'altra parte non c'
nessuno. E l'ufficio dei marshal?
- Ho chiesto se Karen era al lavoro. Mi hanno
risposto che era in ferie, che tornava tra una settimana.
- La vedi filare via sull'autostrada, - disse Foley,
- e il giorno dopo ecco che se ne va in ferie. Come
mai lo sapevo, che non ci sarebbe stata?
- Forse perch pensi troppo, - disse Buddy. -
Non so se ti rendi conto, eh? Preoccuparsi di una
che fa lo sbirro. Vorresti sederti a prendere un
cocktail con una tipa che ha cercato di spararti.
Ma ti rendi conto?
- Non avrei dovuto trascinarti in questa faccenda,
- disse Foley.
- Mica ero cieco, - rispose Buddy. - Ascolta, ti
va di andare alle Bahamas o no? Tocca a te decidere.
Era un discorso sensato. Foley annu. - Per cambiare...
Di soldi ne abbiamo. Tremilasettecentottanta,
non male. Ho usato il trucchetto del tipo
che parla col direttore di banca. Spacciandolo per
il mio socio. Quello mi ha fatto da complice e neanche
lo sa.
- Un'altra che ho sentito, - disse Buddy, - 
quella del tizio che racconta barzellette per mettere
a suo agio la cassiera. Poi le allunga un biglietto
che dice: Non c' niente da ridere. Fuori i bigliettoni.
- Non male, neanche questa -. Foley annu di
nuovo. Sembrava pensarci su. Poi, alla fine: - Sai,
dopo un po' sono sempre tutte uguali, queste cose.
Devi sempre inventarti qualcosa per renderle
interessanti.
- Be', certo, diventa noioso come qualunque altro
lavoro, - disse Buddy. - Che so, furto con scasso,
effrazione...
Foley scosse il capo. - Furto con scasso? Mai.
Troppo losco. Ed  una faticaccia. Se rubi televisori,
ti serve un furgone. Se freghi gioielli, devi sapere
se valgono qualcosa.
- Se fai irruzione in una casa, con gli abitanti
dentro, - disse Buddy, -  come una rapina a mano
armata. Stesso discorso anche per i supermercati,
le bottiglierie...
- Allora tanto vale restare sulle banche, - disse
Foley. - Rapina per rapina... - Si alz dalla sedia
per tornare a guardare l'oceano. - Muoio dalla voglia
di sapere com' andata.
- Be', l'unico che pu dircelo  Glenn, - osserv
Buddy. - L'avessero beccato, a quest'ora sarebbe
sul giornale, quindi mi sa che  rintanato da qualche
parte. Oppure metti che  tornato a Detroit
Adesso Buddy faceva di s col capo. - La prima
volta che gli ho parlato era appena stato lass a
controllare la situazione. Te lo ricordi, quel farabutto
di Wall Street, Dick lo Squartatore? Lui abita
a Detroit.
- Ripley, - disse Foley. - Certo che me lo ricordo,
coi suoi cinque milioni in contanti. Ancora ne
parla, Glenn, di quella storia?
- Voleva venirti a trovare a Glades, capire se ti
interessava.
- Magari adesso s. Quindi  finito a Detroit,
secondo te?
- Se non  dietro le sbarre. Di sicuro non sta
cazzeggiando da queste parti. Non dopo averci
piantato sull'autostrada.
- Mica ce l'ho con lui, - disse Foley. - Non 
che  sceso ancora di pi nella mia considerazione.
No, ma se  tornato a Detroit e ha gi organizzato
la faccenda...
- Ha messo le mani su Snoopy Miller. Ti ricordi
che quella volta se lo portava dietro, Snoopy?
Ha smesso di fare il pugile, quello, e diceva Glenn
che adesso fa il manager di qualcuno. Mi sa che
per trovare Snoopy ci basta scoprire dove organizzano
incontri di boxe.
- Cos lui ci porta da Glenn, - disse Foley, - e
noi lo aiutiamo a squartare lo Squartatore.  questa
l'idea?
Buddy: - Se non ti secca fare irruzione in casa
del tizio.
- E sgattaiolare nel buio che non mi ha mai attirato
molto, - disse Foley. - Ma se le cose non le
provi, come fai a sapere se ti piacciono o no? Mai
assaggiato il gombo, neanche quando stavo a New
Orleans. Solo da adulto. E di trovarlo, adesso, non
mi capita mai.
- Vedila in un altro modo, - disse Buddy. - Per
scacciare i grattacapi, niente di meglio che mettersi a lavorare.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Il padre di Karen, leggendo il giornale, disse: - Finalmente
offrono una ricompensa, diecimila dollari
a chi fornisce informazioni utili per l'arresto...
Suon il campanello.
- Diecimila a testa. Qualcuno rischia di beccarsi
trentamila dollari.
Karen si alz. Nell'uscire dalla stanza sent il padre
che diceva: -  in ritardo, - e si lamentava di
aver perso il suo programma. Erano le venti e cinquanta
del terzo giorno dopo l'evasione. Apr la
porta a Ray Nicolet, che le sorrise alla luce della
veranda. Lui disse che non era stato facile trovare
la casa, con tutti quegli alberi e quelle piante, e
poi entr. - Sembra una giungla.
-  proprio una giungla, - disse Karen. - Ho
chiesto a mio padre se si ricorda com'era la casa,
in origine, e lui mi ha risposto: S,  bianca.
- Gli serve un giardiniere.
- Di giardinieri ne ha, ma gli piace starsene nascosto.
Quando mia mamma era viva la casa si vedeva
ancora, dalla strada. Lei usciva ogni giorno a
potare, a togliere le erbacce.
- Insomma, come te la passi, qui?
- Lui s' preso una settimana di ferie per stare
un po' con me. Per adesso ha giocato a golf tutti i
giorni. A cena guarda Jeopardy, poi dei gialli classici,
roba inglese tipo l'ispettore Morse,
Wexford... Dove non si vede mai una mitraglietta
Mac-10 o pareti schizzate di sangue -. Disse tutto
questo a Ray facendogli attraversare la casa buia
per raggiungere un salottino con le tende tirate e
pieno di poltrone e sof con tanto di copridivano
a ibischi verdi e rossi.
Il padre di Karen leggeva il giornale alla morbida
luce di un paralume. Fuori, oltre il giardino e
un tratto di prato, c'era la quinta buca del
Leucadendra Country Club. - Pap? Ti presento Ray
Nicolet -. Li guard che si stringevano la mano e
disse: - Ray  nella task force Crimini Violenti,
sta dando la caccia agli evasi.
- Vedo, - disse il padre, e Ray si volt verso
Karen tenendo la giacca aperta cos da mostrare
la T-shirt con il logo della squadra in rosso, mentre
il padre continuava: - Metti che qualcuno non
sappia cosa combina.
Ray: - Ho fatto tardi perch...
Non riusc ad aggiungere altro. Il padre: - Ray,
ho una domanda.
Karen si irrigid, poi decise che non era il caso.
Suo padre aveva il giornale aperto e cercava un articolo;
non intendeva chiedergli faccende personali,
il matrimonio, la separazione, se era andato via
da casa o roba del genere.
- Eccolo. Sentite il titolo: Sono stata a letto
con un assassino, dice sotto shock una donna di
Miami. Abita a Little Havana. Un tizio le suona
alla porta, dice che  appena arrivato da Cuba su
una zattera, che non conosce nessuno e non sa dove
andare. Lei gli prepara riso e braciole di maiale,
e tanto va la gatta al lardo che si ritrovano a far
l'amore sul divano. Era un tipo molto dolce, dice
adesso la donna.
- Le ho parlato, - disse Ray. - Lui le aveva raccontato
che gli mancava tanto sua figlia, e la donna
ne era rimasta molto colpita.
Il padre disse: -  cos che si fa centro, oggigiorno?
- Riport gli occhi sul giornale. - Sentite
questa: A cose fatte, la donna  andata in camera
sua a dormire con i bambini. Testuale:
Non permetto a nessuno di entrare nel mio letto,
tranne che a mio marito. Marito che era fuori
citt per lavoro. La mattina dopo gli serve com
flakes marca Kellogg's e manda uno dei bambini
a comprare una confezione di schiuma da barba
Colgate, fragranza standard.
- Per come la metti tu, sembra una pubblicit,
- disse Karen. - Schiuma da barba Colgate: la preferita
dagli evasi.
- Fragranza standard, - ripet il padre. - No,
mi chiedevo come fanno a sapere che questo tizio
 Chirino.
- Da come l'ha descritto la donna, - disse Ray,
- e parecchio in dettaglio, tipo che ha un'ape tatuata
su ciascun avambraccio. Punge come un'ape,
insomma, alla Cassius Clay: faceva il pugile, quel
tizio, prima di finire in galera. La donna ha anche
detto che ha rubato la pistola del marito, una calibro
22, e qualche vestito -. Poi: - Ma vi manca
ancora il meglio.
- Un attimo -. Il padre di Karen alz una mano.
- Questa  una donna sposata. Va a letto con
quel tale perch a lui manca tanto la figlia, e poi
lo racconta a mezzo mondo. Ma voi non fate il suo
nome, la proteggete. Come a dire che va tutto bene,
basta che non lo scopra il marito. Come quello che mette le corna alla moglie dicendo che se occhio
non vede, cuore non duole.
Poi prese il suo drink. - Scusa, - disse Karen, -
perch non lasciamo che Ray ci racconti il resto?
- Vedrai che lo diranno al notiziario di questa
sera, - fece Ray. - Ne abbiamo beccato uno.
Il padre di Karen abbass il drink. - Sul serio? Dove?
- Dalle parti di West Dade, vicino all'autostrada.
- M' bastato vedere che avevate messo una taglia...
Karen: - Pap!
- ...per dirmi: hanno chiuso, quei tipi. Ormai  andata.
Karen: - Pap!
Lui alz gli occhi a guardarla.
Lei disse a Ray: - Era Foley?
Gli era toccato correre per quasi cinque miglia
lungo le piantagioni di canna da zucchero prima di
raggiungere il distributore di benzina sulla 27, arrampicarsi
sul pianale di un camion vuoto, un grosso
semirimorchio, e viaggiare per tutta la notte fino
a un posto chiamato El Hueco, il Buco: un accampamento
di vagabondi nascosto tra le erbacce,
uomini che vivevano in baracche fatte di materiale
recuperato chiss dove, fogli di compensato, lamierino
ondulato, vecchie porte, sedili saltati fuori
da qualche automobile. Erano tutti cubani, quelli,
e neanche una donna. Chino disse che era sbarcato
da una zattera che s'era spaccata riuscendo
comunque a raggiungere terra, grazie alla Santissima
Maria Madre di Dio. Disse anche che non conosceva
quello che era sbarcato con lui - vestito
proprio allo stesso modo - e aveva tentato di non
farsi vedere assieme a Lulu: - Non venirmi pi dietro.
Stammi alla larga -. Dopo tre giorni, per, sulle
loro teste c'erano ormai ventimila dollari, e bastava
che uno di quei vagabondi sapesse leggere il
giornale e pensasse Va be', in effetti, perch no,
sparandosi un miglio a piedi fino al distaccamento
della Stradale.
Era stato Lulu ad arrivare con il giornale, al mattino,
accusandolo di essere andato con quella donna,
mostrandogli l'articolo in cui quella tipa raccontava
di aver fatto del sesso con un assassino.
Chino disse di s, certo che era andato a cercarsi
una donna, erano passati otto anni dall'ultima volta.
E Lulu: - Sei stato con me -. Ferito. Ma anche
con l'immotivata rabbia di una femmina gelosa.
Forse uguale a quella che aveva provato lui, quando
aveva sparato nove volte in testa al suo coinquilino
con una mitraglietta. Cos Chino dette a
Lulu una camicia e un paio di calzoni che aveva
preso a casa della donna e gli disse che si sarebbero
visti pi tardi, calata la sera. Poi and a parlare
con un tizio che preparava caff alla cubana e
fumava panatelas Cohiba ascoltando radio Mambi
sul suo ghetto box: un tizio di nome Santiago, che
allenava galli da combattimento e li teneva a cosce
rasate in gabbie di rete metallica; un tizio che
abitava l dai tempi dell'esodo dal porto di Mariel
a Cuba verso la Florida, e sapeva ormai come andavano
le cose da quelle parti. - Hai presente il tipo
che parlava con me, prima? E omosessuale.
- Ci credo, - disse Santiago.
- E so anche che  un assassino e vuole farmi
fuori per motivi personali. Ma io non posso andare
dagli sbirri perch quelli mi conoscono benissimo,
ho dei precedenti. Per se ci vai tu e gli dici
dove trovare quell'omosessuale, ti becchi diecimila
dollari. Non so se mi spiego.
- Altro che, - disse Santiago.
- Il nostro numero di telefono e l'indirizzo del
distaccamento sulla NW 27 erano sul giornale,
quindi gi sapeva dove andare.
Ray Nicolet si sedette sul divano, accanto al padre
di Karen. Ogni tanto alzava lo sguardo su di lei,
che era rimasta in piedi perch non le andava di sedersi,
la camicia fuori dai jeans, e poi tornava a osservare
il vecchio, che sorseggiava il suo drink.
Ray: - Il tizio, si chiama Santiago, entra con un
sigaro spento in bocca e ci dice che pu consegnarci
due di quegli evasi, si nascondono in un accampamento
di senzatetto oltre l'aeroporto. C'ero gi
stato, a fare retate di gente che organizza combattimenti
di galli;  una sorta di discarica con tanto
di banani. Cos gli abbiamo fatto vedere un bel po'
di fotografie. Lui ci segna a dito Chirino e Linares:
Questo e quest'altro. Quando li becco, i miei
ventimila? Gli abbiamo detto di starsene l e fare
il bravo, che tornavamo subito. Alle sei e mezza
eccoci gi sul posto, noi, la FDLE, l'FBI, la polizia
di contea e quella locale; c'era perfino gente
della Venatoria. Insomma, ci siamo messi in formazione,
poi sono arrivati gli elicotteri e hanno illuminato
l'accampamento neanche fosse un campo
da football. Tra i galli che hanno attaccato a
strillare e la gente a berciare in spagnolo, spaventata
a morte, dalle baracche c' stato tutto un fuggi
fuggi di vagabondi con le mani in alto. Se qualcuno
provava a scappare, l'ordine era di gridare
un avvertimento e poi, se quelli non si fermavano
subito, aprire il fuoco. Linares ha beccato dritto
un collega della polizia della contea, ha continuato
a correre e si  ritrovato con quattro palle
in corpo. Chirino l'abbiamo cercato dappertutto,
anche sotto i sassi, per cos dire, ma niente da fare.
Linares  morto mentre lo trasportavano al
Jackson Memorial.
Karen tolse una sigaretta dal pacchetto e prese
l'accendino dal tavolo accanto alla poltrona di suo
padre. Lui stava chiedendo a Ray: - E la taglia, a
quel tale, gliel'avete pagata?
- Come no, appena rientrati.
- Come fate, con un assegno?
- No, gli abbiamo dato i contanti. Era tardi e le
banche erano chiuse, cos ho chiesto a Santiago se
voleva che glieli tenessimo in cassaforte fino all'indomani.
S, stai fresco.  un vecchio tutto pelle e
ossa, scuro di carnagione, sembrava pari pari una
gallina. Se n' andato con diecimila dollari in una
borsa della spesa.
Karen tir una boccata, soffiando via il fumo.
- E Foley non era passato di li?
- Era un posto di soli cubani, quello, - disse
Ray. - Se Foley  riuscito a trovare un passaggio,
vuol dire che ha di sicuro un piano. Di tutti questi,
sembra l'unico a sapere quel che fa.
Il notiziario di tarda sera sfum nel bollettino
meteorologico e Buddy schiacci un tasto del telecomando
per spegnere il televisore, piazzato su
un supporto circondato da piante. Senza nemmeno
muoversi, lui e Foley, sul divano finto danese.
- Tu che ne pensi?
- Che Chino poteva andarsi a nascondere in un
posto migliore. Sembrava una giungla hobo vera e
propria, quella.
- Lui non c'era, hanno detto.
- Se c'era Lulu, c'era anche lui. Ha tagliato la
corda. Sai cosa mi sto chiedendo? - disse Foley.
- Se Chino pensa che l'abbia sputtanato io. Capisci,
mi aveva chiesto se volevo andare con loro.
Ho risposto di no, ma senza dirgli che m'ero
gi fatto i miei piani.
- Perch no?
- Non erano affari suoi. Ma adesso gli basta leggere
il giornale per capire che sono scappato anch'io.
Lo sa che non  andata come ha detto Pup,
ovvero che gli siamo saltati addosso tutti quanti
nella cappella. Finir per chiedersi che diamine ci
facevo, io, l dentro con Pup. Se gli stavo raccontando
dell'evasione. Proprio quel che ho fatto, a
dir la verit, ma solo per far venire Pup nella cappella,
per prendergli la divisa. Tanto non potevano
farcela lo stesso, neanche se Pup non era l. Gli
bastava uscire per farsi beccare all'istante, puoi
metterci la firma, tra la guardia sulla torretta
numero sette, tra qualcuno di loro che tocca la recinzione
e fa scattare l'allarme...
- Sta cercando di sfangarsela, - disse Buddy.
- Gli importa un beato cazzo di te.
- Tranne se si convince che l'ho sputtanato io.
In questo caso, allora, mi viene a cercare. E fatta
cos, quella gente, la vendetta  tutto.
- Gi, ma come fa a trovarti? Impossibile.
- Magari tramite Adele.
- Perch, sa dove sta di casa?
- No, non gliel'ho detto. Ma una volta stavamo
facendo quattro chiacchiere, io e lui, davanti a una
bottiglia di rum. Qualche confidenza, sai com'.
Lui mi ha detto che era arrivato qui da Cuba a dodici
anni, nato nel '47. Che aveva sempre voluto
fare il pugile e che avrebbe anche potuto combattere
per qualche titolo, ma che aveva mandato tutto
a puttane fingendo di andare al tappeto, quella
volta. Io gli ho accennato di Adele, gli ho detto
che avevo rapinato una banca per farle avere un
po' di quattrini e che mi avevano beccato perch
mi ero messo a fare il cretino con quel tizio della
Firebird...
Buddy: - Se non gli hai detto dove abita, visto
che lei sull'elenco non c'...
- No di certo, ma gli ho detto che lavorava per
un illusionista e la cosa lo ha interessato. Ah
s? Come fanno a segare le donne in due? Pare
che una volta ha visto uno show del genere, a
Las Vegas, era laggi per un incontro di boxe.
Com' che la donna in gabbia diventa una tigre
? E Adele l'hanno mai trasformata in qualche
animale? Insomma, avrebbe voluto conoscerla.
O almeno darle un'occhiata, caso mai venisse a
trovarmi.
Buddy si alz. - Vado a prendere una Diet Pepsi.
Ne vuoi una? Oppure una birra?
Foley scosse il capo. Buddy si avvi verso la cucina,
fermandosi subito.
- E gli hai detto come si chiamava, il mago?
- Emil l'incredibile, - rispose Foley. - S, mi
pare di s. Ti secca chiamare Adele? Non si sa
mai.
- E che le devo dire?
- Di non parlare coi cubani.
- Avr il telefono sotto controllo.
- La conosce, la tua voce?
- Quasi di sicuro.
- Tu diglielo, allora, e riattacca subito.
Col buio, Chino si era allontanato dall'accampamento,
a piedi, lungo il viottolo che portava alla
12th Street per poi deviare verso est, passando
davanti ai terreni agricoli, e andare a sedersi tutto
solo al Caf Cuba Libre. Santiago gli aveva detto
che lui si sbronzava sempre in quel locale, e Chino
era sicuro che quella sera sarebbe venuto a festeggiare
la sua nuova ricchezza. Quindi compr
sei bottiglie di Polar e attravers la strada per
aspettare tra gli alberi. Aspettare quell'allenatore
di galli cos come aveva aspettato l'organizzatore
di pugilato nella Fifth Street Gym. Si era ridotto
in quelle condizioni per una valanga di motivi che
sfuggivano tutti al suo controllo.
Gli avevano spaccato le mani troppe volte.
Mai avuto il tempo di allenarsi come si deve.
Mai avuto un manager in grado di influenzare
gli organizzatori giusti.
Mai avuto fasce per le mani; gli toccava usare
bende di cotone e lavarle tutti i giorni, quando si
allenava.
Che altro?
Mai posseduto una tuta ginnica con il cappuccio.
Ah, il problema pi grosso. Mai stato gestito da
gente che avesse uno straccio d'interesse per lui. Il
suo secondo avrebbe dovuto dirgli di non soffiarsi
il naso, dopo il cazzotto nell'occhio che s'era beccato
da Palomino. Invece lui se l'era soffiato, e la
pressione sui vasi sanguigni gli aveva gonfiato l'occhio
a tal punto che l'arbitro aveva interrotto il
match, lo stesso che aveva visto Jack Foley a Las
Vegas, quantomeno a sentir lui. Va' a saperlo, perch
Foley era un bugiardo che si fingeva amico. Insomma,
una sfiga galattica, quella volta, pi l'errore
di soffiarsi il naso. Non l'avesse fatto, avrebbe
battuto Carlos Palomino per poi giocarsi le sue carte
contro Cuevas e Benitez, Duran, Curry, chiunque
gli mettessero di fronte, senza bisogno di gettarsi
al tappeto davanti a quel ragazzino bianco che
avrebbe saputo buttare gi con la sola mano sinistra,
anche a trentanove anni suonati.
Bevve una birra tra gli alberi di fronte al Cuba
Libre, aspett e fece per attaccarne un'altra. La pistola
che aveva preso dalla casa di quella donna era
una Ruger calibro 22 a canna lunga, una pistola da
tiro, secondo lui, non certo di grosso calibro ma
poteva bastare. Alle sette e mezzo precise ud gli
elicotteri della polizia e vide i fasci di luce che dall'alto
colpivano grosso modo la zona dell'accampamento,
a circa un miglio di distanza. E magari
erano anche spari, quelli che sentiva. Chiss. Rimase
in attesa, sorseggiando pian piano la birra per
farsela bastare. Gli ci vollero tre ore prima di veder
spuntare il pickup di Santiago - cos vecchio
da non capire neanche pi che modello era - dalla
direzione di Miami. A quel punto attravers la
strada, la pistola infilata nella cintura, sotto la camicia
del marito di quella donna. Il pickup era gi
fermo di fronte al caff, tra le poche macchine in
sosta; Santiago stava scendendo e chiudendo a
chiave la portiera. Chino lo chiam e lo vide girarsi.
Alla luce del lampione e del neon rosso che recitava
Cuba Libre, Chino vide l'espressione sorpresa
del vecchio che si mutava all'istante in uno
sguardo innocente, occhi adesso sgranati, pronti,
un sorriso appena accennato.
- Ti hanno pagato?
-  andata come dicevi tu.
- E dove stanno?
- Cosa ti credi, che me li sono portati dietro?
No, glieli ho lasciati nella cassaforte, per stasera.
Dicono che posso ritirarli domattina.
Chino gir la testa per guardare nel pickup. - Cos'hai,
in quella borsa? - Era sul pavimento del veicolo,
dal lato del passeggero.
- Solo un po' di roba che ho comprato.
Chino: - Ti va una birra?
Mai gli era capitato di vedere qualcuno cos contento.
- Senz'altro, - disse Santiago, sorridendo
di nuovo, voltandosi per entrare nel locale.
Chino abbranc il fragile braccio del vecchio.
- Mica qua dentro. Ho gi comprato io un po' di
roba. Non ha senso buttarla via -. Trascin Santiago
dall'altra parte della strada, con l'uomo che
diceva No, andiamo nel bar, offro io. Diceva
Ascolta, prendine pure met, della taglia, visto
che domattina volevo farti una sorpresa. Quando
furono tra gli alberi Chino disse: - Mi servir
il tuo pickup. - Certo, - disse Santiago, - quando
vuoi. - Dove stanno le chiavi? - Qui, nel giubbotto,
- rispose Santiago. Era di nylon nero, con un
cappuccio che pendeva sulla schiena.
- Toglitelo un po', - disse Chino. - Tienilo pure,
se proprio vuoi, - rispose Santiago. Poi si volt
a guardare dall'altra parte della strada, verso il locale
dal neon rosso, verso le macchine e il pickup
fermi l davanti, la gente che se ne stava dentro
ma nessuno che usciva, e si sfil il giubbotto. Chino,
dietro di lui, si tolse la pistola dalla cintura, gli
spar un colpo alla nuca e altri due quando il vecchio
era gi a terra.
Chino si avvi verso il pickup con la pistola ancora
in mano, coperta dal giubbotto, sal a bordo
e part verso Miami per cercare un elenco del telefono.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
- Adesso si fa chiamare Adele Delisi, - disse
Karen, - il suo nome da ragazza. Ha sposato Foley
a Las Vegas nell'86 e ha presentato istanza di
divorzio l'anno dopo, nella Los Angeles County.
Ha quarantadue anni. Abita al Normandie su
Collins Avenue, nella zona di South Beach.
Erano in cucina: Karen si stava facendo una sigaretta
e una tazza di caff. Il padre, in una delle
sue tenute da golf, stava invece facendo colazione:
un sandwich di pane francese al formaggio e
gelatina di frutta, oltre al caff, prima di andarsene al club.
- Qualcuno ha controllato i suoi tabulati telefonici?
- Sei volte, il mese scorso, Adele ha accettato
sei chiamate a suo carico, tutte effettuate dal carcere
di Glades, l'ultima proprio il giorno dell'evasione.
Ma non  mai andata a trovarlo, nei cinque
mesi che  stato rinchiuso l dentro.
- Non voleva il suo nome sulla lista dei visitatori.
- Burdon le ha chiesto perch Foley continuava
a chiamarla. Perch era depresso, ha risposto
lei. E ha aggiunto che non lo vede da otto anni.
- C' dentro pure lei, - disse il padre di Karen.
- Penso anch'io. Foley mi ha detto che era venuto
in Florida per trovare qualcuno, ma s' zittito
subito. Meglio se tengo la bocca chiusa, mi fa.
- Insomma, Foley ha chiamato lei. E lei chi ha chiamato?
- La cognata Ann, che fa la disc-jockey in Canada,
se ho capito bene. E un tale che le dava da
lavorare, un illusionista, un certo Emil eccetera.
- Emil l'incredibile, un cialtrone fatto e finito,
- disse il padre tra bocconi di sandwich e sorsi di
caff. - La sai, la cosa incredibile di Emil? Che 
ancora a piede libero. Lavora coi colombi.
- Parlando con Burdon, Adele l'ha definito
Quel crucco di merda. A quanto pare, l'ha scaricata
poco prima di Natale per assumere una pi
giovane. Abbiamo sorvegliato Adele fin dal giorno
dopo l'evasione, ma non  andata da nessuna
parte. Ha messo un annuncio di richiesta lavoro
sull'Herald, offrendosi come assistente di qualche
mago. Contenta lei. Burdon dice che le hanno
messo il telefono sotto controllo.
- Figuriamoci se non se n' accorta. Perch non
vai a farci quattro chiacchiere?
- Ci stavo pensando. L'ho accennato a Burdon e
lui mi ha detto che di aiuto ne ha gi abbastanza.
- E tu parlaci lo stesso. Se te la sai cavare, magari
si lascia scappare qualcosa che a Burdon neanche
si sognava di dire. Sta' attenta a come parla di
Foley, al tono di voce. Dille che ti ha fatto una
buona impressione, lui. No, prima dille che ci sei
stata rinchiusa assieme, nel baule della macchina,
tutti e due al buio per mezz'ora buona, e vedi un
po' come la prende. Se c' dentro anche lei, cosa
vuoi che gliene venga da tutti 'sti grattacapi, tipo
il fiato degli sbirri sul collo? Niente, ci scommetterei.
Il che significa che Foley le piace ancora
quanto basta da correre dei rischi per lui. Secondo
te  possibile? Che uomo , lui?
- Rilassato, sicuro di s.
- Arrogante?
- No, ma c' rimasto male quando gli ho detto
che non avevo mai sentito parlare di lui. Chiss,
magari dovevo.
- Ti fa venire in mente quel Tillman?
- Neanche per sogno.
- Ricordi che mi avevi chiamato? Ci sei uscita
assieme quanto, tre volte? Mi hai detto che lo sospettavano
di essere un rapinatore di banche e che
non sapevi cosa fare. Io ti ho risposto di trovartene
un altro.
- Se proprio vuoi sapere come stanno le cose,
chiediglielo. Ecco quel che mi hai detto.
- Gi, tirare fuori l'argomento e vedere la faccia
che fa. Se diventa un bagno di sudore, chiama i
rinforzi. Ma questo Foley lo sai benissimo che  un
farabutto, eppure hai una gran voglia di rivederlo.
- Voglio inchiappettarlo ben bene, vederlo coi
ceppi alle caviglie.
- S, va be'. Non esagerare. Sei ferita nell'orgoglio,
eri armata e ti ha beccato lo stesso. La cosa ti
secca, posso capirlo. Ma allo stesso tempo quel tale
ti incuriosisce. Ieri sera hai chiesto due volte di
lui al tuo amichetto Nicolet, quello con tanto di
moglie. Insomma eri preoccupata, ma non volevi
darlo a vedere.
- Il mio amico con tanto di moglie? Cos', hai
tirato fuori quell'articolo per metterti a parlare di
infedelt? Non ci posso credere. Anzi, ci credo eccome.
Per questo non ho mai portato a casa i miei
ragazzi, per evitargli il tuo interrogatorio. Eppure,
quante volte ti ha gridato dietro, la mamma,
per questa cosa?
- Tua madre non ha mai alzato la voce, che Dio
l'abbia in pace. Mi mollava solo un'occhiataccia.
No, mi comportavo cos per farti notare se uno dei
tuoi amici era un idiota, per aiutarti a togliere di
mezzo quelli che non andavano bene. Questo Nicolet
per esempio,  un tipo a posto, o almeno sembra,
ma fa un po' troppo il grosso. La Magnum ficcata
nei jeans... Ti piacciono quelli un po' trucidi,
dico bene? L'ho sempre detto, io, che il confine
tra gli sbirri cowboy e i rapinatori a mano armata
 parecchio labile. Tutta gente che si porterebbe
la pistola anche al gabinetto. Forse questo spiega
il tuo interesse per Foley, vecchio professionista
della rapina.
- Guarda che mi ha sequestrato.
- Gi, eppure non avete smesso di chiacchierare
un secondo, da Glades fino all'autostrada. Pi
che un sequestro di persona, sembra un primo appuntamento.
Mai sentito parlare della sindrome di
Stoccolma?
- Ehi, calma, - disse Karen.
- Quella rapina in banca, a Stoccolma, - disse
il padre, - erano in due, e uno si chiamava... No,
non me lo ricordo.
- Olufsson, - disse Karen.
Suo padre le strizz l'occhio. - Vedi che lo sai,
di cosa parlo? Erano intrappolati in quella banca,
e allora si sono barricati l dentro per qualche giorno,
tenendo le donne in ostaggio. Quando la faccenda
si  conclusa, tre di quelle donne hanno detto
di essere innamorate di questo Olufsson.
- Io non ero un ostaggio, - fece Karen. - Dentro
quel baule ci saremo rimasti mezz'ora, a dir
tanto.
- Sar, ma il tuo Foley mi ricorda parecchio
Olufsson. Insomma, parla con la sua ex moglie, vedi
un po' che ti racconta su di lui.
- Lo so io cos'. Un delinquente abituale, un galeotto.
- Prima hai detto che era un tipo rilassato, sicuro
di s. Dai quasi l'impressione di ammirarlo.
Karen guard il padre che addentava la crosta del
pane francese, che mangiava quel sandwich al formaggio
e gelatina di frutta con tale entusiasmo da
farle venire fame. E lo guard che beveva il caff, a
capo chino sul tavolo. Sembrava un po' un Walter
Matthau pi basso. Una volta, mentre era impegnato
a tenere d'occhio un sospetto e se ne stava fermo
in macchina, due signore gli erano corse incontro dicendo:
- Perbacco! Ma  Walter Matthau! - Nel
frattempo, il sospetto era uscito da un bar e se l'era
filata in macchina prima che il padre di Karen riuscisse
a togliersi dai piedi le due donne.
Il padre: - Sai cosa volevo chiederti? Com' che
tra giornali e notiziari nessuno dice una parola su
Glenn Michaels?
- Secondo Burdon si tratta di una faccenda di
loro esclusiva competenza. Del Bureau, intendo.
Io gli ho raccontato quel che mi aveva detto Glenn
in macchina, ovvero di un colpo che starebbe preparando
su al nord, roba grossa. Ovviamente Burdon
avrebbe voluto saperne di pi. Be', ho fatto
io, Glenn ha tirato fuori la storia che lo scorso novembre,
su a Detroit, si era congelato le chiappe.
Prova un po' a sentire lass, gli ho detto. Stamattina
mi ha chiamato per dirmi che tra i passeggeri
dei voli partiti da Miami e dintorni, in novembre,
non risulta nessun Glenn Michaels. Sar andato in
macchina, ho risposto io, ma Burdon mi ha detto
di non starci troppo a rimuginare.
- Come, non ti ha detto Non lambiccarti troppo
quel tuo bel cervellino?
- Alla lettera.
- E t' venuta voglia di rifilargli una pedata nelle
parti basse.
- No, solo di agguantare Glenn. Gi voglio Foley.
E Buddy, se  ancora in zona.
- Versami dell'altro caff, per cortesia. Met
tazza. E dimmi cosa sappiamo di Buddy.
- Non molto, - fece Karen nell'alzarsi. Poi
torn al tavolo con il caff, serv suo padre e si mise
di nuovo seduta. - Ha all'incirca l'et di Foley,
pi una sorella che  stata suora ma che non sappiamo
dove vive. Erano entrambi a Lompoc, lui e
Foley, e pu darsi che si siano conosciuti l. Anche
Glenn  entrato in contatto con loro allo stesso
modo. Burdon ha detto che chiamer il carcere
per far saltare fuori almeno un nome, tipo qualcuno
che era amico di Foley, l dentro.
- Gli andr di lusso se si ricordano come si chiamava.
Quanta gente  rinchiusa, laggi? Un paio
di migliaia?
- Pi o meno milleseicento, l'ultima volta che
ci sono andata io.
- Allora figurati se quelli dell'ufficio matricola,
amministrativi o scopini che siano, si mettono
a rovistare nel computer a caccia di un tale soprannominato
Buddy. E anche a sapere il suo vero
nome, quando sar entrato in galera? Quanti
anni deve coprire, la ricerca? Impossibile, a meno
di non conoscere l'entit della pena. Ma ti rendi
conto? Chiamare quel carcere e dire: Ehi, ragazzi,
non  che qualcuno si ricorda di un galeotto
di nome Buddy? - Svuot la tazza di caff e
disse: - Via, devo proprio andare.
Karen lo guard alzarsi e fissare il fairtvay dalla
finestra della cucina, tirandosi su i calzoni gialli
che gli stavano larghi sul culo.
Karen: - L'ho chiesto a Foley, se davvero il nome
del suo amico era Buddy, e lui ha risposto Come
no, gliel'ho dato io. Eppure, metti che si chiami
proprio cos.
Il padre si volt a guardarla e per un attimo parve
sorpreso. - Da dove viene?
- Arkansas.
- Mah. Per, adesso che ci penso, Buddy potrebbe
essere la chiave di tutto, quello su cui lavorare.
Uno disposto a rischiare ogni cosa, anche la
vita, per salvare un ex compagno di galera. Cosa
ci guadagna? Lo fa per amicizia o perch gliene
viene in tasca qualcosa? Non so se mi spiego.
- Comunque sia, - disse Karen, - Foley dovr
sdebitarsi.
- Stando cos le cose, adesso a Buddy pu venire
in mente di tutto, - disse il padre, - e Foley 
costretto ad andargli dietro. Quindi, trova Buddy
e hai trovato Foley.
- Ci basterebbe sapere come si chiama.
- Mi hai dato un'idea. Per, ascolta, adesso devo
proprio andare. Ho gi fatto tardi.
Karen lo segu fino alla porta che dava nel garage.
- Dai, pap. Come lo troviamo?
Lui tenne la porta aperta e si volt a guardare la
figlia. - Non  mica detto che funzioni. Te ne parlo quando torno.
- Ti ci vorr un'ora solo per dirmi com' andata
sul campo di golf.
La porta si richiuse.
Ogni singolo colpo che restava sul fairtvay, ogni
chip sul bordo del green, la sua specialit, ogni lungo
putt che finiva in buca, sempre col Jack Daniel's
on the rocks a portata di mano. Le sparava sempre
grosse, e certe volte non si faceva scrupolo a giocare
sporco. Ma sapeva come trovare la gente, era
il suo mestiere. Karen si gir verso il lavandino.
Doveva fare i piatti?
O parlare con Adele Delisi?
Buddy l'aveva chiamata tre volte, al mattino e a
orari diversi, ma non era mai in casa. Quando infine
gett la spugna, al terzo tentativo, Foley gli disse
di lasciar perdere, che intendeva andarci lui di
persona. Buddy: - Ma tu sei matto -. Foley: - Ormai
ho deciso cos.
- Guarda che lo staranno gi tenendo d'occhio,
quell'hotel.
- Sperando di vederla uscire. Figurati se si mettono
a controllare tutti quelli che entrano.
- Perch vuoi rischiare in questo modo?
- Sono in debito con lei.
- In otto anni non le hai dato un centesimo.
Adesso, all'improvviso...
- Non mi riferivo ai quattrini. E un altro tipo
di debito. Ieri notte cercavo di addormentarmi su
questo divano di pietra e continuavo a pensarci su.
Non fosse per Adele, ora non sarei qui.
- Parole sante. Non avresti rapinato quella banca,
non saresti finito in galera.
- Mi ha aiutato a fuggire. Il minimo, da parte
mia,  cercare di vederla. Se poi non c' niente da
fare, pazienza, ma devo comunque tentare.
- Scordati che ti ci porto io in macchina.
- Ci vado da me, in un modo o nell'altro.
- Metti che qualcuno ti riconosce per la strada.
- Ma se l'hai detto tu che la foto segnaletica
non mi assomiglia per niente. Ed  tutto quel che
hanno.
- Per quel che ne sai. La tua foto ha circolato un
bel po', amico. Io la vedevo sempre, in questa o
quella banca, quando ancora neanche ti conoscevo.
- Mi vestir da turista. Calzoni corti, cappello
di paglia di quelli da spiaggia, macchina fotografica
al collo. Calzini e sandali... Riesci a trovarmi un po' di questa roba?
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Adele pass la mattinata girando da un hotel all'altro,
lungo il tratto di strada su cui si affacciavano
tutti quegli alberghi art dco, dieci isolati di
tavolini all'aperto e di turisti, sostando in ogni caffetteria,
ogni bar a chiedere alla direttrice di sala
se poteva farle un grosso piacere, ma grosso sul serio.
Anche quelle che conosceva vagamente prendevano
il suo cartoncino come se fosse macchiato
di cacca e gli lanciavano un'occhiata, senza mai
mutare espressione, mentre lei spiegava trattarsi
di una diversa versione di un annuncio appena
pubblicato sull'Herald. Ma sul giornale l'avevano
stampato a caratteri cos minuscoli da spingerla
ad andare a distribuirne un po' in giro per la
spiaggia, in fin dei conti... Le direttrici di sala rispondevano
Spiacente e le rendevano il cartoncino,
oppure S, okay, e lo lasciavano cadere sul
tavolinetto delle prenotazioni. Il cartoncino recitava:
una vera magia! Chiamate il 673-7925 e
salta fuori Adele! Assistente di illusionismo, lunga
esperienza. Specializzata in colombi e prestidigitazione
di ogni tipo!
Nel muoversi sulla 10th in direzione Collins
Avenue si ferm, voltandosi, e si accorse che il tizio
che la pedinava era rimasto all'imbocco del vicolo.
Se ne stava li impalato a guardarsi attorno,
come uno che ha smarrito la strada. Il suo compare,
sull'altro marciapiede, si era fermato a sua volta
e si allacciava le scarpe. Perch tutto quel disturbo?
Mah. Salut con la mano quello sul marciapiede
di fronte e prosegu verso la Collins. I
due successivi, l'ennesima coppia dall'aspetto serio
e ordinato, erano seduti in macchina. Uno leggeva
il giornale. Sui quotidiani e alla tv c'era sempre
qualche riferimento a Jack ancora a piede libero
cos come uno dei cubani, ma non si faceva
cenno a Buddy o a Glenn Michaels; di conseguenza,
il piano con le due automobili doveva aver funzionato.
Quando Glenn era andato a trovarla, da
solo, qualche giorno prima dell'evasione, si era seduto
con un vodka tonic a pavoneggiarsi e giocherellare
con i capelli, aspettando che fosse lei a fare
la prima mossa mentre lui parlava di s, facendole
capire quant'era cool, e che pi avanti
intendeva servirsi di Jack e Buddy per un lavoretto
gi programmato. Cinque minuti con Glenn, e
Adele gi aveva capito perch Jack non lo voleva
tra i piedi, perch l'ultima volta che si erano sentiti
al telefono le aveva detto che gli avrebbe
strappato dal naso gli occhiali scuri per poi
schiacciarglieli sotto i piedi. Cos lei aveva detto a
Glenn: - Lo sai chi mi ricordi? Il tizio con tutti
quei capelli che viveva a scrocco a casa di O. J.,
quello che aveva avuto un quarto d'ora di celebrit.
- Ah, s? Davvero? - aveva risposto Glenn,
prendendolo per un complimento. La cosa migliore
da fare con Glenn Michaels, concluse Adele,
era ficcarlo nel baule magico di Emil l'incredibile
e farlo sparire.
Infine raggiunse il Normandie, lungo una fila di
residence color pastello, e salut con un cenno del
capo le anziane signore sulla veranda che passavano
la vita ad aspettare chiss cosa. Nell'attraversare
la hall fece ciao a Sheldon, dietro il bancone,
e lui le mostr i denti guasti. Quantomeno le aveva
sorriso, cosa che si erano guardate bene dal fare
tutte quelle stitiche direttrici di sala, lungo il
tragitto. Neanche una parola di incoraggiamento,
da quelle stronze.
Sal le scale fino al primo piano ed entr nell'appartamento
ammobiliato di chiaro, stile Miami
Beach Moderne, roba di cinquant'anni addietro,
con barche a vela e alberi di palma sui morbidi tendaggi.
Accese il condizionatore alla finestra. Ogni
volta che guardava fuori, da qualche tempo, sperava
con tutto il cuore di non vedere Jack dall'altra
parte della strada, come in un film: addossato
a un palo, che si accende una sigaretta e guarda in
su. Anche Jack amava pavoneggiarsi, ma almeno a
lui gli veniva bene.
Pos sul tavolo da pranzo in vetro i cartoncini
una vera magia! che non era riuscita a distribuire
e rimase li a guardarli. Specializzata in colombi
e prestidigitazione di ogni tipo. Specializzata
nel ripulire i camerini dalla merda di
quegli uccelli. Capacissima di restare in equilibrio
su dieci centimetri di tacco - autentico dono
di natura, questo - con una scarpa proprio davanti
all'altra, e di sorridere raggiante a braccio
levato, col massimo garbo, per accompagnare il
volo dei colombi che spuntavano dalla giacca lurida
di Emil.
Ma che cazzo doveva fare? Offrirsi lei stessa
come illusionista, ed esibirsi in feste di compleanno,
nelle scuole, in occasione di party aziendali,
tutta questa specie di cose? E anche nelle
prigioni, perch no? Di giochi con la corda aveva
una certa pratica: tagliarla e farla riapparire
intera, infilarla in un cappio senza mai lasciarla
andare, farla passare attraverso il corpo di un volontario.
Se la cavava anche coi fazzoletti: quello che si mette a danzare, quello che si scioglie
da solo, il nodo che svanisce nel nulla. E anche
con le carte: Hindu shuffle, alzata doppia, scivolata...
Suon il telefono, sulla scrivania accanto alla finestra.
E i giochi con le buste sigillate, allora? La psicometria,
le banconote arrotolate che entrano l'una
nell'altra...
- Salve, parla Adele.
Una voce maschile disse: - Ah, parla Adele? -
con un certo qual accento, cubano o gi di l.
- In persona. Chiama per l'annuncio sul giornale?
- No, non vedo annuncio.
- Allora ha raccolto uno dei miei cartoncini? Li
ho distribuiti pochi minuti fa, doveva proprio essermi
alle spalle.
- Ho parlato al tipo che fa lavorare lei. Emil?
- Ah, capisco. Be' certo, sono schizzata via dal
suo scatolone per quasi quattro anni.
- Lei faceva cosa...?
- La box jumper. Ero la sua assistente, insomma.
Cosa le ha detto di me, Emil?
- Mi ha detto il suo numero e dove lei abita. Vede,
sto cercando un'assistente e mi piacerebbe parlare
a lei.
- Mi scusi, signore, ma per caso si esibisce dalle
parti di Miami?
- S, qua attorno. Ero ilusionista a Cuba, prima
di venire qui. Manuel el Ilusionista era mio nome.
Mi lasci chiedere a lei una cosa. Fa lei il trucco di
scatola segata a met con lei stessa dentro?
Adele non rispose, in attesa di sentire il resto.
- E allora?
- Come lo fa, quel trucco?
- E lei, come lo fa?
- Mi perdoni. Chiedo questo per voler essere sicuro
che lei  di esperienza.
- Be', l'ho visto fare in entrambi i modi, - disse
Adele. - Il cosiddetto thin sawing o il vecchio
metodo Selbit, se si riferisce a questo.
Cadde il silenzio. Poi la voce cubana disse: - S,
vedo che lei sa le cose che fa. Mi piacerebbe venire
a parlare a lei a proposito di lavorare per me.
Adele: - Be'... - E poi: - Perch non ci vediamo
al Cardozo, sulla veranda? Sa dov'?
- S, ma non vuole lei che io vengo l dove abita
lei?
- Tanto devo uscire. Possiamo incontrarci laggi
tra un'ora. Va bene?
L'uomo esit un attimo prima di rispondere: - S,
va bene.
E Adele riattacc.
Fa lei il trucco di scatola segata a met?... Ma
diceva sul serio, quel tipo? Neanche sapeva che la
box jumper, l'assistente di un mago... Forse a Cuba
gli ilusionistas le chiamavano in un altro modo.
Squill il telefono.
Si sarebbe messa in calzoncini corti, gambe in
bella vista.
- Salve, parla Adele.
Chiunque fosse, riattacc.
Buddy usc da Wolfie's e sal in macchina.
-  in casa.
Poi svolt a sud, in direzione della Collins, e non
apr bocca fino a dieci isolati pi avanti, quando
passarono davanti al Normandie.
- Eccolo. Lo vedi il tizio seduto in veranda?
Tutte quelle vecchiette e un solo uomo? Figurati
se non ce ne sono almeno altri due in macchina.
Foley si guardava attorno. - Non ne ho visto
neanche uno.
- Lo sai anche tu che ci sono.
- Terr gli occhi aperti.
Buddy svolt a destra sulla 10th e poi di nuovo
a destra, infilandosi nel vicolo che correva dietro
i residence. - Nessuno, da queste parti. Meglio cos, - disse. Raggiunsero la 11th, in fondo al vicolo,
e soltanto allora si ferm.
Poi disse a Foley: - La pistola ce l'hai?
Foley sollev la borsa di paglia che teneva in
grembo. - Qua dentro, con la crema abbronzante
e il telo da spiaggia.
- Le lasci dei soldi?
- Quelli che ho preso l'altro giorno.
Buddy annu, fissando Foley con attenzione.
- Eppure sono convinto che faresti bene a metterti
il cappello.
- In tutte le foto che girano nelle banche ho un
cappello o un berretto. Ho forti dubbi che qualcuno
mi abbia mai visto a testa scoperta.
- Da' un'occhiata al tuo orologio, - disse
Buddy. - Sono le undici e venti. Ripasso di qui tra
mezz'ora, a mezzogiorno meno dieci. Se non ti vedo,
torno a mezzogiorno e venti. Se non ci sei
neanche allora, ci vediamo tra trent'anni.
Il locale era gestito da portoricani - Chino se ne
rese conto da come parlavano - ma era okay. Il
caff era cubano, e nessuno lo secc quando si sedette
al banco n quando si mise a guardare, da dietro
le lettere rovesciate sul vetro, l'hotel quasi dritto
di fronte, il Normandie, alto quattro piani. L'ex
moglie di Jack Foley stava al secondo, al 208, magari
in una stanza sul davanti, e stava guardando
dalla finestra proprio mentre lui guardava l'albergo.
Le aveva telefonato da l. Non gli piaceva l'idea
di incontrarla sulla veranda del Cardozo Hotel,
chiss quanta gente era seduta l e quanta altra di
passaggio. Avrebbe finito il caff, chiedendone magari
un supplemento, per poi andare nella sua stanza
a parlarle in privato. E che poteva fare, lei?
Dal vicolo, Foley si diresse verso Collins Avenue
fermandosi sul cantone a guardare le automobili
che scorrevano in entrambi i sensi di marcia: turisti
che se la prendevano comoda l a South Beach
o che cercavano un parcheggio. Poi si avvi verso
l'hotel a met dell'isolato, con tutta calma. Buddy
aveva ragione, figurarsi se da quelle parti non c'era
una macchina con due tipi a bordo. Rimase a
guardarne una, pi avanti, che si staccava dal marciapiede,
e vide una Honda guidata da una donna
infilarsi nel posto che si era appena liberato. Chiss
se per i lavori di sorveglianza, adesso, usavano
anche le donne. Quel che intendeva fare era entrare
dritto nell'hotel. Se il tizio in veranda gli veniva
dietro, avrebbe attaccato a blaterare con l'addetto
alla reception sui prezzi della stagione imminente.
Inventarsi una frottola, tipo chiedere di
salire a vedere una delle camere o di usare il bagno
degli uomini, insomma cazzeggiare l attorno nell'attesa
di potersi infilare di soppiatto su per le scale.
Non pensava che l'uomo in veranda avrebbe
perso tempo con lui. Adesso si stava avvicinando
alla Honda: la donna era scesa e si era messa di
profilo davanti al parchimetro, frugandosi in tasca
alla ricerca di qualche spicciolo.
Capelli biondi, giubbotto marrone chiaro e borsetta
a tracolla, gambe lunghe dentro jeans attillati
e scarpe rosa con tacco di media altezza. Ne fu colpito:
scarpe rosa, proprio niente male coi jeans. I
capelli e il profilo gli fecero pensare a Karen Sisco.
La donna si volt e Foley si scopr a guardare
Karen Sisco - proprio lei, proprio l, neanche a tre
metri di distanza, era Karen - che adesso lo guardava
e aspettava. Lei disse: - Non  che per caso
avrebbe da cambiarmi un dollaro?
Foley spost la borsa di paglia nella mano sinistra,
senza smettere di guardare Karen, intimandosi
di tirare dritto, di non fermarsi, di non aprire
bocca. Invece la apr e disse: - No, mi spiace -.
Prosegu senza allungare il passo, con la stessa andatura
tranquilla, guardandosi attorno tra le insegne,
questo o quel panorama, la gente, senza mai
voltarsi indietro, sempre ripetendo a se stesso di
continuare a camminare. Era lei, se l'era ritrovata
davanti all'improvviso. L'aveva vista, aveva visto
i suoi occhi e, per un istante, il modo in cui lo
aveva guardato... Foley si disse che a guardarsi indietro
rischiava di trasformarsi in un galeotto l su
due piedi, con tanto di divisa azzurra regolamentare,
quindi era davvero il caso di togliersi quell'idea
dalla testa. Okay, l'hai vista di nuovo, faccenda
chiusa. Di pi non puoi avere.
Karen lo guard passare davanti al Normandie,
davanti alle signore in veranda e all'agente che
adesso si era seduto l. No, non pu essere lui, pens.
Rivide il suo volto incrostato di fanghiglia alla
luce dei fari, il berretto della guardia che gli nascondeva
gli occhi. Rivide mentalmente la sua foto
segnaletica, indimenticabile come tutte quelle
che le erano capitate davanti, un delinquente con
tanto di numero, non quel tipo in abbigliamento
da spiaggia arancione e ocra e borsa di paglia, calzini
scuri e massicci sandali di cuoio. Era stata l
l per sorridergli e dirgli Salve, come va? la mano
che gi le andava alla borsetta. Del tutto certa,
in quell'istante, che si trattasse di Foley. Eppure
lui non aveva dato segno di riconoscerla, aveva
detto Spiacente come se nulla fosse e tirato dritto.
Aspett: magari si voltava. Aspett di vederlo
arrivare in fondo all'isolato, attraversare la strada,
ma lui non si gir neanche allora e lei prov una
certa delusione, o forse dispiacere, sicura che se si
fosse trattato di Foley l'avrebbe guardata, eccome.
O poteva addirittura fermarsi a dirle qualcosa.
Non aveva una logica, ma non ce n'era bisogno;
questa era soltanto una sua sensazione, quindi
andava bene. Come se stesse per fare il segno
della T con le due mani, chiedere un timeout,
cos da procurarsi entrambi qualche minuto per finire
quel che era iniziato nel baule della macchina.
Allora s che avrebbe potuto dirgli: Salve, come
va? Oh, non c' male, grazie. Tutti e due l,
in piedi, a chiacchierare con educazione. Che razza
di esperienza, eh? Proprio cos. Be', ce l'abbiamo
fatta. Magari lui poteva accennare al fatto che
lei gli aveva sparato, e lei rispondergli: Insomma,
sai come vanno queste cose... Hai tempo per un
drink? Ma s, qualche minuto. Ed eccoli dirigersi
verso la spiaggia, sedersi a un tavolo e parlare
un po', dire le prime cose che venivano alla mente,
poi farsi un altro bicchiere, discutere di qualche
film... Forse. Perch no? Non c'era modo di
prevedere l'argomento della conversazione: solo
una banalissima chiacchierata fino allo scadere del
loro tempo. Be', allora,  il momento di tornare
al lavoro. Lei che si alza e si allontana e, se per
caso si volta a guardare, scopre che non c' pi
traccia di lui. Faccenda chiusa, insomma, una volta
per tutte. La prossima volta - un incontro che
lei si sarebbe davvero ingegnata a far accadere -
l'avrebbe ammanettato per bene, polsi dietro la
schiena, per poi sbatterlo dentro.
A piedi, Karen raggiunse il Normandie. Per un
semplice atto di cortesia si ferm al parapetto della
veranda per mostrare il tesserino e la stella da
marshal all'agente, un giovanotto che non conosceva,
dicendogli che saliva a trovare Adele. L'agente
disse: - Burdon lo sa?
- Lei non si preoccupi, - disse Karen. Poi, mentre
si voltava: - Non  che per caso ha un quarto
di dollaro per il parchimetro?
Per tutto il tratto della Collins fino alla 5th
Street, Foley continu a fermarsi davanti alle vetrine,
ai menu esposti fuori dai ristoranti, fin quando
non ebbe la certezza che Karen non lo stava seguendo,
che in fin dei conti non lo aveva riconosciuto.
Per un pelo, pensava. Ma pi con un
senso di delusione che di sollievo.
A questo punto Karen doveva gi essere da Adele.
Questa era la ragione della sua presenza, senza
dubbio. Foley si rese conto che se Karen fosse arrivata
anche Solo pochi minuti dopo e l'avesse sorpreso
nella 208, Adele si sarebbe ritrovata sul
groppone un reato di particolare gravit: favoreggiamento
nei confronti di un evaso. Quindi, piantala
di cazzeggiare da quelle parti. Fila via.
Ma neanche un minuto dopo gi stava pensando
di tornare indietro, di risalire Collins Avenue
sull'altro lato e mettersi ad aspettare Karen di
fronte alla sua macchina, la Fionda, cos da vederla
di nuovo quando usciva dall'hotel.
Cristo, si disse, ma sei tornato alle elementari?
Hai appena scoperto le donne?
Volt l'angolo della 5th e rientr nel vicolo per
tornare indietro da quella direzione, tutto solo, tra
i bidoni della spazzatura e l'odore di strutto che
veniva dalle cucine dei locali, ancora vedendosi
Karen e i suoi jeans attillati e considerando di nuovo
le possibilit. Mettiamo che, per esempio, lui
attraversava la strada proprio mentre lei saliva in
macchina. Le andava incontro e le diceva...
Se Karen non l'aveva riconosciuto, lui poteva
accostarsi alla macchina e dirle qualcosa, qualsiasi
cosa. Pens a quel che diceva alle cassiere di banca,
improvvisando, prima di chiedere i soldi. Certo
che ha proprio una bella acconciatura, Irene. 
l'ultima moda? Oppure: Mmmm, che buon profumo.
Come si chiama?
Poteva dire a Karen che gli piacevano le sue
scarpe. Volevo solo dirti che mi piacciono molto
quelle scarpe.
E lei poteva abbassare gli occhi a guardarle, proprio
come le cassiere di banca si sfioravano i capelli
quando lui gli faceva i complimenti per la loro
pettinatura. Poteva abbassare gli occhi, e a quel
punto lui poteva sparire.
E lei poteva rialzare lo sguardo chiedendosi chi
era quel deficiente vestito da spiaggia.
Quando Foley arriv alla 11th, Buddy lo stava
aspettando.
- Allora?
- Dobbiamo lasciare la citt.
Buddy: - Adesso si che ragioni.
- In macchina o come?
- In macchina. Non mi dispiacerebbe filarcela
anche subito.
- E la nostra roba? Ho appena comprato un paio
di scarpe.
- Ci serviranno dei vestiti invernali, - disse
Buddy, - prima di trovarci invischiati in una cazzo
di tempesta di neve. Cappotti, guanti... Potremmo
fare un salto in un centro commerciale.
- E poi fermarci un attimo a prendere le mie
scarpe eccetera.
Buddy spunt dal vicolo, diretto verso la Collins.
- Andiamo a Lauderdale, al Galleria, quello
 il posto giusto per dei giacconi.
- Cappotti?
- Se credi, o anche un parka.
- Mi sa di non aver mai posseduto un cappotto,
in vita mia.
- Non sei mai stato a De-e-troit. Da quelle parti,
a gennaio, ti si ghiacciano le palle.
Foley: - Proprio sicuro di volerci andare?
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Adele aveva la catena alla porta e parl a Karen
attraverso uno spiraglio. - Ho gi detto a quelli
dell'FBI che so solo quello che ho sentito alla tv o
letto sul giornale. Con me Jack non si  fatto vivo
e non ho idea di dove sia. Non vedo perch dovrei
saperlo, sono otto anni che siamo divorziati.
- Mi ha parlato di lei, - disse Karen, - in macchina.
Adele esit. - Lei era con loro?
- Diciamo che mi ci sono trovata in mezzo, - rispose
Karen. - Mi hanno chiuso nel baule della
mia macchina. Jack ci si  infilato con me. Credevo
che quelli dell'FBI gliel'avessero detto.
- Siete stati insieme nel baule?
- Da Glades fino all'autostrada. Poi sono salita
sulla macchina di Glenn e lui  partito piantandoli in asso.
Karen guard in faccia Adele dallo spiraglio
della porta: si era appena truccata, pesantemente.
- Non le hanno detto nemmeno questo?
- Non mi hanno detto niente, mi hanno fatto
solo delle gran domande.
- Ma lei sa di che sto parlando? Di Glenn che
guidava la seconda macchina?
Adele la guardava fisso. Disse: - Un Glenn lo conosco.
La porta si chiuse e si riapr, questa volta
del tutto. - Mi stavo preparando per uscire. Si
accomodi, se vuole, si sieda un attimo. Vuole una
Diet Coke?
Karen disse di no e osserv l'arredamento art
dco del residence. Scost una sedia dal tavolo con
il piano di cristallo e si sedette, mentre Adele tornava
dal cucinino con una Coca-Cola e un pacchetto
di sigarette. Aveva una mantellina da trucco
di plastica mezza aperta, le mutande ma niente
reggiseno, e un paio di ciabatte di plastica
trasparente. A Karen parve che fosse una quarantaquattro,
not la pelle liscia e bianca e vide che
era rotondetta, ma aveva delle belle gambe. Era
bruna, con i capelli ricci... Adele le disse: - Belle
scarpe. Con il lavoro che faccio, mi tocca portare
quei maledetti tacchi a spillo che rovinano i piedi -.
Si allontan un attimo e torn con un posacenere.
- Quando era nel baule con Jack...
Karen aspett, mentre lei si accendeva una sigaretta.
- Non le ha fatto del male n niente, vero?
- Intende dire se ha cercato di violentarmi? No,
ma aveva voglia di parlare.
Adele si sedette all'altro lato del tavolo. - Ha
detto che le ha parlato di me.
Karen era pronta. - Ha detto che era venuto in
Florida apposta per trovare lei. Quindi immagino
che siate stati insieme un po'.
- Be', s, prima che lo arrestassero.
- Lei per non  mai andata a trovarlo in prigione.
- Non voleva.
- Perch?
- Non lo so.  cambiato, dopo la condanna, con
la prospettiva di farsi trent'anni...
- Ma vi parlavate per telefono.
- Ogni tanto mi chiamava.
- Le ha telefonato il giorno della fuga, - disse
Karen.
Adele la fiss. - S? Non mi ricordo. Che cos'altro
le ha detto di me?
Karen dovette inventare qualcosa in fretta.
- Ha detto che gli sarebbe piaciuto poter ricominciare,
fare una vita normale insieme con lei.
- Benedetto uomo. Una cosa devo ammetterla:
Jack non  mai stato litigioso, n cattivo e non beveva
mai troppo. Per vita normale, per, intendeva
rapinare banche. Non ha mai fatto altro in vita
sua.
- Ma lei lo sapeva, quando lo ha sposato?
- Mi aveva detto che giocava a carte, che si manteneva
cos. Mi pareva accettabile. Oppure veniva
a casa con un po' di soldi e mi diceva che era stato
alle corse a Santa Anita, e probabilmente a volte
era vero, gli piaceva scommettere. Ho scoperto che
svaligiava banche solo quando lo hanno preso perch
non gli era partita la macchina: si immagini un
po', esce dalla banca e la macchina non si mette in
moto. Sono andata a trovarlo a Lompoc - lo sapeva,
vero, che  stato anche l? - per dirgli che volevo
divorziare. Mi ha detto che andava bene, -
disse Adele stringendosi nelle spalle. - Jack  cos
di buon carattere. Era tanto caro, ma non  mai
stato quel che si definisce un buon marito.
- Ha conosciuto Buddy a Lompoc, - disse Karen.
- S, e quel viscido di Glenn Guard Karen
strizzando gli occhi tra il fumo della sigaretta. - Perch
i giornali non ne parlano?
- Non sanno dove sia, - spieg Karen, - e penso
che gli scocci ammetterlo -. E poi: - Pare che
Glenn se ne sia andato da solo.
- Vecchia volpe. Sa cosa mi piacerebbe? Che
prendeste lui e lasciaste stare Jack. Non si merita
trent'anni.
- Darei qualsiasi cosa pur di trovare Glenn, -
rispose Karen. - Avevo gi avuto a che fare con
lui;  uno a cui piace parlare.
- S, di se stesso e di quanto  in gamba. Ha detto
che aveva un lavoretto in vista e che voleva servirsi
di Jack e Buddy. Sai che fortuna.
- Che lavoretto?
- Non l'ha specificato -. Adele fece una pausa
per fumare. - L'unico motivo per cui l'ho visto 
che una volta era amico di Jack; non so altro.
- Immagino che conosca anche Buddy.
- Immagini quello che vuole, io non posso aiutarla.
E poi devo finire di vestirmi, ho appuntamento
con uno per un lavoro. Dice che fa l'illusionista,
ma ha l'accento cubano e ho i miei dubbi.
Sa che lavoravo per un mago?
- Emil l'incredibile?
- S, quello stronzo. Questo tizio mi chiama e mi
chiede: Fa lei il trucco di scatola segata a met con
lei stessa dentro? Io: Scherza? Dovevo dirgli
che non  un trucco,  un illusionismo. Ha detto che
voleva vedere se me ne intendevo veramente.
- Quello che non riesco a capire, - disse Karen,
-  come fanno a staccarsi le due met della cassa
quando la donna  dentro e si vedono la testa e i
piedi che si allontanano.
-  una magia, - disse Adele.
- O quello dove la ragazza entra nella gabbia, -
disse Karen, - poi si copre la gabbia e quando si
toglie il drappo...
- Prima si gira la gabbia dall'altra parte, - precis
Adele.
- Si gira la gabbia, si toglie il drappo e la ragazza
 sparita e al suo posto c' una tigre.
- Emil lo faceva con un leone.
- Sul serio?
- Un leone maschio, che affittavamo per una sera.
Era vecchio, ma aveva ancora un sacco di denti.
- E come si fa?
Adele scosse la testa. - Non posso dirglielo, sarebbe
poco professionale.
- Solo per curiosit, - insist Karen. - Non lo
dir a nessuno.
Adele domand: - Ha mai sentito o letto niente
sull'illusionismo? No, perch  un segreto.
Quello che conta  il risultato, e basta. Il come non
 poi cos interessante.
- A Jack l'ha mai raccontato?
Adele prese tempo per una boccata di fumo. -
Una volta ogni tanto me lo chiedeva. Credo di
avergli raccontato qualcuno dei trucchi pi facili.
- Come si fa a cambiare posto con il leone?
- Se glielo dicessi, ci rimarrebbe male.  sempre
pi facile di quello che sembra.
- Su, me lo dica. Solo quello. Poi non le chiedo
altro.
- Neanche su Jack e sugli altri?
- La lascer in pace, - disse Karen.
- Promette di non dirlo a nessuno?
- Giuro. Parola d'onore, - dichiar Karen
guardando Adele seduta dall'altra parte del tavolo.
Quest'ultima stava gi per spiegarglielo quando
trasal sentendo bussare rapidamente alla porta,
tre volte, e poi altre tre, e una voce da fuori
che diceva: - Adele? Voglio parlarle, mi apra per
favore.
Una voce che sembrava lontana.
Karen vide che Adele si voltava.
- Chi ?
- Sono quello che ha telefonato prima.
- Le ho dato appuntamento fuori.
- Senta, ormai che sono qui, mi apra.
- Devo ancora finire di vestirmi.
L'uomo disse: - Ascolti -. E, a voce pi bassa:
- Sono molto amico di Jack Foley.
Karen si alz e spost la borsa sul bordo del tavolo.
Vide che Adele la guardava fisso e le disse:
- Gli chieda come si chiama.
Adele, impettita e rigida sulla sedia, volt solo
la testa, tenendo la sigaretta in mano.
- Come si chiama?
Silenzio.
- Jos Chirino.
Karen tir fuori dalla borsa la Beretta.
- Ma forse Jack Foley quando le ha parlato di
me mi ha chiamato Chino. Sono sempre io.
Karen si avvicin ad Adele. Le sussurr: - Gli
dica di aspettarla sul pianerottolo, che si deve vestire.
Lo dica forte, a voce alta.
Adele fece come le aveva detto e la sua voce
copr il rumore di Karen che armava la nove millimetri.
Fuori della porta l'uomo disse: - Se mi dice
dov' Jack Foley, poi non vengo pi a disturbarla.
Karen sugger: - Gli dica che non lo sa.
Adele ubbid e Chino riprese: - Senta, io sono
quello che lo ha aiutato a uscire di prigione. Mi ha
detto, se non lo trovavo, di venire da lei.
- Le ripeto che non so dov'.
- Senta, perch non apre questa cazzo di porta?
Cos almeno ci possiamo parlare.
Fissando Karen, Adele disse: - Se ne vada o
chiamo la polizia.
- Perch vuol fare questo a un amico?
Adele non rispose e ci fu un lungo silenzio.
Poi Chino disse: - Okay, se non vuole aiutarmi,
me ne vado.
Adele fece per alzarsi e Karen le mise una mano
sulla spalla.
- Adesso vado, - dichiar Chino. - Se mai ci
vediamo un'altra volta, okay? Adis.
Sempre in un sussurro Karen disse: - Vada in
camera sua e ci si chiuda dentro Quando Adele
si mosse, lei si avvicin alla porta e pos la mano
sinistra sulla maniglia.
La gir in modo da far scattare la serratura e
si guard alle spalle. Adele, sulla soglia della camera
da letto con la mantellina da trucco e le ciabatte
di plastica, la guardava. Karen le fece cenno
con la Beretta di chiudersi dentro, di sbrigarsi.
Ma Adele rimase l ferma a guardare e ormai
era troppo tardi per dirle qualcosa. Karen apr appena
la porta, di pochi centimetri, con le orecchie
tese, e si fece da parte appena in tempo, prima
che la porta si spalancasse e Chino, vestito di
nero, irrompesse nella stanza per aggredire Adele.
Era gi oltre il tavolo quando si ferm, si
guard attorno e si volt verso Karen. Lei vide
la pistola che teneva nella destra, una calibro 22
con la canna puntata verso il basso, vicino alla
gamba. Sollev la Beretta impugnandola con entrambe
le mani, alz il cane e mir al petto di
Chino.
Ordin: - Posa la pistola sul tavolo e voltati.
Chino alz la sinistra dicendo: - Un momento, -
con l'aria confusa. - Non  Adele?
- Sono un federal marshal, - rispose Karen, - e
ti dichiaro in arresto. Posa la pistola sul tavolo. Subito.
- Perch? Non ho fatto niente. E se non sei
Adele, - disse Chino, - Adele devi essere tu, eh?
- Si volt dalla sua parte.
Karen lo vide di profilo, con la pistola nella destra,
puntata in un'altra direzione. Lanci un'occhiata
ad Adele: - Si chiuda in camera.
Adele, che fissava Chino con gli occhi sbarrati,
non si mosse.
- Vada. E chiuda la porta.
Quando Adele fece per ubbidire, Chino disse:
- No, sono venuto per lei -. Sollev la pistola e
gliela punt dritta contro. Adele si ferm.
Karen disse: - Mettila gi o sparo.
Vide che l'uomo voltava la testa verso di lei, con
le sopracciglia inarcate, dicendo: - Davvero? Mi
spari? Una bella ragazza come te? - Poi, sorridendo:
- No, non credo che sparerai.
Fu il sorrisetto a mandarla in bestia.
Esclam: - Non ci credi, eh? - e gli and incontro.
Chino cambi espressione e smise improvvisamente
di sorridere. Lanci un'occhiata in direzione
di Adele, sempre puntandole la pistola
contro, poi si volt di nuovo dalla parte di Karen,
che si stava avvicinando e diceva: - Puoi vivere o
morire -. Quando gli fu davanti, tenendogli la
canna della Beretta a un palmo dagli occhi, concluse:
- Dipende da te.
Chino sbatt le palpebre, poi la guard in faccia.
- Non sparerai mica, vero?
Lei: - Vuoi scommettere?
Lui: - Me ne vado quando voglio.
- Se fai un passo o ti giri verso di lei, sei morto.
Si fissavano. Karen lo vide sospirare, abbassare
prima le spalle e poi il braccio e sent la pistola che
cadeva sulla moquette. Fu tentata di guardare gi,
ma continu a fissarlo negli occhi, che tutto a un
tratto erano diventati spenti, senza speranza.
- Voltati e metti le mani sul bordo della scrivania.
Quando si fu appoggiato in avanti, gli alz la
giacca e gli tast la cintura da dietro. Alla fine
gli fece perdere l'equilibrio con un calcio. Chino,
sbilanciato, cerc di aggrapparsi alla scrivania,
ma cadde in ginocchio e batt la testa contro
lo spigolo. La guard da sotto in su con aria sofferente.
- S, mi spareresti.
Karen raccolse la pistola da terra e gli ordin di
sdraiarsi a faccia in gi. Gli gir attorno per andare
al telefono sulla scrivania, fece un numero e guard Adele, che la fissava.
- Daniel Burdon, per favore. Sono Karen Sisco.
Rimase in attesa, sempre sotto gli occhi di Adele,
poi si volt verso la finestra e disse: - Daniel? Avrei una proposta da farti.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
- Gli ho detto: Se prendo Chirino, mi fai entrare
nella tua squadra? Se tu sei d'accordo, con il
mio capo poi mi arrangio io.
Suo padre le chiese: - Non gli hai detto che l'avevi
preso?
- Mi  sembrato meglio mettermi d'accordo
prima.
- E brava la mia bambina.
Erano sulla terrazza a bere Jack Daniel's on the
rocks. Il sole stava tramontando. Suo padre le aveva
detto fin troppe volte che quella era l'ora preferita
di Walter Huston nel Virginiano e Walter
aveva proprio ragione, ma quella sera non lo nomin.
- Naturalmente Burdon si  insospettito. Mi ha
detto: Ragazza mia, che razza di scherzo  questo?
Io ho risposto: Devi solo dirmi si o no.
Tu dammi il cubano e io ti do quello che vuoi,
mi ha fatto.  arrivato nel giro di venti minuti. Ha
squadrato Chirino e ha ordinato ai suoi uomini di
portarlo via. Non  riuscito a trattenersi dal chiedermi
come avevo fatto a mettere un evaso a faccia
in gi, ma non  sembrato sorpreso e non ha
dato grande importanza alla cosa.
- L'hai fregato, - osserv suo padre. - Non credo
che avrei fatto molti convenevoli nemmeno io.
- Non sapeva ancora che atteggiamento prendere,
come trattarmi. Ha parlato con Adele, le ha
fatto un sacco di domande. Lei ha avuto un bel
sangue freddo, sono rimasta impressionata.
- Al sangue freddo, - disse suo padre alzando il
bicchiere in suo onore.
Karen bevve un sorso. Guard il padre e spieg:
- Una volta che ci sei in mezzo, che ci sei dentro,
che sai con chi hai a che fare e che non puoi cedere
di un millimetro... A quel punto sta a lui decidere,
non a te.
- A Burdon l'hai detto?
- No, ma lui mi ha invitato a bere qualcosa e
a fare quattro chiacchiere. Cos siamo andati al
Cardozo e ci siamo stati quasi un'ora.
- Cosa beve, acqua?
- S, Evian o roba del genere. Si  un po' ammorbidito.
Per la prima volta da quando lo conosco 
sceso dal piedistallo e si  comportato da persona
normale. Mi ha chiesto se avrei sparato sul serio, nel
caso Chirino non avesse mollato la pistola. Gli ho risposto
di s e lui ha detto che ci credeva. Voleva che
andassi a cena con lui. Mi aveva gi invitato altre
volte, ma sempre con l'aria di farmi una grande concessione:
quale onore, stasera esco con Daniel Burdon.
Quando gli dicevo di no pensava che fosse per
motivi razziali. Mi succedeva anche al college, se un
ragazzo di colore mi chiedeva di uscire. Tu dici no
grazie perch  un idiota o un coglione o perch ha
l'alito cattivo, e quello ti accusa di essere razzista.
- Che cos'ha Burdon che non va?
- Si crede irresistibile. Vorrebbe portarmi a letto,
ma io non credo che durerebbe. Ray Nicolet 
uguale, piano piano ci sta arrivando. Tutti maschilisti...
Ges, che mi lascino in pace.
Il padre disse: - Risparmiami i particolari,
okay? - Bevve un sorso guardando il prato e dopo
un po' le chiese: - Come mai non giochiamo
pi a palla?
Karen gli sorrise. - Quando vuoi. Come stai a
braccia?
- Non so.  tanto che non gioco.
Quando aveva dodici anni Karen si metteva il
guantone, un Dave Concepcion, e giocavano a lanciarsi
una palla da baseball nel prato.
- Appena hai scoperto i ragazzi, hai smesso di
giocare.
- Non volevo farmi vedere.
- Non c'era niente da nascondere, eri in gamba,
non hai mai lanciato da donna.
Stettero zitti per un po' alla luce degli ultimi raggi
di sole. Poi il padre disse: - Non voglio perderti.
Sono convinto che vivr per sempre e ho bisogno
di avere vicino mia figlia. Ho perso tua madre
e mi  bastato -. Altra pausa, poi: - Sei troppo in
gamba per andare in giro con la pistola e avere a
che fare con dei criminali. Sei troppo in gamba e
troppo una brava persona.
Karen si alz, gli si avvicin, lo baci e poi rimase
li, china, con un braccio posato sulle sue spalle.
Disse: - Non sono uscita con Burdon perch
volevo stare a casa con te. Il mio programma era
andare a trovare Adele e poi tornare subito a casa
ad aspettarti. Sai perch?
- Perch vuoi bene al tuo pap.
- Perch ti voglio bene e perch tu hai un'idea
di come si pu fare a trovare Buddy.
- Me l'hai data tu. Hai detto che Buddy potrebbe
anche essere il suo vero nome, ti ricordi?
Karen si raddrizz. - E lo ?
- No, ma era un indizio.
Karen si volt e si sedette sul tavolo di ferro battuto,
di fronte a lui.
- Ho chiamato una delle mie fonti -. Suo padre
fece una pausa e bevve un sorso.
Karen gli fece fretta: - Gregg, il mago dei computer.
Dimmelo, su, non farla tanto lunga.
- Te lo sto dicendo, - rispose il padre con l'aria
un po' offesa. - Un attimo di pazienza. Ho telefonato
a Gregg e gli ho chiesto: Vedi un po' cosa
riesci a tirarmi fuori con questa combinazione: le
parole chiave sono il nome, Buddy, rapina in banca
o rapina a mano armata e California, tra il 1970
e il 1990. Gli ho detto che Buddy  uscito da
Lompoc quest'anno o l'anno scorso, ma che non
sappiamo quanto tempo ci  stato.
Karen accese una sigaretta. Il padre gliela prese
e lei se ne accese un'altra.
- Hai mica un po' d'erba?
- Non ne fumo pi. Su, dimmi di Buddy.
- Cominciare con un soprannome sembra impossibile,
no? Ma se ci aggiungi qualche fatto e un po'
di fortuna... Gregg ha usato Nexis, o Lexis, non
so, uno dei programmi che ha, e ha trovato Orren
Edward Bragg, arrestato il 22 marzo 1985 con l'accusa
di rapina a una filiale della City Federal in
Sepulveda Street a Los Angeles tre mesi prima. Sai
come hanno fatto a beccarlo? Come spesso succede,
grazie a una soffiata. Il dipartimento di polizia
di Los Angeles ha ricevuto una telefonata anonima
che veniva niente di meno che dalla sorella di
Bragg. Ha detto testualmente:  stato Buddy
Bragg a svaligiare la City Federal Bank e non solo
quella, che Dio onnipotente lo perdoni. Era l'unico
riferimento a un Buddy che avesse a che fare
con una rapina in banca ed era ben nascosto in un
articolo di giornale, ma in meno di cinque minuti
Gregg me l'ha trovato, stampato e mandato via fax.
 in casa.
Karen si alz, poi si rimise a sedere.
- Non siamo sicuri che sia il nostro Buddy, per.
Vero?
- Ho telefonato a Florence, l'hai conosciuta anche
tu, se non sbaglio, che  ancora una delle mie
fonti migliori. Le ho detto: Vedi se puoi farmi una
ricerca su un certo Orren Bragg, nella contea di Dade,
Broward o Palm Beach. Li ho chiamati dal club,
sia lei sia Gregg. Quando sono tornato a casa, c'erano
i due fax che mi aspettavano. Orren Bragg risulta
tra gli abbonati sia della societ elettrica sia di
quella dei telefoni qui in Florida. Ho anche il numero
di telefono. Abita a Hallandale, sulla aia, nel
complesso Shalamar, appartamento 708.
- Allora  il Buddy che cerchiamo, - disse Karen.
E si alz di nuovo.
- Le mie fonti, - disse il padre, - ti costeranno
circa cinquanta dollari l'una. Ti do le fatture appena
mi arrivano.
Ferma davanti a lui, Karen annu, poi chiese:
- Secondo te perch la sorella l'ha denunciato?
- Forse pensava di farlo per il suo bene. O magari
invece ce l'ha sempre avuta con lui perch
era viziato e le ha rovinato la vita, quando erano
piccoli.
- Foley ha detto che era una suora, o una ex
suora.
- Non so, - comment suo padre. - Le suore mi
sono sempre piaciute. Sono cos pulite. Sembra
che non sudino mai.
Karen fin il suo whiskey e si accorse che il padre
la stava osservando.
- Non starai mica pensando di telefonare, eh?
Non vorrai chiedergli se c' il tuo amico, vero? Ti
prego, dimmi di no.
Karen rispose: - Okay, non lo faccio.
Era un'idea, per, che le era venuta. Fare il numero
di Buddy e chiedere di qualcuno, sparare un
nome a caso: era quasi sicura che avrebbe riconosciuto
la voce di Buddy o di Foley, se avesse risposto
lui, sempre che fosse li. Appena le avessero detto
che aveva sbagliato numero avrebbe riattaccato.
Era tentata, aveva voglia di provarci. Ma se loro
avessero riconosciuto la sua voce... A un certo punto
pens di chiedere a suo padre di chiamare lui,
ma poi decise che era meglio di no, che bisognava
stare alle regole. Cos chiam Burdon. Che fece il
duro: voleva sapere dove aveva avuto quell'informazione.
Quando lei glielo spieg la sua reazione
fu: - Roba dell'altro mondo. Comunque puoi venire
anche tu, se vuoi, Karen -. Le diede appuntamento
al complesso Shalamar al pi presto, tenuto
conto che doveva passare a casa di un giudice suo
amico per farsi dare un mandato e convocare una
squadra speciale. Questa volta, invece di chiamarla
ragazza mia, le disse: - Karen, fatti dare una
chiave dall'amministratore, per favore.
Karen not una serie di particolari che si ripromise
di riferire a suo padre quella sera.
L'odore di crauti nell'appartamento dell'amministratore
al pianterreno. Il modo in cui quello aveva
sgranato gli occhi quando lei gli aveva assicurato
che non avrebbero recato disturbo agli altri inquilini.
E intanto immaginava la loro reazione di
fronte all'irruzione nel palazzo di una squadra speciale,
la paura negli occhi degli anziani seduti nell'atrio,
quasi tutte donne, con il golf sulle spalle e le
lenti bifocali su cui si rifletteva la luce, autentica
paura alla vista delle uniformi nere e degli stivaloni,
dei caschi e dei giubbotti antiproiettile con la
grossa scritta gialla FBI sulla schiena, delle armi automatiche
imbracciate dai membri della squadra che
invadevano il residence come tanti Darth Vader.
No, non penserebbero a Darth Vader, si corresse,
alla loro et crederebbero di vedere le camicie
brune naziste venute a prenderli e portarli via, perch
ad alcuni di loro doveva essere successo veramente.
Aveva visto delle vecchiette a Miami con
il numero sbiadito tatuato sul braccio.
Karen aveva intenzione di raccontare a suo padre
che si aspettava questo ed era rimasta sorpresa,
molto sorpresa, che Burdon non avesse inscenato
un'operazione su vasta scala.
Era arrivato con otto uomini in giacca e camicia
di flanella fuori dai pantaloni, con le scarpe da
ginnastica e borsoni che potevano contenere racchette
da tennis o altre attrezzature sportive. Gli
anziani avevano interrotto quello che stavano facendo
- che fosse guardare la televisione o giocare
a ramino - probabilmente chiedendosi cosa stesse
succedendo, incuriositi, ma non allarmati. Burdon
aveva piazzato due uomini fuori, uno davanti
e uno dietro, e ne aveva mandati altri due al settimo
piano a controllare le due uscite del corridoio.
Poi aveva domandato a Karen: - Sei pronta?
Era stato interrotto da una donna che gli aveva
chiesto: - State consegnando l'ossigeno?
Burdon, Karen e gli altri quattro agenti avevano
preso l'ascensore. Salendo, Burdon li aveva
guardati uno per uno: - Tu sei il primo, tu il secondo,
tu sei l'uomo di testa Al quarto aveva
detto: - Userai l'ariete?
L'agente lo aveva in una sacca da marinaio blu.
Karen aveva detto: - La porta dell'amministratore
 di metallo. Pu darsi che lo siano tutte.
Burdon l'aveva guardata. - Be', porte ne hai
aperte anche tu, no?
- Un ariete contro una porta di metallo, - aveva
osservato Karen, - fa un baccano infernale, ammesso
che serva.
Avrebbe raccontato a suo padre che si afferrava
l'ariete per la maniglia in alto, simile a una pinna
dorsale, e per quella posteriore e lo si spingeva
con forza contro la porta. Se questa era di legno,
andava in mille pezzi. Se era di metallo, a volte si
ammaccava appena. Ma il quarto uomo aveva anche
una pistola con un proiettile fatto apposta per
le serrature e quello aveva funzionato.
Arrivati al settimo piano gli agenti si erano tolti
la giacca e la camicia, sotto cui nascondevano un
giubbotto antiproiettile di quelli pesanti, con una
piastra di ceramica in corrispondenza del cuore.
Karen aveva porto la chiave all'agente con la sacca
di tela. Questi aveva tirato fuori il fucile, un
Remington con una striscia di metallo di sette centimetri
fissata in cima alla canna con il nastro adesivo.
Si erano avvicinati all'appartamento 708.
Il primo e il secondo uomo si erano piazzati a
destra della porta, con le Beretta calibro 9 puntate
verso l'alto. L'uomo di testa, che doveva entrare
per terzo e coprire loro le spalle, imbracciava un
fucile mitragliatore MP-5. Quello con il Remington
aveva infilato la chiave nella serratura e l'aveva
girata piano piano. La porta non si era aperta:
dovevano aver messo anche il chiavistello. Allora
aveva alzato il fucile e appoggiato la striscia di metallo
nel punto in cui la serratura entrava nel telaio
della porta, esattamente a tre centimetri dal chiavistello,
e si era voltato a guardare Burdon e Karen.
Burdon aveva fatto un cenno con la testa. Sentendo
il colpo, il primo aveva dato una spallata alla porta
ed era entrato, seguito immediatamente dal secondo
e dall'uomo di testa, e Karen, con la detonazione
che le rimbombava ancora nelle orecchie,
aveva estratto la sua Beretta, prevedendo di sentire
da un momento all'altro gli spari.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
A meno che uno non volesse andare a sciare o
a caccia, osserv Foley, in quel posto avevano una
scelta di roba invernale veramente stitica. Buddy
gli fece notare che certe giacche non erano niente
male; Foley disse che non vedeva nemmeno un
paio di guanti di lana. Buddy disse Be', che si
aspettava? Erano in Florida. Foley rispose che si
aspettava qualche cappotto, cos'altro erano venuti
a fare fin laggi? Un po' era perch si sentiva
ridicolo a girare per i negozi vestito da spiaggia,
arancione e giallo cacchetta, con i sandali e i
calzini. Mentre tornavano alla macchina Buddy
disse che forse gli conveniva aspettare di essere
a nord, magari di aver attraversato il fiume dal
Kentucky all'Ohio, di arrivare a Cincinnati.
Poi disse: - No, aspetta. Conosco un posto che fa per noi.
Avevano lasciato la 95 all'altezza di Hallandale
Beach Boulevard e in un attimo erano arrivati al
Centro ebraico di riciclaggio. Buddy spieg che era
come l'Esercito della salvezza o la San Vincenzo, solo che era ebraico. - C' tutto quello che ci serve.
OLTRE TREMILA NUOVI ARTICOLI AL GIORNO, diceva
un cartello all'ingresso. Attraversarono il
reparto arredamento, con letti, scrivanie, di tutto,
dai televisori ai tostapane e alle piastre elettriche
per fare le cialde. Passarono velocemente nel reparto
abbigliamento per bambini e in quello pi
grande della roba da donna, con tanti corridoi
stretti pieni di vestiti e di clienti - Cristo, pellicce
di visone per soli ottocento dollari - e il ticchettio
continuo delle grucce sulle sbarre di metallo.
Arrivarono al reparto uomo, file e file di completi,
giacche, persino smoking, e di cappotti, alcuni
proprio del tipo che voleva Foley.
Il primo che prov era blu scuro, a doppio petto.
Con i sandali e i pantaloni corti faceva un effetto
buffo allo specchio, ma era proprio come lo
voleva lui. Attillato, per niente squadrato, gli andava a pennello.
Prov anche un vestito blu, leggero, a un petto,
con l'etichetta Brooks Brothers: ci si sentiva bene,
le maniche erano un filino troppo corte, ma
non importava, meglio troppo corte che troppo
lunghe. I pantaloni erano perfetti e non erano
nemmeno lucidi dietro. Si chiese cosa faceva l'ex
proprietario di quei pantaloni e sper che se la passasse
bene. Si guard nello specchio, con il completo
sopra alla maglietta di cotone. Gli stava bene,
ma per controllare meglio che effetto faceva
prese una camicia bianca elegante con le maniche
corte e una cravatta blu scura, le mise davanti al
vestito e torn allo specchio per guardarsi in quella
veste nuova, aspettandosi di sembrare un uomo
d'affari o un manager serio.
Invece sembrava uno appena uscito di prigione
in un film di venti anni prima. Steve McQueen nei
panni di Doc McCoy. S... Gli piaceva. Si mise in
posa, di tre quarti, con un'anca in avanti: ecco Jack
Foley fotografato poco dopo l'audace fuga dal carcere.
Gli venne in mente una foto di Clyde Barrow
con il cappello sulle ventitr, e subito rivide Karen
Sisco che usciva dal baule della Chevy con la gonna
corta, e poi per la strada con i jeans e le scarpe
rosa. Se lo avesse visto vestito cos... In un bar con
le luci basse. Si sarebbero guardati...
Arriv Buddy con indosso un cappotto spigato
grigio, a doppio petto. - Che te ne pare?
Foley annu inarcando le sopracciglia.
Buddy disse: - Ne ho sempre desiderato uno cos.
Mi sa che ci vuole anche il cappello. Mi piacerebbe
un cappello.
Foley gli chiese: - Chi ti sembro? - e Buddy
aspett un attimo prima di dire: - Un agente di
borsa -. Dopo Foley si misur uno smoking, per
vedere che effetto faceva. Buddy disse che cos
sembrava un cameriere, uno che beveva e finiva
sempre per farsi licenziare. Si divertivano, due
adulti che giocano a mascherarsi.
Nell'appartamento trovarono vestiti, scarpe
nuove, roba da mangiare e da bere nel frigo, succo
d'arancia, Diet Pepsi in bottiglie di plastica da
due litri, birra in confezioni da sei. Burdon disse:
- Che nessuno tocchi quella pizza avanzata, Buddy
sta per tornare e noi lo aspetteremo. Voglio qualcuno
qui in casa e qualcuno gi nell'atrio con la radio,
finch non vanno tutti a dormire. Karen, per
favore, chiama il dipartimento di Hallandale e
chiedi se alla scientifica hanno una persona discreta
e che non si dia troppe arie da mandare a prendere
le impronte sulle maniglie delle porte, sui bicchieri
in cucina, sulle bottiglie vuote, sul pulsante
dello sciacquone. Di' che venga con una macchina
senza contrassegni, per favore. Ci
manderanno qualche ragazzina che vuole fare la
poliziotta. Karen, vedi niente di interessante, o
qualcosa che riconosci?
- L'impermeabile nell'armadio dell'ingresso. 
quello che aveva addosso Glenn Michaels -. Fece
una pausa. - Foley se lo era fatto dare per potersi
togliere la camicia, che era sporca.
- La camicia della guardia, - disse Burdon, - quella
a cui ha dato una botta in testa. Allora Foley  stato
qui. O magari ci sta ancora. Speriamo di s, cos
chiudiamo la faccenda. Karen, sei nella mia task
force. Non preoccuparti, sistemo tutto io con il
tuo capo. E quando  finita, facciamo una chiacchierata
e vediamo se riusciamo a farti trasferire
all'FBI.
Karen non disse niente, annu e telefon al dipartimento
di Hallandale. Poi si rimise a girare per
l'appartamento in cerca di tracce di Foley, di qualcosa
che le rivelasse che abitava l.
Guard di nuovo le scarpe, un paio di mocassini
numero quarantacinque, marrone scuri, nuovissimi,
mai messi. Pens che fossero di Foley perch
erano vicino al divano insieme a un paio di Nike
bianche della stessa misura, nuove anche quelle,
ma gi usate qualche volta. Le due paia di scarpe
nell'armadio della camera da letto, molto vissute,
erano senz'altro di Buddy. Nel soggiorno c'erano
delle riviste, Sports Illustrated e National Enquirer,
e una pila di giornali, il Miami Herald
e il Ft. Lauderdale Sun-Sentinel di tutta quella
settimana. Da luned, il giorno dell'evasione, a
quel giorno, venerd. Karen trov la foto segnaletica
di Foley sull'Herald e la scrut ben bene,
cercando di ritrovarvi la faccia dell'uomo vestito
da spiaggia in Collins Avenue. Se era Foley, probabilmente
si era seduto proprio li per togliersi le
Nike e mettersi i sandali. Per andare a trovare
Adele, mossa molto pericolosa. Ma anche evadere
di prigione era pericoloso. Aveva un bel coraggio...
E forse quella tenuta da spiaggia era frutto di uno
strano senso dell'umorismo: probabilmente la considerava
un travestimento perch normalmente
non si sarebbe mai sognato di vestirsi da turista.
Dopo quella mezz'ora passata a tu per tu con lui
al buio, a Karen pareva di poter dire che Foley era
un duro e i duri non si vestono di arancione e di
giallo e non portano i sandali con i calzini...
Burdon disse: - Qui c' la bolletta del telefono
del signor Orren Bragg. Il mese scorso ha fatto
quattro interurbane allo stesso numero con il prefisso
due uno tre, cio Los Angeles. Chi conosce
in California, Karen?
Lei scosse la testa.
- Be', lo scopriremo. Sei stata in cucina?
- Non ancora.
- C' una scatola da scarpe nel secchio della spazzatura
con uno scontrino dentro. Dev'essere quello delle scarpe nuove. Potresti passare al negozio domani
e vedere se si ricordano chi le ha comprate. Se
non troviamo niente qui, voglio dire.
- Secondo te stanno per tornare, - disse Karen.
- Certo, e noi gli faremo una bella sorpresa.
Prendi una radio e scendi nell'atrio insieme agli altri.
E se vedi Foley e questo Bragg che fai?
- Ti chiamo e te lo dico.
- E li lasci venire su. Capito? Non cercare di arrestarli
da sola.
Di nuovo nella sua veste ufficiale.
- E se mi vedono?
- Fa' in modo che non ti vedano, - rispose
Burdon. - Li voglio qui su.
Da Hallandale Beach Boulevard, Buddy svolt
verso sud per immettersi nella aia, a tre isolati dal
complesso Shalamar.
Disse: - Saranno all'incirca, vediamo, duemilaquattrocento
chilometri. Possiamo farcela in due
giorni. Se partiamo stasera e non ci fermiamo, arriviamo
verso le due o le tre di domenica mattina.
A Detroit i bar chiudono alle due e fino a mezzogiorno
non si possono comprare alcolici. Questo
per dare a tutti la possibilit di andare in chiesa
prima di sbronzarsi.
Foley domand: - Cosa stai cercando di dirmi?
- Vuoi partire stasera o domani? Se partiamo
domani mattina verso le sette e non ci fermiamo,
arriviamo nel primo pomeriggio di domenica. La
partita comincia alle sei, quindi abbiamo tutto il
tempo di trovarci una sistemazione e fare un po'
di spesa. A meno che tu non voglia guardare la
partita in un bar. Sai, uno di quelli con lo schermo
gigante.
- Tu per chi tieni?
- Per gli Steelers, e mi ci gioco tutto. Oppure
potremmo partire stasera, fermarci domattina presto
da qualche parte in Georgia, dormire un paio
d'ore, fare una bella colazione... Ti piacciono i grits
che mangiano a colazione in Georgia?
- Da matti.
- E i panini con la salsa al prosciutto?
Stavano entrando nel residence ormai, scendendo
la rampa che portava al parcheggio sotterraneo.
Foley diceva: - La salsa non mi piace particolarmente.
La mia passione  il bacon sbriciolato nei
grits -. Poi: - Decidi tu, partiamo quando vuoi.
Buddy rispose: - Sar meglio che non ce la prendiamo
troppo comoda, manco avessimo tutto il tempo
che vogliamo Ferm la Olds con il muso contro
il muro vicino all'ascensore. - Cosa dici, lasciamo
la roba nuova in macchina? Gi che ci siamo.
Un vecchio signore con un berretto da golf invit
Karen a giocare a ramino.
Alcune vecchiette, che andavano a prendere l'ascensore,
si fermarono a chiederle se era una nuova
inquilina.
Una donnina gracile con l'aria da topo, che avr
avuto almeno ottant'anni, appoggiandosi a un bastone
di malacca le chiese se era venuta a trovare
sua madre. Karen commise l'errore di rispondere
di no, che sua madre era morta. Cos dovette spostare
la radio e la copia del National Enquirer
che aveva preso in casa di Buddy per farle posto
sul divano. La vecchietta le si sedette accanto, le
prese la mano e cominci ad accarezzargliela biascicando
qualcosa sulla volont di Dio e poi chiedendole
di che era morta. Karen rispose linfoma
non-Hodgkin, dodici anni prima. La donna fece:
- Oh, - le accarezz ancora un po' la mano, si
guard attorno con l'aria confusa e la inform che
era l'ora di prendere le sue pillole.
Karen guard la donnina con l'aria da topo e il
grosso bastone nero mentre si allontanava strisciando
i piedi in direzione dell'ascensore e ripens
a sua madre, che avrebbe avuto solo cinquantasette
anni e sarebbe stata a casa sua e non a ciondolare
in un posto come quello; sarebbe stata in
giardino, con il cappello di paglia e i guanti, intenta
a potare e strappare le erbacce, e dalla strada si
sarebbe vista la casa. Lo diceva ai suoi amici, ricordava
di averlo detto anche a Ray Nicolet, e ripens
alla squadra speciale, agli uomini che aspettavano
al settimo piano e a Burdon che le raccomandava:
- Lasciali venire su. Non cercare di
arrestarli da sola.
Karen guard a sinistra, oltre la lampada vicino
al divano e una gigantesca schefflera in vaso, verso
l'ingresso del residence. L'ascensore era di fronte
a lei, a meno di dieci metri.
La vecchina grigia con l'aria da topo era ancora
l che aspettava, appoggiata al suo bastone.
La porta dell'ascensore si apr e Karen vide due
uomini, alti pi o meno uguale, rivolti verso di lei.
Uno indossava pantaloni e camicia scuri, l'altro...
L'altro aveva un completo da spiaggia, arancione
e giallo, e una borsa di paglia in mano.
La donna con l'aria da topo stava salendo in ascensore,
un passo alla volta, aiutandosi con il bastone.
L'uomo con i pantaloni e la camicia scuri le tese
la mano per aiutarla.
L'altro continu a guardare dritto davanti a s,
a guardare Karen seduta sul divano che li guardava
sotto il neon dell'ascensore, che li fissava come
due sospetti in piedi uno vicino all'altro per un
confronto all'americana. Non si mosse finch la
porta dell'ascensore non cominci a chiudersi. Allora
alz una mano.
Alz la mano - Karen adesso era sicura che fosse
Foley - per salutarla mentre la porta si chiudeva.
L'ascensore si ferm al terzo piano. La vecchia
signora non si mosse e Buddy le chiese: -  questo
il suo piano, nonnina?
Lei controll il pannello con i numeri e il tre illuminato.
- S, - rispose.
Foley disse: - Anche noi siamo arrivati, - e si
volt a guardare Buddy che lo fissava stupito. - Nell'atrio
c' Karen Sisco. Immagino che su ci saranno
i suoi amici.
Dovettero aspettare che la vecchietta uscisse
lentamente dall'ascensore, china sul suo bastone,
poi la sorpassarono, corsero verso l'uscita di sicurezza
in fondo al corridoio e presero le scale che
portavano in garage.
Quando furono in macchina, Buddy disse: - Allora
partiamo stasera, eh?
A Foley piacque il suo tono. Non c'era bisogno
di dirgli di stare calmo, di non uscire troppo in
fretta correndo il rischio di andare a sbattere nelle
altre macchine. Buddy disse: - Lei vedr che l'ascensore
sale al settimo. Questo dovrebbe darci un
po' di vantaggio.
Erano usciti dal garage e si stavano immettendo
nella strada.
- Ci ha visto, - osserv Foley, - quindi capir
che siamo scappati.
Buddy disse: - Se sanno dove abito, sapranno
anche che macchina ho. Cosa dici? La cambiamo?
Questa ha ancora la targa della California. Oppure
cambiamo la targa e ce ne mettiamo una della
Florida. Ho un cacciavite in macchina. Qui in Florida
basta una targa sola. Anche in altri stati, credo.
Ci fermiamo e ne rubiamo una prima di prendere
la 95. C' un supermercato in Hallandale Beach
Boulevard con un gran parcheggio sempre pieno di macchine. Cosa ne pensi?
- Mi ha guardato dritto in faccia, - disse Foley.
- Non ha gridato e non si  agitata. Non si  mossa.
Erano sulla aia in direzione nord, una strada a
due corsie piena di fanali di macchine in transito.
- Almeno un vantaggio lo abbiamo, - comment
Buddy tenendo d'occhio lo specchietto retrovisore, - ormai  buio.
-  rimasta li a guardarmi dritto in faccia, - disse Foley.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Suo padre esclam: - Ti ha salutato?
- Non ci giurerei, - rispose Karen. - Ma direi
proprio di s. Ha alzato una mano fino all'altezza
della testa e mi  sembrato che mi facesse ciao,
mentre si chiudevano le porte dell'ascensore.
Erano le sette di sabato sera, erano stati fuori
tutto il giorno e adesso prendevano l'aperitivo in
cucina, prima di andare a cena al ristorante.
- Forse si  grattato la testa.
- Mi ha guardato in faccia tutto il tempo.
- Si  accorto che l'hai riconosciuto?
- Sicuro.  per questo che mi ha salutato, perch
non aveva niente da perdere. Capisci cosa voglio
dire? Non poteva far finta di essere qualcun
altro: l'avevo gi visto vestito in quel modo -.
Karen abbozz un sorriso. - E proprio un duro,
sai?
Anche suo padre doveva fare il duro, quando
era con lei.
- E tu l'hai salutato?
- Non ho avuto tempo. Si sono chiuse le porte.
- Altrimenti l'avresti fatto, suppongo -. Lo disse
come fosse un dato di fatto, senza ammiccamenti
di sorta, un po' per scherzo e un po' no, come
se non fosse sicuro se Karen parlava seriamente,
la sua adorata bambina che dava la caccia agli evasi
e li consegnava alla giustizia.
- E allora che cos'hai fatto?
- Ho preso la radio e ho chiamato Burdon. L'ho
avvertito che Foley mi aveva visto e che quindi lui
e Buddy sarebbero scesi subito dall'ascensore.
Burdon ha lasciato un agente nell'appartamento ed 
sceso a piedi con gli altri per controllare piano per piano.
- E tu che cos'hai fatto?
- Burdon mi ha detto di restare dov'ero. Ho
chiamato quelli fuori per radio e li ho mandati a
sorvegliare la porta del garage. A quel punto, per,
non sapevamo se Buddy era in macchina o meno
e, nel caso, che modello fosse o che targa avesse.
- Forse non erano ancora usciti.
-  possibile, ma a un certo punto l'hanno fatto,
probabilmente prima che i due agenti fuori del
residence arrivassero al garage. Burdon ha chiamato
lo sceriffo di Broward e credo che siano risaliti
alla macchina di Buddy, una Olds dell'89 con targa
della California intestata a Orren Bragg. Ormai
era troppo tardi per mettere su dei posti di blocco.
Burdon ha diramato un messaggio a tutte le
pattuglie, ma  sicuro che a quel punto avessero
gi cambiato targa, se non addirittura macchina.
- Burdon ha lasciato qualcuno di guardia al residence?
- Si, ma oggi pomeriggio li ha richiamati in sede.
Io ho fatto un salto alla DEA per controllare di
nuovo il dossier su Glenn Michaels. L'hanno fermato
per detenzione di sostanze stupefacenti
finalizzata allo spaccio, ma non sono riusciti a incriminarlo.
La cosa interessante  che Glenn ha dichiarato
di essere andato a Detroit per trovare un amico
e cercare lavoro, che tu ci creda o meno. Gli
hanno chiesto dove stava e chi era l'amico e lui ha
risposto che si chiama Maurice Miller, altrimenti
detto Snoopy, un ex pugile. Ho controllato e questo
Maurice era a Lompoc quando era dentro anche
Glenn. Hanno cercato di evadere insieme a
piedi; chiss perch me li immagino che vanno via
mano nella mano. Li hanno presi e chiusi nell'altro
penitenziario, quello di massima sicurezza, dove
Glenn ha conosciuto Buddy e Jack Foley. Questo
quadra con quello che mi ha detto Glenn in macchina,
e cio che aveva in mente qualcosa di grosso.
Dai suoi discorsi ho capito che era a Detroit. Allora
ho chiamato Burdon e indovina un po' cosa mi
ha detto?
- Non so.
- Cosa c'entra questo con i nostri rapinatori di
banche? Secondo lui stanno andando in California
per nascondersi in un posto che conoscono
bene.
Il padre disse: - Ah s?
- Nell'appartamento c'era la bolletta del telefono
di Buddy. Risulta che ha chiamato Los Angeles
almeno una volta la settimana. Indovina un po'
a chi telefonava?
- A sua sorella.
- Come fai a saperlo?
- Ho tirato a indovinare.
- Sua sorella, Regina Mary Bragg, la ex suora
che l'ha denunciato. Burdon l'ha chiamata stamattina
quando l erano le cinque. Ha detto che suo
fratello era in Florida da un amico, ma che non sapeva
n il nome n il numero di telefono. Vorrei
tanto sapere, - continu Karen, - perch continua
a chiamarla tutte le settimane dopo che lei l'ha denunciato.
Suo padre osserv: - Forse non  un tipo che
serba rancore.
- Secondo me  gentile, le telefona per cortesia.
- O forse dopo tanti anni di castit  diventata
mezza matta e la telefonata del fratello la trattiene
dal diventarlo del tutto.
- Foley ha detto che beve.
Il padre di Karen ci pens su, poi disse: - Ma
non alle cinque del mattino, quando l'ha chiamata
Burdon. Se  alcolizzata, a quell'ora sar stata
ancora rintronata dalla sera prima, ma avr fatto
attenzione a quello che diceva.
- Forse sarebbe meglio parlarle quando  ciucca, -
concord Karen.
Il padre annu. - Di sera, ma non troppo tardi.
Andarono a cena da Joe's Stone Crab.
Quando tornarono Karen and in cucina a telefonare
a Regina Mary Bragg. A Los Angeles erano
le otto di sera.
Suo padre si sedette in poltrona a guardare la
televisione con un bicchiere di cognac sul tavolino.
Fece un po' di zapping e si ferm su Robert
Redford e Max von Sydow nello studio di un signore
seduto dietro una scrivania. Redford gli
puntava contro una Colt .45, ma Max von Sydow,
con una Walther Ppk, un'arma molto pi intelligente,
aveva la meglio e lo costringeva a posare la
Colt sul tavolo. Gli fece venire in mente Karen che
aveva perso la Sig Sauer che lui le aveva regalato
tre anni prima per Natale. Quando l'avevano ricoverata
in ospedale le aveva promesso che, se faceva
la brava, gliene avrebbe regalata un'altra per
il suo compleanno, in aprile. Lei aveva risposto:
- Quando prendo Foley me la faccio restituire.
Mi servono delle scarpe, piuttosto. Ma non  il
caso che mi fai un regalo, davvero -. Lo diceva
tutti gli anni, e tutti gli anni si entusiasmava come
una bambina davanti ai pacchetti e li scartava tutta
contenta mentre lui la guardava soddisfatto.
Adesso Max von Sydow stava andando verso l'uomo
seduto dietro la scrivania e gli sparava alla tempia
destra, con grande sorpresa di Redford, per poi
mettergli in mano la Walther. In quarant'anni di
lavoro come investigatore privato, Marshall Sisco
non si era mai portato appresso una pistola e non
ne aveva mai tenuta una n in casa n in ufficio.
Neanche i suoi investigatori giravano armati e
neanche Karen, quando aveva lavorato per lui pedinando
imbroglioni che volevano fregare le assicurazioni.
A cena avevano parlato di quei tempi,
quando lui aveva cercato di convincerla a tornare
alle investigazioni private, a prendere in mano l'agenzia,
a lavorare per grosse ditte, supermercati,
ristoranti, ospedali, industrie automobilistiche o
motociclistiche... Cos non avrebbe dovuto tenersi
nel baule pistole e armi d'ordinanza. Avrebbe
conosciuto avvocati, medici, uomini per bene, anche
se magari divorziati. Perch mettersi con una
specie di cowboy che beveva troppo e tradiva la
moglie? Erano tutti cos, i poliziotti. Karen era
una brava ragazza, bene educata; a cena lo era stata
a sentire facendo ogni tanto s con la testa mentre
ripuliva le chele del granchio e poi gli aveva
chiesto se secondo lui Buddy e Foley sarebbero rimasti
insieme. - Non gli converrebbe dividersi? -
E lui aveva pensato che non poteva farci niente,
ma che la sua bambina era preoccupata: parlava di
Buddy, ma pensava a Foley. Cos le aveva detto
che s, effettivamente gli sarebbe convenuto separarsi,
ma se Buddy aveva qualcosa in mente per cui
gli serviva Foley, visto che Foley era in debito con
lui... Max von Sydow e Redford stavano uscendo
dalla casa. Max si voltava verso Redford, che l'aveva
appena visto sparare a un uomo, e gli diceva:
- Vuoi un passaggio?
Entrando in salotto Karen disse: - I tre giorni
del Condor. Mi piace quel film. Sai come si chiama
il libro da cui  tratto?
- No.
- I sei giorni del Condor. Ho parlato con Regina
Mary. Ha una voce bassissima, sussurra.
Pronto? Cosa posso fare per lei? Proprio un
tono da suora, tanto che ho pensato che un cicchetto
doveva esserselo fatto veramente. Cos mi
sono buttata e le ho raccontato che ero Karen di
Miami, l'amica di Buddy. Le ho detto: Mi ha
dato l'indirizzo di dove andava, io me lo sono
scritto da qualche parte, ma adesso non lo trovo
pi. Devo averla messa in agitazione perch,
con quella voce da suora, mi ha risposto: Non
so dove sta. Ho pensato che non ci fosse niente
da fare, ma poi, a voce ancora pi bassa, bisbigliando,
mi fa: Gli ho appena parlato. Mi ha
detto che sta bene. Allora le ho detto che non
riuscivo a credere che fosse gi arrivato, visto
che era partito solo ieri sera. Oh, no. Mi ha telefonato
da Lexington, nel Kentucky -. E ancora:
- Ma senti la pi bella. Mi fa: A Detroit
arriva solo domani.
Suo padre sorrise. - Stupendo.
- Le ho detto com'era stato gentile Buddy a
chiamarla e lei: Se vuole salvarsi l'anima immortale,
gli conviene telefonarmi. Cosa avr voluto
dire?
- Che solo lei pu aprirgli le porte del paradiso, -
rispose il padre. - Quindi a Buddy conviene tenersela
buona. Anche se  uscita dal convento, un po'
suora dev'essere rimasta. Cos'altro ha detto?
- Nient'altro, mi pare. Le ho chiesto se la prossima
volta le dispiaceva chiedere a Buddy dove stava
e magari farsi dare un recapito telefonico. Ma
lei mi ha risposto che non ce n'era bisogno, che lui
non manca mai di farsi vivo.
- Le suore non sempre hanno il cuore tenero... -
osserv il padre. - Regina sembra una di quelle che
ti prende la mano e poi te la bacchetta. Fa un male
da morire.
Karen bevve un sorso e rimase zitta.
- Devi dirlo a Burdon, ma non ne hai nessuna
voglia, - comment lui. - Mi sbaglio?
Karen alz gli occhi e disse: - L'FBI sta dando
la caccia a oltre seimila evasi. Due pi o due meno
non fa nessuna differenza.
- Scherzi, - rispose suo padre.
Karen bevve un sorso.
- Vero che scherzi?
Domenica Karen torn a casa a met della finale
del Super Bowl. Vide che suo padre faceva finta
di niente.
- Scusa il ritardo. A quanto sono?
Suo padre, con una birra e una coppetta di noccioline,
rispose: - Tredici a sette per i Dallas. Possono
ancora farcela, ma non sar facile. I Cowboys
sono andati a calciare un paio di volte quando invece
avrebbero dovuto cercare di avanzare.
- Quindi non possono fare troppo i furbi.
- Dagli tempo.
Karen cambi discorso. - Sono andata da Burdon.
Il padre si volt verso di lei.
- Non guardava la partita?
- Avrebbe voluto, ma prima si  dovuto sbarazzare
di me -. Karen fece per uscire, ma si blocc. -
Tredici a sette vuol dire che hanno segnato solo venti
punti. Quanto avevi scommesso tu? Sessanta?
- Sessantuno, pensando che finisse quarantaquattro
a diciassette e che i Cowboys restassero in
vantaggio dall'inizio alla fine.
- Quindi per te devono segnare trentun punti
nel secondo tempo.
- Non mi preoccupa, - rispose il padre. - L'anno
scorso i 49ers e i San Diego Chargers hanno segnato
settantacinque punti in tutto. L'anno precedente,
Dallas-Buffalo, sessantanove. Dove vai?
- A prendermi una birra. Torno subito.
Voleva dare tempo al padre di riflettere sulla
scommessa. I bookmaker davano i Dallas Cowboys
favoriti sui Pittsburgh Steelers con un vantaggio
di tredici e mezzo. Sia lei sia il padre tenevano per
gli Steelers, quindi avevano scommesso sul punteggio
totale. Karen aveva detto quarantacinque -
doveva essere matta - e suo padre sessantuno. Se
vinceva lei, poteva scegliersi le scarpe che voleva
da Joan & David. Se vinceva lui, sarebbe andata a
cena da lui tutte le sere per una settimana e gli
avrebbe preparato i suoi piatti preferiti, tipo arrosto
al tegame, brasato e paprikash di pollo. Suo padre
diceva sempre che Karen cucinava come una
nonna.
Torn con una bottiglia di Bud.
- Cos' successo?
- Niente, non  ancora ricominciata. Gli esperti
ci stanno spiegando cosa abbiamo appena visto -.
Aspett che Karen si sedesse sul divano e le offr le
noccioline. - Cos non ce l'hai pi fatta e sei andata
a dire a Burdon che sono a Detroit.
- S, e lui mi ha detto: Vuoi dire che forse c'
Buddy. Lui  sicuro che si siano divisi. La sua
teoria  che Buddy conosce Detroit, ci ha abitato,
e potrebbe esserci tornato per nascondersi. Invece,
se si va a controllare le banche che ha rapinato
Foley, si vede che  stato tutta la vita nel Sud,
soprattutto nel Sudovest e in California.
- Burdon cercava di guardare la partita mentre
gli parlavi? - domand il padre.
- No, mi ha tenuto sulla porta: non voleva farmi
entrare. Si sentiva la tv accesa, per... Gli ho
chiesto perch non mi manda a Detroit e lui mi ha
risposto che non gli passa nemmeno per l'anticamera
del cervello. Niente da fare, non ce n' nessun
bisogno. Ha avvertito la polizia di Detroit,
sanno gi chi cercare. Io ho insistito, gli ho detto
che volevo dargli una mano, che ho il vantaggio di
averli conosciuti, invece gli altri magari gli passano
vicino per strada e neanche se ne accorgono.
Basta che avverti il tuo ufficio che vado... gli
ho detto.
- Cos lui, per non perdersi anche il resto della
partita...
-  vero, mi ha detto di s solo per liberarsi di
me. Parto domani mattina. Probabilmente star al
Westin.
Il padre si rabbui appena e scosse la testa. - Sai
come ti tratteranno, quando ti presenterai? Ti immagini
quanto gli far piacere che una ragazza vada
a spiegargli il loro mestiere?
- Sempre che mi presenti, - rispose Karen. - Ti
ricordi che ci sono gi stata due volte? A prendere
dei detenuti.
- Allora ti conoscono gi.
- Non quelli dell'FBI, - spieg Karen. - La polizia
di Detroit s. Ho un amico, un ispettore della
squadra Reati Gravi. So che mi dar una mano.
-  sposato?
- Sono tutti sposati.
Guardarono quasi tutto il Super Bowl da Galligan,
un bar in Jefferson Street vicino all'Omni,
l'hotel dove stavano.
Foley aveva acceso il televisore in camera,
Buddy aveva portato una bottiglia di Jim Beam e
avevano guardato il primo tempo seduti uno sulla
sedia e uno sul letto, ma poi Foley aveva detto che
era meglio andare a vedere il resto in un bar, in
mezzo alla gente. Cos erano finiti da Galligan,
Foley con le spalle curve nel cappotto nuovo, e si erano
seduti con quattro tipi che venivano da fuori e
non erano riusciti a tornare a casa per il weekend
e una donna che aveva detto di vivere a Greektown,
ma non sembrava per niente greca. Era
bionda, sulla cinquantina. Aveva detto come si
chiamava, ma Foley se l'era dimenticato subito; a
met partita comunque se n'era andata dicendo
che aveva un appuntamento.
L'unico motivo per cui Foley e Buddy tenevano
per gli Steelers era che gli stavano sull'anima i
Cowboys, che si davano un sacco di arie pur non
avendo nessuna ragione per farlo quel giorno. Non
era gran che, come partita. Alla fine vinsero i Dallas
Cowboys 27 a 17.
Foley si alz dal tavolo e and a parlare con il
barista.
Buddy ordin altri due Jim Beam con un po'
d'acqua, come bicchiere della staffa.
Foley torn a sedersi.
- Dice che i match di pugilato sono al Cobo
Hall, al Palace, dove giocano i Pistols, e allo State
Theater in Woodward Avenue. Dice che di qui
ci si arriva a piedi. Di Maurice Miller, Snoopy, non
ha mai sentito parlare. Gli ho chiesto come mai
non ci sono incontri alla Joe Louis Arena e lui mi
ha risposto che ce ne sono, che ci giocano a hockey
i Wings. Poi ha detto che s, se c' di mezzo il titolo
combattono alla Joe, ma che non c' un programma
regolare. La chiamano cos, la Joe.
- Sai che Joe Louis, il Bombardiere nero, era
di qui? - disse Buddy. - Gli hanno fatto persino
un monumento, cio, al suo braccio destro col pugno,
in Jefferson Street.
- Il Bombardiere nero, - ripet Foley, - suona un
po' razzista. Oggi come oggi bisogna stare attenti,
ti prendono subito per razzista qualsiasi cosa dici.
Comunque, secondo lui, se Snoopy Miller  nel giro
della boxe, forse lo troviamo al Kronk, la palestra
dove si allenava Thomas Hearns, detto Hit Man.
L'ho visto vincere ai punti contro Benitez a New
Orleans, combinazione ero a casa in quel periodo.
Gli ho chiesto dov'era questo Kronk e mi ha detto
che non lo sa, ma che dev'essere nella zona ovest.
- Io abitavo nella zona est, - rispose Buddy voltandosi
verso la finestra. - Guarda l. Hai mai visto
cos tanto vetro in vita tua? Quei palazzi sembrano
dei tubi di vetro giganteschi. Il pi alto di tutti
 il Westin, un hotel. In cima ci sono un ristorante
e un bar, sar il settantesimo piano, e gira, tanto
piano che non te ne accorgi nemmeno. Ti prendi
una vista di Motor City, ti fai un altro goccetto e
quando guardi di nuovo fuori vedi il Canada. Se
vuoi ci possiamo andare, a vedere il panorama.
- Dal poco che ho visto in giro non c' nessuno:
sembra una citt deserta.
-  domenica, Jack, e sono tutti a casa a guardare
la partita. Vuoi che andiamo al Westin a vedere
se c' pi gente? Magari nel bar panoramico?
- Ci verrei, se non ci toccasse uscire.
- Non fa mica tanto freddo. Sai come devi fare
? Ti devi rilassare. Non stare curvo e muovi le
braccia, cos ti circola bene il sangue e non senti il freddo.
- Chi te l'ha detto?
- Mia sorella, mi pare. Lei le sa, queste cose.
- Tanto per se ne sta al sole in California. Ci
saremmo dovuti andare anche noi, perch qui  come
al polo, cazzo.
- Aspetta un po', - disse Buddy. - Sai che non
dobbiamo nemmeno uscire? Quell'affare di vetro
che passa sopra Jefferson Street  come un ponte
che collega il nostro albergo con il RenCen.
- Cos' il RenCen?
- Il Renaissance Center, quelle torri di vetro laggi.
Allora, cosa vuoi fare?
- Non lo so neanch'io, - rispose Foley. - Cosa
fai a Detroit, di domenica, quando non ti viene in
mente niente e le banche sono chiuse? - Bevve un
sorso di whiskey. - Per so dove voglio andare domani.
- E dove?
- Alla palestra del Kronk.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
La prima cosa che Maurice disse a Glenn fu:
- Senti, non mi chiamare pi Snoopy. Se mi chiamano
Snoopy non mi volto nemmeno Poi, in
macchina, spieg: - Da White Boy mi lascio chiamare
Maury, qualche volta, se mi gira. White Boy
Bob  il mio aiutante, mi fa da guardia del corpo
quando mi serve e da autista.
In quel momento White Boy Bob guidava la Lincoln
Town Car del '94 con cui era arrivato Glenn
dalla Florida e che Maurice aveva fornito di una targa
del Michigan e di documenti che secondo lui erano
puliti. Glenn non era pi sicuro se fosse ancora
sua o fosse diventata di quel tipo con il fazzoletto
lilla in testa che in galera chiamavano Snoopy.
White Boy non sembrava fare caso a Maurice e
a Glenn che parlavano di lui sul sedile posteriore.
Si stavano allontanando dal centro lungo
Woodward Avenue in un pomeriggio freddo e senza
sole, per mostrare a Glenn la casa di Ripley a
Bloomfield Hills.
- White Boy non  mai riuscito a diventare
professionista, pur essendo uno stronzo che quando
vuole picchia forte, - spieg Maurice. - Perch
se uno bravo gli d un pugno come si deve, a
White Boy gli si incrociano gli occhi e non capisce
pi niente. Dico sul ring, capito, dove bisogna
rispettare il regolamento. Se gliele dai per
strada  tutto un altro discorso. Guardalo, ha due
spalle cos e un collo taglia cinquanta. E alto uno
e novantadue e pesa pi di cento chili, rompe una
parete di gesso con un pugno -. Poi, a voce pi
alta: - White Boy, di' un po' a Glenn come mai
ti hanno arrestato per furto, quella volta.
Glenn vide White Boy Bob che guardava nello
specchietto.
- Ho lasciato il portafoglio nella casa in cui ero
andato a rubare.
Glenn vide che rideva nello specchietto.
- Gli  caduto dalla tasca mentre si arrampicava
dalla finestra, - spieg Maurice. - Ha portato
via televisore, videoregistratore, un sacco di
altra roba e ci ha lasciato il portafoglio. Poi gli arriva
in casa la polizia. Scusa, Bob, hai mica perso
questo? White Boy gli fa Oh, grazie, senza
pensare a dove poteva averlo perso. Cos l'hanno
sbattuto a Huron Valley Maurice alz di
nuovo la voce. - Quanto ti hanno dato quella volta,
due anni?
- Ventidue mesi.
Glenn vide che guardava nello specchietto e
Maurice disse: - Guarda la strada, White Boy -.
Poi, rivolto a Glenn: - Mi piace questa Town Car.
Possiamo andare in giro in tutto il quartiere senza
che la polizia o le guardie private delle ville dicano
niente. Mi capisci?
Glenn rispose: - Certo. Vedono l'abominevole
uomo delle nevi che porta in giro un negro con gli
occhiali da sole e un fazzoletto lilla... cosa vuoi che
pensino?
Maurice corresse: - E viola, non lilla. Lo portavano
anche Delon e altri professionisti in difesa.
Potrei esserci anch'io, adesso, potrei abitare l con
i giocatori di basket e i medici della mia razza. Basta
avere i soldi, per la miseria. Vedi quella strada
l? Come si chiama gi, White Boy?
- Big Beaver, - rispose White Boy, con un gran
sorriso.
- A lui fa strano una strada che si chiama Big
Beaver. Va be', da quel bordello del tuo albergo
in centro saranno una ventina di chilometri. Questo
 Bloomfield Hills, anche se colline non ce ne
sono. Per gli alberi non mancano. Giriamo prima
a sinistra e dopo un po' a destra. Ti ricordi a Lompoc
che begli alberi che c'erano? E poi il direttore
li ha fatti tagliare tutti?
- Eucalipti, - precis Glenn.
- Arriva il direttore nuovo e fa abbattere tutti
gli alberi, - disse Maurice. - E tiene il cortile chiuso
fino a mezzogiorno tutti i giorni. Vedi, io lavoravo
di notte, al panificio. Appena uscivo andavo
un po' a correre. Quando  arrivato lui non ho pi
potuto fare il mio solito lavoro di gambe. E se non
hai le gambe allenate, sul ring sei finito.
Intervenne White Boy: - Mi lascio tirare pugni
nella pancia da Maury, pi forte che pu.
Maurice disse: - Guarda la strada, White Boy.
Rallenta, mi pare che  la prossima... S, a Vaughan
Road i soldi ci sono. Quella sulla sinistra  la casa
di Ripley. Quella li, con il muro di mattoni. Questo
 il cancello, ecco, qui.
Glenn si volt per guardare dal finestrino dietro,
intravide il tetto di ardesia della grande villa
in stile Tudor in mezzo agli alberi e disse: - Andava
troppo forte.
Maurice chiese a White Boy di fare inversione
in uno slargo e di tornare indietro piano cos
Glenn vedeva bene la casa. - Okay, ora pianissimo.
Visto com' grande? Una volta ci siamo venuti
e c'era della gente che potava le piante e falciava
il prato; allora mando White Boy a parlare
con il giardiniere e a chiedergli se c' del lavoro
per lui. Il caposquadra dice di no e cos White Boy
va da uno che lava una macchina, dietro la villa,
e gli chiede se lo fa bere dalla canna. Anche quello
che lava la macchina  bianco, capito? Cos si
mettono a parlare e White Boy gli chiede se non
hanno il problema dei ladri da quelle parti. Allora
l'altro gli spiega che c' un impianto che se di
notte uno sente un rumore che non gli piace
schiaccia un pulsante e si accendono tutte le luci
dentro e fuori. Se lo schiaccia di nuovo, tutte le
luci fuori si mettono a lampeggiare, parte una sirena
e alla polizia arriva un segnale. Ha di tutto,
capito, ci mancano solo i Marine appostati nel garage.
Io non ci voglio avere niente a che fare. Ho
deciso: se proprio vogliamo provarci, l'unico modo
 quello che ho pensato gi la prima volta che
mi hai parlato di Ripley.
- E cio?
- Te lo spiego appena troviamo gli altri due che
mi servono. Conosco due fissati che vanno nella
palestra del Kronk. Per cento dollari a testa fanno
quello che gli dico io.
- Aspetta un momento, - intervenne Glenn,
- che ci stai tu mi va bene, ma non portarti dietro
tutti i tuoi amici, cazzo!
- Che sto in cosa? - esclam Maurice. - A sentir
te questo ha un sacco di soldi e di oro e di pietre
preziose, ma te l'ha raccontato cinque anni fa.
Adesso cosa avr? Mi dici che mi porti della gente,
due con la testa sul collo, poi arrivi e viene fuori
che hai cambiato idea, che non li porti pi.
- E tu allora? - rispose Glenn. - Mi racconti
che con te non c' antifurto che tenga e poi scopro
che il tuo esperto, qui, ha lasciato il portafoglio
in una casa.
- Sbagliando si impara, - comment Maurice.
- Prima bisogna scoprire dove sono i soldi e poi si
va. Non si entra in una casa a mettere all'aria tutto
per cercare la roba di valore, tagliando i materassi
e cazzate del genere. C' gente che lo fa, come
quegli sbiellati di metallari che vanno a picchiare
le vecchiette per farsi dare i soldi nascosti nel
barattolo del caff. Ma noi no: noi andiamo dove
siamo sicuri che ci sono soldi sporchi, cos non ci
denunciano. Questo Ripley, tu dici che i suoi sono
soldi sporchi. Ma non solo te l'ha detto tanto
tempo fa, potrebbe benissimo averti raccontato
delle balle. Capito? L'unica cosa che sappiamo, e
di questo siamo sicuri,  che per abitare in una casa
cos di soldi bisogna avercene.
- Ce n'ha, ce n'ha, - disse Glenn. - Non aver
paura.
- Cazzo, l'unica cosa che mi fa paura  che tu
non fai quello che devi fare. Capito? Parli parli,
ma alla fine...
- Che devo fare?
- Devi venire con me in questa casa che dico
io. Ci abita uno che conosco, un bianco a cui vendevo
roba quando lavoravo con la Young Boys
Incorporated.
- Scusa, - intervenne Glenn, - ma io non sto
capendo un cazzo.
- Smettila di guardare dal finestrino e stammi
a sentire, cos capisci. La Young Boys controllava
tutta la zona ovest, mica da ridere. Questo qui che
ti dicevo arrivava in macchina, si fermava all'angolo
dove stavo io e gli vendevo quello che gli serviva.
Poi, quando invece lavoravo per i fratelli
Chambers, sai quelli che fabbricavano il crack?
Glenn scosse la testa.
- Le ragazze che lavoravano i rocks, i cristalli,
le chiamavano Rockettes.
- Credevo fossi nel giro delle carte di credito.
- S, ma quello era il meno: le usavo per comprarmi
i vestiti e la roba per la casa. Per, quando
uno mi ha denunciato e sono arrivati i federali per
farmi il culo, gli ho detto che era per le carte di
credito. Capito? Per loro era meglio che niente,
mi hanno mandato a Lompoc e poi mi sono fatto
convincere da te a scappare: l'unica cazzata che ho
fatto in vita mia. Comunque, questo tipo di cui ti
parlavo... Hai capito chi?
- Quello a cui vendevi la coca.
- Eroina, a dire la verit. Dopo un po' ha smesso
e si  trovato bene con il crack che gli procuravo
quando mi sono messo con i fratelli Chambers.
Comunque quello era uno che si dava da fare e
spacciava anche lui, vendeva ai bianchi che stavano
da queste parti. Mi segui?
- Me la devi fare tanto lunga, cazzo? - protest
Glenn, girandosi di nuovo a guardare dal finestrino
cespugli, muretti di pietra e cancelli, cercando
di fare il duro perch in realt si sentiva sfuggire
la situazione di mano, cazzo: prima la
macchina e adesso anche il colpo. Ora che il suo
amico Snoopy si faceva chiamare Maurice, non lo
riconosceva pi.
- Stammi a sentire, - disse Maurice. - So che
sei un duro, ma a me cos non mi parli, okay? Se
non ti piace quello che dico, scendi e vai a piedi.
Ecco l. Ma Glenn pens che non poteva non
dire niente. - Mi sa che ti sei dimenticato che questa
 la mia macchina. L'ho portata qui io.
Maurice disse: - Se dico che voglio questa macchina,
me la tengo e tu te ne vai a cercare un'altra.
Merda, adesso mi stai a sentire, si o no?
Non stavano litigando, Glenn ne era convinto,
era solo un braccio di ferro. Maurice voleva fargli
vedere chi comandava. Glenn, l seduto con il suo
impermeabile foderato di panno, i guanti e la sciarpa,
fece la faccia sorpresa e, per quel che poteva
valere, esclam: - Perch ti incazzi tanto? Credevo
che fossimo d'accordo.
- Ti ho chiesto se mi stai a sentire o no.
Altro che d'accordo.
Glenn prese tempo, lo fece stare sulle spine un
po' prima di dire: - Questo tuo ex cliente adesso
spaccia per conto suo, ai bianchi. Tu lo vuoi
rapinare, sapendo che non chiamer la polizia
perch i soldi che gli porti via sono sporchi -. Lo
disse con un tono lievemente annoiato, lanciando
un'occhiata a Maurice con il suo fazzoletto di
seta, seduto l come un principe africano del cazzo.
- E poi?
- O sei stupido o hai un bel coraggio, - decret
Maurice. - Okay, vediamo che cos'hai in mano.
Una giovane di nome Marcie Nolan, che curava
la cronaca nera per il Free Press, adocchi
Karen Sisco mentre entrava al civico 1300 di
Beaubien Street, la sede della polizia di Detroit.
Marcie stava tornando dal ristorante di Greektown
dove aveva pranzato e vide Karen davanti al
commissariato. Il tempo di entrare e di passare il
metal detector, per, e Karen era gi in ascensore,
che andava chiss dove. Be', avr avuto appuntamento
con qualche pezzo grosso del terzo piano,
o con qualcuno della Omicidi al quinto, o dei Reati
Gravi al settimo. Se era andata a prendere un detenuto,
invece, saliva al nono piano, dove c'erano
le celle. A meno che non si trattasse di uno nel carcere
della contea di Wayne, dall'altra parte della
strada. Marcie Nolan and nel proprio ufficio al secondo
piano, separato da un tramezzo dall'ufficio
del reporter di News e chiam il vice redattore
della Free Press.
Disse: - Ciao, sono Marcie, - non vedendo l'ora
di parlare di Karen Sisco, il federal marshal che
aveva conosciuto a Miami quando lavorava
all'Herald, ma prima dovette rispondere a qualche
domanda. No, non avevano ancora rilasciato
dichiarazioni. Pareva ci fosse solo un testimone
che aveva visto quattro uomini a bordo di un furgone
blu. Quella mattina si erano presentate due
donne per il confronto. Avevano dovuto rilasciare
l'uomo che avevano fermato. - Ma senti, ti volevo
dire che ho visto un federal marshal di Miami,
Karen Sisco... Non lo so, devo ancora parlarle. Sar
venuta a prendere un detenuto...  quello che voglio
scoprire. Nel frattempo, sull'Herald hanno
pubblicato una sua foto stupenda davanti al tribunale
federale... No, di Miami... Non importa, 
proprio una bella foto. Karen ha stile ed  una bella
ragazza... Vedrai. E una di quelle foto che, se anche
qui non venisse fuori niente, si possono mettere
nella rubrica Nomi & Facce invece dell'ultima
stupidaggine su Madonna... Ho una didascalia
che possiamo rivedere insieme, aggiungendo che
scorta un detenuto o cosa  venuta a fare qui... Per
me va bene. Quando vedrai la foto, sono sicura che
deciderai di usarla.
Karen telefon a suo padre luned pomeriggio
sul tardi dalla sua camera al Westin. Lui le chiese
com'era andato il viaggio e se la Northwest serviva
ancora un tramezzino con le uova strapazzate,
una banana e uno yogurt e, se avevi ancora fame,
una ciambella salata. Fredda, tra l'altro. Ma non
aspett che gli dicesse cosa aveva mangiato, n le
chiese com'era il tempo.
- Allora cosa fai di bello?
- In questo momento? - domand Karen, in
piedi davanti alla finestra. - Guardo il panorama
su Windsor, Ontario. Ti ricordi quel film,
Stranger than Paradise?
- No, con chi ?
- Non importa, lascia perdere, - rispose Karen.
- Sono andata da Raymond Cruz.
- Quello della Omicidi.
- Non lo  pi. Adesso  ai Reati contro la persona
e il patrimonio, ma si occupa anche di reati a
sfondo sessuale e abusi sui minori.
- A Detroit deve avere il suo daffare.
- Ci sono tanti furti con scasso, aggressioni,
stupri... Adesso stanno cercando una banda di
quattro uomini su un furgone che vanno in giro
a violentare donne. Le prendono mentre sono per
strada, le fanno scendere dalla loro macchina e le
fanno salire sul furgone, le stuprano e poi le scaricano
dove capita. Raymond dice che stanno per
arrestarli e quindi vuole continuare a seguire il
caso fino in fondo. Ma conosce Maurice Miller,
sai quello che Glenn Michaels  andato a trovare
quando  venuto a Detroit a novembre? O perlomeno
ha detto che ci andava. Mi hanno tirato
fuori il fascicolo di Maurice, cos ho visto i precedenti,
soprattutto truffe con le carte di credito.
Stanno controllando se  mai stato coinvolto
in furti con scasso. Hanno messo delle cimici in
casa di un paio di presunti trafficanti, che a un
certo punto hanno fatto il nome di Maurice come
di un possibile collaboratore.
- Dei cattivi.
- Volevano che lavorasse con loro.
- L'hanno arrestato?
- Per ora non l'hanno nemmeno cercato. Ho
detto a Raymond che forse potevo risolvergli io il
caso. Mi ha dato l'indirizzo pi recente di Maurice,
ma non vuole che ci vada da sola. Gli ho detto
che sono un ufficiale federale, che sono armata,
ma lui non molla: vuole assolutamente venire
con me, ma per adesso  impegnato.
- Come nella vita sentimentale.
Quando suo padre faceva certe battute, Karen
fingeva di non sentire.
- Nel dossier su Maurice ho notato una cosa che
potrebbe interessarti, - seguit Karen. - Diceva
che faceva il pugile professionista al Kronk Recreation Center.
Ne hai mai sentito parlare?
- Del Kronk? Certo: negli ultimi vent'anni tutti
i pugili migliori di Detroit sono usciti di li. Emanuel
Steward, quello che li allenava, Tommy
Hearns...
Si interruppe.
- McCrory, - sugger Karen.
- S, Milton McCrory.
- Non c'era anche un peso leggero, Kenty?
- Hilmer Kenty. Te li ricordi? Eri piccola. Le
tue amichette andavano a guardare le vetrine e tu
stavi in casa a guardare la boxe.
- Lo facevo una volta ogni tanto. Guardavo anche
le soap, - precis Karen. - Ai tempi di General
Hospital volevo fare l'infermiera.
- Stasera cosa fai?
- Niente. Se c' qualcosa, guardo la tv.
- Il luned sera c' Poirot e subito dopo Miss
Marple. Pensi di andare al Kronk?
- Mah, tanto per vedere com'.
- In una palestra come quella i pugili professionisti
non sono un problema, si allenano duro e basta.
Poi ci sono quelli che vogliono farti credere di
essere dei pugili, che fanno il loro bravo lavoro di
gambe e con il punching-ball, ma sul ring non ci
salgono mai. E poi ci sono quelli che ci vanno perch
cos si sentono dei duri. Sai, l'atmosfera... Ma
tu sai badare a te stessa, no?
- Ti chiamo domani e ti racconto.
- A momenti mi scordavo, - aggiunse suo padre.
- Com' il tempo?
- Che roba, - disse Maurice. - La vedi quella
Mercedes metallizzata con la targa hitman? Quella
color oro, l nel parcheggio. Dentro c' Tommy
Hearns. Una volta ci faceva sangue solo vedere la
macchina.
Glenn disse che si aspettava di trovare gente
fuori a ciondolare o allenarsi. Invece era un postaccio,
deprimente, pieno di spazzatura... Maurice
spieg che faceva troppo freddo per allenarsi fuori.
Quello stronzo con il fazzoletto viola e la giacca
alla marinara nera fatta su misura, il cappotto
con le spalle tanto larghe che ci stava dentro anche
White Boy, e White Boy, che invece aveva
una camicia di lana sopra una maglietta di cotone,
salivano la scala che portava all'ingresso del Kronk
Recreation Center davanti a lui. Era una palazzina
a due piani di mattoni rossi all'angolo tra McGraw
e Junction Street, che a Glenn sembrava una
biblioteca di quartiere abbandonata in qualche zona
povera della citt. Tutt'intorno c'erano solo case
a due piani, con un appartamento sopra e uno
sotto, il portico davanti e tante macchine malridotte
posteggiate lungo i marciapiedi.
Per entrare dovettero scrivere su un modulo il
loro nome, l'orario di ingresso e boxe nell'ultima
colonna. Glenn sent urla di ragazzini e palloni
da basket che rimbalzavano sul pavimento di legno
dietro le porte chiuse dell'auditorium, mentre
andavano alla scala che scendeva al piano di sotto;
poi percorsero un corridoio e arrivarono a una
porta gialla e rossa su cui era scritto kronk boxing:
OLTRE QUESTA PORTA MOLTI HANNO TROVATO DOLORE
E FAMA.
- Pi uno che l'altra, - osserv Maurice aspettando
che White Boy si facesse avanti e aprisse la
porta. Entrando, disse a Glenn: - Senti che caldo
? Ti prende alla gola -. Si tolse la giacca e rimase
in camicia di seta nera e pantaloni color talpa,
con la piega. - Sudano un sacco ma non c' puzza,
vero? Va' a sedere su una di quelle panche.
Io torno tra poco.
Le panche, come quelle dei giardini pubblici,
erano lungo la parete di fronte al ring, che non era
rialzato e occupava quasi tutta la palestra. C'erano
quattro ragazzi, tre neri e uno che a Glenn parve
arabo, che si allenavano con l'ombra, saltellando,
schivando colpi, portando jab con le mani fasciate.
Entrando Glenn aveva notato un sacco,
foto di pugili alle pareti, un cartello dall'altra parte
del ring che diceva metticela tutta e un altro
PI GRANDE LA RICOMPENSA PI GRANDE IL SACRIFICIO.
Glenn lo osserv un momento pensando che
avrebbero dovuto girare la frase, cominciare con
Pi grande il sacrificio... A sinistra del ring c'erano
delle macchine, una pera veloce, una tabella
degli allenamenti e tante sacche sportive di colori
vivaci sul pavimento. C'erano dei neri di una certa
et in maglietta gialla con la scritta kronk in
rosso, i trainer che incitavano i ragazzi che si allenavano
e guardavano quelli che saltellavano sul
ring. Maurice e White Boy erano da quella parte
e Maurice parlava ai trainer uno dopo l'altro,
fingendo di sferrare diretti, muovendo le spalle ossute
e scherzando, senza per suscitare n risposte
cordiali n sorrisi; scrollavano la testa e Maurice
passava al successivo. White Boy era salito su una
macchina, senza camicia, per mettere in mostra i
muscoli.
Glenn tir fuori una sigaretta dal taschino della
camicia osservando un altro cartello, niente fatica
niente vittoria. Niente stronzate. Stava
prendendo l'accendino, con la sigaretta gi in bocca,
quando uno degli allenatori, un marcantonio
in piedi vicino alla porta, attravers la palestra andando
verso di lui, scuotendo la testa e indicandogli
un cartello che diceva vietato fumare. Glenn
tenne l'impermeabile aperto per infilare di nuovo
la sigaretta nel pacchetto, abbassando la testa per
vedere quello che faceva. Quando la rialz, si vide
davanti due bianchi con il cappotto che si avvicinavano
e lo guardavano.
Cristo, erano Jack Foley e Buddy.
Buddy gli fece: - Ciao, Studs, come te la passi? -
Foley aveva la faccia tranquilla, non sembravano
arrabbiati, a parte il fatto che gli si sedettero
vicini, uno da una parte e l'altro dall'altra.
Glenn ebbe poco tempo per riprendersi.
Poi esclam: - Cristo, cosa ci fate qui? - Non
gli venne male: sorpreso, senza esagerare, come se
gli facesse quasi piacere vederli.
Foley chiese: - Non te l'aspettavi?
Era andato subito al punto. Glenn rispose:
- Sentite, adesso vi racconto com' andata -. Non
fu facile, seduti tutti e tre in fila davanti al ring,
dove erano rimasti solo due pugili. Disse a Foley,
alla sua destra: - Quella ragazza che hai preso,
lo sapevi che era un federal marshal, Cristo santo? -
Poi si volt verso Buddy, che si alz in piedi,
si tolse il cappotto e torn a sedersi. - Mi conosceva,
cazzo, per via di quella storia della droga.
Mi aveva scortato in tribunale lei, due volte.
Sai cosa mi ha detto quando eravamo in autostrada
? Non mi dimentico mai di quelli che ammanetto.
Foley gli chiese: - Davvero? Te l'ha detto sul
serio?
Glenn si volt dalla sua parte e vide che Foley
era ancora tranquillo, a momenti sorrideva. - Mi
ha chiesto se avevo una pistola -. E vide che s,
Foley sorrideva, appena appena ma sorrideva, come
se lo trovasse divertente. - Mi ha detto di andare
via, di lasciarvi l, che altrimenti avrei passato
il resto della mia vita in galera.
Foley domand: - E tu che hai fatto?
- Sono partito. Tu cosa avresti fatto?
Foley non rispose. Aveva la faccia vicinissima
alla sua, impassibile. Glenn si volt e vide che i
due sul ring combattevano, saltellavano uno di
fronte all'altro, tirando jab, schivandoli, colpendo
i guantoni dell'avversario.
- E poi cos' successo?
- Voleva che uscissi dall'autostrada per portarmi
al commissariato. No, grazie, e sono partito a
tavoletta. A un certo punto  impazzita e mi ha
strappato il volante di mano, cos abbiamo sbandato
e siamo finiti fuori strada.
- E a quel punto cos'hai fatto?
- Sono sceso e ho tagliato la corda.
- E lei non ha cercato di fermarti?
- Era svenuta.
- Come facevi a sapere che non era morta?
- Respirava.
- Poteva essersi fatta male.
- Cosa dovevo fare, chiamare aiuto? Se si svegliava
mi portava dentro, cazzo. Sono scappato pi
veloce che potevo. Ho fatto l'autostop e uno mi
ha dato un passaggio fino a Orlando, cos sono andato
a Disney World e mi sono nascosto in mezzo
alla gente intanto che decidevo il da farsi.
Foley disse: - Ti sei nascosto a casa di Topolino,
eh?
- S, di Topolino, Minnie e compagnia. Ci ho
pensato su e ho deciso che venendo qui prendevo
due piccioni con una fava: mi toglievo dalla Florida
e potevo fare quel lavoretto che ti dicevo a
Lompoc. Hai capito quale?
Foley fece di s con la testa.
- Cos ho chiamato Maurice.
- Chi  Maurice?
- Snoopy, - spieg Buddy, chinandosi in avanti
per togliersi anche la giacca. - Snoopy Miller.
Era strano, ma Glenn prov sollievo nel sentire
quel nome. Chiss perch gli venne in mente il
bracchetto di Linus, lo vide com'era nelle strisce,
prima di pensare all'altro Snoopy, che adesso non
era pi Snoopy, quello laggi che parlava con i trainer;
anzi, in quel momento stava parlando con
White Boy e stavano venendo dalla loro parte,
White Boy con le camicie in mano. Glenn non si
ricordava nemmeno pi come mai pochi minuti
prima si era sentito in trappola.
Si avvicin a Foley e gli disse: - Eccolo l che
arriva. Lo riconosci?
Foley non era sicuro. L'aveva visto combattere
solo un paio di volte a Lompoc, pi o meno nel periodo
in cui avevano cominciato a chiamarlo
Snoopy invece che Mad Dog e aveva lasciato il
ring. E ogni tanto l'aveva visto con Glenn nel cortile.
Glenn si alz e Foley lanci un'occhiata a
Buddy.
-  quello con il fazzoletto.
- Eh?
- Snoopy.
- Che stronzo, - fu il commento di Buddy. - Cosa
fa adesso, legge le carte?
Maurice stava andando verso Glenn quando
Foley disse: - Ciao, Snoopy, come va? - Allora si
ferm sulla pedana e guard dalla sua parte.
Guard prima Foley, poi Buddy e poi ancora
Foley, con l'aria seria. Poi chiese a Foley: - Ci conosciamo?
- Lompoc, - rispose Foley e aspett che Buddy
dicesse qualcosa: adesso toccava a lui. Invece quello rimase zitto.
- Ah, Lompoc, - disse Maurice, come se, ripensandoci,
gli fosse venuto in mente.
Quello grosso che era con lui si avvicin e chiese:
- C' qualche problema?
A Foley fece venire in mente la prigione, quando
ci si guardava uno dall'altro e capire che intenzioni
aveva uno sconosciuto poteva essere questione
di vita o di morte. Foley non guard il bianco
grande e grosso, ma continu a fissare quello
Snoopy che, come ricordava, era tutta scena, sapeva
muoversi, girare attorno all'avversario, sfidarlo
quando non era nemmeno abbastanza vicino
per colpirlo, saltellando e toccandosi la testa
con il guantone. Lo guard finch vide che si rilassava,
che sorrideva.
- Jack Foley. Giusto?
Foley assent.
- E Buddy. Se ci penso, vi rivedo l. Jack Foley,
il famoso rapinatore di banche. Mi pare di
aver letto qualcosa sul tuo conto di recente. Sei
scappato da qualche prigione della Florida o sbaglio?
- C'era della brutta gente, Snoop. Mi hanno dato
una mano i miei amici -. Vide che Glenn stava
per intervenire.
Ma l'omone bianco si intromise dicendo: - Chiamalo
cos ancora una volta e ti spacco la faccia.
Buddy disse: - Cos come? Snoop?
Foley vide Snoopy che alzava una mano per
tranquillizzare il suo amico.
- Adesso non mi faccio pi chiamare n Snoop
n Snoopy,  questo che voleva dire White Boy.
 un po' rozzo, dovete aver pazienza. No, ho chiuso
con Snoopy.
Buddy si inform: - E adesso come ti fai chiamare?
- Con il mio nome, Maurice. Niente pi soprannomi.
Buddy domand: - E il forzuto qui si chiama
White Boy?
- White Boy Bob, - precis Glenn con un tono
che sembrava innocente, ma non a Foley. Glenn
intanto aggiungeva: - Prima White Boy faceva il
pugile Gettando l'amo a Buddy.
E Buddy: - E adesso, a parte sparare cazzate,
che fa?
Foley disse a Maurice: -  come essere di nuovo
dentro, eh?
Maurice gli fece un gran sorriso. - Uguale identico.
Non ci si deve tirare indietro. Se ti tiri indietro
sei una sega. Dimmi cosa siete venuti a fare tu
e Buddy qui al freddo.
- Pensavano di darci una mano in quel colpo,
- rispose Glenn, - ma non mi avevano avvertito
che venivano. Ti ricordi, ti avevo detto che ne
avevo trovati due e poi invece non li avevo pi?
Erano loro due.
Maurice disse: - Andiamo a parlarne fuori.
- Perch non possiamo rimanere qui? - domand
Foley. - Almeno  bello caldo.
- Bello caldo? Per la miseria, saranno trentacinque
gradi, se non trentotto. Era Emanuel che ci
teneva, a questa temperatura: cos sudi, resti magro
e diventi cattivo come Tommy Hearns. No, io
qui di lavoro non ci parlo. Per me questo  un posto
sacro, capito? E poi ormai devo andare. Se volete
parlarne, venite mercoled sera, cos ci sediamo
e ci guardiamo i match.
Foley si volt verso Buddy. Buddy alz le spalle
e Foley chiese: - Dove?
Fuori, mentre andavano alla macchina, Foley
disse: - Hai notato che doveva essere il colpo di
Glenn e invece adesso  lui che lavora per Snoopy?
- Se non la smetti di chiamarlo cos, - lo
avvert Buddy, - vedrai cosa ti fa quella montagna
di muscoli.
- Voleva solo dirci chi era, farsi conoscere.
- Ah s? E chi ?
- Una montagna di muscoli. Sai cos' che mi d
fastidio?
- Che Snoopy ha letto di te sul giornale, - rispose
Buddy. - E adesso sa che vali diecimila
dollari.
- Ti ricordi se diceva vivo o morto?
- Secondo me la ricompensa era per informazioni
importanti ai fini della cattura. Pu darsi
che se ti ammazza gli diano qualcosa, ma non vedo
perch dovrebbe farlo Snoopy. Capisci cosa
intendo? Non  come per quello che ha denunciato
il cubano.
- Lulu, - disse Foley. - Chiss se hanno preso
anche Chino.
- Pu darsi. Non ci siamo tenuti al corrente.
Attraversavano la strada, verso la macchina,
quando Foley disse: - Mi piaceva il fazzoletto di
Snoopy, sai? Gli stava bene.
- Se te lo metti anche tu, - gli fece Buddy, - ti
denuncio io, per diecimila dollari.
Glenn stava cercando di farsi dire di s o di no
da Maurice che guardava i due sul ring, ma era come
parlare a un muro.
- Hai detto che potresti trovare due per cento
dollari l'uno, giusto?
Maurice gridava a quello con scritto ricardo
owen sulla canottiera che portava sopra la maglietta
gialla, per dirgli di colpire, colpire di jab, che si
era messo i guantoni per quello. Tieni alte le mani
e vai di jab.
- Se ci sono loro, che bisogno abbiamo di Foley
e Buddy?
- Non ci sono pi.
- Dove sono? Come fai a saperlo?
Maurice disse: - Ricky, vagli sotto e colpisci,
vagli sotto e colpisci -. Poi, rivolto a Glenn: - Non
possono pi venire qui.
- Cosa vuol dire che non possono pi venire
qui?
- Vagli sotto, Ricky, accorcia la distanza. Si sono
fottuti da soli, l'allenatore li ha beccati che vendevano
erba davanti alla porta. Ricky, se fa cos
gli devi stare pi sotto.
Suon la campanella e i due pugili si allontanarono
l'uno dall'altro per andare all'angolo, con le
braccia penzoloni.
Maurice disse: - Andiamo, - e lo port via, lontano
dai trainer che guardavano, e lo fece sedere
sulla panca vicino alla porta. White Boy and a fare
pratica col sacco.
- Mi avevi detto che li portavi, - disse Maurice,
- poi che non li portavi pi, ma questi si fanno
vivi comunque.
- Te l'ho detto, non sapevo che venivano.
- Invece sono venuti, sanno del colpo e ne vogliono
parlare. Per me va bene. Intanto gli altri
non ce li voglio pi, sono sporchi. Capito? Perch
non vanno bene i rapinatori di banche? Almeno
sappiamo che sono dei duri, con tutte le banche che hanno rapinato...
- Lo sai perch, - rispose Glenn. - Perch a loro
gli devi dare una parte del bottino, non cento dollari.
- Ti sei messo d'accordo cos con loro?
- Non ne abbiamo mai parlato.
- Be', quello che gli offriamo e quello che prendono
alla fine, - disse Maurice, - possono essere due cose diverse.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Il telefono di Karen squill alle otto e mezzo. Appena
sent: - Pronto, sono Marcie Nolan, - cap come
aveva fatto la sua foto a finire sul giornale, dopo
la sezione cucina, nella rubrica Nomi & Volti.
Nella foto, su due colonne, Karen aveva un semplice
tailleur nero con la gonna diritta, la borsa nera
a tracolla e un fucile a pompa Remington con il
calcio appoggiato sull'anca destra, leggermente sollevata,
con la canna di traverso puntata verso l'alto.
La mano stringeva il fucile un po' pi su del
ponticello. Karen aveva gli occhiali scuri e guardava
oltre l'obiettivo, con la bocca semiaperta. La
didascalia diceva: la femme karen.
Karen Sisco, dello U.S. Marshals Service, di
guardia all'ingresso del tribunale federale di Miami
durante il recente processo ai narcotrafficanti
colombiani. Tra le altre mansioni, Karen Sisco
scorta in tribunale per le udienze i detenuti in attesa
di giudizio e svolge attivit investigative che
comportano l'inseguimento e la cattura dei sospetti.
Assegnata alla sede di Miami, Karen ieri era a
Detroit per discutere di una missione speciale con
alcuni funzionari della polizia locale.
-  stato un malinteso, - si scus Marcie. - L'hanno
pubblicata troppo presto. Dovevano aspettare
che la intervistassi, per vedere se c'era materiale per un articolo.
- Come ha fatto a sapere che ero qui?
- L'ho vista entrare al 1300 ieri. Non sapevo
con chi avesse appuntamento, ma ho pensato che
prima o poi gliel'avrei chiesto, cos per fare prima...
- Quella foto, - disse Karen, - era sull'Herald.
- Lo so. Ho chiesto al mio redattore di procurarsela.
Tutti e due i giornali sono della Knight
Ridder: gli dici quel che ti serve e in pochi minuti
lo hai sul computer. Avevo detto al redattore
che se non riuscivamo a scrivere un articolo
la poteva inserire in Nomi & Volti e lui si
 preso un appunto. Quando poi non sono riuscita
a trovarla, mi sono messa a lavorare a un altro
caso e non gli ho pi parlato. Cos  successo
che quello che si occupa di Nomi & Volti
ha visto l'appunto, ha cambiato un po' la didascalia
rendendola pi generica e ha fatto uscire
il pezzo. Sono desolata, avrei voluto perlomeno avvertirla.
- Non importa, non si preoccupi.
- Avevo paura che fosse furibonda.
- A volte mi incazzo, s, - disse Karen, - ma 
difficile che diventi furibonda. L'FBI e il Marshals
Service potrebbero chiedersi cosa sono venuta a fare
a Detroit, per.
Marcie chiese: - Perch, non lo sanno?
- Voglio dire che potrebbero pensare che volessi
farmi pubblicit, che sia stata io a contattarla.
Speriamo che non mi facciano troppe storie.
- Non voleva far sapere che era qui, - disse
Marcie, - e io le ho rovinato tutto. Mi dispiace,
mi dispiace veramente -. Fece una pausa e chiese:
- Mi pu dire di cosa si tratta?
- Sono venuta a discutere di una missione speciale
con alcuni funzionari della polizia di Detroit.
Cos va bene?
- Non vuol dire molto, per.
- Secondo me  fin troppo, - rispose Karen
per tagliar corto, ma non pot fare a meno di domandare:
- Come ha fatto a sapere che ero al
Westin?
- E stato l'ispettore Cruz. Ho chiesto in giro
finch non ho scoperto che aveva parlato con lui.
Non pu dirmi proprio niente? Nemmeno in via
confidenziale?
- Per ora no, - rispose Karen. - Le piace Detroit?
- Meglio qui che al Polo Nord.
- Io pensavo che facesse ancora pi freddo.
- Aspetti e vedr. Sarei disposta a uccidere, pur
di tornare a Miami.
- Be', dovesse decidere di farlo, posso sempre
accompagnarla io, - rispose Karen. - E se ho del
tempo libero la chiamo, okay?
Telefon a Raymond Cruz e dovette aspettare
quasi due ore perch lui la richiamasse per dirle che
gli dispiaceva moltissimo, ma quel giorno non avrebbe
avuto un minuto per lei. Gli domand: - Raymond,
stai cercando di evitarmi? - E lui, che era
una brava persona, si impappin un pochino, dicendo
che no, assolutamente, che la voleva vedere davvero,
ma... Questo la consol un po', anche se a quel
punto non aveva niente da fare tutto il giorno.
Avrebbe potuto richiamare Marcie Nolan e mettersi
d'accordo per andare insieme a pranzo o a bere
qualcosa dopo le cinque. Oppure poteva decidere
di non aspettare Raymond, non perdere altro tempo
e andare a dare un'occhiata all'ultimo indirizzo
conosciuto di Maurice Miller, detto Snoopy.
Foley lesse le pagine dello sport e dello spettacolo,
sfogli la sezione cucina, gir pagina e... dopo
aver letto la didascalia e guardato la foto per un
po', chiam Buddy in camera sua.
- Hai il giornale di oggi?
- L'ho vista. Che ne dici?
-  una gran bella foto.
- A parte quello.
- Non so, - disse Foley continuando a fissarla.
- Secondo me per non  qui per qualcosa che riguarda
noi.
- Sar venuta in vacanza, - disse Buddy, - perch
le piace questo tempo di merda.
- Forse cerca Glenn.
- E come fa a sapere che  qui?
- Lo sai com' Glenn, capace che gliel'ha detto
lui. Come vuoi che faccia a sapere che ci siamo anche
noi?
Ci fu un silenzio, poi Buddy disse: - Non so, ma
se gli stanno addosso e ci vedono con lui... Non
sar mica venuta qui da sola, per conto suo.
- E ancora li la ragazza?
- Non si fermano tutta la notte, Jack, a meno
che non le paghi di pi.
- Ci penso su, - disse Foley, continuando a
guardare Karen Sisco con il fucile in mano. - Ti
richiamo.
Anche se Karen avesse avuto il sospetto che fossero
l e avesse controllato tutti gli alberghi... I nomi
che avevano dato alla reception erano George
R. Kelly e Charles A. Floyd, inventati l per l, e
avevano pagato una settimana anticipata, in contanti,
spiegando all'impiegato che non volevano
far risultare l'albergo sull'estratto conto della carta
di credito che ricevevano a casa. - Non so se mi
capisce... - aveva detto Foley con la tentazione di
strizzare anche l'occhio, ma l'uomo aveva un'aria
talmente annoiata che si era trattenuto.
Chiam di nuovo la camera di Buddy, che rispose
subito dicendo: - Se stanno pedinando Glenn
siamo fottuti. Domani sera alla boxe ci prendono
tutti.
- Lo so, - rispose Foley. - Stavo pensando che
forse possiamo giocare d'anticipo, controllare se
lo stanno seguendo o no prima di entrare.
- E come facciamo?
- Non lo so ancora. Prendiamo la macchina e
andiamo a fare un giro per vedere com' lo State
Theater, dove fanno gli incontri.
- Come vuoi che sia,  un teatro, un cinema.
- S, ma nella zona cosa c'? Tanto un'occhiata
 meglio darla comunque. Tra un po' andiamo a farci
un giro e intanto mi fai vedere dove lavoravi.
- Hai letto il giornale? - cominci Buddy, poi
si interruppe. - Eccolo. Rissa per uno sformato
di tonno all'origine dell'omicidio. Il convivente
settantenne di una donna si  lamentato dello
sformato di pasta e tonno che lei gli aveva preparato
e quella gli ha sparato in faccia con una calibro 12.
- Nemmeno a me  mai piaciuto, - comment Foley.
- E neanche i maccheroni al formaggio. Cristo.
- Dice che la polizia ha trovato della pasta sui
capelli della donna. Probabilmente lui le aveva rovesciato
in testa il tegame. Stavano insieme da dieci
anni.
- L'amore fa degli strani scherzi, - disse Foley.
Riattacc e guard la foto pensando a cosa fare.
Chiam il centralino dell'albergo. - La camera
della signorina Sisco, per favore -. Aspett. Il centralinista
lo inform che tra gli ospiti non c'era nessun
Sisco. Foley prese le Pagine gialle e le apr alla
voce hotel. Prov l'Atheneum, un paio di Best
Western, il Pontchartrain, salt due o tre Hilton,
scorse un elenco di cinque Holiday Inn, disse:
- Merda, - guard fuori della finestra le torri di cristallo
che si stagliavano contro il cielo dall'altra
parte della strada e rimase un momento a pensare.
Westin, ecco come si chiamava.
Cerc il numero e telefon.
- La signorina Karen Sisco, per favore.
Un attimo dopo la centralinista gli disse: - Le
do la linea.
Foley aspett. Non aveva idea di quello che
avrebbe detto, ma rest in linea.
Sent di nuovo la voce della centralinista, che
disse: - Mi dispiace, ma la signorina Sisco non risponde.
Vuole lasciarle un messaggio?
Karen suon alla porta e aspett, con le mani infilate
nelle tasche del lungo cappotto blu a doppio
petto, con la martingala.
La casa di Parkside era nel primo isolato venendo
da McNichols Street, una strada che, come le
aveva spiegato il portiere del Westin, tutti chiamavano
Six Mile Road perch era a sei miglia dal fiume;
le successive si chiamavano Seven Mile, Eight
Mile e via dicendo. Bisognava prendere la Lodge,
scendere a Livernois, fare un pezzo a piedi e Parkside
era poco pi avanti sulla destra: un viale con
tante case grandi, vecchie ma belle.
In fila, quasi tutte di mattoni, mostravano i segni
del tempo in quel freddo polare, con gli alberi
spogli lungo la strada. Karen aveva chiesto al
portiere se nevicava spesso e quello le aveva detto:
- Mmh, dovrebbe cominciare tra poco.
La porta si apr.
Karen chiese: - Moselle Miller?
La donna, sulla trentina, con la pelle da mulatta
e l'aria assonnata, rispose: - Che vuole? - Indossava
una vestaglia di seta verde e se la stringeva
addosso per ripararsi dal freddo.
- Cerco Maurice.
- Se lo trova, gli dica che il cane  stato investito
da una macchina e che ho finito i soldi per la
spesa.
Da dentro una voce d'uomo chiese: - Moselle,
con chi stai parlando?
- Con una signora che cerca Maurice.
- Perch?
- Non me l'ha detto.
Karen domand: - Non  Maurice quello?
- No:  Kenneth, mio fratello.  al telefono.
La voce disse: - Chiedile perch lo vuole.
- Chiediglielo tu. Non sono fatti miei, - rispose
Moselle con aria stanca o forse annoiata. Si
volt e and verso il soggiorno.
Karen entr, si chiuse la porta alle spalle e fece
qualche passo nell'atrio. Sent di nuovo la voce di
Kenneth e lo vide anche: era nello studio, una stanzetta
con degli scaffali vuoti, un nero di circa un
metro e ottantacinque, di corporatura media, sui
venticinque o trent'anni, con una T-shirt gialla e
un berretto rosso da baseball girato all'indietro, che
parlava a un telefono cordless. Lo vide in piedi, di
profilo, e sent che diceva: - Come faccio a saperlo?
- Poi stette ad ascoltare annuendo. - S, ce la
posso fare. Allo State, eh? Chi c' sul ring? - Rimase
di nuovo a sentire facendo di s con la testa e
poi disse: - Che altro affare sarebbe? - voltandosi
verso l'atrio. Karen entr nel soggiorno.
Moselle era seduta sul divano e si stava accendendo
una sigaretta. Disse a Karen: - Vuole accomodarsi?
Karen ringrazi, prese una sedia e si guard attorno
alla luce tetra e grigiastra che entrava dalle
finestre: pareti di legno scuro, stucchi bianchi, il
camino pieno di spazzatura, bicchieri di plastica,
sacchetti, una scatola per la pizza.
Moselle chiese: - Che vuole da Maurice?
- Sto cercando un mio amico e credo che Maurice
lo conosca.
- Non sar mica qui per la libert vigilata, non
 una della sorveglianza lei, vero?
Karen scosse la testa. - No.
-  un avvocato?
Karen sorrise. - Neanche -. Disse: - Forse lo
conosce anche lei. Glenn Michaels?
Moselle fece un tiro e soffi una nuvola di fumo.
- Glenn? No, non conosco nessun Glenn.
- Non  venuto qui lo scorso novembre?
- Pu darsi, non so.
- Ha detto che era stato qui da voi.
- Qui? In questa casa?
- Ha detto che era stato da Maurice.
- Be', nemmeno Maurice sta qui un gran che
Prese un'altra boccata di fumo, poi lo mand fuori
e lo disperse agitando pigramente la mano. - Mi
fa piacere sapere dove va e nello stesso tempo preferisco
non saperlo. Capisce cosa voglio dire? Prima
di mettermi con Maurice stavo con un altro.
Sapevo di cosa si occupava, sapevo tutto quello che
faceva, era un bellissimo ragazzo, ed era come vedere
il futuro, vedere gi la fine, e infatti  finita.
Lo hanno fatto saltare in aria.
Karen taceva.
- Si  seduto su una sedia... Gli parlavo al telefono,
pensi. Si  seduto su una sedia e quando
ha fatto per alzarsi,  saltato in aria.
Karen chiese: - E lei sapeva che sarebbe successo?
- Sapevo troppo, - rispose Moselle. - Ma veramente
troppo.  per quello che adesso non so
niente e non conosco nessuno. Non conosco nessun
Glenn e non so niente di quello che succede.
Capito?
Karen la guard: aveva incrociato le braccia per
tenere chiusa la vestaglia verde.
- Le  morto il cane?
- Sotto una macchina.
- Come si chiamava?
- Tuffy, era una femmina.
- Secondo lei dove posso trovare Maurice?
- Non so. In palestra, ai match. Crede di essere
ancora nella boxe. Non si perde un incontro,
questo lo so. Ce n' qualcuno domani sera allo State.
Una volta ci portava anche me Sotto l'arco
tra il soggiorno e l'atrio apparve Kenneth e chiese
a Karen: - Che vuole da Maurice?
Rispose Moselle. - Sta cercando un certo
Glenn.
Kenneth: - Ho parlato con te? Vai di l. Trovati
qualcosa da fare Aspett che Moselle si alzasse,
senza dire una parola, e uscisse dalla porta
che dava nella sala da pranzo. Poi Karen lo vide
venire verso di lei impettito e rilassato al tempo
stesso, con il berretto da baseball calcato in testa
alla rovescia, perch lei capisse che era un duro,
che era fico, da come camminava.
Gli vide le cicatrici sulla fronte e chiese: - Fa il
pugile?
- Come ha fatto a capirlo?
- Si vede.
- Lo facevo, - rispose Kenneth muovendo la testa
come per una finta, - ma mi si  staccata la retina
due volte -. Adesso le stava di fronte, cos vicino
che Karen dovette alzare la testa per guardarlo in faccia.
- Che peso era, medio?
- Prima leggero, poi medio e mediomassimo,
man mano che mi sono irrobustito. E lei che cos',
gallo?
- Mosca, - rispose Karen, e lo vide sorridere.
- Le categorie le sai. Ti piace fare a pugni? Ti piace
la violenza? Scommetto di s. Ti piace rotolarti
per terra e fare a botte? Come con Tuffy, prima che
la investissero, ci buttavamo per terra e facevamo la
lotta. Le dicevo: Sei una brava bestia, Tuffy, ecco
un premio. E le davo la cosa che ai cani piace di
pi. E sai cos'? Un osso. Ne ho uno bello duro anche
per te, sai? Lo vuoi vedere? Sei abbastanza vicina,
se vuoi puoi metterci una mano e toccarlo.
Karen scosse la testa. - Lei non  il mio tipo.
- Non importa, - disse Kenneth portando una
mano dalla gamba alla cerniera dei pantaloni. -
Ora lascio andare il bestione e tu fai tutto quello
che dice lui.
- Aspetti un attimo, - disse Karen mettendo
una mano nella borsa sulla sedia vicino a lei.
Kenneth chiese: - Ti porti dietro i preservativi?
La mano riemerse dalla borsa stringendo un oggetto
che sembrava l'impugnatura di una mazza da
golf e Kenneth sorrise.
- Che cos'altro ci tieni nella borsa, il lacrimogeno?
O un fischietto, una di quelle stronzate da autodifesa?
Stai cercando di dirmi che non la molli
facilmente, o solo che in questo momento non ne
hai voglia?
Karen si alz dalla sedia per affrontarlo faccia a
faccia. - Devo andare, Kenneth, - disse e gli diede
un colpetto amichevole con lo sfollagente di plastica
nera che sembrava l'impugnatura di una mazza
da golf. - Magari ci rivediamo, okay? - Si scost
e gli pass accanto sfiorandolo, sicura che
avrebbe cercato di fermarla.
E quando lo fece, prendendola per il polso sinistro
e dicendo: - Prima facciamo la lotta, - Karen
premette un pulsante e dall'impugnatura di plastica
uscirono quaranta centimetri di acciaio al cromo. Si
allontan di un passo e lo colp alla testa. Kenneth
si pieg per schivare altri colpi, gridando: - Cazzo,
- e la lasci andare. Karen adesso aveva lo spazio
che le serviva e si spost di lato, cos che quando
Kenneth torn all'attacco pot sferrargli un altro colpo
alla testa, questa volta alla tempia. Lui url e rimase
dov'era, premendosi una mano su un orecchio.
- Sei impazzita?
Guardando Karen in cagnesco, si osserv la mano,
poi se la riport all'orecchio, e Karen non riusc
a capire se pensava che fosse pazza perch lo
aveva picchiato o perch aveva rifiutato le sue
avance.
- Volevi fare la lotta, - gli disse, - e l'abbiamo
fatta E se ne and.
Moselle usc dalla sala da pranzo tenendosi la
vestaglia e scuotendo la testa per mostrare al fratello
un po' di compassione. - Tesoro, - gli disse,
- non hai capito chi era quella?
Kenneth si volt con l'aria confusa di chi  diventato
scemo a furia di prendere pugni in testa.
- Era della polizia, cocco. Carina, per, vero?
- Glielo dici a Maurice?
- Sei tu che le hai prese, mica io.
- Maurice passa di qui tra un po'. Abbiamo un
lavoro da fare.
- Se sono di sopra, digli che mi servono i soldi
per la spesa.
Squill il telefono. Kenneth and a rispondere
nello studio.
Suonarono alla porta. Moselle apr e si ritrov
davanti Karen, che le porse un biglietto da visita.
Moselle lo guard mentre l'altra spiegava: - Ci ho
aggiunto il numero dell'albergo, caso mai vedesse
Glenn.
Moselle si infil il biglietto nella tasca della vestaglia.
Kenneth non le chiese chi aveva suonato
e lei non glielo disse.
Quel che Foley non riusciva a capire era come
mai in una grossa citt industriale come Detroit ci
fosse cos poca gente per strada. Domenica Buddy
aveva detto che era perch era domenica ed erano
tutti a casa a guardare la partita. Adesso era marted
e in centro continuavano a esserci quattro gatti.
Quattro di numero, disse Foley. Buddy disse che
non sapeva, forse da quando avevano costruito le
autostrade la gente era andata via dal centro. Erano
in East Jefferson Avenue, a bordo della Olds
che adesso aveva una targa del Michigan, diretti
fuori citt. Facendogli da guida, Buddy gli indic
il ponte per Belle Isle, la vecchia Naval Armory, le
Sette Sorelle: quelle ciminiere laggi, alla centrale
Edison, si chiamavano Sette Sorelle. Quello  il
Waterworks Park. - Hai presente Pontiac? Non la
macchina, il capo indiano. Da queste parti ha sconfitto
una colonna di soldati inglesi, di giubbe rosse,
e cos adesso questo si chiama Bloody Run.
Foley ascoltava distrattamente guardandosi attorno,
ma in realt pensava a Karen, alla foto di
Karen sul giornale e a Karen in carne e ossa che
usciva dal baule dicendo: - Hai vinto tu, Jack
Era quella la sua battuta preferita.
Si era messo a nevicare piuttosto forte.
- Tra poco ci siamo, - disse Buddy. - Ecco la
caserma dei pompieri -. Aveva la fronte corrugata,
stava seduto dritto al volante, con i tergicristalli
in funzione, e strizzava gli occhi cercando
di vedere nonostante la neve che cadeva fitta. Disse:
- Dov' lo stabilimento? Una volta arrivava
fino alla strada e c'era un ponte che portava agli
uffici, all'amministrazione. Non c' pi. Ah, laggi
c' qualcosa. Jefferson North. Vedi il cartello?
S, l da quelle ciminiere. Dev'essere nuovo,
voglio dire, era una fabbrica enorme, cazzo, un
capannone dietro l'altro, seimila veicoli all'ora, e
adesso non c' pi. Vuoi vedere dove abitavo?
- Non importa, - disse Foley.
- Possiamo anche tornare indietro, - fece
Buddy. Entr in una stazione di servizio per fare
inversione e tornare in centro. - Se continua cos
cominceranno a spargere il sale. Quando lavoravo
in fabbrica montavo le trasmissioni sui motori.
Foley aveva strappato dal giornale la foto di
Karen con il fucile e un tailleur nero che gli sembrava
di conoscere. La teneva nella tasca interna
della giacca. Stava fantasticando su quel che sarebbe
successo se le avesse telefonato. Lei avrebbe
detto: - Pronto, - e lui...
- Il motore arriva sulla catena di montaggio,
mettiamo che sia per una macchina con il cambio
automatico. Allora io con la sinistra prendo un
gancio che pende da un binario sospeso, con la destra
schiaccio il pulsante dell'argano, lo metto in
posizione in maniera che i perni del gancio coincidano
con i buchi corrispondenti della trasmissione,
lo sistemo...
Le avrebbe detto chi era. - Salve, sono Jack
Foley, come va? - Cos, semplicemente. Lei gli
avrebbe chiesto dov'era o come aveva fatto a sapere
che era li. No, avrebbe detto che era sorpresa,
o forse qualcosa che lui non si aspettava.
Comunque lui avrebbe fatto caso al suo tono di
voce.
- Poi schiacci di nuovo il pulsante dell'argano e
porti la trasmissione sopra il nastro trasportatore,
la fai oscillare e la allinei con il motore. Allora molli
l'argano, prendi l'avvitatrice pneumatica e metti
quattro bulloni in cima alla carcassa, pum, pum,
pum, ce li spari.
Oppure poteva andare al Westin e farla chiamare
dalla reception. Se non c'era, l'avrebbe aspettata
nella hall. Prima o poi sarebbe dovuta tornare,
qualunque cosa fosse venuta a fare. A meno che
non avesse finito e fosse gi ripartita.
- Ma mettiamo che hai la trasmissione sull'argano
e il motore  gi passato,  troppo lontano.
Devi prendere la trasmissione con tutte e due le
mani - non  mica uno scherzo,  un affare di quasi
novanta chili - correre dietro al motore e metterla
sull'albero.
Foley la vedeva attraversare la hall nella sua direzione,
alzare lo sguardo, riconoscerlo, fermarsi.
Si sarebbero guardati negli occhi e sarebbe toccato
a lei, sempre che fosse possibile in una situazione
del genere, decidere se fermarsi a parlare, se sospendere
il gioco. Lui avrebbe potuto fare il gesto
con le mani, chiedere un timeout, che avesse senso
o no, lasciando che le cose andassero come volevano.
- Quando ci lavoravo  uscita dalla catena di
montaggio la milionesima macchina, una Chrysler
Newport. Costava quattromilacento dollari. Ora
sembra poco, ma a quell'epoca erano un sacco di
soldi.
Foley ascoltava il rumore dei tergicristalli che
andavano avanti e indietro.
- Per la miseria, come nevica, - osserv Buddy.
- A momenti non si vede nemmeno il RenCen, solo i piani bassi.
- Ci sono dei negozi, dentro?
- Si, parecchi.
- Allora quasi quasi andrei a farci un giro. Magari
mi compro un paio di scarpe per questo tempo,
alte.
- Sta' attento che non ci vuol niente a perdersi,
l dentro. Ti ritrovi a girare in tondo senza accorgertene.
- L'albergo  in mezzo, vero?
- S,  la torre pi alta. Il bar che ti dicevo  all'ultimo
piano. Gira in tondo. Ci si pu anche mangiare.
Ma ci sono anche dei fast food. Hai fame?
- Magari bevo qualcosa.
- Io devo chiamare Regina, - disse Buddy. - Ha
smesso di pregare per le anime del purgatorio visto
che non ne parla pi nessuno, ma dice ancora
novene di rosari perch io non faccia una brutta
fine. Ventisette giorni per chiedere quello che vuoi
e ventisette giorni per ringraziare, anche se la tua
richiesta non  stata esaudita. Se telefono, vuol dire
che non mi hanno arrestato. Una volta che l'ho
chiamata il ventisettesimo giorno mi ha fatto: Vedi?
Secondo lei se non sono dentro vuol dire che
non sono andato a rubare. E cio che le sue preghiere
sono state esaudite e io non andr all'inferno.
Cos, finch sa che sono libero si tiene occupata.
Chiss, magari sono davvero le sue preghiere
che mi salvano il culo, anzi no, l'anima. Anche
se non lo so se c' davvero, l'inferno. Secondo te esiste?
- Che io sappia c' solo quello della contea di
Palm Beach, - rispose Foley. - Non credo che nessuno
dica novene per me, ma sicuro come la morte che io dentro non ci torno.
- Come fai a dirlo? - domand Buddy.
- Be', quella  l'unica cosa su cui non ho dubbi.
- Se ti puntano contro una pistola, ci devi tornare per forza.
- Se mi puntano contro una pistola, posso ancora scegliere.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Alle tre del pomeriggio, con la nevicata che imperversava,
il ristorante all'ultimo piano dell'hotel
era quasi vuoto e nella sala c'era una sola cameriera.
Karen era pronta a scommettere che l'avrebbe
fatta sedere al tavolo vicino a quello di tre
uomini d'affari che pranzavano, e aveva ragione:
i giovani yuppie chiacchieravano e ridevano di una
battuta di uno dei tre, ma si zittirono subito quando
Karen pass accanto al loro tavolo. Karen diede
una rapida occhiata e and a sedersi vicino alla
vetrata. Per un attimo pens di chiedere un tavolo
pi appartato, ma gli yuppie ormai erano al
caff e al cognac, o quello che era, e lei voleva solo un drink.
- Un Jack Daniel's, per favore. Con acqua a parte.
Si volt a guardare il proprio riflesso
nel vetro sullo sfondo del cielo cupo, con i
fiocchi di neve che mulinavano nel vento, a oltre
duecento metri di altezza. La citt era gi in basso,
invisibile. Sent uno dei tre uomini che diceva:
- Perch no? - e poi alla cameriera: - Celeste, per
favore, ce ne porta un altro? E metta il drink della
signorina sul nostro conto.
A Karen venne in mente che qualche anno prima
suo padre aveva letto un libro intitolato Celeste, the
Gold Coast Virgin. Si gir e vide che gli yuppie alzavano
il bicchiere per brindare in suo onore: sorridevano,
avevano l'aria simpatica, sui trentacinque,
quarantanni, in abito scuro, due con la camicia
bianca e uno blu scuro come il vestito. Scosse la
testa e disse: - Grazie lo stesso.
La cameriera torn al tavolo di Karen. - Vogliono
offrirle da bere.
- Ho capito. Gli dica che preferisco pagare io.
- Sono persone serie, - le disse la ragazza con
fare confidenziale. - Stanno festeggiando la conclusione
di un affare.
- Io invece no, - disse Karen. - Ma senta, Celeste,
gi che c' me lo porti doppio. Con l'acqua
a parte.
Li osserv mentre guardavano la cameriera che
riferiva loro il messaggio e poi si voltavano dalla
sua parte. Si strinse nelle spalle e si gir a guardare
la neve, pensando che sembrava quella che scende
nelle bocce di plastica quando le giri, solo che
questa volta lei era dentro la boccia e la neve fuori.
Passarono dieci minuti prima che arrivasse il
suo whiskey. Ci aggiunse un po' d'acqua da una
piccola caraffa e ne bevve un sorso. Lo yuppie con
la camicia scura come la giacca e la cravatta ruggine
si alz e and al suo tavolo.
- Scusa se ti disturbo.
La cravatta le piaceva.
- I miei soci e io abbiamo fatto una scommessa
su che mestiere fai, - disse sorridendo.
Non i suoi amici, i suoi soci.
- Ho vinto io. Piacere, mi chiamo Philip.
Non Phil, Philip. Karen disse: - Se non ti
dispiace, Philip, preferirei bere il mio whiskey tranquilla
e andare via. Okay?
- Non vuoi sapere cosa ho scommesso? Come
faccio a sapere che lavoro fai?
- Per la verit, - rispose Karen, - non sono per
niente curiosa. Sul serio, non voglio essere scortese,
ma preferirei essere lasciata in pace -. Si volt
di nuovo a guardare la neve.
-  una giornata no, eh? Ti capisco, - disse
Philip, - e mi dispiace.
Riflesso nel vetro Karen vide che si voltava e se
ne andava. Un gentiluomo, cortese, premuroso,
comprensivo. Bastava che gli dicesse andiamo ed
era fatta.
Il secondo disse: - Credo di sapere perch sei
depressa. Tiro a indovinare...
Mamma mia, quanto erano sicuri di s.
- Hai chiamato un cliente per un ordine e quello ti ha detto che deve pensarci su.
Era il tailleur nero: avevano deciso che era l
per lavoro e, siccome non aveva l'aria molto soddisfatta...
- Mi sa che sei la nuova rappresentante e il cliente
non  troppo entusiasta di essere seguito da una
donna, per quanto bella.
S, era decisamente il tailleur.
- Ci sono andato vicino? - Sorridendo: - Piacere,
mi chiamo Andy.
Come quella pubblicit alla tv. Soffrite di incontinenza?
Piacere, mi chiamo June Allyson.
- A proposito, noi siamo pubblicitari. Siamo venuti
stamattina da New York per parlare con un
cliente importante -. Andy si chin verso il vetro
a guardare la neve, forse per vederci meglio. - La
distilleria Hiram Walker, sull'altra riva del fiume,
sempre che il Canada sia da quella parte. Dopo un
po' non ci si orizzonta pi, vero? Comunque, gli
abbiamo presentato la campagna di prova per il
lancio di un nuovo mix per margarita, con uno che
sembra un bandido messicano, con tanto di sombrero
e cartucciere incrociate sul petto, e lo slogan
che dice Adesso puoi fare a meno del barista,
hombre. Il cliente  rimasto contentissimo. Cos
stiamo festeggiando e domani torniamo a casa.
Karen ascolt. Poi disse: - Andy? Dico sul serio:
chi se ne frega?
Andy si rabbui e, con un'espressione quasi di
compassione, chiese: - Perch sei cos aggressiva?
Hai voglia di dirmi che ti  successo?
L'unica era mandarli a quel paese.
Karen disse: - Ora basta, chiaro? - e lo guard
male finch quello non si gir dall'altra parte. Altrimenti
avrebbe dovuto arrendersi e andare al loro
tavolo, e lei non era proprio in vena di stare l
a sorridere. Allora, se non sei una rappresentante,
che fai? Sono dell'U.S. Marshals Service e vi
dichiaro in arresto, cretini. No, l'avrebbero trovata
spiritosa. Meglio semplificare e dire che era
nelle forze dell'ordine, che era un federal marshal,
cos avrebbero detto: Davvero? Sul serio? e si
sarebbero mostrati sinceramente interessati - Hai
la pistola? - per poi mettersi a fare battute su tutto,
per farle vedere quanto erano intelligenti, divertenti,
macho, per arrivare a un: Sei qui in albergo?
Era sicura che anche il terzo si sarebbe sentito
in dovere di provarci, altrimenti ce lo avrebbero
spinto gli altri. Prima o poi sarebbe toccato anche
a lui.
Karen di solito beveva con gli amici. Da sola una
volta ogni tanto poteva capitarle di accettare un
drink da uno sconosciuto, purch non fosse proprio
un mostro. Era cos che aveva conosciuto Carl
Tillman: le aveva offerto da bere. Poi era venuto
fuori che faceva il rapinatore. Tillman era quello
di cui aveva parlato a suo padre dopo che Burdon
le aveva detto che era pedinato. Lei gli aveva chiesto
cosa doveva fare e lui le aveva risposto di trovarsene
un altro. Non ci avrebbe messo molto a
farlo comunque, perch Tillman non era il suo tipo,
non lo sarebbe stato nemmeno se non avesse
rapinato banche. Erano le piccole cose che la irritavano,
il fatto che dicesse adieu invece di bye-bye
o arrivederci, oppure che la chiamasse signora, facendole
venire in mente Kenny Rogers.
Se l'avessero lasciata in pace non le sarebbe dispiaciuto
starsene l seduta al caldo in mezzo a una
tempesta di neve, una vera e propria bufera, a sorseggiare
whiskey: sarebbe stata un'esperienza nuova
per lei. Ma mentre pensava queste cose e si rilassava,
riflesso nel vetro comparve un altro completo
scuro, il terzo che ci provava anche lui.
Karen aspett. Dopo un po' l'uomo disse:
- Posso offrirti da bere?
Senza voltarsi, cap subito chi era.
Se lo sent nel profondo, visceralmente, come se
le si fosse contratto qualcosa dentro, qualcosa che
non voleva pi mollare. Quel che aveva immaginato
e fantasticato stava succedendo veramente e Karen
temette che, se si fosse voltata, lui sarebbe sparito
e si sarebbe trovata davanti uno dei pubblicitari.
Continu a guardare il riflesso sul vetro pi a
lungo che pot, poi si volt, alz gli occhi e vide
Jack Foley, con un bel vestito blu scuro, un po'
spettinato, ma in gran forma. Disse: - S, grazie
Era fatta, niente di pi facile. - Vuoi sederti?
Foley prese la sedia senza smettere di guardarla
e le si mise di fronte, vicino, con le braccia appoggiate
sul tavolo. Nessuno dei due parl, nemmeno
del tempo, e Karen era sicura senza bisogno
di vederli che i tre yuppie li guardavano e si chiedevano
cosa stesse succedendo. Avevano visto entrare
uno: razza bianca, et quarantasette anni, altezza
un metro e ottantacinque, peso settantasette
chili, capelli castani, occhi azzurri, segni particolari
nessuno... Anzi, non avevano visto quello, ma
uno molto simile a loro, solo che era diverso. C'era
qualcosa in lui... Doveva sforzarsi di pensare a
lui senza fare riferimento al passato, se voleva che
le cose - comunque fosse - funzionassero. N al
passato n a quel che sarebbe successo al di fuori
di quel momento. Ma era un dato di fatto, appreso
leggendo il dossier che lo riguardava o forse
guardandolo in faccia: Foley aveva gli occhi di un
azzurro intenso e i denti bianchi, anche se non
bianchissimi...
Le porse la mano dicendo: - Piacere, mi chiamo
Gary, - e sorrise.
Karen ebbe un attimo di esitazione, poi stando
al gioco rispose: - Piacere, Celeste -. Non pot
trattenersi dal sorridere con lui, era naturale sorridere,
erano dell'umore giusto per farlo, uniti da un
segreto che solo loro due al mondo conoscevano.
Quando Karen abbass una mano posandola sul
tavolo, Foley gliela prese. Guardandolo in faccia,
lei allung anche l'altra e lentamente, mentre lui
continuava a guardarla negli occhi, la pos sulla
sua mano. Gli sfior le nocche con la punta delle
dita accarezzandole leggermente. Disse: - Ci vogliono
ore per avere un drink qui. C' soltanto una
cameriera.
Lui distolse un attimo lo sguardo e fece per alzarsi.
- Posso andare al bar.
- No, non te ne andare, - disse Karen.
Lui si blocc sulla sedia. - Ti hanno dato fastidio
quei tre?
- No, figurati. Volevo dire, sei appena arrivato -.
Prese il bicchiere e glielo mise davanti. - Bevi il
mio -. Lo guard.
Lui lo assaggi e fece schioccare le labbra.
- Bourbon.
- Ci sei andato vicino.
- Vorresti dire che il Jack Daniel's non  bourbon?
- Quando lei sorrise, precis: - Be', immagino
di no. Ti piace il Jim Bearn? E l'Early Times?
- Non sono male.
- Il Wild Turkey?
- Tantissimo.
- Bene, questo l'abbiamo chiarito.
Karen continu a guardarlo mentre beveva un
altro sorso e le posava il bicchiere davanti. - Hai
mai visto Stranger than Paradise?
Foley guard la neve fuori dalla finestra e Karen
cap che l'aveva visto.
- Quello dei due amici che portano a Cleveland
a vedere il lago Erie una ragazza appena arrivata
dalla Cecoslovacchia o da chiss dove? E c' tanta
di quella neve che il lago non si vede? Quello?
Karen sorrideva.
Le chiese: - Stai cercando di mettermi alla
prova?
- Uno dei due le regala un vestito, - disse Karen.
- Lei se lo toglie, lo butta nella spazzatura e
dice che le dava fastidio.
Foley disse: - Ti piace scherzare, eh?
- Quando ho tempo.
- Cosa fai nella vita?
- La rappresentante. Sono venuta da un cliente
che mi ha trattato male perch sono una ragazza.
-  cos che ti consideri?
- Come, una rappresentante?
- Una ragazza.
- Non vedo perch non dovrei.
- Mi piacciono i tuoi capelli. E anche il tailleur.
- Ne avevo un altro uguale... Be', dello stesso
genere, ma l'ho dovuto buttare.
- Davvero?
- Puzzava.
- La tintoria non  bastata, eh?
Karen rispose di no, poi chiese: - Cosa fai tu
nella vita, Gary? - e vide che cambiava espressione,
che diventava serio.
Le chiese: - Fin dove vogliamo arrivare?
Quella domanda la raggel, la prese alla sprovvista,
e disse: - Aspetta. Non dire niente per ora.
Okay?
- Non funzioner se fingiamo di essere altre due
persone, non pensi? Ges, cosa vuoi che sappiano
Gary e Celeste?
Karen sapeva che aveva ragione lui, ma le ci volle
un momento prima di poter dire: - Se non siamo
altre due persone, siamo noi. Ma non chiedermi
dove stiamo andando a parare o come finir,
okay? Perch non ne ho la minima idea.  la prima
volta che gioco a questo gioco.
Dal tono in cui le rispose: - Non  un gioco, -
cap che lo pensava veramente.
- Allora che cos'? Una cosa seria?
Foley rispose: - Non necessariamente:  una
cosa che capita e basta.  come quando vedi una
persona per la prima volta, magari per strada: la
guardi...
Karen annu: - Incroci lo sguardo senza volere.
- E per un attimo, - disse Foley, -  come riconoscersi.
Ci si guarda e si capisce di sapere qualcosa.
- Che nessun altro sa, - disse Karen. - Una cosa
che ci si legge negli occhi.
- E un attimo dopo l'altro non c' gi pi, - disse
Foley, - ed  troppo tardi, non puoi farci pi
niente, ma te lo ricordi, perch avevi l'occasione
l a portata di mano e te la sei lasciata sfuggire.
Cos pensi: E se mi fossi fermato e avessi detto qualcosa?
Sono occasioni che capitano poche volte nella
vita.
- O magari una volta sola, - disse Karen. - Perch
non ce ne andiamo?
- E dove?
Karen alz gli occhi. I pubblicitari stavano per
uscire: avevano posato i tovaglioli e si alzavano da
tavola con una lentezza esasperante. Il primo a
guardare nella sua direzione fu Philip, poi Andy,
che la salut con un cenno della mano. Karen li
guard mentre si allontanavano e finalmente uscivano
dalla sala.
C'era silenzio. Guard Foley con il suo vestito
blu scuro attillato, la camicia bianca, la cravatta
regimental bordeaux e blu - classica tenuta da uomo
d'affari - lo guard negli occhi e disse: - Andiamo da me.
- Nella tua stanza?
- Nella mia suite. Quando hanno visto chi ero
mi hanno dato una suite.
- Devi essere in gamba nel tuo lavoro.
- Non so, Jack. Da come si stanno mettendo
le cose, potrei trovarmi disoccupata da un giorno all'altro.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Nel soggiorno c'erano Maurice, White Boy
Bob, Kenneth e il nuovo arrivato, Glenn, che si
preparavano, con le armi e le scatole di cartucce
sul tavolino. Moselle guard dall'atrio. Cos alla
fine aveva conosciuto il famoso Glenn, ma senza
dirgli che qualcuno lo cercava.
Quando si era presentato, Maurice gli aveva
detto che era in ritardo e Glenn aveva risposto:
- Ah, si? - Poi gli aveva detto di guardare fuori
della finestra, cos capiva anche perch era in ritardo,
cazzo. Aveva detto che le mani gli facevano
male da quanto aveva tenuto stretto il volante
per paura di sbandare su quelle cazzo di strade
piene di neve, che se ti sorpassava qualcuno ti
ritrovavi il parabrezza tutto pieno di fango. Maurice
disse: - Se sei capace a guidare, sei tu che
sorpassi gli altri, non gli altri che sorpassano te.
- Ah, si? - rispose Glenn. Petulante per essere
un uomo, pens Moselle. Raccont che si era
trovato uno spargisale davanti ed era stato investito
da uno spruzzo di sale che parevano schegge
di granata. Che una donna gli aveva tagliato
la strada e appena aveva frenato aveva fatto un
testa-coda. Che non si vedeva un cazzo e a guidare
in mezzo a tutta quella neve e quel ghiaccio
ci si faceva un culo cos, per la miseria.
- Hai finito? - disse Maurice. - Se hai finito,
possiamo partire.
- Io non guido, - disse Glenn, - scordatelo.
- Lo credo bene che non guidi, - disse Maurice
guardando verso la porta. - Moselle, vuoi qualcosa?
- I soldi per la spesa.
- Li stiamo andando a prendere. Mettiamoci i
guanti e il passamontagna che andiamo a sciare...
Ecco fatto. Sembro un Ninja?
- Andate da Curtis, eh?
- Tra due ore torniamo, - disse Maurice.
- Dov' la mia Tuffy, che la voglio salutare prima di
andare?
- Andate da Curtis, - ripet Moselle.
Quando seppe del cane, Maurice diede in escandescenze
e per un attimo Glenn pens che volesse
rimandare tutto: Cristo, inveiva e sbraitava come
un ossesso. Salirono sul furgone procurato da
Kenneth e Maurice si sedette davanti con lui, dicendo
che se scopriva chi era stato a investire il
suo cane gli faceva un culo cos. Gli dava fuoco alla
casa e lo bruciava vivo. Kenneth, che era fatto
di amfetamina e aveva voglia di parlare, gli chiese
come pensava di fare a trovarlo, tanto per cominciare.
Maurice disse che non si stesse a preoccupare,
che lo trovava lui, ma non spieg come. Prese
a pugni il cruscotto per tenersi carico, o almeno cos
pens Glenn, per quel che li attendeva. Kenneth
spingeva il piede sul freno e quando il furgone slittava
gridava: - Yeaaaaah, - per poi mollare il
volante. Per qualche chilometro Maurice non gli disse
niente, finch non svoltarono da Woodward
Avenue, che con i lampioni accesi sotto la neve, faceva
uno strano effetto; poi in Boston Boulevard,
una strada di case pi grosse di quella di Maurice
e il furgone strisci una macchina parcheggiata e
sband dalla parte opposta. Allora Maurice disse:
- Cazzo ti prende? - Nient'altro, finch non arrivarono
alla casa, grande e scura, con poche luci accese,
fioche, e Maurice ordin: - Lascialo qui sulla
strada, che non vogliamo trovarci bloccati quando
usciamo. - S, cos mentre siamo l che spaliamo,
arriva la polizia, - disse Kenneth convinto di essere
molto spiritoso. Ges, che gente. Maurice chiese:
- Siamo pronti? Controllate le armi Glenn
aveva la piccola calibro 38 che gli avevano dato,
Kenneth un fucile, White Boy Bob una pistola non
meglio identificata e un'ascia da pompiere. Maurice
aveva una calibro 45 perch Huey P. Newton
una volta aveva detto: - Con una Army .45 ti tiri
fuori da qualsiasi casino -. Da piccolo, Maurice
aveva sentito parlare di Huey P. e delle Black
Panthers. Disse a Glenn: - Tu e Kenneth venite
con me dietro la casa. White Boy passa dal davanti.
Quando sentiamo che ha buttato gi la porta,
entriamo -. Guard la casa: - Siamo arrivati al momento
giusto. Non ci vedono neanche.
Glenn: - Ma quanti sono?
- C' lui, Frankie, sua moglie Inez e un negro
che lavora per loro e che si chiama Cedric, - rispose
Maurice. - Basta che non hanno ospiti.
Scesero in fretta dal furgone e passarono in fila
indiana lungo il muro della casa, Kenneth per primo
ad aprire una pista nella neve alta con le scarpe
da ginnastica che scricchiolavano; arrivati sul
retro, si calarono tutti e tre il passamontagna sulla
faccia. Sentirono subito un rumore di vetri rotti:
a giudicare dal baccano, White Boy Bob stava
entrando nella casa distruggendo tutto quello che
trovava sulla sua strada. Lo sentirono gridare, lontano
ma chiaro: - Polizia! Fermi tutti! - Maurice
disse: - Adesso, - e Kenneth con il calcio del fucile
spacc un vetro della portafinestra e infil dentro
una mano per aprire. Glenn entr per ultimo.
Mentre passavano accanto a un tavolo da pranzo
al buio, si apr una porta e Glenn vide un negro
con un fucile in mano che usciva dalla cucina con
la luce accesa. Sorpreso di trovarseli l davanti,
l'uomo indietreggi per tornare in cucina, ma Maurice
gli punt la .45 in faccia e disse a Glenn di
prendergli il fucile. - Cedric, amico mio, - disse
poi, - pensavi che mi fossi scordato di te, eh? - Lo
tir via dalla porta e lo spinse avanti nel salotto,
e intanto spiegava a Glenn: - Lui  il negro di
merda che mi ha denunciato l'ultima volta che sono
finito dentro Cedric si volt per dire qualcosa
che Glenn non sent e Maurice gli diede una
botta in testa con la canna della .45. Cedric si
strinse nelle spalle e si tocc il punto dolente con
una mano.
White Boy era nel soggiorno che accendeva
una lampada. Dalla grande finestra rotta entrava
una corrente d'aria gelida. Disse: - Sono andati
di sopra -. Maurice ordin: - White Boy, prendi
Cedric e mandalo avanti -. Salirono due rampe
di scale e si trovarono in un grande corridoio
con tante porte, tutte chiuse. Maurice tocc Cedric
con la pistola dicendo: - Portaci dal tuo capo -.
Questa volta Cedric rimase zitto e li guid alla
porta in fondo al corridoio. L Maurice grid:
- Polizia! Venite fuori tutti con le mani in alto! -
Ma non aspett per vedere se ubbidivano. - White
Boy, - disse, e quello sollev l'ascia e colp la
serratura con tanta forza che la porta si spalanc.
Maurice spinse Cedric nella stanza e con la .45 fece
cenno a White Boy e a Kenneth di seguirlo.
Glenn si aspettava di entrare in una camera da
letto, invece era una specie di ufficio come quelli
nelle fabbriche o nei magazzini, con vecchie
scrivanie, schedari, scatoloni, bottiglie di vodka,
posacenere pieni di mozziconi, una bilancia e
una calcolatrice. Vicino a una finestra aperta c'era
un bianco in maniche di camicia. La donna
stava uscendo dal bagno e si sentiva il rumore
dello sciacquone. Sembravano due tossici sporchi
e spettinati, pens Glenn, mentre quelli si
tenevano le braccia strette attorno al corpo rabbrividendo.
L'uomo disse: - Polizia un cazzo -. Parlava come
un ubriaco, o uno mezzo addormentato, dondolando
la testa. - Maurice, sei tu?
Maurice tir su il passamontagna, cos come
White Boy e Kenneth. Solo Glenn rimase con la
faccia coperta.
- O io, Frankie, o qualcun altro.
L'uomo disse: - Ti dico subito che di roba non
ne trovi.
- L'hai buttata nel cesso, lo so. Ci credo. Inez, come
va, ragazza mia? Non tanto bene, eh? Per la miseria,
sembri un chewing-gum masticato. Frankie,
prenderai freddo con quella finestra aperta -. Maurice
si volt verso Glenn. - Questo  il signore che
ti dicevo che era mio cliente, quando ancora si vestiva
bene e si pettinava. Accidenti, questo spaventapasseri
era Frank, Frankie e la sua mogliettina
Inez. Visto come ti riduci a farti le pere? Adesso
vediamo, non costringerci a distruggere questa bella
casa. Tira fuori la grana da dove l'hai nascosta.
Io dico che ne hai quaranta o cinquantamila, qui,
in questa stanza. Frankie? Stai attento quando ti
parlo. Conto fino a tre e tu mi dici dove sono. Ci
sei?... Uno, due, tre -. Maurice sollev la .45, prese
la mira e spar in testa a Cedric. L'impatto lo
mand a sbattere contro gli schedari e quasi vi si
aggrapp prima di stramazzare a terra. Maurice gli
si avvicin e Glenn pens che volesse sparargli di
nuovo; invece si limit a fissarlo, finch Frankie
non apr bocca e Maurice alz lo sguardo.
- Era da quel giorno che lo volevi ammazzare,
eh? Merda, sei venuto apposta per farlo fuori.
- Se  questo che pensi, ti faccio vedere con
Inez, - disse Maurice voltandosi verso la donna e
alzando la pistola. - Sei pronto?
Inez lo guardava con gli occhi sbarrati, le spalle
curve, i pugni stretti. Grid: - Daglieli! - con
la voce roca e stridula. Poi incominci a tossire:
- Dagli tutto quello che vuole.
- Tanto ti spara comunque, - disse Frankie -.
Ci ammazza tutti e due -. E, guardando Maurice:
- Vero?
- In questo preciso momento, - disse Maurice.
- Se non mi dici dove tieni i soldi.
- In quello schedario, - rispose Frankie, - quello vicino a Cedric.
Intervenne Kenneth: - Se Inez non ti serve pi,
posso prenderla io?
- Fai pure, - rispose Maurice, - ma sbrigati -.
Kenneth la afferr per un braccio e la trascin via.
Inez aveva gli occhi sbarrati e il passo malfermo.
Maurice fece una smorfia e disse a Glenn: - Te la
scoperesti tu una cos? Kenneth non se ne lascia
scappare una, purch abbia la fica e sia gratis.
White Boy disse: - Che cazzo, io non la scoperei
nemmeno con l'uccello di un altro.
- Okay, - disse Maurice aprendo lo schedario,
- vediamo cosa c' qua dentro -. Si mise a frugare
tra le carte e a tirar fuori banconote; le passava
a Glenn che le contava e le metteva in una scatola
di cartone: erano tutte di piccolo taglio. In totale
duemilaottocento dollari e qualche spicciolo.
Nient'altro. Maurice disse a Frankie: - Vuoi farci
sudare, eh? Sei sicuro?
- Vaffanculo, - gli fece Frankie, - tanto lo so
che mi ammazzi lo stesso.
Maurice non disse n s n no. Non disse niente
di niente finch non ebbero svuotato tutti gli
schedari, guardato in tutti gli scatoloni - alcuni
contenevano fialette di crack - controllato in
tutti i cassetti delle scrivanie e persino nella cassetta
dello sciacquone, dovunque potessero cercare.
Quando ebbero finito, Maurice disse a
Frankie: - Hai ragione, - e gli spar due volte al
petto, cos, bang bang, come se niente fosse.
Glenn vide Frankie che per poco non cadeva gi
dalla finestra, poi sbatteva contro il davanzale e
stramazzava. Maurice annunci: - Direi che qui
abbiamo finito.
Glenn, con i soldi, segu Maurice nel corridoio.
Non vedeva l'ora di uscire, per la miseria, pi presto
che poteva, di correre gi per le scale e uscire.
Arrivarono all'altezza di una camera da letto con
la porta aperta: Kenneth era vicino al letto e si tirava
su i pantaloni, mentre Inez era sdraiata con le
gambe piegate, aperte, e Glenn esclam: - Ges, -
disgustato dalla scena, da quella tossica distrutta
senza ritegno, dal triangolo scuro tra le cosce bianchissime,
una bruttura, che per lo eccitava.
Kenneth disse: - Qualcuno vuol favorire?
Glenn rimase li con la scatola piena di soldi. Era
uno di loro, no? Disse: - Ce ne hai lasciato un
po'? - Come per stare allo scherzo.
Maurice disse: - Attenti, - affacciandosi sulla
soglia e sollevando la grossa pistola militare.
Kenneth lo vide e alz una mano come per fermarlo.
- Un momento. Cosa fai? - Poi si abbotton
in fretta.
Maurice allung il braccio dentro la stanza e
fece fuoco. La sagoma distesa, bianca e scheletrica,
sobbalz, le gambe si tesero e si irrigidirono
e ricaddero sul letto. Maurice spar di nuovo e
di nuovo il corpo sobbalz, ma questa volta meno.
Maurice si ferm. -  morta?
Kenneth guard Inez. Glenn lo osserv, aspettando
di sentire la risposta.
- Se non lo , dovrebbe esserlo. Per la miseria,
non c'ero mai stato cos vicino.
- Controlla, - ordin Maurice.
Glenn gli and dietro, gi per le scale e fuori
della porta, che aprirono da dentro, lo segu nel
vialetto coperto da trenta centimetri di neve e prese
una boccata d'aria fredda, inspirando profondamente
ed espirando piano, guardando il fiato
che si condensava. Cazzo, che gente. Oh, cazzo.
Sal sul furgone con Maurice, che si volt verso la
casa e disse: - Su, sbrigati -. Quando Kenneth si
mise al volante, Maurice gli chiese: -  morta?
- Adesso s.
Glenn avrebbe voluto sapere cosa le aveva fatto,
ma Maurice non chiese nulla e lui stette zitto.
Aspettarono. Il motore era acceso, ma faceva
freddo lo stesso, si vedeva il fiato che usciva dalla
bocca come fumo. Alla fine Glenn chiese: - Dove
diavolo  White Boy?
-  dentro che lascia il suo biglietto da visita, -
disse Maurice, e Kenneth rise. - White Boy  un
cagone.
Kenneth continu a ridere anche quando Maurice
gli ordin di stare zitto. Glenn, seduto al buio,
infreddolito nel suo impermeabile foderato di panno,
si chiese che ci faceva con quella gente.
Quando arrivarono a casa, Maurice tolse dal mucchio
un po' di soldi per Moselle. Lei li guard dicendo:
- Tutto qui? Ne prenderei di pi dalla polizia.
L'hanno detto alla radio, danno cento dollari
per ogni arma che consegni e non fanno domande.
- E tu ci credi? - disse Maurice. - Credi che
non controllino il numero di serie, per vedere se
sono rubate?
- L'ho sentito alla JZZ un momento fa. Non lo
direbbero, se non fosse vero.
- Provati a toccare le mie pistole, - disse Maurice,
- e ti faccio arrestare. Poi, a Glenn: - Adesso
tu stai con me, cos ti tengo d'occhio.
Glenn s'incup e lo guard strizzando gli occhi.
- Cazzo dici?
- Cos non mi scappi.
Glenn continuava a strizzare gli occhi, sforzandosi
di sembrare sorpreso. - Perch dovrei?
- Lui legge nel pensiero, - disse Moselle a
Glenn. - Io non c'ero nemmeno, ma so quel che
stai pensando.  stato peggio di quanto immaginavi,
vero? Ora sei con i cattivi, baby.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Karen non disse una parola n in ascensore n
quando arrivarono nella suite e Foley chiam il bar
e gli dissero che ci sarebbe voluto un quarto d'ora
per il servizio in camera. Quando glielo rifer, Karen
fece: - Oh, - e si guard attorno, come per decidere
dove potevano sedersi. Foley vide che accendeva
le luci e andava alla finestra per dirgli che
nevicava ancora. La guard mentre entrava in camera
dicendogli che sarebbe tornata subito, sapendo
che sarebbe arrivato prima il cameriere di lei.
Infatti il cameriere arriv, con una bottiglia piccola
di Wild Turkey, un secchiello di ghiaccio, una
caraffa di acqua, due bicchieri e una ciotola di noccioline
e pos il vassoio sul tavolo. Foley pag. Era
sul divano e stava versando il whiskey nei bicchieri
quando Karen torn con una sigaretta in mano, sempre
con il tailleur nero. Disse: - Oh,  gi arrivato.
Spero che tu me l'abbia fatto segnare sul conto -.
Foley non rispose n si n no. Mangiava le noccioline.
Si alz in piedi, con i due bicchieri in mano, le
si avvicin e Karen disse: - Oh, grazie, - prendendone
uno. Foley la guard mentre lo assaggiava e
inarcava le sopracciglia facendo: - Mmmm, - come
se non avesse mai bevuto bourbon prima di allora.
- Ti sei pentita, - le disse.
Karen alz la sigaretta e la guard.
- So cosa pensi e capisco come ti senti.
Aspett, mentre Karen aspirava una boccata e
si voltava da una parte per soffiare via il fumo.
Quando lo guard di nuovo negli occhi, lui disse:
- Pensi che sono troppo vecchio per te.
Rimase di nuovo in attesa.
Questa volta gli parve che fosse rimasta sorpresa.
Continu ad aspettare, impassibile.
Karen sorrise. Meno male, non era molto, ma lo
guardava ed era il sorriso giusto, complice, di chi
sa qualcosa che nessun altro sa. Fece la faccia seria
e, annuendo, dichiar: - Oppure sono io che
sono troppo giovane per te. Cosa dici, pensi che
sia un problema superabile?
Erano sul divano, con il whiskey e le noccioline,
senza progetti, a lasciare che le cose andassero
come volevano, a scaldarsi piano piano. Karen
si era tolta le scarpe e si era accomodata con i piedi
sotto il sedere. Foley si era tolto la giacca ma
non la cravatta: si sentiva a proprio agio con la cravatta.
Gli venne in mente la foto di Karen con il
fucile e la pos sul tavolo. Lei disse: - Allora non
 stata una combinazione. Sapevi che ero qui Le
confess di averle telefonato in camera dalla hall.
Lei gli chiese: - E se avessi risposto, che avresti
detto? - E lui spieg che be', si sarebbe presentato
e le avrebbe chiesto se si ricordava di lui e se
voleva andare a bere qualcosa. - Se mi ricordavo
di te? - domand Karen. - Sono venuta qui apposta
a cercarti. Ti avrei detto: Certamente, andiamo.
Ma, per quel che ne sapevi, sarei potuta arrivare
con una squadra speciale. Perch avresti
dovuto fidarti di me? - Foley rispose che valeva
la pena di rischiare. Allora lei gli disse: - A te
piace rischiare, - e gli sfior la faccia con la mano
e lo baci, piano. Poi gli disse: - Anche a me.
Sai di noccioline -. Foley sent che gli passava la
mano tra i capelli e poi lo baciava di nuovo, sempre
piano, e fece fatica, sentendo il suo profumo,
ricordandolo, fece fatica a non mangiarsela.
La strinse, sentendo tra le braccia il suo corpo
sottile, e lei gli sfior la bocca con la bocca dicendo:
- Che fretta c', Jack? Devi andare da
qualche parte?
La voce era quella che Karen ricordava dal baule
della Chevy e anche lo sguardo era lo stesso,
tranquillo, che aveva visto quella sera alla luce dei
fari quando le aveva detto: - Sei cos giovane
Prima di aggiungere: - Puzzo, vero? - Con quel
tono disinvolto, come volesse fare conversazione,
nonostante fosse appena evaso e tutto imbrattato
di fango. Se era scattato qualcosa tra loro, era
stato in quel momento, alla luce dei fari. Adesso
era pulito, ben rasato, con la pelle liscia; le dita di
Karen gli sfioravano lo zigomo, la mascella, la piccola
cicatrice sul naso. Gli sussurr: - Prima o
poi... - Non fin la frase e lui la squadr da dietro
il bicchiere, prima di bere un sorso di whiskey.
Le piacevano i suoi occhi. - Hai uno sguardo tenero,
fiducioso.
- Non era questo che stavi per dire.
Karen alz le spalle, lasciando perdere. Ma prima
o poi glielo avrebbe chiesto... Prima o poi avrebbe
cominciato a dirgli delle cose senza riuscire a fermarsi.
Gli disse: - Ti ricordi quanto parlavi?
Foley spieg: - Ero teso -. Accese una sigaretta
per lei e una per s.
- S, ma non si vedeva. Facevi il duro. Poi, per, nel baule...
- Cosa?
- Ho pensato che mi volessi saltare addosso.
- Non mi  nemmeno passato per la mente. O
comunque solo quando... Ti ricordi che parlavamo di Faye Dunaway?
- Lo so quel che vuoi dire.
- Io ho detto che mi era piaciuto quel film, I tre
giorni del Condor, e tu ti ricordavi quello che lei gli
dice il mattino dopo che hanno fatto l'amore,
quando lui le chiede aiuto...
- Ti ho mai negato qualcosa?
- Per un attimo ho pensato, da come l'hai detto,
che mi stessi facendo delle avances.
- Forse, ma non me ne sono resa conto. Redford
le dice che non deve aiutarlo per forza e lei gli risponde...
Te lo ricordi?
- No, dimmelo.
- Gli risponde: Per una che si porta a letto una spia  un dovere.
- Perch?
- Secondo me lei aveva paura e cercava di fare
la spiritosa. Prima di andare a letto insieme, lei lo
accusa di averla maltrattata. Lui le chiede: Che?
Ti ho forse violentata? E lei gli risponde: La
notte  lunga. Io ho pensato: cosa fa, gli mette in
testa delle idee? No, io non lo direi mai, non mi
definirei una che si porta a letto una spia. N nessun
altro -. Aggiunse: - Perch sai, mi accarezzavi,
mi tenevi la mano sulla coscia.
- S, ma delicatamente.
- Hai detto che ero il tuo zoo-zoo.
-  dolce, una caramella.  una parola che non
si usa pi -. Le sorrise e le accarezz la mano. - Sei
stata il mio conforto.
Nel suo fascicolo c'era scritto niente segni particolari,
ma aveva una cicatrice chiara sulle nocche
della mano destra e gli mancava met del dito
medio.
- Mi hai chiesto se avevo paura, io ti ho detto
di s, invece non era proprio vero. Mi sono sorpresa
io stessa.
- Puzzavo come una fogna, ma ti sei accorta subito
che ero un gentiluomo. Pare che anche John
Dillinger fosse un tipo simpatico.
- Ha ucciso un poliziotto.
- Non credo che l'abbia fatto apposta. Mirava
alla gamba, ma quello  caduto e cos l'ha colpito
al cuore.
- E tu ci credi?
- Perch non dovrei?
- Ti chiedevi cosa sarebbe successo se ci fossimo
incontrati in circostanze diverse.
- E tu mi hai detto una bugia, non  vero? Mi
hai detto che non sarebbe successo niente.
- Forse  li che ho cominciato a pensarci. Secondo
te cosa sarebbe successo?
- Perch allora hai cercato di ammazzarmi?
- Che ti credevi? Per quanto ne sapevo io, potevi
anche lasciarmi l chiusa nel baule dopo aver
nascosto la macchina da qualche parte. E poi ti ho
avvertito, no? Ti ho detto di alzare le mani.
- S, dopo che io ti ho detto di uscire. Lo sapevi
che non ti avrei lasciato chiusa l. E ci hai sparato
addosso.
Karen pens alla pistola e gli disse: - Quella
Sig .38 era la mia preferita -. Lo osserv mentre
versava da bere, con la sigaretta tra le labbra. In
quel momento le parve che appartenesse a un'altra
epoca.
- Me lo sono chiesto, - disse Karen. - Cosa
avresti fatto di me.
- Non lo so. Non ci avevo ancora pensato. Sapevo
solo che mi piacevi, che non volevo lasciarti
l, senza rivederti mai pi.
- Mi hai salutato, dall'ascensore.
- Non ero sicuro che te ne fossi accorta.
- Non ci potevo credere. Pensavo spesso a te,
mi chiedevo cosa avremmo fatto se ci fossimo incontrati
di nuovo. Se fosse stato possibile chiedere
un timeout...
Esclam: - Davvero? - E spieg: - Perch pensavo
anch'io la stessa cosa. Se potevamo chiedere
una sospensione e stare insieme per un po'.
Gli avrebbe voluto domandare: S, ma per
quanto? E poi? Invece gli chiese: - Il giorno che
ci siamo visti per strada, mi hai riconosciuto?
- Stai scherzando? Stavo per fermarmi.
- Per non l'hai fatto.
- Avrei voluto, ma mi vergognavo, vestito
com'ero. Non volevo che pensassi che di solito mi
vesto cos.
- Con i sandali e i calzini neri.
- Faceva parte del travestimento.
- Ti ho guardato mentre andavi via.
- Mi sentivo i tuoi occhi addosso.
- Stavi andando da Adele, vero?
- Secondo me non dovremmo parlarne.
- No, hai ragione. Neanche di Buddy. Non ti
chiedo se  qui con te o cosa stai facendo qui. N
se ti sei gi visto con Glenn Michaels.
- Non dirmi queste cose, okay? Mi fai paura, -
disse. Poi: - Stavo cercando di farmi venire in
mente... Faye Dunaway e Robert Redford si baciano...
Karen: - Lui la spoglia.
- E come fanno da l ad arrivare a letto?
Foley la guard mentre si alzava dal divano e gli
tendeva la mano. Gli disse: - Dai, ti faccio vedere, -
e lo port in camera. Foley si sedette sul letto
per togliersi le scarpe, poi si alz per sfilarsi i
pantaloni. Quando si lev i calzini Karen gli chiese:
- E la cravatta, te la lasci? - La guard mentre
si spogliava e rimaneva in reggiseno e mutande
neri e le disse che non era sicuro che il suo vecchio
cuore reggesse. Quando lei si tolse anche gli
slip e gli si avvicin, sfiorandolo per togliergli la
cravatta, Foley pens che forse era gi morto e volato
in paradiso. Quando fu nudo, si rimise la cravatta
al collo. Vedendola per un istante, prima che
spegnesse l'abat-jour, esclam: - Dio mio, come
sei bella... Non aveva mai visto un corpo come il
suo, nudo. Forse sui giornali, ma non dal vero. Poi
si rese conto che non era mai stato a letto con una
come lei, con quel profumo, che lo accarezzava, lo
baciava, lo chiamava, sussurrava: - Oh, Jack, - con
un tono che pareva triste. Le chiese se era contenta
e la vide in faccia nella penombra, alla luce che
filtrava dall'altra stanza, la vide sorridere, ma anche
il sorriso pareva triste. Fecero l'amore e lei non
parl, rimase zitta finch non lo chiam un'altra
volta. - Jack? - Lui le chiese cosa c'era, ma lei lo
chiamava e basta, diceva il suo nome, continuava
a ripeterlo finch non lo grid quasi, poi smise.
Nessuna donna aveva mai pronunciato il suo nome
a quel modo.
- Cosa sono, adesso?
Karen era tra le sue braccia nel grande letto, rischiarato
solo dalla luce che arrivava dall'altra
stanza.
- Sei sempre la mia chicca.
Si allontan da lui e si sedette sul letto, posando
i piedi per terra.
- Torni?
Gli rispose: - Per una che si porta a letto un rapinatore
di banche  un dovere.
La prese prima che si alzasse, l'abbracci da dietro,
le accarezz il seno stringendola a s.
- Fai la spiritosa?
- Devo andare in bagno.
- Davvero?
- Non lo so.
La lasci andare, la guard mentre si alzava in
piedi ed entrava nel bagno. La porta si chiuse.
Sent che la sospensione era quasi finita, che l'arbitro
stava per fischiare come fischiano le guardie
in prigione per dirti di smettere di fare una cosa e
di cominciare a farne un'altra. Non avrebbe saputo
cosa dirle, quando fosse tornata, non era sicuro
di potersi mettere nei panni di lei per conoscere
i suoi pensieri. Ma sapeva ascoltare, e anche
aspettare; era bravo ad aspettare. Se non poteva
farla tornare da lui, almeno per un po' - in fondo
non c'erano limiti di tempo - allora si sarebbe
preoccupato, non voleva, ma sapeva che si sarebbe
preoccupato lo stesso, e sarebbe finita.
Ma quando lei torn in camera e rimase nuda,
in piedi, a guardarlo, pens che sarebbe riuscito a
farla tornare.
Gli disse: - Voglio dirti una cosa. Non cercavo
solo una scopata, se  questo che pensi.
- Perch sei arrabbiata?
- Non l'ho fatto per il gusto di scoparmi un rapinatore
di banche, come fanno quelle che amano
il brivido.
- E perch l'ho fatto io non te lo chiedi? - rispose
Foley. - Adesso posso dire che sono stato a
letto con un federal marshal. Credi che andr a raccontarlo
in giro?
Karen esitava. - Non lo so.
- Vieni qui.
Alz le coperte, ma lei rimase a pensarci un attimo,
prima di infilarsi sotto, tra le sue braccia. Le
disse: - Conosco uno che aveva una moglie che lo
comandava, che non lo lasciava mai uscire con gli
amici e lo teneva a stecchetto perch beveva.
Cos a un certo punto per farle dispetto lui  andato
a rubare in una banca, una dove lo conoscevano,
cos era sicuro di farsi prendere. La moglie ci  rimasta
malissimo e lui ci godeva.  stato dentro
cinquantaquattro mesi e quando  uscito ha fatto pace
con la moglie ed  tornato a rapinare la stessa
banca. Un altro invece va in una banca per rubare
con una bottiglia e dice che  nitroglicerina. Si
fa dare i soldi da un cassiere e sta per uscire, quando
la bottiglia gli cade di mano, si rompe, lui scivola
e batte la testa. Naturalmente l'hanno preso.
Nella bottiglia invece che nitroglicerina c'era dell'olio
di semi. Conosco pi rapinatori di banche
rintronati che con la testa sulle spalle. Secondo me
solo uno su dieci sa riconoscere una mazzetta di
banconote segnate. C' gente come Woody Allen
in quel film... Ti ricordi quello in cui fa il ladro?
- Prendi i soldi e scappa.
- Va dalla cassiera, le d un bigliettino, quella
lo guarda e gli fa: Vi tengo sotto giro? "Sotto
giro"? Guarda che  vero, perch la maggior parte
dei rapinatori sono degli imbecilli. Hanno dei soprannomi,
poi... Fetentone, Guanciotte, Borbottone,
Laurel e Hardy... Hai mai sentito parlare di
un delinquente che chiamavano Calzoni con la Piega?
E di quell'altro, lo Sceicco, che andava sempre
in giro con una specie di turbante sulla testa?
E Tiramolla? Pare saltasse sempre di l dal bancone,
senza nessun motivo. E Robby Hood?
Karen chiese: - E tu ce l'hai un soprannome?
- Non credo. Ma quello che volevo dire  che
se vai a letto con un rapinatore di banche per poterlo
dire in giro, vuol dire che sei scema come loro.
E, siccome tu sei tutt'altro che scema,  ovvio
che non ci sei venuta per quello. Perch poi dovrei
pensarlo? Perch ti viene in mente che potrei pensare
una cosa del genere?
- Tu non sei scemo.
- Se ti fai arrestare tre volte, - rispose Foley, -
tanto furbo non sei -. Aspett un momento,
sdraiato sul letto, con Karen tra le braccia, prima
di continuare: - Se cominci a fare sul serio,  la fine.
Non pensarci.
A quel punto fu Karen a prendere tempo, stringendosi
a lui. Disse: - Non voglio perderti.
- Neanch'io. Per questo siamo qui. Ma non ci
possiamo fare niente, lo sai anche tu. Tu non puoi
rinunciare alla tua vita e per me  troppo tardi.
Non ci riuscirei nemmeno se volessi. Vuoi che
cambi nome e vada a cercarmi un lavoro? Piuttosto
che lavorare un ladro si butta dalla finestra,
senza neanche guardare a che piano . Senti, lo sapevamo
dall'inizio che quando scadeva il tempo,
finiva tutto. Te lo dico anche se ti amo con tutto
il cuore, davvero.
Karen alz la testa e ricominciarono a baciarsi
e ad accarezzarsi, Foley con una tenerezza che non
aveva mai provato prima di allora. La guard negli
occhi, pensando che piangesse o stesse per piangere.
Karen disse: - Non posso venire con te -. Lo
baci un'altra volta e, a voce tanto bassa che lui
quasi non la sent, gli disse: - Voglio sapere cosa
succeder.
- Lo sai, - rispose Foley.
Quando Karen si svegli, sul fianco, rivolta verso
il bagno, non apr subito gli occhi. Avrebbe voluto,
avrebbe voluto guardare la radiosveglia sul
comodino, girarsi, allungare una mano e, sempre
che ci fosse ancora, toccarlo. Finch non apriva gli
occhi e non si muoveva poteva pensare che fosse
ancora l. Poteva prendere tempo, avvicinarsi piano
piano, cos avrebbero rifatto l'amore e lei
avrebbe potuto chiamarlo ancora nel buio. Per cui
rimase l, con il sapore di whiskey in bocca. Era
l'unica cosa che le restava. A un certo punto si disse:
- Per l'amor di Dio, smetti di fare la bambina.
E apr gli occhi.
Erano le dieci e un quarto. La porta del bagno
era aperta, la luce spenta. Si gir sulla schiena e
volt la testa. Dalla parte di lui il letto era vuoto,
la stanza silenziosa, le finestre chiuse. Le venne
in mente quando si era guardata nello specchio del
bagno e poi era uscita e aveva detto quelle cose
che adesso sembravano stupide; le pareva di risentire
la propria voce e lui che le chiedeva: - Perch
sei arrabbiata? - E pi tardi, quando le aveva
detto: - Se cominci a fare sul serio,  la fine -.
Invece lei c'era caduta lo stesso, si era lasciata
prendere e aveva rovinato tutto perch pensava
troppo, perch voleva sapere come sarebbe andata
a finire. - Be', adesso lo so, - pens. E si alz
dal letto.
Entr nell'altra stanza, speranzosa: forse le aveva
lasciato un biglietto prima di andare. Guard
in giro, sulla scrivania, sul tavolo davanti al divano.
Il ritaglio di giornale non c'era pi. Ma c'era
qualcosa fasciato in un tovagliolo tra la bottiglia
mezza vuota e il secchiello del ghiaccio. Lo prese
e cap subito che cos'era.
La sua Sig Sauer.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
- Dopo che sei sceso, - disse Buddy, - ho lasciato
la macchina al parcheggiatore e nel foyer ho incontrato
Glenn e un ragazzo nero che si chiama
Kenneth. Erano le tre del pomeriggio, nevicava e
loro volevano andare a fare un giro. Gli ho detto
che tu ti volevi comprare un paio di scarpe e che
potevamo andare a vedere se ti trovavamo. Quando
siamo usciti abbiamo trovato White Boy che ci
aspettava in macchina. A che ora sei tornato?
- Verso le dieci.
- Ci hai messo sette ore per comprarti un paio
di scarpe?
Era mercoled mattina e Buddy era entrato in
camera di Foley un po' su di giri, chiedendosi che
diamine avesse combinato.
- Ho incontrato Karen Sisco, - rispose Foley.
- Sta al Westin.
L per l, Buddy non disse niente. La prima reazione
fu di sedersi al tavolo e guardarlo mentre faceva
colazione in mutande e calzini, con una bottiglia
di Jim Beam sul tavolo.
- E lei ti ha visto?
- S, certo.
- No, cristo, - disse Buddy, mentre Foley si
versava un goccio di whiskey nel caff. - Be', certo che
non ci agitiamo, eh? Cos'hai fatto, le hai parlato?
Foley annu.
- Magari le hai anche offerto da bere?
- S, siamo andati al bar.
- Ti ha riconosciuto?
Foley annu, bevve un sorso di caff e alz la
tazza. - Ne vuoi un po'? Prendi il bicchiere nel
bagno.
Buddy scosse la testa. - Cos avete chiacchierato
un po' e poi tu te ne sei andato? - Aspett
la risposta, ma Foley rimase zitto e mangi un
croissant. - E cos'hanno da dirsi, un ricercato e
un federal marshal?
Foley: - Lo sai che mi piaceva Pos la tazza.
- La sera che sono uscito, quando eravamo tra gli
alberi e lei era in macchina con Glenn, ti ricordi?
Mi hai chiesto perch volevo portarmela dietro e
io ti ho detto che volevo parlarle. Be',  venuto
fuori che anche lei aveva voglia di parlare con me.
Ed  quello che abbiamo fatto.
- Ma ci sei stato assieme? Perch se ci sei stato
assieme comincio a capire. So di cosa sono capaci
gli uomini pur di prenderne un po'. Non arriverei
a rischiare la vita per quello, ma mi rendo conto
che pu succedere.
- Non era solo per scopare, - spieg Foley. - Ti
ricordi la sera che sono evaso, quando mi hai detto
che ormai era troppo tardi per fare una vita normale?
Lo sapevo, ma volevo lo stesso vedere come
andava a finire se le cose prendevano una piega
diversa.
- E l'hai visto?
- S, - rispose Foley, con tono non troppo contento.
Ma cosa voleva dire? Che quello che aveva
visto non gli era piaciuto o che adesso rimpiangeva
di aver rapinato banche tutta la vita?
Buddy decise di non indagare. Chiese: - E
adesso?
-  tutto come prima.
- Vuoi andare via?
Foley bevve un sorso di caff e rispose: - Se tu
vuoi andare, vai pure. Io resto.
- Merda, - esclam Buddy. - Se non ti preoccupi
tu... Grande, grosso e vaccinato... Almeno
cambiamo hotel, tanto per non stare cos vicini.
- Va bene.
- Lo sa che c' anche Glenn?
- Credo di s, ma non penso che sappia dove sta.
- A Glenn non va di lavorare con quella gente.
White Boy e Kenneth sono di quelli neanche buoni
a scrivere il loro nome, eppure credono di sapere tutto
loro. Mi hanno portato allo State, un ex cinema
in Woodward Avenue. Se non avessimo la neve fino
al culo, ci potremmo andare a piedi. Gli spargisale
ammucchiano la neve in mezzo alla strada e poi
la portano via. Secondo me la buttano nel fiume.
- A che ora sono i match?
- Il primo comincia alle otto.
- Andiamoci verso le dieci. Hanno detto perch
Snoopy non c'era?
- Pare che avesse da fare. Di', sai che parlando
con Glenn l'ho chiamato Snoopy, allora Glenn ha
dato un'occhiata a White Boy e io l'ho visto nello specchietto che mi guardava male? Ci lavoriamo
questa volta e basta. Per me  gi fin troppo.
- Ormai che ci siamo, - osserv Foley.
- Siamo passati davanti al Detroit Athletic
Club, dice che Ripley ci va a pranzo quasi tutti i
giorni, esce a met pomeriggio e se ne torna a casa
passando per la Chrysler Freeway. Glenn dice
che lo tengono d'occhio da novembre. Sai che prima
di venire a Detroit questa volta non gliel'aveva
mai detto a Snoopy quant'era il malloppo?
- Ma a cosa gli serve Glenn?
- Bella domanda.
- E noi?
- Ancora pi bella.
- Guardiamoci le spalle, - disse Foley.
Lo facevano da anni. Buddy occhieggi i croissant.
- Li mangi tutti?
- Serviti pure.
- Ho il fucile della tua ragazza, ma l'unico modo
per farlo uscire dall'albergo  in una valigia. La
tua Sig Sauer non  un problema.
- Non ce l'ho pi, - disse Foley.
Buddy si stava imburrando un croissant. Disse:
- Che ne hai fatto? - e diede un morso.
- Gliel'ho restituita.
Buddy dovette masticare prima di riuscire a
parlare, sia pur con la bocca piena: - Se vuoi che
lasciamo perdere e ce ne andiamo in California,
guido io.
La voce di Burdon, paziente, disse: - Karen, ho
appena parlato con i nostri. Dicono che non ti sei
pi fatta viva -. Paziente e un po' sorpreso. - Come
mai?
- Ho avuto da fare, - rispose Karen. Tenendo
il telefono sulla spalla, prese il giornale e lo apr alla
cronaca locale. - Daniel? Entrano in una casa
per rubare: tre morti. E successo ieri sera, durante
una tempesta di neve. La polizia di Detroit pensa
che uno dei malviventi sia quello che sono andata
a cercare a casa l'altro giorno, Maurice Miller,
detto Snoopy. Le vittime erano spacciatori;
pare che Miller ogni tanto facesse qualche affare
con loro.
- Snoopy, - ripet Burdon.
- Si,  un amico di Glenn Michaels. Si sono conosciuti
a Lompoc e Glenn ha detto alla DEA che
quando  venuto a Detroit a novembre  stato
ospite da lui.
- Karen, non mi hai ancora risposto. Come mai
non ti sei fatta viva in ufficio?
- Perch non avevo informazioni da dare. Volevi
che ci andassi senza niente in mano a dire che
volevo rendermi utile? Mi avrebbero risposto di
mettere su il caff, lo sai.
- Io avevo detto che ci saresti andata.
- E loro?
- Hanno detto che con duecento agenti nello
stato del Michigan e un certo numero di sceriffi
pensavano di cavarsela.
- Hai visto? Se non ho qualcosa in mano faccio
a meno di andarci. Ormai ho quasi scoperto dove
sta Glenn. Anzi, stasera vado agli incontri di boxe:
ho buoni motivi per credere che ci sar anche lui.
- Ho buoni motivi per credere significa che
pensi di trovarcelo. Voglio solo dirti questo, Karen:
se lo vedi, chiama rinforzi. Altrimenti, tornatene
a casa e vedrai che qualcosa da fare te lo troviamo.
Ti sei approfittata di me, ragazza mia, mi hai preso
in un momento di debolezza.
- L'hai poi visto il Super Bowl?
- Finch non sei arrivata tu, credevo di vincere
la scommessa che avevo fatto.
- Io ho vinto un paio di scarpe con mio pap.
- E di Foley hai pi saputo niente?
- Adesso cerco Glenn:  lui la chiave di tutto.
- Karen, se mi combini qualche casino, mi trasferiscono
in Alaska, lo sai?
- Se mai ci vengo anch'io, - rispose Karen.
- Altroch se ci vieni.
Karen disse: - Va bene, allora...
Avrebbe dovuto dirgli: - Ti piacerebbe, vero,
che combinassi qualche casino? - Non credeva di
averne fatti, fino a quel momento, anche perch
non credeva che stare con Foley fosse moralmente
riprovevole e, se non era colpevole di favoreggiamento
e la sua era stata solo una violazione dell'etica
professionale, poteva accettarla senza sentirsi
in colpa. Quando era pi giovane andava a
confessarsi: Mi perdoni, padre, perch ho peccato.
Ho rubato un rossetto ai grandi magazzini e mi
sono lasciata toccare il seno da un ragazzo, ma poi
non abbiamo fatto niente. Volendo, poteva aggiungere
che aveva fumato dopo aver promesso a
sua madre di non farlo pi. Il prete le dava dieci
pater noster e dieci ave marie, la assolveva, lei si
pentiva, per modo di dire, e smetteva di sentirsi
in colpa. Non andava pi a confessarsi da quindici
anni o gi di li, perch non si era pi sentita in
colpa per niente. Se aveva dei dubbi, ne parlava
con suo padre. Oppure immaginava di farlo, che
per lei era pi o meno la stessa cosa.
Karen: Ho passato sette ore con Foley.
Il padre: Risparmiami i particolari.
Karen: Non ti preoccupare. Ci siamo presi un
timeout, capisci?
Il padre: S, se la metti cos.
Karen: Non c'erano limiti di tempo prefissati.
Il padre: Ma adesso il gioco riprende senza pi
sospensioni?
Karen: Credo di s.
Il padre: Devi esserne convinta, accettarlo.
Karen: Okay.
Il padre: Che alternative hai?
Karen: Se lo trovo? Devo arrestarlo.
Il padre: Nient'altro? E se provasse a scappare?
E se ti minacciasse con una pistola?
Karen: Non ha pistole.
Il padre: Vuoi farlo o no?
Karen: Mi dispiace.
Il padre: E se opponesse resistenza, se cercasse
di scappare, se ti mettesse in una di quelle situazioni
in cui ti hanno insegnato che devi usare le armi?
Riusciresti a sparargli?
Karen: Non credo.
Il padre: E se ti proponesse di scappare con lui?
Karen: Non lo farei. Gliel'ho gi detto.
Il padre: Lo lasceresti andare?
Karen: No.
Il padre: Allora gli spareresti?
Karen: Non lo so.
Il padre: E lui ti sparerebbe, se necessario?
Karen: Non lo so.
Il padre: Ti ha detto che in prigione non ci vuole
tornare.
Karen: S.
Il padre: Quindi, se tu fossi costretta a sparargli,
a chi toccherebbe la scelta?
Karen: Pensi che questo renda la cosa pi facile?
Il padre: Perch sei entrata nel Marshals Service?
Karen: Non certo per sparare alla gente.
Il padre: Lo credo, ma  una possibilit che devi
mettere in conto. Pensi di farcela?
Nel pomeriggio Karen rimase in albergo a guardare
un film alla televisione che aveva gi visto un
paio di volte, RepoMan, il recuperatore, con Harry
Dean Stanton, che le ricordava Foley. Fisicamente
non gli assomigliava, ma aveva lo stesso modo
di fare: erano tutti e due stanchi della vita che facevano,
ma non potevano fare niente per cambiarla.
Erano in un'impasse, prigionieri della loro vita
come tanti sono prigionieri di un lavoro che non
gli piace, ma non sanno dove altro andare. Karen
si chiese se Foley si fosse mai posto degli obiettivi,
o se pensasse che la vita era stare in casa a guardare
un film alla televisione.
Buddy disse che usciva a vedere se in giro c'era
qualche puttana da portarsi su in camera. Foley si
immagin una povera ragazza con gli stivali bianchi,
le gambe scoperte e la pelliccia in mezzo alla
neve, che si beccava gli spruzzi di tutte le automobili
che passavano, ma dubit che quell'immagine
corrispondesse alla realt. Gli fece tanti auguri e
prese il telecomando per vedere cosa davano in tv.
Trov un film, RepoMan, che aveva gi visto. Come
al solito il vecchio Harry Dean Stanton faceva
una brutta fine. Era un bel film, per. A un certo
punto aprivano il baule della macchina e si vedeva
uno strano bagliore. Come nella scatola di Un
bacio e una pistola e poi anche in Pulp Fiction. Bagliori
misteriosi, come di materiale radioattivo, ma
non ti spiegavano mai perch. O, se lo spiegavano,
a Foley era sfuggito. Gli piacevano quei film.
Ci ripensava dopo, quando non aveva niente da
fare, e cercava di capire cosa volevano dire.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Maurice si alzava dal tavolo e andava verso il palco
a gridare a uno dei pugili di stare sotto all'avversario
e di picchiare duro. Non impediva la vista
agli spettatori perch il ring era rialzato, ma dava
fastidio lo stesso e Glenn si chiese perch cazzo non
la smetteva. Quando Maurice tornava al tavolo, si
alzava Kenneth e andava di fianco al palco dove
c'erano dei neri grandi e grossi e tra un incontro e
l'altro chiacchierava con loro. Parlava sempre lui,
che era fatto di amfetamina. Glenn non aveva mai
visto tanti neri cos grossi tutti insieme fuori da un
campo di basket o di football. A parte lui e White
Boy Bob, c'erano solo altri cinque o sei bianchi in
tutta la sala. Quando la cameriera portava da bere,
White Boy si scolava la sua birra in tre o quattro
sorsi e dava una spallata a Glenn dicendogli di
darci dentro, che beveva come una ragazza, e poi
si guardava in giro per vedere se gli altri imbecilli
lo trovavano spiritoso. I neri e le loro donne ai tavoli
vicini si limitavano a guardare e lo sopportavano
perch era con Maurice.
Invece delle poltrone da cinema c'erano dei tavoli
da nightclub, una fila per ognuno dei quattro livelli
della platea; in cima c'era il bar, lungo e in ombra
rispetto al ring illuminato dai riflettori. C'era
gente in piedi alle due estremit del bancone. Dietro
al bar c'era un corridoio lungo quanto la larghezza
della sala e da una parte la scala che portava alle
toilette. Nel foyer c'era un altro bar, pi piccolo.
Annunciarono un pugile che apparteneva a uno
dei club del Kronk e dagli altoparlanti si diffuse
musica rap, mentre da una porta che dava su uno
dei corridoi laterali apparve una processione di allenatori
e di fan. Quando il pugile si apprest a salire
sul palco per entrare sul ring, vestito di rosso
e oro, per combattere quattro round per duecento
dollari, tra il pubblico si alzarono delle donne
applaudendo e gesticolando. Il pugile cominci a
scaldarsi con dei diretti veloci e saltellando dalla
sua parte del ring, con le nappine dorate che sobbalzavano
sulle scarpe rosse alte. Dall'altra parte
un bianco che veniva da fuori, forse messicano, faceva
il duro, cercando di restare impassibile, e si
scaldava con le scarpe nere senza fronzoli, aspettando
che l'altro finisse lo show e l'arbitro con il
papillon e i guanti di gomma gli facesse segno di
andare al centro del ring.
Da quando erano arrivati, Glenn cercava un modo
per farsi dare le chiavi della macchina da White
Boy: lo stava a sentire mentre parlava con Kenneth
della sera prima, sghignazzando, dicendo che domani,
domani si diventava ricchi, ragazzi, si andava a
casa di Ripley. Glenn ascoltava quei due imbecilli
e guardava Maurice che passava da un tavolo all'altro
stringendo la mano ai fratelli come fanno i fratelli,
toccandosi i pugni alla loro maniera, Maurice
il vanitoso, con il cappello di feltro nero in testa e
gli occhiali scuri. - Meglio passare inosservati, - gli
aveva spiegato. - Niente fazzoletto. Quando ci sono
i match, non voglio farmi notare.
Erano andati con la Lincoln; guidava White
Boy, perci aveva lui le chiavi.
Glenn era sceso al piano di sotto per andare al
gabinetto e non gli avevano mandato dietro nessuno
degli imbecilli per tenerlo d'occhio, quindi
era abbastanza sicuro di farcela a uscire, attraversare
Woodward Avenue dov'era posteggiata la
macchina e scappare, cazzo, andare in California.
Se solo avesse avuto le chiavi... Aveva rubato la
macchina in un parcheggio di West Palm: aveva
scelto la Lincoln, che era ferma vicino all'uscita,
pronta per partire, e mentre il posteggiatore era
occupato a spostare altre macchine, si era chinato
nel gabbiotto, aveva preso le chiavi dal tabellone
- le sapeva riconoscere, le chiavi - e aveva aspettato
il momento opportuno per salirci sopra e filarsela.
Si era portato dietro gli attrezzi, quel giorno,
non sapendo come avrebbe fatto a rubare una
macchina, e adesso li aveva nel baule della Lincoln,
che lo aspettava dall'altra parte della strada. Peccato
che le chiavi fossero nella tasca di White Boy.
Entrare in macchina non sarebbe stato un problema,
perch l'avevano lasciata aperta. Quando
avevano posteggiato, White Boy non trovava il pulsante
della chiusura centralizzata e cos Glenn gli
aveva detto: - Lascia, faccio io, - da fuori, con la
portiera dalla parte del guidatore aperta. White
Boy si era allontanato e Glenn si era chinato come
per premere il pulsante, poi aveva visto i tre che attraversavano
la strada e si era limitato a chiudere
la portiera. Sperava solo che fosse rimasto aperto
anche il vano portaoggetti, perch da l avrebbe potuto
aprire il cofano e prendere i suoi attrezzi dal
baule, scardinare il blocchetto dell'accensione con
il martello, strappare i fili e via! Che White Boy si
tenesse pure le chiavi. Certo che se il vano portaoggetti
era chiuso, ce l'aveva in quel posto. Avrebbe
dovuto trovare qualcosa per forzarlo. Se ci metteva
troppo tempo, per, anche supponendo che riuscisse
ad aprire il cofano, Maurice avrebbe mandato
quei due imbecilli a cercarlo.
Bisognava che il vano portaoggetti fosse aperto:
era la sua unica speranza di liberarsi di quella
gentaglia.
Se aspettava ancora un po'... No, meglio andare
subito. Ecco la campanella, era finito il match
e Maurice si alzava per andare verso il ring.
Glenn aspett un momento, poi disse: - Cazzo
se fa pisciare questa birra. Vado al gabinetto -.
Esit, perch si aspettava che White Boy o Kenneth
lo guardassero male o dicessero che scappava
anche a loro.
Invece White Boy disse solo: - Che ce lo dici a
fare? Dobbiamo reggerti l'uccello?
Glenn rise, sollevato. - Mi servono entrambe le
mani, ma ce la faccio anche da me.
Prima di andarsene, quell'imbecille disse: -
Glenn? Mi raccomando, vacci piano quando lo
scrolli.
Visto che ormai gli dava la schiena, Glenn non
dovette nemmeno far finta di ridere. Doveva andarsene
via al pi presto, lontano da quegli imbecilli.
E se non fosse riuscito ad aprire il cofano e a
mettere in moto la macchina, chi se ne frega: ci sarebbe
andato a piedi, piuttosto, in California.
Due ragazzi con il giubbotto rosso e oro del
Kronk assicuravano il servizio d'ordine nel foyer.
Karen si present in cappotto blu di cachemire,
cappello di lana blu che le copriva i capelli, jeans
e scarponcini da trekking. I due ragazzi sorrisero
e le chiesero come stava. - Bene, - rispose lei. Le
chiesero di guardare nella borsa. Lei mostr loro
documenti e distintivo dicendo: - Non vi serve
controllare altro, vero?
- Per carit, - risposero quelli. Sembravano contenti
di vederla, sorridevano e la squadravano, lei e
il suo cappotto blu, mentre entrava nel foyer illuminato
e quindi nella sala buia. Dal bar Karen osserv
le file di tavoli e il palco con il ring vuoto, soffermandosi
sui bianchi, mentre dagli altoparlanti usciva del
rap e qualche donna si alzava dal tavolo per ballare.
Karen vide una coppia di bianchi da una parte e due
ragazzi in basso nella prima fila. Il barista le chiese
che cosa desiderava e Karen rispose: - Solo un attimo
-. Il pi basso dei due bianchi si stava alzando e
l'altro rideva. Vide che quello basso si voltava, senza
ridere, e lo riconobbe: era Glenn, che si allontanava
dal tavolo dirigendosi verso di lei. Karen si gir
verso il barista, che stava aspettando. Gli disse: -
Per ora non prendo niente, grazie, - e si volt abbastanza
da vedere che Glenn si era fermato un attimo
in fondo al bancone a controllare i tavoli, prendendo
tempo prima di uscire e scomparire alla sua
vista. Stava andando al gabinetto, riflett Karen,
perch aveva solo il maglione, non il cappotto.
Perci rimase sorpresa, uscendo nel corridoio dietro al
bar, di vedere che attraversava il foyer di corsa. Non
poteva averla notata: doveva avere qualche altro motivo.
Aspett che Glenn fosse uscito e lo segu. Passando
davanti al servizio d'ordine si scus: - Ho dimenticato
una cosa -. Fuori, vide che Glenn correva
dall'altra parte della strada piena di neve sporca,
illuminato dai fari delle macchine che andavano a
passo d'uomo, ed entrava nel parcheggio, scomparendo
dietro la prima fila di macchine. Karen lo segu
nel parcheggio, ma lo perse di vista. Mentre passava
tra le macchine si infil i guanti e tese le orecchie,
aspettandosi di sentire un motore che si
metteva in moto. Ma gli unici rumori provenivano
dalla strada. Arriv nel passaggio tra una fila di auto
e l'altra e vide una luce in una macchina davanti
a lei che si accendeva per spegnersi subito dopo. Poi
sent la portiera che sbatteva.
Si avvicin, dalla parte del passeggero, e lo vide,
nel buio: Glenn era dietro al volante, chino da
una parte, con i capelli sulla faccia. Sembrava che
cercasse di forzare il vano portaoggetti. Quando
Karen apr la portiera, Glenn alz la testa di scatto,
e lei lo vide sgranare gli occhi, gli vide il bianco
degli occhi alla luce che si era accesa, mentre si
raddrizzava e lei saliva in macchina. La portiera si
richiuse e la luce si spense.
- Glenn, stai cercando di rubare una macchina?
- Ges, non posso crederci - esclam lui.
Pietoso. Le fece quasi pena.
- Sono la tua rovina, - gli disse. - Vero?
Glenn allarg le braccia. - Non ho le chiavi.
- Lo vedo.
- Voglio dire che non stavo cercando di rubarla.
- Ah, no?
- L'ho gi rubata. Una settimana fa, o non so
quando, a West Palm. Non posso mica rubarla due
volte, no? Non riesco nemmeno a tirare fuori i
miei attrezzi da questo cazzo di baule.
- Aspetta un momento, - fece Karen. - Vuoi
andartene? Scappare da quegli altri? Ho capito
giusto?
- Mi hai visto l dentro?
- Ma le chiavi ce l'ha uno di loro.
Fece di s col capo. Poi: - Senti, mi scappa da
pisciare.
- Quelli con cui eri... Maurice Miller non c'era,
vero? Ho visto la foto segnaletica di Snoopy e non
mi sembrava lui.
- Come fai a sapere di Snoopy?
Poveretto, era esterrefatto. E disperato, anche,
quando guard verso il cinema. Karen diede un'occhiata:
da l, sopra i tetti delle macchine, si vedevano
solo la tenda e l'insegna luminosa: state.
Disse: - Oggi non te n' andata dritta una, eh?
Glenn, so tutto di te, dei tuoi amici, dove sei stato
e, a questo punto, anche dove stai andando.
- Mi vuoi arrestare per furto?
- Per furto, favoreggiamento di evasione e associazione
a delinquere. Dimmi, Glenn, ti sei messo
a rubare anche nelle case?
Glenn scosse la testa sussurrando: - Ges.
- Come ieri sera? - disse Karen. - C'eri anche
tu, vero?
- Non dico niente, cazzo, sono muto come un
pesce. Cristo, non so nemmeno di che parli.
- Metti le mani sul volante.
- Perch?
- Cos ti metto le manette.
- Scherzi? Senti, da un momento all'altro arrivano
quelli a cercarmi. Sono degli animali, dei
bastardi. Dico sul serio, sai? Stavo scappando
perch non voglio pi avere niente a che fare con
loro.
- Ti fanno paura?
- Mi cago addosso, da quanto mi fanno paura,
non mi vergogno certo a dirlo.
- C'era anche Foley?
- Quando?
- Ieri sera. A che ora siete andati da quegli spacciatori?
- Ti ho detto che non parlo. Non c'entro, qualsiasi
cosa abbiano fatto loro, come non c'entro con
l'evasione di Foley. L'hai detto anche tu.
- Be', mi sbagliavo. Dove pensi che sia adesso
Foley?
- Come faccio a saperlo?
- Vuoi dire che non l'hai pi visto?
- Voglio dire che mi scappa da pisciare. Sto per
farmela addosso.
- A che ora siete andati da quegli spacciatori?
- Non so di che stai parlando.
- Glenn, se mi dici che cosa hanno in mente di
fare quei tizi, ti vengo incontro.
- Cio?
- Ti lascio andare a fare pip.
- Grazie tante.
- Dove ti pare.
Glenn era titubante. - Sul serio?
- Sul serio, - ribad Karen. - Glenn, a che ora
sono andati a casa di quegli spacciatori?
Ancora titubante, rispose: - Era presto, non mi
ricordo. Verso le sette.
Karen prese una sigaretta nella borsa e la accese
con uno dei fiammiferi dell'hotel. Fece un lungo
tiro e soffi fuori il fumo lentamente. Alle sette,
e almeno fino alle nove, Foley era con lei.
- Adesso posso andare a pisciare? Ti prego.
Karen gli lasci fare pipi vicino alla macchina,
con il finestrino abbassato, e intanto lui le raccont
di Richard Ripley, il truffatore di Wall
Street, quello che avevano intenzione di prendere
e portare a casa sua a Bloomfield Hills il giorno
dopo, nel pomeriggio. Karen lo ascoltava e assentiva.
Aveva sentito nominare Ripley e sapeva che
era stato a Lompoc. Si fece dare l'indirizzo esatto,
poi chiese: - E Foley?
- Dovrebbe andarci anche lui, - rispose Glenn,
con la schiena curva. - Ma non lo so di sicuro, stasera
non si  fatto vivo.
- Sai dove sta?
- Non ne ho idea.
- Dove vi vedete domani?
- Senti, sto gelando, qui fuori.
- Dove avete appuntamento?
- Non hanno ancora deciso -. Drizz la schiena
per guardare verso il cinema, poi si chin di
nuovo verso il finestrino. - Magari tu hai in macchina
qualcosa per aprire il cofano. Anche il cric...
- Secondo te Foley si  tirato indietro?
- Non lo so, non lo viene certo a dire a me -.
Glenn si tir di nuovo su, stringendosi nelle braccia
per scaldarsi. - Sto congelando.
- Non volevi scappare? - disse Karen. - Corri,
vai, che cos ti scaldi. Prima per senti una cosa,
Glenn.
- Cosa?
- Se non mi hai detto la verit...
- Lo so, mi troverai. Ges, ci credo. Continuo
a pensare che, se l'estate scorsa non mi avessi accompagnato
al tribunale federale...
- Non continueremmo a imbatterci l'uno nell'altra?
- Non mi conosceresti nemmeno.
Karen disse: - Se non ti conoscessi, Glenn, domani
saresti in galera, oppure morto. Consolati cos.
La gente stava uscendo, quando arrivarono Foley
e Buddy. Trovarono il tavolo, con White Boy
in compagnia di un nero. Maurice scese dal palco.
Chiese: - Dove siete stati finora? - in tono seccato.
- Vi siete persi i migliori: adesso non vale pi
la pena. Be', cazzo, sedetevi -. Si rivolse al nero:
- Kenneth, questo  mister Jack Foley e questo 
mister Buddy, famosi rapinatori di banche ed ex
galeotti, che dicono di volerci dare una mano.
Foley indic l'impermeabile posato sulla spalliera
di una sedia. - Ci sta seduto qualcuno, qui?
- Il tuo amico Glenn, - rispose Maurice. - Peccato
che  andato al gabinetto un'ora fa e non 
pi tornato.
Foley lanci un'occhiata a Buddy.
White Boy, sorridendo, dichiar: - Secondo me
c' caduto dentro.
- Ho mandato questi due a cercarlo, - spieg
Maurice. - Ma non l'hanno trovato.
- Aveva la macchina?
- Quella che si  portato dietro dalla Florida.
Siamo venuti tutti con quella, stasera.
- Be', se ha lasciato il cappotto, - disse Foley,
- e manca da un'ora...
- Di', lo so cosa stai per dire: che non voleva
farsi vedere mentre se ne andava. Porco cane, lo
so anch'io. Ho rimandato White Boy a controllare
se c'era la macchina. Le chiavi le ha lui, ma conoscendo
le abitudini di Glenn ho pensato che era
meglio dare una controllata, capito? La macchina
c' ancora e invece Glenn  sparito.
Foley disse: - Non si sparisce nel nulla, Snoop.
Dove dorme Glenn?
- Da me -. Maurice volt la testa verso il ring,
guard un momento e grid: - Reggie, schiva e colpiscilo.
Dai, schivalo -. Si rivolse di nuovo a Foley.
- Perch tu e Buddy non vi sedete e bevete
qualcosa con me? Cosa prendete?
- Stiamo andando, - rispose Foley.
- Cazzo dici?
- Snoop, se non sai dov' Glenn...
- Ha cambiato idea, tutto qui: se n' andato.
Ha deciso che non gli andava pi.
- Glenn  una mezza sega, - disse White Boy.
- Ieri sera  stato a guardare senza fare un cazzo.
- Dove? - volle sapere Buddy.
In quel momento arriv una cameriera e domand
se desideravano qualcosa. Foley scosse la
testa. Anche Buddy disse di no. Allora la cameriera
rovesci il posacenere di latta in un tovagliolo
e se ne and. White Boy disse: - Se avete letto il
giornale l'avete visto.
Maurice: - White Boy, quella  un'altra faccenda,
capito? Non c'entra, adesso.
- Smettila di guardarmi cos, - disse White Boy
facendo segno verso Buddy.
- Non posso farne a meno, - spieg Buddy. - Sento
che Snoopy ti chiama White Boy e mi domando
perch lo lasci fare.
- Al Kronk, dove mi allenavo, mi chiamavano
cos.
- Perch, prima combattevi?
- S, qui e anche al Palace.
- Eri bravo?
- Vuoi una dimostrazione?
Buddy chiese: - Sei mai stato dentro?
- Vuol sapere se cavi gli occhi, - disse Maurice.
- Se stacchi le orecchie a morsi. White Boy ha i
suoi colpi. Ora basta con le stronzate. Senti, - disse
prendendo Foley sottobraccio e portandolo un
po' pi in l, di spalle al tavolo. - Cosa ti preoccupi
di Glenn? Tanto, che ne sa?
- Pensavo che sapesse tutto, - rispose Foley,
guardando i due pugili che si davano colpi di assaggio,
uno paziente e l'altro impulsivo, che mancava
spesso il bersaglio.
- Glenn sa tutto quello che dobbiamo fare domani,
- disse Maurice. - Che lo preleviamo quando
esce dal club e lo portiamo a casa sua. S, Glenn
potrebbe andarlo a dire a qualcuno, ma a noi cosa
ci frega? Capito? Ho cambiato piano. Glenn non
lo sa, visto che se n' andato prima che arrivavate
voi. Perch se n' andato non ci interessa. Non
si fa pi domani.
Foley, guardando il pugile, disse: - Non arrivano
a quattro round.
Maurice dette un'occhiata. - Neanche a due.
- Stai dicendo che  truccato?
- Non c' bisogno di truccare niente per sapere
chi vince. Dipende dagli abbinamenti, da chi fai
combattere col tuo uomo. Capito?
Foley continu a guardare il ring.
- Se non  domani, quando ?
- Stasera, - rispose Maurice. - Appena andiamo
via di qui. Facciamo un salto a casa a prendere
quello che ci serve e andiamo.
Foley disse: - Dammi un momento, - e si volt
a fare segno a Buddy. Alle sue spalle sent Maurice
che diceva: - Ti do due minuti e poi basta. Deciditi.
Foley si gir di nuovo e gli si avvicin.
- Non stavo chiedendo il permesso a nessuno.
Io e Buddy andiamo al bar. Ci mettiamo il tempo
che ci vuole. Pu darsi che andiamo a fare due passi.
Se torniamo,  chiaro che facciamo a met. Cinquanta
a noi, cinquanta a voi. Come vi dividete la
vostra parte sono affari vostri.
- Ne parliamo, - fece Maurice.
- No. O cos o niente, Snoop.
Foley si allontan e Buddy lo segu nella penombra
del bar.
- Vuole farlo stasera.
- Che differenza fa, stasera o domani?
- Glenn. Potrebbe parlare.
- Glenn  sempre un rischio, - disse Buddy. - Ormai che ci siamo.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Karen disse a suo padre che non riusciva a dormire.
- Ah, s? - rispose lui. - Io ci stavo riuscendo
piuttosto bene, finch non  squillato il telefono.
Al notiziario non hanno detto niente della mia
cara bambina, cos devo essermi addormentato.
Accidenti, mi sono perso il David Letterman
Show. Che c'?
Gli raccont di come aveva sorpreso Glenn
Michaels e si era fatta raccontare i suoi piani, e
suo padre comment: - Gli sei andata incontro
parecchio. L'hai lasciato andare?
- Che dovevo fare? Portarlo al Primo Distretto
dicendo che aveva rubato un'auto in Florida e spiegare
a un tenente o a un sergente cosa ci faccio qui?
- disse Karen. - Quello mi avrebbe guardato storto
e avrebbe certamente pensato di dover prendere
in mano la faccenda lui, per un motivo o per l'altro.
Capisci quel che voglio dire? Non solo sarei
stata una perfetta sconosciuta, ma anche una con
la stella da marshal, una federale che parla a un poliziotto
di tentata violazione di domicilio. Avrebbe
controllato e non avrebbe trovato niente contro
nessun altro: solo un furto d'auto. Cos l'ho lasciato
andare e ho chiamato Raymond Cruz.
- Quello che hai visto l'altro giorno.
- Proprio lui. Gli ho raccontato tutta la storia.
Ero preoccupata per la giurisdizione: se entrano in
una casa di Bloomfield Hills, nella contea di Oakland,
devo mettermi in contatto con la polizia di
l, con lo sceriffo o con chi? Non mi pareva una
questione federale, quindi perch avrei dovuto
chiamare l'FBI? Ti pare?
- Sembra logico.
- Ricordi, ti ho detto che Raymond  ispettore,
si occupa di reati contro la persona, contro il patrimonio
e di reati a sfondo sessuale.
- S.
-  anche a capo della task force Crimini Violenti,
che  collegata con tutte le stazioni di polizia
della zona, gli sceriffi di contea e il Bureau. Oltre
l'FBI la cosa riguarda anche l'ATF, perch quasi
sempre i furti riguardano covi di spacciatori e in
realt quello che Miller e i suoi cercano sono soldi
e armi. Entrano ed escono, nient'altro.
- Ma questa volta  diverso, - disse suo padre.
- A quanto ci risulta o per quanto possiamo immaginare,
s.  poco probabile che Ripley sia uno
spacciatore, anche se ha precedenti penali. Te lo
ricordi?
- Dick lo squartatore, quello dell'insider trading.
S, mi pare uno che pu tenersi dei soldi in
casa.
- Comunque Raymond dice che non importa
dove si trova la casa, che il reato  di competenza
della task force e che i federali sono competenti in
quanto c' in ballo un sequestro di persona.
- Quale sequestro?
- Vogliono prendere Ripley domani quando esce
dal Detroit Athletic Club. E in centro, qui vicino.
Uno sale in macchina con lui e gli altri li seguono.
Un vero e proprio sequestro.
- La polizia avvertir Ripley di quello che sta
per succedergli?
- Raymond dice di no, che potrebbe far saltare
l'operazione. Ha detto qualcosa tipo che bisogna
operare con discrezione. L'ideale sarebbe lasciargli
prendere Ripley, svaligiare la casa e beccarli
quando escono. Se c' motivo di ritenere che la vita
di Ripley sia in pericolo, per, bisogna intervenire
prima. Gli ho detto che secondo me erano gli
stessi che la notte scorsa sono entrati in una casa
e hanno fatto fuori tre persone. Raymond allora
ha detto che dovremmo arrestarli prima che arrivino
a casa di Ripley e lo portino dentro.
- Con l'accusa di sequestro di persona, - disse
il padre. - Per aver prelevato Ripley al club.
- Giusto, e possono considerarlo un reato di
competenza statale o federale, non importa. Ma
anche cos  un'operazione delicata: se il pericolo
 tale che non conviene nemmeno lasciarli salire
in macchina con Ripley, non c' pi sequestro di
persona. Ci restano dei balordi su una macchina
probabilmente rubata e probabilmente armati. Ma
perch si becchino almeno due anni bisogna che li
sorprendiamo in flagranza di reato. Allora, gli dobbiamo
lasciar rapire Ripley o no?
Il padre disse: - E se Ripley, per qualche ragione,
domani non andasse al club? O loro decidessero
di andare direttamente a casa sua?
- Domani mattina faranno un sopralluogo della casa e della
zona e organizzeranno la sorveglianza
preparandosi per eventuali cambiamenti di programma.
- E tu che fai?
- Raymond ha detto che, se voglio, posso andare
con lui per assistere di persona.
- Rimanendo in disparte?
- Perch dici cos?
- Vuoi che quando mettono le manette a Olufsson, lui ti veda?
- Non fare lo spiritoso, pap.
- Volevo dire Foley. Continuo a confondermelo
con quel tizio di Stoccolma.
- Non  detto che ci sia anche lui.
- Lo speri tu.
- No, Glenn ha detto che Foley non si  fatto
vedere all'appuntamento di stasera, agli incontri
di pugilato.
- Com'erano?
- Non mi sono fermata a vederli. Sono tornata
a dare un'occhiata a Snoopy Miller per poterlo
identificare con certezza, poi sono venuta via.
- Pu darsi che invece domani Foley ci vada lo
stesso.
- Non so, - disse Karen, - pu darsi.
- Ma tu non sei tenuta ad andarci.
Karen rispose di no, poi rimase zitta un momento.
- Tu che faresti?
- A me non darebbe nessun fastidio vederlo arrestare.
A giudicare dalla foto sui giornali, non
posso dire che mi piaccia.
- S, ma la foto non gli rende giustizia.  una
vecchia foto segnaletica.
- Be', anche se lo vedessi ripulito e vestito per
bene, - rispose il padre, - cambierebbe forse il fatto
che  un pregiudicato? Uno che ha sprecato tutta
la sua vita? S, io ci andrei. Gli metterei personalmente
le manette dietro la schiena. E farei in
modo che prenda una bella testata mentre sale sulla
macchina della polizia.
- Molte grazie.
- Sei tu che me lo hai chiesto.
Moselle guardava da una finestra del piano di
sopra. Vide la Lincoln Town Car che entrava nel
vialetto e si fermava abbastanza avanti per permettere
a un'altra macchina, che le sembr una
Olds, di fermarsi dietro. Nella strada era passato
lo spazzaneve e le macchine posteggiate lungo il
marciapiede erano sepolte sotto la neve. Vide scendere
dalla Lincoln Maurice e White Boy, e dalla
Olds due bianchi con la faccia da sbirri. Dov'era
Kenneth? E dov'era il famoso Glenn?
Maurice and di sopra e accese la luce in camera
come se lei non ci fosse, fino al momento di tirare
fuori da sotto il letto matrimoniale la valigia
in cui teneva le armi. Senza guardarla disse: -
Quello con il cappotto scuro  l'evaso con la taglia
di diecimila dollari sulla testa. Non so se funzioner,
ma mi  venuto in mente un modo per
incassarla.
- Dov' mio fratello?
-  andato a procurarci una macchina.
- E Glenn dov'?
- Ha deciso che non ci vuole stare.
- L'hai nascosto bene il corpo?
- Vergognati! Sotto gli occhi di Moselle Maurice
tir fuori dalla valigia varie pistole e le pos sul
letto insieme con una scatola di proiettili da nove
millimetri a punta cava. - Glenn ha deciso che questo
affare non gli interessava e se n' andato.
- E tu l'hai lasciato andare?
Maurice rimise la valigia sotto il letto e si rialz
dicendo: - Se apri di nuovo quella bocca, finisce
che ti becchi un ceffone. Continua a farmi domande.
Quello con il cappotto scuro ha una taglia sulla
testa e parla come se fosse ancora dentro. Non
so se mi spiego. Gioca a fare il tipo con cui non si
scherza. Be', io di Jack Foley me ne sbatto. Ho
pensato che tu chiami la polizia, dici che lo hai sentito
parlare con un suo amico alla boxe e che stanno
per andare a fare una rapina in casa di uno.
- E come avrei fatto a sentire una cosa del genere,
secondo te?
- Non importa, dici che l'hai sentita e basta. Dici
che sei convinta che  quello che  evaso in Florida
e che hai letto della taglia e vuoi la ricompensa.
- E dove lo trovano?
- Nella casa dove  andato a fare la rapina.
- Morto, - disse Moselle. - Gli hanno sparato.
- Pare di s.
- E il suo amico?
- Lo stesso.
- Chi li ha ammazzati?
- Non si sa. Forse il padrone della casa che volevano
rapinare. O il maggiordomo. S, magari 
stato il maggiordomo.
- Morti anche loro?
- Facciamo che Jack Foley ha sparato mentre loro
sparavano a lui e al suo amico Buddy. Una cosa
del genere. Quando torno ti racconto com' andata.
- Ma per incassare la ricompensa, - osserv Moselle,
- dovr dire chi sono.  come fare il tuo nome,
te ne rendi conto?
- Vuoi i soldi per la spesa, vuoi continuare a fumare
quella robaccia, ma di lavorare non ne vuoi
sapere, eh? - And alla finestra per guardare fuori.
- Ah, mi pareva di averlo sentito:  Kenneth.
Su un camioncino da idraulico. Sar meglio che
andiamo a fare questa riparazione urgente:  saltata
la caldaia del nostro uomo.
Moselle lo stette a guardare mentre tornava a
prendere due delle pistole sul letto. Gli disse:
- Tre bianchi in casa. Se cerco di prendere questa
taglia che dici, qui dentro ci saranno pi bianchi
che mai.
Maurice si volt verso di lei con una Smith .38 a
canna corta e una Beretta calibro 9 in mano. - Questa
 per Jack Foley, - disse porgendole la Beretta.
- E questa  per il suo amico Buddy. Dagliele tu
mentre io mi cambio. Ti dispiace?
- Io non chiamo nessuna polizia, - dichiar
Moselle.
- Ne parliamo quando torno.
- Non lo faccio neanche se mi prendi a botte.
- Tesoro, le botte sarebbero il meno, - l'avvert
Maurice.
Moselle aveva le mani nelle tasche della vestaglia
di seta verde e in una delle due stringeva tra
le dita il biglietto che le aveva dato Karen Sisco,
con il numero di telefono dell'albergo.
Quando Kenneth entr in casa senza badare a
loro che erano nel soggiorno, White Boy si alz e
lo segu nell'atrio e poi verso le stanze sul retro,
forse in cucina. Poco dopo comparve la ragazza,
che diede loro una pistola ciascuno e se ne and.
Foley disse: - Come mai nessuno vuole sedersi a
chiacchierare con noi?
Buddy controll la .38, si alz dal divano per infilarsela
nella cintura e guard Foley con la Beretta
in mano.
- Sai come funziona?
- Dovrei saperlo, l'ho vista usare in un sacco di
film.
Buddy gli prese la pistola, controll il caricatore,
fece scorrere il carrello per mettere un colpo in
canna e gliela restitu.
- Ha quindici colpi. Adesso nel caricatore ne hai
quattordici.
- Pensi che bastino?
Buddy si rimise a sedere. - Questi sono fuori di
testa.
Foley annu. - Me ne sono accorto.
- Cercheranno di fregarci.
- Penso proprio di s.
- Di lasciarci morti sulla scena del delitto. Hai
visto che schifo il caminetto?
- S.
Maurice entr nel soggiorno con una tuta bianca
che sembrava fatta su misura e una felpa bianca
sotto, che spuntava dalla scollatura. Foley disse:
-  cos che ci si veste adesso, per andare a rubare
nelle case?
- Prendi tutto quello che puoi e te ne vai, ecco
come si fa, - disse Maurice. - Senza perdere tempo.
Gli ficchi una pistola in bocca e conti fino a
tre. Dove li tieni i soldi?
Buddy osserv: - Come fa a dirtelo se ha la pistola
in bocca?
- Cazzi suoi, - rispose Maurice. - Volete qualcosa
da bere? Non c' fretta. Anzi, preferirei
aspettare un paio d'ore qui -. Controll l'orologio.
-  gi mezzanotte e mezzo. Aspettiamo che siano
tutti a letto. Cos quando arriviamo sono belli
addormentati. Avete presente?
Foley disse: - Non hai paura di Glenn?
- Se avesse parlato, - disse Maurice, - a quest'ora
la polizia era gi qui.
- Oppure ad aspettarci a casa di quello.
- Non preoccupatevi, controlleremo. Ci guarderemo
bene in giro prima di entrare.
Buddy disse: - Magari  morto.
E Maurice: - S, investito da una macchina. Oppure
 scivolato sul ghiaccio e si  spaccato la testa.
Glenn se n' andato per i fatti suoi, date retta
a me.
Buddy disse: - Be', sar meglio procurarci un'altra
macchina. La Olds  abbastanza pulita.
- Non ce n' bisogno, - disse Maurice. - Andiamo
tutti con il camioncino di Kenneth. Facciamo
finta che gli si  rotto il riscaldamento. Quando torniamo
la vostra macchina  qui che ci aspetta.
Foley guard Buddy, che si strinse nelle spalle.
Maurice li osservava.
Disse: - Voi avete i vostri metodi per le banche,
io ho i miei per questi lavori qui. Quando entriamo
in casa, andiamo dritti al piano di sopra.
Nove volte su dieci tutta la roba di valore  nella camera
del padrone di casa. Se vi dico di fare qualcosa,
tipo controllare prima le altre stanze o vedere
se c' qualcuno in casa, lo faccio perch conosco
il mio mestiere, chiaro? Non perch vi voglio
comandare. Dovete capire che i miei uomini sanno
cosa devono fare, quindi a loro non dir un gran
che. Ma a voi magari dovr dire di andare di qui
o di l, chiaro? Che altro c'? Avete detto che volete
dividere a met. Be', anche se finora la maggior
parte del lavoro l'abbiamo fatta noi, diciamo
che sono d'accordo, per non stare a litigare. Facciamo
una cosa veloce, entriamo e usciamo. Domande?
Buddy disse: - Dove sono i tuoi uomini?
- In cucina, penso. Vuoi andare di nuovo a stuzzicare
White Boy? Metterlo di mezzo e farlo arrabbiare?
Per via di che? Pensaci un attimo. Ti
sembra che ci conviene?
- Mi chiedevo soltanto, - rispose Buddy, - se
si stavano facendo una pera.
- Ho capito. Be', Kenneth ha della roba per tenersi
sveglio. Un po' di birra e basta. Hai altro da
chiedere?
Foley guard Buddy, che alz le spalle, poi disse
a Maurice: - Hai del bourbon?
Maurice sorrise.
Moselle guardava da una finestra della camera
da letto: li vide salire sul grosso furgone con il nome
di una ditta sulla fiancata e rimase a osservare
finch i fanalini di coda rossi non sparirono in fondo
alla strada. And al telefono leggendo il biglietto
che le aveva lasciato Karen Sisco, il biglietto che
diceva KAREN SISCO, VICE MARSHAL, U.S. MARSHALS
Service, un bel biglietto dall'aria importante, con
una stella d'argento in un cerchio. L'orologio vicino
al letto faceva le due e venti. Erano stati gi
a parlare e a bere quasi due ore, mentre lei non
aspettava altro che se ne andassero. Sapeva cosa
chiedere a quella Karen Sisco, ma non quel che
avrebbe detto dopo, o come rispondere alle sue domande,
perch gliene avrebbe fatte sicuro. Pos la
mano sul telefono. Poi la tir indietro. Voleva pensarci
ancora un po', prepararsi il discorso. Farsi uno spinello, prima.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Foley era convinto di essere arrivato alla fine e
guardava tranquillamente le ultime scene della sua
vita scorrere una per una: nel soggiorno, con un
bottiglione di vodka da due litri sul tavolino, mentre
Maurice saltellava e schivava colpi immaginari
raccontando quanto era in gamba sul ring, ad
ascoltare i commenti stupidi e la risata fastidiosa
di White Boy, a sentire Kenneth che parlava una
lingua che sembrava fatta di suoni hip-hop, ritmata,
ma praticamente incomprensibile e assurda.
Foley ascoltava quei sociopatici che se la tiravano,
disadattati che cercavano di non passare per falliti,
e si rendeva conto, merda, che anche l gli toccava
un altro assaggio di quel che era sempre stata
la sua vita. Ascoltava Buddy fare commenti pacati,
che volevano essere pungenti ma cadevano
nel vuoto, sempre gli stessi discorsi, monologhi come
se ne sentono in prigione, solo che l nessuno
si prendeva la briga di stare ad ascoltare, perch
erano tutti troppo occupati a pensare a che dire
dopo. Poveri noi, pens Foley.
Prima di andare, nel soggiorno con la vodka
guard Maurice che distribuiva passamontagna di
maglia. Poi, nel retro del furgone, pieno di tubi e
di attrezzi, mentre Kenneth al volante sfrecciava
in Woodward Avenue, guard chilometri di vetrine
buie e garage di auto usate illuminati, la neve
ammucchiata nello spartitraffico, la strada tutta
per loro a quell'ora della notte. Due volte Buddy
disse a Kenneth di andare pi piano e Kenneth gli
fece un sorriso nello specchietto retrovisore.
Buddy tir fuori la .38 e tocc la nuca di Kenneth
con la canna corta. - Preparati a prendere tu il volante,
- disse a Maurice, - quando gli sparo, a questo
stronzo -. Kenneth guard Buddy nello specchietto
retrovisore mentre Maurice gli diceva: - Fai
quello che ti dice, amico. Rallenta -. Arrivarono a
Long Lake Road, la presero per arrivare a Vaughan
Road e andarono su e gi due volte piano piano,
controllando se c'erano macchine di guardie giurate
o altri pericoli prima di imboccare il viale che portava
alla villa di Richard Ripley.
Erano tutti e cinque nel retro del furgone e si urtavano
l'uno con l'altro; poi Maurice fece scendere
White Boy da dietro e lasci gli sportelli aperti quanto
bastava perch lui e Foley potessero guardare. -
Adesso suona alla porta, - disse Maurice. - Appena
aprono, corriamo dentro. Se non aprono e gli chiedono
cosa vuole, White Boy dice che  il tecnico dei
termosifoni venuto a riparare la caldaia. Loro dicono
che non hanno chiamato nessuno, White Boy
chiede se pu usare il telefono per chiamare in ditta,
che devono avergli dato l'indirizzo sbagliato.
Guardano fuori della finestra, vedono il furgone e
pensano che si,  vero,  proprio il tecnico dell'impianto
di riscaldamento; e poi lui  bianco.
Lo guardarono suonare di nuovo. Questa volta
pass meno di mezzo minuto prima che i due lampioncini
ai lati della porta si accendessero. - Pronti
per una bella sciata? - disse Maurice tirandosi gi
il passamontagna. La porta si stava aprendo. - Via.
Foley fece appena in tempo a vedere un giovanotto
sulla porta, con la camicia che pendeva
sbottonata fuori dai jeans, un attimo prima che
White Boy lo spintonasse per infilarsi in casa.
Maurice era sceso dal furgone e Kenneth, con un
fucile in mano, sgomitava per saltare gi per primo.
Buddy lo prese per il colletto della giacca e,
per quanto si divincolasse, lo tenne fermo per lasciar
scendere prima Foley. Appena tocc terra,
Kenneth si volt con il fucile puntato contro
Buddy, che era ancora sul furgone. Foley prese
la canna con una mano e la gir verso Kenneth e
quando lo vide in faccia si accorse che era fatto
di amfetamina. Gli disse: - Entra in casa, prima
che ti faccia del male -. Kenneth gli si avvicin
e lo guard storto prima di avviarsi.
Buddy chiese: - Che ci facciamo qui?
Intanto nell'atrio, che era grande come un soggiorno,
Maurice aveva spinto il ragazzo con la schiena
contro un tavolo: era giovane, sui diciott'anni, i
capelli lunghi fin sulle spalle; a sentire il campanello doveva essersi infilato un paio di pantaloni e la
camicia, ma non le scarpe, ed era a piedi nudi sul
pavimento di marmo. Aveva l'aria spaventata e non
a torto, davanti a cinque uomini con il passamontagna
e le armi in pugno. Foley si accorse che cercava
di darsi un contegno e scuoteva la testa.
- Ve lo giuro, non  in casa.
Maurice chiese: - Non  ancora rientrato?
Il ragazzo rimase sorpreso. -  in Florida, a
Palm Beach.
Maurice esit. - Quando torna?
Foley esclam: - Cristo santo, che differenza
fa? Vuoi stare qui ad aspettarlo?
- Il signor Ripley  andato a svernare, - spieg
il ragazzo. - Sta via da Natale a Pasqua.
- E adesso spiegami chi sei tu, - disse Maurice.
- Alexander.
Maurice disse: - Ragazzo, non mi interessa come
ti chiami, voglio sapere chi sei per lui, che ci
fai qui.
- Gli custodisco la casa mentre  via.
- Sei solo?
Parve esitare prima di rispondere: - S, ci sono
solo io.
Foley se ne accorse e lanci un'occhiata a
Buddy.
Maurice disse: - Chi sei per il signor Ripley?
- Cosa? Non capisco.
- Come mai ti ha assunto per guardargli la casa?
- Oh,  un amico di famiglia. Lui e mio padre
sono vecchi amici.
- Anche tuo padre  un truffatore?
- No... Non capisco che vuol dire.
- Dov' la cassaforte di Ripley? Dove li tiene i
valori?
- La cassaforte? Non ne ho idea.
- Andiamo di sopra, - disse Maurice indicando
al ragazzo di fare strada.
Alexander disse: - Sapete una cosa? Penso che
la cassaforte sia qui gi, nella biblioteca.
Maurice lo spinse verso lo scalone. In cima c'era
un ballatoio che si affacciava sull'ingresso, con
una ringhiera.
- Hai appena finito di dire che non sai dov'.
- Voglio dire, penso che probabilmente sia l.
- S, e io penso che non vuoi farci andare di sopra.
Su, portaci nella camera di Ripley -. Per le
scale Maurice disse: - Alexander? - e il ragazzo si
ferm voltandosi a guardarlo. - Se fai scattare un
allarme, o accendi le luci fuori, sei morto. Chiaro?
- Sissignore.
- Ci sono armi in casa?
- Che io sappia no.
Nel grande corridoio del primo piano, rivestito
di pannelli di legno di rovere, con quadri di scene
equestri e di caccia alla volpe, sedie imbottite e lampade
appoggiate su bauli dal coperchio bombato,
Maurice disse a Foley: - Okay, adesso tu e Buddy
andate a controllare le altre stanze. Guardate dietro
tutti i quadri e negli armadi, dietro i vestiti.
Foley disse: - Tu controlli le pareti, eh?
- Una cassaforte ce l'ha sicuro, - rispose Maurice,
- e dev'essere qui su da qualche parte.
- E se ce l'avesse in Florida? - disse Foley. - Se
telefonavi, potevamo andargli a controllare le pareti
laggi, prima di venire fin qui. Se ti informavi
per sapere dov'era. Mi segui?
Questa volta Maurice ci mise un po' prima di rispondere:
- Jack, non rompermi i coglioni, chiaro?
Non  il momento -. Poi si rivolse ad Alexander.
- Dov' la sua camera da letto?
-  questa, - disse il ragazzo. - S, potrebbe essere
qui -. Speranzoso. Ma Foley vide che, mentre
Maurice lo spingeva verso la porta, Alexander
lo guardava in faccia spaventato, preoccupato,
quasi volesse dirgli qualcosa. Aspett che Maurice
e i suoi uomini entrassero uno per uno; nella camera
da letto si accese una luce e si sent la voce
di Kenneth che diceva: - Ehi, merda. Porco cane,
guarda qua.
Quando furono soli, Foley si tir su il passamontagna.
- Ti eri mai messo un affare di questi?
- Non so sciare, - rispose Buddy.
- Quanto ci scommetti, - disse Foley, - che c'
qualcun altro quass?
Aprirono la porta della stanza successiva, cercarono
a tastoni l'interruttore e accesero la luce. Sul
letto matrimoniale c'era un copriletto di raso bianco.
Foley fece per passare alla stanza successiva e
Buddy gli disse: - Non vuoi controllare le pareti?
- Contaci, - disse Foley. - Controllare pareti 
la mia passione. Poi torniamo. Ma prima voglio vedere
dove dorme Alexander.
- Magari usa la stanza di Ripley.
- Non so, pu darsi, - rispose Foley. - Sembra
un bravo cristo, vero? Fa di tutto per darsi un contegno.
Nelle due stanze successive i letti erano fatti.
- Vive solo, - osserv Buddy, - che se ne fa di
una casa come questa?
Nella prima camera da letto in cui entrarono,
dall'altra parte del corridoio, il copriletto era abbassato.
- Ma non ci ha dormito nessuno, - disse
Foley.
Passarono nella camera accanto: la porta era
aperta e la luce spenta. Foley la accese e vide dei
pupazzi di peluche sul com e sulla toeletta, animali
di tutte le specie, uccelli, rettili, e un letto in
cui aveva dormito qualcuno, con le coperte che
pendevano da una parte, i cuscini sgualciti, uno
caduto per terra, un paio di scarpe da ginnastica...
Due paia di scarpe da ginnastica, jeans e una felpa
appoggiata sul bracciolo di una poltrona. Foley
la prese, era blu scura, con la scritta university
of Michigan in giallo. Si avvicin al letto, si chin
ad annusare i cuscini e colse un leggero profumo
di borotalco. Sent Buddy, alle sue spalle, che diceva:
- Saresti stato un buon poliziotto -. Foley
and alla porta del bagno, coperta da uno specchio,
e prov a girare la maniglia. Era chiusa dall'interno.
Accostando la guancia allo specchio, Foley disse:
- Apra la porta, cara. Va tutto bene, non le succeder
niente. Le do la mia parola.
Silenzio.
Si raddrizz e si vide allo specchio con il cappotto,
la camicia bianca, la cravatta e il berretto
di lana in testa. Sembrava deficiente. Si tolse il
berretto e lo ficc nella tasca del cappotto.
- Signorina? Ha sentito?
Da dentro una voce di donna, vicino alla porta,
rispose in tono abbastanza calmo: - Dov'
Alexander?
- Sta bene.
- Gli faccia dire qualcosa.
- Non  qui con me, ma sta bene.
- Che volete?
- Apra la porta e glielo dico.
Foley aspett.
- Signorina, posso sfondare la porta con un calcio.
Non voglio farle paura, ma l'avverto che posso
entrare quando voglio -. Aspett ancora guardando
Buddy, che raddrizz la schiena quando
sent scattare la serratura. Foley gir la maniglia e
spalanc la porta verso l'interno.
Era in piedi vicino alla cabina della doccia, lontano
dalla porta, e non era la ragazzina in et da
college che Foley si aspettava, ma una donna sui
quarant'anni, con folti capelli rossi sciolti sulle
spalle: una donna grande e grossa, con un paio di
slip bassi e un reggiseno leggero da cui traspariva
il seno abbondante, l'ombelico in vista in mezzo
alla pancetta. Sembrava pronta a tirare una sventola
a Foley, se provava ad avvicinarsi.
- Lei  la ragazza di Alexander? - le chiese dubbioso,
e la donna conferm.
- Lavoro qui. Sono la cameriera.
Buddy avanz di qualche passo. -  la sua stanza
questa?
Lei rispose: - Le pare quella del signor Ripley?
Buddy lanci un'occhiata a Foley.
Foley: - Da quanto tempo lavora per lui?
- Cos' che le interessa?
- Ci dica dov' la cassaforte, - disse Buddy, - e
la lasciamo in pace.
Foley disse: - Lei e Alexander potete tornare alle
vostre occupazioni. Come si chiama, cara?
- Non mi chiami cara, - disse la donna.
Foley non riusciva a immaginarsela in atteggiamento
tenero, ma poteva anche darsi che avesse
tutto quello che uno giovane come Alexander poteva
desiderare. Le disse: - Secondo me le conviene
starsene qui dentro. Entri nella doccia e non
faccia rumore.
La donna aveva le mani sui fianchi, come a dire
che nessuno poteva darle ordini, e disse: - Chi
vi credete di essere?
Guardandoli male.
- Aspetti di aver visto gli altri, - rispose Foley,
- e capir che noi siamo i migliori. Sul serio, si nasconda
nella doccia, per il suo bene.
Lei domand: - Cos'avete fatto ad Alexander?
Dov'?
In quel momento si sent Kenneth.
- Chi  quella?
In un baleno entr nella stanza: and verso il
bagno con il fucile in mano e gli occhi che gli brillavano
nella fessura del passamontagna alla vista
della rossa seminuda.
- Cazzo, - disse, - facciamo una festa.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Il telefono squill mentre Karen, a letto, fissava
le cifre luminose della sveglia: le tre e quarantacinque.
Era sicura che fosse Foley. Nel momento
in cui si appoggi su un gomito per sollevare
la cornetta, non le venne in mente nessun altro.
Rimase male quando una voce di donna le disse:
- Scusi se l'ho svegliata.
- Non importa, - rispose Karen, - ero sveglia.
- Telefono perch devo chiederle una cosa.
Era Moselle.
- Mi dica.
- Se so che sta per succedere una cosa, per esempio
che qualcuno sta per fare un colpo, e non lo dico
alla polizia, sono... Come si dice... Posso finire
nei guai perch lo sapevo?
- Quando dovrebbe succedere?
- Per esempio, quella volta che sapevo che stavano
per ammazzare uno e non ho detto niente...
- Me lo ha raccontato. Quello che hanno fatto
saltare in aria?
- Proprio lui. Mi avevano detto che se parlavo ammazzavano
anche me. Cos sono stata zitta. Be', me
lo hanno detto anche questa volta. Solo che stavolta
rischio di andarci di mezzo anch'io, e non voglio.
- Chi l'ha minacciata? Maurice? - Silenzio. - Se
lei nasconde informazioni su un reato, s, si rende
complice e viene considerata partecipe di un'azione
criminosa, anche se non  effettivamente presente.
Quando  il colpo? Domani?
- No, prima. Okay, ora gliel'ho detto e lei sa
che io non c'entro.
- Ma quando  il colpo? - chiese di nuovo Karen.
Dopo un po' disse: - Maurice  l?
- Se n' andato.
-  sola?
- Non voglio dire nient'altro.
- Moselle, sar l prima che posso. Mi aspetta,
vero? Non va via?
L'altra aveva riattaccato.
Karen telefon a Raymond Cruz a casa, lo svegli
e, guardando l'ora, gli parl per poco pi di
un minuto. Lui disse che ci sarebbe stata una macchina
con un uomo della squadra antirapina ad
aspettarla davanti all'albergo prima ancora che si
fosse vestita.
Kenneth si avvicin alla cameriera con i capelli
rossi nel bagno dicendo: - Come ti chiami, bellezza?
- Quella non rispose, non apr bocca, finch
lui non le infil un dito nell'elastico degli slip, lo
tir, sbirci e disse: - Oh, cazzo.
La rossa esclam: - Mollami, porco, - e gli diede
uno schiaffo sulla mano.
Kenneth, con un gran sorriso, disse: - Questa,
Maurice deve proprio vederla -. Poi la prese per
un braccio e la trascin fuori del bagno, passando
davanti a Foley e Buddy come se non ci fossero.
- Ora se la scopa, - disse Buddy.
Foley stette zitto. Lo seguirono lungo il corridoio,
fino alla camera da letto del padrone di casa.
Kenneth si volt a guardarli una volta sola:
non sembrava che la loro presenza lo infastidisse.
Port la cameriera nella camera di Ripley: davanti
c'era una specie di salottino con belle poltrone
comode e un divano, tutto bianco e nero,
un mobile bar, un grosso televisore e un lettore
CD; oltre un arco, poi, si vedeva il grande letto.
Maurice, che si era tolto la tuta, stava tirando
fuori dall'armadio vestiti eleganti e giacche sportive.
Li guardava, poi certi li buttava per terra e
altri li posava su una sedia.
Alexander era nella zona salotto con White
Boy. Quando vide entrare Kenneth con la cameriera
la chiam per nome: - Midge! - e and verso
Kenneth dicendogli di lasciarla stare. Foley arriv
sulla soglia in tempo per vedere White Boy
che prendeva il ragazzo per il collo, gli sfregava
le nocche nei capelli fino a farlo gridare e lo buttava
sul divano.
Kenneth aveva di nuovo infilato un dito negli
slip di Midge, che gli stringeva il polso. Dichiar,
come se si trattasse di un annuncio ufficiale: - Ce
l'ha rossa. Ne avete mai vista una rossa?
Foley vide la cameriera che mollava il polso di
Kenneth per dargli un ceffone. Kenneth si volt dall'altra
parte, prese lo slancio e la colp con un sinistro
in piena mascella. La donna cadde sul divano e
la testa le rimbalz sul cuscino. Alexander corse subito
da lei, le scost i capelli dal viso e le prese una
mano, mentre lei guardava Kenneth stordita.
- Ho visto delle negre che se la tingevano bionda, -
rispose Maurice di l dall'arco, - ma non credo
di averne mai vista una rossa naturale.
- Il ragazzo, qui, - disse Kenneth, - si faceva
la cameriera; mentre custodiva la casa, ci dava
dentro.
Maurice chiese ad Alexander: - Com'? Ci sa
fare?
Kenneth disse: - Secondo me le piacerebbe fare
un po' di lotta con un uomo tanto per cambiare.
Farsi scopare in un modo che poi se lo ricorda
per un pezzo.
- Prima dovete trovare la cassaforte, - disse
Maurice. - Vi volete dare una mossa, per favore?
Quando furono di nuovo nel corridoio, Buddy
disse a Foley: - Vedrai che la violentano tutti
quanti. Non possiamo mica stare a guardare.
Moselle era sul sof, con una sigaretta in una mano
e l'altra che teneva chiusa la vestaglia. Guardava
ora l'ispettore di polizia che aspettava nell'atrio
con il telefono, ora Karen Sisco in piedi vicino a lei.
Erano passati pi bianchi in casa in quegli ultimi
giorni di quando ci abitavano dei bianchi.
- Io glielo dico sempre che non mi interessa ma,
vede, a lui piace vantarsi di quello che fa. Tanto
sa che non lo denuncio. Questa volta per mi vuole
mettere di mezzo, vuole che parli, che dica una
cosa. Ma se parlo, mi metto nei casini. Perch vede,
stanotte c'erano due bianchi con lui...
- Stanotte? - disse Karen.
Moselle annu e fece un tiro: voleva dire il giusto,
senza esporsi troppo.
- Adesso, un momento fa. Sono usciti con
Maurice -. La donna tacque, guard nell'ingresso
e poi di nuovo Karen Sisco. - Ma non tornano
con lui Vide che Karen si sedeva sul bordo
del sof, vicino a lei.
- Ce li lascia.
Karen cap.
- Diciamo cos.
- Sa come si chiamano?
Moselle scosse la testa. - Non me li ha presentati.
Al che Karen esclam: - Mi prende in giro? -
In tono irritato, non pi gentile come prima. - A
che gioco giochiamo? Cosa mi sta dicendo? - La
guard male.
Moselle indietreggi leggermente. - Non sapevo
come si chiamava finch Maurice non me l'ha
detto. Perch vede, poi dovevo telefonare alla polizia
e dirgli che questa persona era a casa di un
riccastro. Ora, se lo faccio, mi metto nei guai sul
serio e magari finisco anche dentro; ma se non lo
faccio, quello mi ammazza, sa? Ecco cosa le sto dicendo.
Karen parve pi rilassata quando chiese: - Ma
perch deve denunciarlo?
- Perch Maurice vuole la taglia che quello ha
sulla testa. Sperando che lo paghino anche se 
morto, naturalmente.
Moselle spense la sigaretta nel posacenere che
teneva appoggiato sul bracciolo del sof, sentendosi
gli occhi di Karen Sisco addosso.
- Perch vede,  scappato di prigione in Florida.
Si sentiva i suoi occhi addosso, poi si rese conto
che Karen si stava alzando e, quando guard,
vide che era gi sulla porta e usciva con il suo lungo
cappotto.
Si erano tolti i passamontagna e avevano messo
sottosopra la camera di Ripley, tirato fuori e rovesciato
per terra i cassetti, staccato i quadri dai muri,
disfatto il letto e tagliato il materasso.
Foley e Buddy, tornando dal giro delle altre camere,
si fermarono sulla soglia a guardare. Foley
disse: - Nasconderesti mai i soldi per le spese di
tutti i giorni in un materasso?
- Io i miei li tengo sul com, - disse Buddy. - 
una stronzata. Vedrai che questi coglioni finiscono
per rubare i televisori.
- Vuoi andartene?
- Io me ne andrei anche subito, - rispose
Buddy, - ma la donna e il ragazzo?
- Non saprei, - disse Foley guardandoli seduti
sul divano. In realt lo sapeva, ma non voleva dirlo.I due si tenevano la mano impietriti, senza il
coraggio di muoversi. Kenneth, li vicino, tirava
fuori bottiglie di vino e liquori da un armadio e le
allineava sul mobile bar.
Buddy disse: - Vedo che non sei convinto.
- Non lo sono mai stato.
- Prima di andare, - disse Buddy, - bisogner
mettersi d'accordo con questi coglioni.
Foley annu. - Gi -. Poi si volt a guardarlo
in faccia. - Perch tu intanto non vai e qui ci
penso io?
- Ma che stai dicendo? - fece Buddy con aria
accigliata.
Foley non rispose, perch non c'era modo per
spiegare come si sentiva, la sua impressione che
quelle fossero le ultime scene della sua vita che gli
passavano davanti, che presto sarebbe finita e lui
era rassegnato. Meglio l che mentre cercava di
scappare di prigione. Era come se Clyde Barrow,
percorrendo quella strada di campagna nel '34, sapesse
che stava per imbattersi nella polizia e che
non c'era niente da fare. Come si fa a spiegare
un'impressione del genere a qualcuno? Anche a
Buddy, che oltretutto era gi abbastanza confuso
e sembrava agitato. Foley disse: - Prendi il furgone
e vai.
Buddy, sempre scuro in faccia, disse: - Non so
che cos'hai in mente, ma appena prendo le chiavi
a Kenneth ce ne andiamo tutti e due insieme.
In quel momento sentirono Maurice che dalla
camera da letto, dove si stava provando i vestiti di
Ripley, diceva a Kenneth: - Metti un po' di musica
-. Videro Kenneth che passava in rassegna una
serie di CD.
- C' solo Frank Sinatra, - disse infine, - e qualche
altro, Sammy Davis, tutte stronzate da bianchi.
- Metti Sinatra, - disse Maurice guardandosi allo specchio. - Frank Sinatra mi va bene.
- Cazzo, ha anche Esther Phillips.
- Questo si chiama parlare. Metti Esther.
- Confessiti' the Blues.
- Guarda se c' Long John Blues.
Foley e Buddy, sulla porta, guardarono prima
Maurice e poi Kenneth.
- S,  il numero dieci.
- Allora metti quello. C' questa tipa che va da
Long John, un dentista alto due metri e dieci, - disse
Maurice girandosi di qua e di l davanti allo specchio
come se, visto da una parte piuttosto che dall'altra,
il vestito potesse andargli bene e non pendergli
dalle spalle come un sacco con le maniche troppo
lunghe. - S, s, e Long John le dice che ci pensa lui
a tapparle il buco Maurice continuava a specchiarsi,
dondolando lentamente la testa a tempo di musica.
Scorse nello specchio il riflesso di Foley e Buddy
sulla porta. - Allora? Trovato niente?
Foley gli mostr le mani vuote. Poi si volt, per
lasciar passare White Boy che aveva in mano una
mazzetta di banconote tenute insieme da un elastico.
- Seicento, li ho trovati in cucina.
-  gi qualcosa, - disse Maurice, mentre
Alexander si alzava dal divano.
- Quelli sono i miei. Me li ha dati il signor Ripley.
Il ragazzo fece per prenderglieli di mano, ma
White Boy alz il braccio sopra la testa.
- Mi servono per l'universit.
White Boy disse: - Be', allora... - e fece per porgergli
le banconote; ma, quando Alexander allung
la mano, lui alz di nuovo il braccio sorridendo e
tenendolo lontano con l'altra mano.
- Rubate ai bambini? - chiese Buddy. - E alle
vecchiette no?
- A tutti quelli che capitano, - rispose Kenneth
dondolando la testa al ritmo del brano di Esther
Phillips. - Se sei un ladro, il tuo mestiere  rubare
alla gente.
Buddy fece un passo avanti, ma Foley lo trattenne
prendendolo per un braccio. Rimasero a
guardare White Boy che si divertiva a provocare
Alexander mostrandogli i soldi per poi toglierglieli
da sotto il naso appena cercava di prenderli.Videro Midge che si alzava per aiutarlo e Kenneth
che le si parava davanti alzando le mani e
facendo finta di palpeggiarle il seno. Videro
White Boy che trascinava per i capelli Alexander
fino a un armadio, ce lo buttava dentro e
chiudeva a chiave.
Buddy si divincol dalla stretta di Foley, che gli
disse: - Stanne fuori.
- Non posso.
- Andiamo a parlare con Snoopy.
Andarono da Maurice, che si guardava allo specchio,
e Foley disse: - Non c' nessuna cassaforte.
Non ci sono contanti n pietre preziose nascosti
da nessuna parte.
Maurice si osservava di profilo. - Avete guardato
bene?
- Glenn si  sognato tutto.
- Quello stronzo di Glenn, - disse Maurice. - Be',
pazienza, prendete quello che c'. Volete un vestito?
Una giacca? Quelli l per terra a me non vanno
bene, scegliete quello che volete. Volete delle
scarpe? Ce ne saranno venti paia nell'armadio.
Per me sono troppo grandi -. Guard oltre la loro
immagine riflessa nello specchio e grid:
- White Boy! Ci sono degli scatoloni nel furgone?
Butta via la robaccia che c' dentro e portali su.
Prendiamo il vino e i liquori... Ehi, guarda anche
in cucina, nel freezer. Vedi se c' qualcosa che
vale la pena di prendere.
Nello specchio videro White Boy avviarsi, poi
fermarsi e guardare indietro.
- Perch qualcuno non mi d una mano?
Maurice disse: - Volete aiutarlo voi?
- Noi ce ne andiamo, - disse Foley.
- Tra poco ce ne andiamo tutti -. Maurice si
volt per gridare a White Boy: - Chiama Kenneth!
- Non c'.
- E dov' andato?
- Ha portato la rossa in fondo al corridoio, - rispose
White Boy.
E Foley pens: ci siamo.
Le auto della polizia del distretto e dell'ufficio
dello sceriffo erano ferme in Vaughan Road senza
segni di riconoscimento, sagome opache nel buio
sotto il cielo nuvoloso, lungo la neve ammucchiata,
vicino al muro e ai due cancelli della villa. L'investigatore
dell'antirapina disse: - Vediamo che
sta succedendo -. In macchina le aveva chiesto dell'evasione
di Glades e praticamente non si erano
detti altro. Lui non aveva mai sentito nominare
Jack Foley.
Quando l'investigatore torn dal gruppetto che
si era formato vicino a una delle automobili dell'ufficio
dello sceriffo, Karen era scesa dalla macchina.
La inform che stavano aspettando l'ispettore
Cruz, che non era ancora arrivato. Andarono
fino al cancello pi vicino e l'investigatore le indic
il furgone fermo davanti alla casa. Disse che
avevano contattato la ditta e che effettivamente
mancava un furgone, che doveva essere stato rubato
la sera prima.
Karen disse: - Il portone sembra aperto.
- Lo , - rispose l'altro. - Un attimo fa  uscito
uno a prendere degli scatoloni nel furgone; poi
 tornato dentro sbattendo la porta con un calcio,
ma  rimasta socchiusa -. Karen fissava la
porta. L'investigatore disse: - Raymond dovrebbe
essere qui a momenti -. Poi chiese: - Vuoi fumare?
Qui vicino al muro si pu -. Karen scosse
la testa. L'investigatore non riusciva a far funzionare
l'accendino. Alla fine si accese una
sigaretta, alz gli occhi e disse: - Ehi, dove stai
andando?
Karen era davanti alla porta della villa, con la
mano destra in tasca che stringeva la Sig Sauer calibro
38.
Foley vide tutto nello specchio, ed era come essere al cinema.
- Kenneth  peggio di un mandrillo: appena
vede qualcosa che si muove, la monta, - disse
Maurice voltandosi di qua e di l per guardarsi
meglio. Poi fece una faccia serissima e si ferm
chiedendo a Buddy: - Per la miseria, che ci vuoi fare con quella?
Allora Foley vide che Buddy aveva in mano la
calibro 38 a canna corta, teneva Maurice sotto tiro
e diceva: - Siete dei cattivi soggetti, Snoopy.
E Maurice: - Sai che di questi tempi essere cattivi
 un bene, - mentre Buddy entrava nella stanza
e lo colpiva alla faccia con un sinistro. Maurice,
barcollando, si appoggi allo specchio e rimase
li a tenersi la guancia, mentre negli occhi gli
compariva una strana espressione furbesca.
- Tieni d'occhio Snoopy, - disse Buddy, - io vado a cercare Kenneth.
Foley tir fuori la Beretta da sotto il cappotto,
vide che Maurice seguiva Buddy con lo sguardo e
poi tornava a lui, toccandosi la bocca piena di sangue,
e intanto guardando la pistola. Togliendosi la giacca disse: - Jack, tu non spari, vero?
- Quasi mai.
- Sei nervoso?
- Un po'.
Maurice lasci cadere a terra la giacca e gli pass
davanti per andare verso il letto. Prese la sua
tuta bianca e disse: - In questi casi non sai che cazzo
fare, vero? Dimmi la verit.
- Hai ragione, - rispose Foley allungando il
braccio con la pistola e sparandogli attraverso la
tuta che Maurice si teneva davanti. - Per questo
ho pensato che non vale la pena di rischiare, - disse,
facendo fuoco un'altra volta. Con la bocca piena
di sangue e gli occhi sbarrati, Snoopy moll la
tuta e, quando cadde a terra sulla moquette, si
sent il rumore di qualcosa di pesante che doveva
essere in una delle tasche. Poi Foley vide una macchia
di sangue che si allargava sulla felpa bianca.
Lo vide che si sedeva sul letto e cadeva all'indietro
con gli occhi aperti per poi non muoversi pi.
Dalla tasca della tuta prese la pistola di Snoopy,
un'altra Beretta, e corse via.
Vide Buddy quasi in fondo al corridoio che si
voltava dalla sua parte, con un braccio in alto, e
lo aspettava. Esclam: - Come mai hai due pistole?
Che cos'ha fatto Snoopy, ha cercato di
spararti?
- Voleva, - rispose Foley. - Di', Kenneth avr
sentito, se non  sordo.
- Vado di l e gli sparo, - disse Buddy. - Faccio
una cosa che non ho mai fatto, sparare a qualcuno.
- Lo sai che ha il fucile.
- Se ti metti contro il muro accanto alla porta,
allunghi un braccio e giri la maniglia... Mi sono spiegato?
Foley si infil nella tasca del cappotto una delle
due pistole, appoggi la schiena al muro e guard
Buddy, che era davanti alla porta. Afferr la maniglia
con la sinistra e la gir. Buddy allora diede
un calcio alla porta e si precipit dentro, ma un
colpo di fucile lo risped nel corridoio, mentre Foley
stava gi entrando nella stanza. Erano tutti e
due nudi, seduti sul letto. Kenneth stava ricaricando
il fucile a pompa. Midge si era girata dall'altra
parte per raccogliere le coperte e si stava voltando
di nuovo per buttargliele sulla testa nel momento
in cui partiva il colpo. Le coperte presero fuoco, e
Foley spar uno, due, tre colpi contro Kenneth nascosto
l sotto. Vide Midge, nuda come un verme,
saltare su e trascinare via dal letto le coperte in
fiamme e allora vide anche Kenneth, con il petto
squarciato dai proiettili.
Si inginocchi accanto a Buddy nel corridoio, gli
tast la gola per sentire se il cuore gli batteva ancora
e disse: - Merda -. Alzando lo sguardo vide
Midge, che non sembrava per niente preoccupata
di essere nuda, o forse non se ne rendeva nemmeno
conto, in piedi li accanto. -  morto, - le disse.
Lei ci mise un attimo prima di chiedere: - Dov' Alexander?
- Nell'armadio, - disse Foley alzandosi. - Ma tu stai qui. Ce n' ancora uno in giro.
Karen si ferm appena entrata nell'ingresso.
Vide gli scatoloni sparsi per terra e un uomo per
le scale. Era grande e grosso, con una pistola in
mano; sentendo gli spari al piano di sopra si era
fermato e apparentemente non sapeva che fare.
Karen gli tenne gli occhi addosso. Tutti e due
aspettarono, con le orecchie tese. Karen sent dei
rumori fuori, dei passi di corsa sulla neve battuta,
poi silenzio e infine una voce che la chiamava: - Karen?
Vide l'uomo sulle scale che si girava e poi Foley
che si sporgeva a guardarla dalla ringhiera del piano
di sopra. Allora and in fretta ai piedi delle scale,
punt la Sig Sauer sull'uomo che si era girato
verso di lei e disse: - Polizia. Molla quella pistola
o sei morto. Subito -. L'uomo si chin goffamente
per posare la pistola su uno scalino. Sembrava
terrorizzato. Lei disse: - Ora vieni gi -. Foley,
in cima alle scale, continuava a guardarla.
Le disse: - Quello  White Boy Bob. Sul serio,
 cos che lo chiamano. Gli altri due sono morti -.
Poi, dopo una pausa: - Anche Buddy  morto.
Karen disse: - Non ti muovere.
Accompagn White Boy alla porta e lo consegn
agli agenti in divisa e agli investigatori fermi
nel viale. Vide Raymond Cruz alla luce dei lampioni
ai lati della porta e disse: - Ce n' un altro. Posso portarlo fuori io?
Raymond ebbe un attimo di esitazione. - Perch?
- Lo conosco.
-  un tuo amico? - Questa volta il tono era sorpreso.
- Lo conosco, - ripet Karen.
Foley era sceso a met della scala. Mentre Karen attraversava l'atrio per raggiungerlo, vide che si tirava gi il passamontagna nascondendosi la faccia.
Gli disse: - Su, Jack, non...
- Fai finta che non sia io.
- Pensi che ti sparerei?
Foley prese dalla tasca le pistole. - Se non lo fai tu, lo far uno di quelli li fuori. Te l'ho detto, io dentro non ci torno.
Raymond Cruz e altri cinque o sei uomini erano entrati nell'atrio, alle spalle di Karen, e guardavano la scena.
- Cosa sei diventato? Un desperado? Metti gi quelle pistole.
Lui le alz ancora pi in alto. Karen ud dei rumori alle sue spalle e alz in fretta una mano, senza voltarsi n guardarsi attorno. Con calma, disse: - Okay, Jack, - quasi con un sospiro, alz la Sig Sauer con una mano sola e fece fuoco. Foley rotol per le scale, mollando le pistole e stringendosi forte la coscia destra. Karen si volt verso Raymond e disse: - Un momento, okay? - Poi and da Foley, si sedette su uno scalino e con delicatezza, piano piano, gli sollev il passamontagna e lo guard negli occhi tristi.
- Mi dispiace, Jack, ma non ce la faccio a spararti.
- L'hai appena fatto, cristo.
- Hai capito benissimo Poi: - Volevo dirti che sei un uomo in gamba. Non ho mai pensato nemmeno per un attimo che tu fossi troppo vecchio per me -. E ancora: - Ho paura che tra trent'anni non la penser pi cos, per. Mi dispiace, Jack, mi dispiace davvero.
Foley aveva l'aria sofferente.
Alle otto del mattino, parlando con suo padre, Karen disse: - Non sanno ancora se incriminarlo per gli omicidi. Io ho i miei dubbi. Il Bureau ha un mandato contro di lui, quindi appena avranno finito qui, lo rispediranno in Florida.
- Pensa che roba, se mandassero te a fargli da scorta.
- Pu anche darsi.
- Divertitevi, in aereo. Potreste riprendere il vostro interludio, o come lo vuoi chiamare, l dove l'avete interrotto. Dopo di che puoi sbatterlo dentro.
- Sapeva quel che faceva, - ribatt Karen. - Nessuno lo ha costretto a rapinare banche. Sai come si dice, no? Bisogna essere disposti a sopportare le conseguenze delle proprie azioni.
- E brava la mia bambina, - disse suo padre, - un'autentica dura.
...
.
...
FINE.